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lavoro pubblicato sabato 24 marzo 2018
ultima lettura domenica 20 gennaio 2019

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Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 3 -

di compagniadelcandelabro. Letto 318 volte. Dallo scaffale Storia

...Ecco i paradossi di una guerra civile. Romani che prima si combattevano all'ultimo sangue, ora sono a mangiare e a bere insieme e sanno solo gli Dei quanti di loro hanno fratelli, padri o figli sul fronte opposto.....

Siamo allo scoperto, ma la luce lunare è temporanea. Le nuvole si chiudono di nuovo nel cielo di questa pianura. Sappiamo dove sono i vitelliani ma non li vediamo. Una calma spettrale scende sul campo di battaglia dove fino a poco tempo prima i gladi si sono incrociati recriminando la loro razione di sangue. Il puzzo di morte prende le narici e si appiccica addosso. Nel tempo in cui c'era la luce mi sono guardato. Ero tutto imbrattatato di sangue e di chissà altro ancora. Non c'è acqua per bere, figurarsi per lavarsi almeno il volto e le braccia. Visto che entrambi i fronti sono fermi, ordino con voce sottomessa di mettere a terra gli scudi e sedersi per riposare. Gli uomini non se lo fanno ripetere una seconda volta e come sacchi vuoti si lasciano andare, chi incrocia le gambe, chi si sdraia sulla nuda terra senza niente con cui ripararsi. La stanchezza ha preso il sopravvento su tutti e con essa la fame e la sete. Con noi non abbiamo praticamente niente. Qualcuno tira fuori da quanche borsello appeso al cinturone del pane duro o qualche pezzo di carne secca, dividendola con i propri compagni, ma è nulla dinanzi alla realtà che siamo tanti, fortunatamente tanti, e molti non metteranno niente sotto i denti non si sa fino a quando. Un soldato mi si avvicina e con voce sofferente mi dice "prendi centurio un po' di pane e di carne" allungando le braccia verso di me. Lo guardo ma decido di declinare, gli uomini vengono prima di me "ti ringrazio Crispus, ma se non hai mangiato allora cedo questa razione a te, altrimenti dalla a qualche altro compagno, ti prego. Sto bene sai..."La verità è che ho fame e sete anche io, le gambe sono pesanti e sembrano cedere a ogni mio passo. Vorrei alleggerirmi, ma sono già al minimo di dotazione, avendo perso uno dei cinturoni con relativo pugio appeso. Ho i muscoli doloranti e ogni movimento è una tortura, non so neanche se ho ferite e se il sangue addosso è mio. "Ah Crispus, passa parola, voglio una ventina di uomini senza peli sullo stomaco, armati di qualsiasi cosa che può fungere da contenitore, si va a caccia di viveri." Dopo un po' strisciamo per terra verso la terra di nessuno, annaspiamo fra i cadaveri alla ricerca di tutto ciò che è commestibile. Con nostra grande sorpresa i vitelliani erano abbastanza forniti di carne essiccata, pane e troviamo pure del formaggio. Ci portiamo il tutto via, incluse diverse borracce. Torniamo indietro anche perché sulla nostra sinistra scorgiamo dei movimenti. Non riesco a capire se sono amici o nemici ma non è conveniente fermarsi per chiederglielo. Faccio distribuire il mangiare e il bere. Gli uomini sono felici, ma ancora ce ne sono un bel po a stomaco vuoto, incluso io. All'improvviso dietro le nostre linee intravediamo delle sagome "gladio in mano ragazzi, niente sorprese" mormoro *non possono averci accerchiati, quindi o sono rinforzi o i nostri inservienti* mi dico. Mi tremano le mani per lo spossamento, mi faccio forza e rimango in prima fila. Davanti a noi si materializzano i nostri civili e alcune donne germane. Hanno raccattato tutto il possibile e lo stanno ripartendo fra le coorti. "Giù le armi, giù le armi, sono i nostri" ordino.

"Lucius sei tu?" Mi sento domandare. Davanti a me ferma c'è la mia donna "Lorelei, che ci fate qui, vi abbiamo lasciate al castrum, dove sono i bambini?" "Stiamo tutti bene, Lucius. Sai bene che noi donne germane non abbandoniamo i nostri uomini e così dopo la vostra partenza vi abbiamo seguito appostandoci dietro la cavalleria di Flavius, pronti a combattere anche noi per non soccombere. I vostri nemici sono i nostri nemici e di sicuro non cadremo nelle loro mani. Preferiamo toglierci la vita e toglierla ai nostri figli, ma non ci avranno. Ora prendi abbiamo un po' di cibo e dell'acqua." "Grazie per essere venuti, farò dare i viveri ai soldati che non sono riuscito a sfamare." Mi volto per chiamare il mio tesserarius Publius, ma non lo vedo. Chiamo un altro soldato. La testa mi gira e barcollo. Lorelei si accorge del mio mancamento e mi sostiene "anche tu devi mangiare e bere Lucius, se non pensi un po' a te stesso chi guiderà questi uomini in combattimento?" Mi domanda con un velo di apprensione. "Hai ragione. Troviamoci un angolo dove sederci e metterò nello stomaco qualcosa" rispondo. Lorelei trattiene quanto basta per rifocillarmi e consegna ciò che rimane al soldato che avevo chiamato poco prima, il quale mi riferisce che il centurio della II centuria ha visto nella terra di nessuno alla nostra sinistra muoversi soldati da ambo i fronti e che i vitelliani stanno distribuendo cibo e bere a noi flaviani. "Chiamami il centurione. Voglio sentirlo." Mentre aspetto sono assorto nei pensieri e finisco per parlare, facendomi sentire da Lorelei "ecco i paradossi di una guerra civile. Romani che prima si combattevano all'ultimo sangue, ora sono a mangiare e a bere insieme e sanno solo gli Dei quanti di loro hanno fratelli, padri o figli sul fronte opposto. È già successo ad aprile e succederà anche ora. Vitelliani e flaviani stanno ora fraternizzando raccontandosi storie di battaglie combattute in precedenza insieme. Sai amore mio ci sono legioni qui che prima di questa dannata guerra erano a combattere nello stesso schieramento fianco a fianco e ora per i giochi di potere di pochi si trovano divise e non possono non ubbidire ai loro comandanti" le spiego, tradendo lo sconforto che invade il mio animo. "Né tu né tantomeno io possiamo impedire questo atroce incubo Lucius, solo augurarci che finisca presto. Per noi Germani è difficile comprendere ciò che vi anima nel darvi la morte tra romani. Vi seguiamo perché è il nostro dovere. Capiamo che anche per voi non deve essere affatto facile trovarvi in una situazione senza via d'uscita se non quella di credere che gli ideali in cui avete fede verranno un giorno restaurati. Quante volte negli ultimi tempi ho letto i tuoi dubbi nei tuoi occhi e nelle tue parole. Ricorda, come tu stesso mi hai detto, di combattere per quello in cui credi, che sia Roma, che sia la tua legione, che sia la tua famiglia, il resto non conta." Le sue parole mi ristorano e mi danno forza più del cibo e dell'acqua che mando quasi a fatica giù, tanto lo stomaco è serrato. Riesco a trovare un po' di serenità. "Prior pilus, lo so che sembra assurdo, ma è la verità, molti flaviani sono oltre il nostro fronte e stanno banchettando con i vitelliani. Se ci dai il permesso potremmo accodarci anche noi" mi dice esitante il centurione che avevo mandato a chiamare. Lentamente mi alzo "no amico mio, la coorte rimane ferma dove si trova. Prova a pensare alla circostanza che se la luna fa di nuovo la sua comparsa e guarda tu stesso tra poco le nuvole si diraderanno, quelli lì saranno belli che fottuti e se vorranno salvarsi il culo dovranno correre come se avessero il fuoco alle calcagna. Se i nostri e i loro comandanti si accorgeranno di questo idilliaco quadretto mi immagino qualche decimazione tra i ranghi. No mi va di trovarmi con le brache calate, quindi il cibo che abbiamo raggranellato ce lo facciamo bastare" rispondo con fredda calma "fa in modo che i tuoi uomini ti obbediscano ed io farò obbedire il resto delle centurie. Che nessuno lasci il suo posto, altrimenti sarà un uomo morto per mano mia. Spero tu mi abbia capito Marius Calpurnio" aggiungo per poi congedarlo. Ritorno a sedermi "Lorelei, tra poco la luna farà di nuovo capolino, rischiarando la notte e riprenderanno gli scontri. La avremo ancora a nostro favore e sarebbe da stupidi non approfittarne. Tu e le altre donne tornate ai carri. Abbraccia per me i bambini e pregate per noi" le dico baciandola con tutta la passione che mi riesce in corpo. La vedo alzarsi e allontanarsi con le sue compagne.


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