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lavoro pubblicato venerdì 23 marzo 2018
ultima lettura sabato 30 maggio 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

A IMMAGINE E SOMIGLIANZA - 1

di RobertoBontempi. Letto 614 volte. Dallo scaffale Fantascienza

(Prima di 2 puntate) Quel pianeta ruotava alla distanza giusta dalla stella gialla e se ne illuminava di bianco e di azzurro. Ma anc...

(Prima di 2 puntate)

Quel pianeta ruotava alla distanza giusta dalla stella gialla e se ne illuminava di bianco e di azzurro. Ma anch'esso non rivelò nulla all'esame di Jav e di Liv.
Erano Entità di luce. La miriade di fotoni che li costituiva sondarono attentamente la superficie e il sottosuolo fin dove gli sconvolgimenti litologici potevano aver ricoperto eventuali tracce dei Figli di Jav.
"Trovarne il mondo d'origine sarebbe l'ideale" manifestò Jav al compagno. "In tutto questo tempo, però, potrebbero aver raggiunto e popolato altri mondi. Le mie creature sono energiche, geniali, ricche d'iniziativa."
"Ma sei sicuro che almeno la galassia sia questa?" sfotteva Liv ritraendo per prudenza i fotoni più esposti. Scherzava, certo; eppure lievemente, notò Jav, il turbinio delle sue particelle era dubbioso. Non se la sentì di replicare. Egli stesso aveva dovuto superare quel dubbio assurdo e, poi, era già tanto che vagavano assieme senza risultato, stella dopo stella, mondo dopo mondo.
'I giovani' pensò con rabbia 'hanno sempre molto rispetto, ma anche molte riserve nei confronti dei più anziani; quasi che il tempo possa consumarci i ricordi.'
Meditò con orrore che, forse, quella stella gialla con pianeti grandi e piccoli su uno dei quali aveva lasciato le sue creature, esistesse solo nella sua mente. 'Potrebbe uno come noi' si chiese 'uscire di coscienza a tal punto da credere reali i frutti della fantasia? Potrebbero davvero non esistere le mie creature?' No, no. Doveva esserci qualche altra spiegazione.
"Anche qui niente" manifestò rassegnato. "Vieni, Liv. Facciamo un altro po' di disordine."
Era da tanto che Jav, il Creatore, si dedicava con impegno e accanimento a distruggere i perfetti equilibri dei sistemi stellari, a disintegrare e rendere impalpabile ciò che laboriosamente, col trascorrere dell'eternità, era riuscito a conformarsi in notevoli masse. Ma la posta era ancora in gioco pur se valida solo per Jav, per la sua unica soddisfazione. I suoi simili lo avrebbero chiamato ancora Jav il Creatore, dopo aver cancellato dal firmamento un numero così grande di stelle gialle? Jav l'Egoista, lo avrebbero denominato.
"Per tutti noi è piacevole mescolare la nostra essenza alla materia delle stelle" aveva già significato altrove a Liv. "Quando mi trattenevo su quel pianeta io stesso mi ricreavo nel loro Sole; ma lo facevo con giudizio, ogni undici dei loro anni e senza andare oltre i primi strati superficiali; così, nè le loro fragili strutture, nè l'astro ne hanno mai risentito.
Alcune Entità di luce, per provare un'ebbrezza più intensa, sprofondano tanto nel plasma delle stelle più massicce da squilibrarne la struttura. A loro poco importa che, così facendo, le stelle esplodano.
Ma per me è diverso: è necessario. Sono tante le stelle possibili di questa galassia e adesso mi sembrano tutte uguali; se non eliminassimo quelle già esaminate correremmo il rischio di rivisitarle. E così la nostra ricerca potrebbe non avere mai fine."
Si immersero nell'incandescenza della fusione protonica, come tante altre volte prima, sempre più giù, verso il densissimo centro. Lì quella misera essenza atomica, già tanto sconvolta nelle sue innumerevoli parti, sarebbe impazzita ulteriormente e avrebbe superato tutti i limiti della possibile esistenza in quel particolare stato.
Quando ne emersero, richiamando i propri fotoni fra le tante forme energetiche estranee, la stella si era rigonfiata mostruosamente scagliando la propria massa in ogni direzione. L'enorme volume, ribollente di particelle e radiazioni, continuava a dilatarsi scatenando per l'intero sistema forze inimmaginabili e represse troppo a lungo.
Inevitabilmente inebriati, Jav e Liv percepirono le decine di mondi volatilizzati, calcinati o dispersi dall'onda d'urto.
"Le mie creature, prima che le abbandonassi, chiamavano 'nove' queste esplosioni" comunicò Jav. "E sapessi" aggiunse in un turbinio più gaio "come cercavano di motivarle. Dovevano dare a tutto una spiegazione, anche a me. Anzi io sono sempre stato uno dei loro argomenti preferiti.
Si esprimevano a lungo su di me, con gesti strani dal significato sempre diverso ma sempre col palese scopo di propiziarmi, lasciando segni su certe superficie ed edificando costruzioni gigantesche per loro ma, del tutto inutili. Sprecavano buona parte della loro esistenza a mimare verso di me, a giustificarmi, teorizzarmi e di tutto questo, in verità ti dico, io stesso capivo molto poco. Molti, più furbi degli altri, si specializzarono nel culto della mia essenza e ne ricavavano prestigio e vantaggi, dando a credere alle folle più ingenue di avere l'esclusiva per dispensare grande saggezza e basilari verità. Sono sicuro che nessuno di loro, per saggio che fosse, ha mai capito come effettivamente sono."
"Un illuso con tante speranze?" scherzava Liv. "E smemorato, no?
Sai, Jav, non mi dispiace andare in giro a ubriacarmi di stelle e a mettere in agitazione quelle gialle. Hai notato che pulsano di paura al solo vederci avvicinare?
Comunque, stai sicuro, le troveremo le tue creature prima o poi. Speriamo prima. E ora, Maestro mio, dammi la nuova direzione."
Era sempre commovente per Jav constatare con quanta dedizione il giovane Liv si lasciasse condurre in giro instancabilmente per quella che era la sua galassia natale e nella quale non aveva altro scopo da perseguire se non quello di fargli compagnia e di consolarlo.
‘Normalmente' pensava ‘si nasce in una qualsiasi galassia ma ci si riunisce presto agli altri. Lui ha conosciuto solo me. Con quelli farebbe di meglio?'
Jav cercava coloro che a tutti gli effetti considerava suoi figli ma da molto prima di incontrare Liv, il Consolatore. Era tanto tempo. Ma che importanza ha il tempo per chi, in pratica, è eterno?
Certo prima era stato più penoso cercare da solo fra miliardi di stelle in quella che le sue creature chiamavano Via Lattea, quando col loro minuscolo cervello materiale ragionavano di cose tanto più grandi di loro. Lontano dai propri simili vaganti solitamente oltre gli instabili confini dell'universo, senza attività creative per lui che era Creatore, solo il pensiero di ritrovare presto la sua creazione più bella l'aveva trattenuto dal far ritorno.

"Mio dolce Liv" si confidò una volta, "creare è quanto di più nobile e interessante si possa scegliere di fare. Ma anche per chi ha scelto di essere Creatore creare non è facile. Si resta folgorati dal lampo creativo e si tenta come meglio è possibile di attuare la propria idea. Ma quasi mai, manipolando sostanze materiali, si riesce a renderle belle e funzionali come si sono immaginate. Sono troppi i vincoli naturali che ostacolano la materia e tremendamente complicate le interazioni atomiche. Spesso le creazioni risultanti sono veri aborti e rispecchiano molto pallidamente le intenzioni del Creatore. Creare qualcosa di veramente bello è un miracolo."
Con Liv adesso era diverso. Poteva esprimersi, confidare le proprie speranze e anche le paure e lo sconforto, poteva svagarsi all'occorrenza. Aveva una compagnia, finalmente.
Una volta aveva cercato di spiegare una caratteristica che le sue creature presentavano in maniera predominante, ossessiva e, per darne dimostrazione pratica, aveva provato anch'egli a mescolare e a turbinare follemente i propri fotoni con quelli del compagno. Quando se ne disciolse e si ricompose altrove notò Liv oltremodo perplesso.
Sai, Jav, non mi dispiace andare in giro a ubriacarmi di stelle e a mettere in agitazione quelle gialle. Hai notato che pulsano di paura al solo vederci avvicinare?
Comunque, stai sicuro, le troveremo le tue creature prima o poi. Speriamo prima. E ora, Maestro mio, dammi la nuova direzione."
Era sempre commovente per Jav constatare con quanta dedizione il giovane Liv si lasciasse condurre in giro instancabilmente per quella che era la sua galassia natale e nella quale non aveva altro scopo da perseguire se non quello di fargli compagnia e di consolarlo.
‘Normalmente' pensava ‘si nasce in una qualsiasi galassia ma ci si riunisce presto agli altri. Lui ha conosciuto solo me. Con quelli farebbe di meglio?'
Jav cercava coloro che a tutti gli effetti considerava suoi figli ma da molto prima di incontrare Liv, il Consolatore. Era tanto tempo. Ma che importanza ha il tempo per chi, in pratica, è eterno?
Certo prima era stato più penoso cercare da solo fra miliardi di stelle in quella che le sue creature chiamavano Via Lattea, quando col loro minuscolo cervello materiale ragionavano di cose tanto più grandi di loro. Lontano dai propri simili vaganti solitamente oltre gli instabili confini dell'universo, senza attività creative per lui che era Creatore, solo il pensiero di ritrovare presto la sua creazione più bella l'aveva trattenuto dal far ritorno.
"Mio dolce Liv" si confidò una volta, "creare è quanto di più nobile e interessante si possa scegliere di fare. Ma anche per chi ha scelto di essere Creatore creare non è facile. Si resta folgorati dal lampo creativo e si tenta come meglio è possibile di attuare la propria idea. Ma quasi mai, manipolando sostanze materiali, si riesce a renderle belle e funzionali come si sono immaginate. Sono troppi i vincoli naturali che ostacolano la materia e tremendamente complicate le interazioni atomiche. Spesso le creazioni risultanti sono veri aborti e rispecchiano molto pallidamente le intenzioni del Creatore. Creare qualcosa di veramente bello è un miracolo."
Con Liv adesso era diverso. Poteva esprimersi, confidare le proprie speranze e anche le paure e lo sconforto, poteva svagarsi all'occorrenza. Aveva una compagnia, finalmente.
Una volta aveva cercato di spiegare una caratteristica che le sue creature presentavano in maniera predominante, ossessiva e, per darne dimostrazione pratica, aveva provato anch'egli a mescolare e a turbinare follemente i propri fotoni con quelli del compagno. Quando se ne disciolse e si ricompose altrove notò Liv oltremodo perplesso.
"È l'equivalente di ciò che per mie creature significava 'far l'amore', anche se l'effetto non doveva essere propriamente questo" gli spiegò Jav, divertito. "Si inebriavano così. Loro non potevano prendersi un bagno di Sole."
Perfino condividere un pericolo rendeva più sopportabile quella ricerca senza fine. Una volta Liv stava ficcandosi in una spaventosa trappola gravitazionale e Jav aveva dovuto usare tutta la sua forza negativa per trascinare al sicuro la gran parte del suo essere.
"Bisogna fare molta attenzione a quei pozzi, mio Liv" gli comunicò allora. "Lo spazio ne è pieno ma nessuno ne sa molto in verità. Sono come ellissoidi appiattiti, oscuri e ultradensi che risucchiano tutto: fotoni, atomi, radiazioni. Una volta dentro niente ne esce più, non la minima stringa di energia. Non sappiamo come si comporterebbero i fotoni in quello stato di ipercompressione; ma, certamente, se ti butti là dentro hai finito di vagare. Comunque, per quelli come noi la trappola gravitazionale è l'unica possibile sepoltura."
"T'avrei spiegato io che succede" turbinò Liv cercando al contempo di compensare quanto perso, "se non mi avessi trattenuto" e riusciva a dare davvero l'idea di non essere affatto impressionato.
Liv si era formato da poco quando si erano incontrati, così, come si forma qualsiasi Entità di luce, dalla fortuita convergenza in un punto di miliardi di fotoni provenienti dalle molteplici sorgenti nello spazio. Nessuno ne conosceva la quantità critica sufficiente e necessaria a dare l'avvio a una stabile conformazione nè quale orientamento casuale assumessero i corpuscoli nel loro turbinio perchè vi nascesse la coscienza di essere; ne conseguiva con essa, la capacità di controllare l'insieme, di organizzare, disperdere, orientare le singole parti, di inglobare altri fotoni erranti.
Per quelli come loro il mondo materiale, quello degli atomi, poteva essere permeabile, accessibile in ogni forma e plasmabile a piacere, pur nei limiti delle immutabili leggi universali; le incommensurabili distanze cosmiche, col giusto orientamento degli spin di rotazione dei fotoni componenti, risultavano percorribili in lungo ed in largo.

(1. Pubblicherò l'epilogo venerdì prossimo, 30 marzo)

Roberto Bontempi



Commenti

pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
StefaniaOrlando, ha scritto: Bellissimo racconto
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
SoniaBattiston, ha scritto: Non vedo l'ora di leggere il seguito
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
PeterGardini, ha scritto: Grande Roberto i miei complimenti sinceri
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
Monia2000, ha scritto: Eccezionale
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
ClaudiaRosto, ha scritto: Eccezionale sei incredibile
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
ClaudiaRosto, ha scritto: Eccezionale sei incredibile
pubblicato il mercoledì 28 marzo 2018
AnnaCostanzo, ha scritto: Aspetto di leggere la seconda parte per dare un giudizio finale, ovviamente sarà un giudizio favorevole perché sei troppo bravo
pubblicato il venerdì 30 marzo 2018
RobertoBontempi, ha scritto: Aspetto anch'io il vostro giudizio finale. Per il momento grazie a tutti.

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