ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 22 marzo 2018
ultima lettura venerdì 1 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 2 -

di compagniadelcandelabro. Letto 277 volte. Dallo scaffale Storia

Lo spettacolo della morte stanotte non avrà spettatori attenti e pronti a deridere noi che combattiamo, ma per cosa?

"Silenzio voi dietro e passate parola ai vostri compagni. Cerchiamo di non fare rilevare completamente la nostra posizione. Su gli scudi e prepararsi a reggere il lancio dei loro pila" ordino a bassa voce. Ci siamo posizionati ormai da oltre una veglia e ho consigliato ai miei uomini di mettere i pendenti del cingulum dentro il cinturone, al fine di eliminare il loro rumore. <Non è il caso di rivelare la nostra posizione> avevo detto loro poco prima. Ad un tratto sentiamo suoni metallici e vedo la I coorte sulla mia sinistra prepararsi a fermare il nemico. Do l'ordine di mettersi in posizione di lancio. Valuto dai rumori la distanza approssimativa dei nostri avversari. Sto per dare il comando quando un sibilo si fa sempre più vicino. "TESTUDO, TESTUDO. PILA IN ARRIVO. All'unisono sento gli scudi pararsi davanti e sollevarsi posizionandosi sulla testa dei soldati che non osano gridare, violando il mio ordine di stare in silenzio. Con mia soddisfazione capisco che molti pilum non sono andati a segno, impattandosi nella terra umida. Aspetto ancora qualche istante "PILA. PILA" Grida vicine si sentono davanti a noi, segno che i nostri hanno trafitto teste, arti, scudi. Non ha più senso dare ordini a bassa voce " NON ABBASSATE LA GUARDIA. SU CON GLI SCUDI SE NON VOLETE ESSERE INFILZATI DALLE LORO LAME. GLADIO IN MANO E PRONTI AD IMPATTARE. RICORDATE DAVANTI A NOI SONO SOLO NEMICI, ANCHE SE ROMANI, AVETE CAPITO, NEMICI. NESSUNA ESITAZIONE SE NON VOLETE ANDARE A NUOTARE NELLO STIGE" grido con tutto il fiato che ho nei polmoni. Tengo stretto a me lo scudo piantando la gamba sinistra nel terreno sotto di me e comprimendo la spalla contro la parte interna dello stesso. L'impatto è terribile ma non ci sorprende. I nostri avversari sono temibili, ma noi lo siamo quanto loro. L'oscurità non mi impedisce di vedere il mio primo avversario, proprio un centurione, ma non deve essere molto esperto, in quanto il mio scudo non tocca il suo ma direttamente il corpo. Cade e senza preoccuparmi di dove lo ferisco mi limito a colpirlo e il suo grido strozzato mi conferma che non nuocera' più a nessuno, dando ordini.
Sento sulla nostra testa fischiare i colpi dell'artiglieria nemica diretti sui nostri compagni della VII Galbiana. *Speriamo che qualcuno pensi di fare tacere i tormenta, altrimenti c è il forte rischio di indebolire il nostro fianco e lasciarci scoperti. Dovremmo reggere l'urto dei vitelliani e tamponare la crepa del fronte flaviano, altrimenti sarà la catastrofe. Gli dei non possono volere questo. Mitra non puoi volere questo* mi dico in un'istante di tregua prima di sentire la mia lama incrociarne un'altra. Ma da lì a poco l'artiglieria avversaria viene zittita, dall'azione temeraria di pochi coraggiosi, alcuni di loro immolandosi per salvare i loro compagni, verrò a sapere a fine battaglia. "NON MOLLATE SOLDATI. QUI SIAMO E QUI RIMARREMO. LA NOSTRA PAROLA D'ORDINE È NON RIPIEGARE. QUI O SI MUORE O SI AVANZA VERSO CREMONA" urlo incitando e per tutta risposta sento gridare il motto della mia coorte "<usque ad finem> centurio, guidaci e ti seguiremo. Il nostro gladio è il tuo gladio, il nostro scutum è il tuo scutum" mi risponde un legionario ad alcuni piedi da me. *come non essere fieri di questi uomini?* mi dico. *non potrei chiedere di meglio. Non ho sbagliato a fidarmi di loro. Li porterò a Cremona vivi.* Il vento non cessa e porterà lontano le grida di dolore e morte. Folate fredde colpiscono il mio volto e l'odore di sangue, frammisto a quello di umori e intestini aperti penetrano nelle narici. Non si impara mai a impedire che la nausea risalga dallo stomaco, puoi solo ributtarla giù perché non hai tempo di vomitare se non vuoi essere un uomo morto. E io non sono da meno. Mi sento lo stomaco sotto sopra e un fuoco sembra ardere dentro. La gola mi brucia per la sete. Mi passo la lingua sulle labbra screpolate dai primi freddi e gocce di sudore scorrono lungo l'interno dei paragnatidi del mio elmo e sulla fronte fermate dalle sopracciglia. Non ho tempo di pensarci. La lotta si fa accanita: per motivi opposti nessuno vuole cedere. Io continuo a dare affondi e fendenti perché nel buio non riesco a vedere il mio nemico che mi affronta e allora tutto diventa lecito pur di ferire e uccidere. Dopo un'eternità e approfittando di un momentaneo allentamento della carica fischio la mutatio per cui i ranghi si aprono quel tanto che la terza e quarta linea possa sostituire le prime due che vengono velocemente cacciate dietro a riposare. Il mio tesserarius Publius è praticamente alle mie calcagna "devo riscattarmi a tuoi occhi centurio. Troppe volte mi hai protetto, da Bedriacum, quando salvasti me da morte certa dalla lama del mio figliuolo, a tutte le volte in cui a Cremona mi hai difeso, facendoti picchiare, fino a quando mi hai consigliato di tenermi alla arta dai desideri di vendetta dei soldati contro noi Tesserari" mi disse prima che iniziasse questa lunga notte ed io a rispondergli "stammi accanto ma non fare di testa tua. Finiti i conti con Vitellio ti aspetta il congedo e la tua Moesia e se non ci vai con le buone ci andrai con le cattive, a costo di accompagnarti io." Ricordo le risate che accompagnarono il nostro breve dialogo. Lui ora è al mio fianco e dovrà rimanere in piedi fino alla fine e farò in modo che ci rimanga.

Le ore passano. È ormai mezzanotte. È buio nero per noi. È buio nero per i nostri nemici. Manteniamo sia noi che loro le proprie posizioni. È uno scontro di forza fisica e di logoramento di nervi. La vittoria sembra non arridere a nessuno dei due schieramenti. Nei momenti di apparente calma tra un attacco e l'altro mi trovo a muovermi fra gli uomini stanchi. Li incito, do pacche sulle spalle. Chiamo dalle retrovie i servi con le sacche di posca per dissetare le loro gole e mando dai capsarii i feriti per farsi medicare. Ad ogni attacco rispondiamo con pari energie ma nessuno dei due fronti riesce a sfondare. Anche la VII di Primus si è ricompattata e siamo tutti in questa dannata pianura. È uno stillicidio di grida stroncate dalla morte, di ordini urlati e fischiati, di comandi suonati dai cornicen e dalle tube. *Non vedo chi il mio ferro trapassa ed è meglio così: i miei occhi non scorgono gli occhi vivi fino a qualche attimo prima e poi vacui e spenti dei volti dei soldati che uccido. Lo spettacolo della morte stanotte non avrà spettatori attenti e pronti a deridere noi che combattiamo, ma per cosa? Per l'onore, per Roma, per il nostro Imperatore Vespasiano proclamato tale dalle legioni d'Oriente, per il loro Imperatore Vitellio, eletto dalle potenti legioni di Germania, per la vendetta giurata della prima Bedriacum? O semplicemente per il puro e semplice desiderio di uccidere, questa primordiale legge che sangue chiama sangue, dimenticandosi per chi e per cosa lo si versa. Ma, a ben pensarci, per cosa ce lo si ricorda: il potere, la soddisfazione di essere più forte e superiobre al tuo avversario, la ricchezza. Mi hanno sempre insegnato fin fa piccolo e ripetuto decine di volte durante l'addestramento che Roma porta civiltà dove essa non c'è, che le guerre combattute sono guerre giuste, ma qui la giustezza dov'è se a scontrarsi non è Roma contro quelli che chiamiamo barbari, ma romani contro romani? E' giusto eliminare un usurpatore con un altro? Cinicamente mi rispondo, per trovare una giustificazione accettabile al mio agire, che è saggio perseguire il bene nel minore dei mali e qui questa notte il male minore è Vespasiano e noi che lo rappresentiamo. Quindi Lucius non abbassare il gladio e combatti per far sì che i tuoi figli possano avere la speranza di una vita migliore in una nuova era. Mia Lorelei per questo combatterò, per te, per Lene, per Halfrid Flavius e per il figlio che porti in grembo. <torna da me marito mio, torna dai tuoi figli> mi disse prendendo la mia mano e appoggiandola sul suo ventre. Sussultai per la sorpresa e la felicità ma c'era poco tempo per essere felici. La dovetti baciare sulle labbra dicendole solo <tornerò amata, la mia vita è tua, ma se dovessi perire piangi pure sul mio cadavere, affinché mi rimanga qualcosa di te e mai dimentica il mio eterno amore per te> le risposi lasciando il suo caldo abbraccio e avviandomi verso i miei uomini senza voltarmi* mi dico, lasciando andare la mente lontano da questo luogo di desolazione umana. Distrattamente guardo il cielo mentre sono girato verso la mia centuria e senza pensarci grido "soldati vedete quello che vedo io? La luna è in alto dietro di noi." Molti si girano e vedono i volti illuminati dal chiarore del grande astro. Ci rigiriamo. Le ombre si allungano davanti alla nostra prima fila e cosa ancora più importante vediamo i nemici, le loro armi, le loro loriche. *Mitra ti ringrazio, ora so che usciremo vittoriosi da questa piana...* ma i mie pensieri vengono interrotti dagli incitamenti del generale Antonius Primus che con disprezzo della vita e in sella al suo destriero passa di legione in legione "Volete arrendervi soldati, proprio nel momento in cui la Luna di Giove e Marte ci fa vedere il nemico. Guardatelo e ditemi se non possiamo batterlo con un po' più di ardore e trepido coraggio. Guardate a cosa porterà il nostro ultimo sforzo, guardate le mura di Cremona che si stagliano dietro i vitelliani e illuminate da questa fredda luce lunare. I nostri sforzi e le nostre ferite saranno ben presto ricompensate uomini, siatene sicuri" grida e dalle fila si alzano cori di consenso assoluto verso quell'uomo che senza aspettare nessuno si è preso l'onore onore di portare la guerra contro Vitellio, sapendo di essere in inferiorità numerica, ma contando sulla velocità d'azione e sul senso di riscatto delle legioni al suo comando. Faccio fatica a contenere l'esultanza dei miei uomini "FERMI DOVE SIETE. ASPETTATE L'ORDINE DI ATTACCO. I LORO LANCI VANNO A VUOTO, INGANNATI DALLE NOSTRE OMBRE CHE SI ALLUNGANO SUL TERRENO. LASCIATE CHE PROVINO A COLPIRCI SCARICANDO TUTTO CIÒ CHE GLI È RIMASTO. POI TOCCHERÀ A NOI E QUESTA VOLTA VI VEDO SE FALLIRETE BERSAGLIO, QUINDI ATTENTI SE NON VOLETE ASSAGGIARE IL MIO VITIS CHE È FUORI ALLENAMENTO DA UN BEL PEZZO" dico ammonendo i soldati. Sento molti di loro ridere, tra essi Publius, e qualcuno vicino a me dire "sai sempre come tenere allegri noi soldati centurio. Ci eravamo quasi dimenticati di quel strano bastone che voi ufficiali portate come segno della vostra autorità." "Sono contento che le mie parole ti fanno sorridere Decimus, mi ricorderò di includerti nell'elenco dei soldati da assegnare ai turni di guardia, quindi non deludermi crepando senza il mio permesso. E ora concentrati e trovati il tuo bersaglio perfettamente centrato dal tuo prossimo pilum" ribatto. Immediatamente do l'ordine nelle retrovie di passare avanti tutti i pila non utilizzati o recuperati dai lanci andati a vuoto dei nostri avversari.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: