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lavoro pubblicato giovedì 22 marzo 2018
ultima lettura domenica 10 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'amore, L'amore vero e... quello sincero. - CAPITOLO 1 (QUARTA PARTE)

di luke676. Letto 262 volte. Dallo scaffale Amore

Alzando gli occhi dal decadente asfalto, Nicole si mise a correre; uno stupendo e immenso piacere a risentire le calde mani avvolgerla. “Ma… che ci fai qui? Non dovevi essere al lavoro?”. Chiese stupita. Narrando la vicenda, Luca ...

Alzando gli occhi dal decadente asfalto, Nicole si mise a correre; uno stupendo e immenso piacere a risentire le calde mani avvolgerla.

“Ma… che ci fai qui? Non dovevi essere al lavoro?”. Chiese stupita.

Narrando la vicenda, Luca la vide assumere lentamente un sorriso smagliante.

“Ma che ti ridi? Ho passato la notte in macchina, a momenti mi viene pure la sciatica!”.

“Amore, ma perché non mi hai chiamata?”.

“Ma no… non volevo disturbarti”.

“Ma come? Proprio ora che siamo quasi liberi?”. Le mani della donna si strinsero intorno al collo.

“See liberi, ora sono povero…”.

“Non ci torni più al lavoro?”.

“Ma neanche… chi riuscirà a vederla ancora? Darò le dimissioni…”.

“E poi?”.

“E Poi… e poi dici? C-cercherò qualcos’altro, cosa dovrei fare?”.

“Tieni!”. La bruna mise un mazzo di chiavi nella sua mano.

“Che è?”.

“Cristina non torna fino a domani sera, c’è il frigo pieno…”.

“Ma che fai? Preferisco di no…”. Rapidamente le riconsegnò le chiavi.

“Scherzi? E dove dormi?”.

“Ma non lo so, ci sarà un B&B qui in zona… in casa con due donne, poi… no dai…”.

“Sei proprio scemo”. Decisa, Nicole gli rimise le chiavi nel palmo.

“Ahi!”. Il ferro urtò leggermente la pelle.

“Io stacco alle 12.30. Vieni in piazza a Marcallo, ti aspetto li”.

“Ma Nicole, io…”.

“A dopo tesoro”.

“V-vuoi che ti accompagno?”.

“No, ho già fuori la mia macchina. A dopo!”.

Senza trovare parole per la dolce gratitudine, Luca si immerse nell’immenso silenzio dell’appartamento. Lasciando le valigie ai piedi del letto, si distese sopra le lenzuola profumate.

Svegliandosi pochi minuti prima di mezzogiorno, si affrettò a raggiungere piazza Italia.

“Hai mangiato?”. Chiese Nicole osservando preoccupata la sua faccia sbattuta.

“No… non vorrei mangiarti tutto il frigo e…”.

“Ma piantala! Vieni che mangiamo insieme!”.

Entrando al Blue Bar, non tardò molto ad essere notato dagli occhi curiosi di Giuan Brioche.

“Ta la chi! Oh, ma chi l’è ca al bel giuinot chi?”.

“Sì, Giuan”. Rispose la bruna leggermente infastidita. “Ho trovato il moroso!”. Luca fu tanto orgoglioso di sentirla pronunciare quella parola.

“Ah ecco! Cosa vi porto ragazzi?”.

Davanti al sorriso bonario del barista, anche Luca decise di optare per una piadina speck e fontina.

“Solo una parola Stelasa…”. Disse masticando un boccone. “Grazie”.

“E di che? Piuttosto…”. La bruna si pulì la bocca con il tovagliolo. “Tua madre lo sa?”.

In quel momento, nemmeno lontanamente volle sentire le sue urla.

Terminato il pranzo, trovò il coraggio di chiamarla. Passeggiando nervosamente per la piazza, venne interrotto continuamente mentre cercò di spiegarle le sue ragioni. Al suo fianco Nicole sobbalzò quando esplose: “Non me la sentivo più! Ma lo vuoi capire?”.

La reazione gli fece ottenere il telefono in faccia e un fastidioso bruciore di stomaco.

“Allora?”. Chiese Nicole preoccupata.

“Allora pomeriggio presento la lettera di dimissioni. Ormai non serve più il preavviso, con tutta la gente che ha bisogno ci sarà la fila fuori dalla ditta”.

Effettivamente, Prati non fu dispiaciuto quando consegnò il fatidico foglio. Anzi, con una occhiata di sfida avrebbe tanto voluto vedere come se la sarebbe cavata senza un lavoro. I colleghi, esprimendo il solito e classico “dispiacere”, scossero il capo non appena voltò loro le spalle.

Affacciandosi al magazzino, vide Anastasia chiudere una scatola con del nastro adesivo.

“No, non ho niente da dirti”. Disse alzando lo sguardo per mezzo secondo. “Per me sei come morto”.

“Anche tu”. Disse sottovoce voltandosi e camminando verso l’uscita. “E pure sepolta”.



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