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lavoro pubblicato mercoledì 21 marzo 2018
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

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Valicando lingue e dialetti

di Bruni. Letto 293 volte. Dallo scaffale Viaggi

Non appena vidi il primo ufficio cambio valute in questa cittadina che allo stesso tempo è pure uno stato, sia pur minuscolo, mi ci diressi dritto a cambiare gli Euro in Franchi svizzeri. Moneta corrente anche qui in Liechtenstein, ma mi sarebbe.....

Non appena vidi il primo ufficio cambio valute in questa cittadina che allo stesso tempo è pure uno stato, sia pur minuscolo, mi ci diressi dritto a cambiare gli Euro in Franchi svizzeri. Moneta corrente anche qui in Liechtenstein, ma mi sarebbero serviti di lì a poco per addentrarmi nella Confederazione Elvetica appena sarebbe partita la coincidenza dell'autobus. Ero arrivato a Vaduz, la piccolina capitale del Liechtenstein che in pratica avevo tutto qui davanti a me, viaggiando attraverso il Brennero da Verona, dove mi ero imbarcato su un bus la sera prima e dove ero venuto a trovare Barbara e Matteo. Loro avevano tenuto una rappresentazione in un piccolo teatro della città, con la loro compagnia dei Clown teraphy, la terapia del sorriso, una di quelle associazioni di aiuto alle persone nate sul percorso tracciato da Patch Adams. Barbara si era iscritta a questa associazione della sua città e qui aveva conosciuto Matteo e altre belle persone che come lei amavano portare un sorriso al prossimo, del resto lei già si spendeva nel volontariato cittadino. Tutti avevano un soprannome, lei era Gaia e nella loro attività ognuno vestiva in camice bianco con trucchi e accessori colorati per portare allegria a chi ne aveva bisogno. Erano un gruppo affiatato e sapevano muoversi bene, così gli furono proposte anche un paio di rappresentazioni a teatro. Lo spettacolino riproponeva proprio quella che era la loro giornata tra la gente ed era stato coinvolto tutto il gruppo. Dopo la rappresentazione Barbara mi fece conoscere anche gli altri suoi compagni al buffet che avevano preparato alla conclusione dello spettacolo e che era così abbondante che anche come cena poteva pure bastare. Uscimmo dopo un po' dal teatrino, attraversammo il Ponte di Pietra e ci incamminammo verso l'Arena, tutta bella illuminata, commentando la rappresentazione appena conclusa. Dicevano che pur se fosse stato uno spettacolino dove nessuno avrebbe preteso performances da veri attori, c'era comunque un'ansia crescente nel gruppo prima dell'inizio, data la non abitudine a salire su un palco da parte di ognuno di loro e anche le prove nelle settimane precedenti avevano richiesto un certo impegno. Continuammo la chiacchierata in un'enoteca nei pressi dell'Arena, dove Matteo, da buon conoscitore di vini, ci consigliò e offerse tre calici di Valpolicella. Cin cin. Poi fu il mio turno per un giro di calici di Bardolino. Poi però bastò così, perchè con il vino era meglio andarci piano. Matteo ci diceva dell'imminente fiera del VinItaly, alla quale da appassionato vi partecipava ogni anno e di come questo evento facesse conoscere la loro Verona in tutto il mondo. Posati i calici, ci lasciammo l'Arena alle spalle e Barbara e Matteo mi accompagnarono lungo il viale di Porta Nuova fino allo Stop dell'autobus, dove poi mi salutarono con un espressione del loro dialetto: "Bon viagio, dorme ben e fete sentir" che non era tanto diversa dal nostro "Bon viagio, dormi ben e fate sentir" comprensibile anche in lingua e salii a bordo per la nottata in viaggio. E così ci arrivai al mattino presto a Vaduz, tuttavia dovevo aspettare più di un'ora per quella coincidenza, ma disponevo ora della valuta e quindi non c'era cosa migliore da farsi che un giretto nella cittadina-nazione stretta tra verdi montagne e favorire di un buon cappuccino caldo mattutino. Entrai in un Caffè, presi il cappuccino, mi sedetti e detti un'occhiata curiosa alle banconote appena ricevute: riportavano le scritte in egual misura del loro valore in quattro lingue, quelle ufficiali svizzere. Il Tedesco con quasi il 70% è la lingua più diffusa del paese, poi segue il Francese con più del 20%, l'Italiano è circa un 7% e poi oltre a un miscuglio di lingue di immigrazione, la quarta lingua ufficiale, tanto da venir riconosciuta anche su queste banconote è il Romancio parlato però solo dallo 0,5% della popolazione. Davvero ammirevole, come gli elvetici considerino il Romancio, che è stata costituita lingua piuttosto recentemente dall'unione di dialetti ladini del cantone dei Grigioni, al pari delle altre tre lingue molto più diffuse. Che poi il Romancio sarebbe anche l'unica lingua autoctona riconosciuta, che sia parlata solo dentro il territorio svizzero. La particolarità di avere queste tre lingue ufficiali molto diffuse e una lingua ufficiale minoritaria, mi fa pensare alla Svizzera come a una piccola Europa. Anche se almeno politicamente dall'Europa se ne sono sempre voluti stare fuori. Uscii dal bar e dopo aver fatto quattro passi salii sull'autobus che era già arrivato alla fermata. Mi porterà dentro la Confederazione a cominciare proprio dalla regione dei Grigioni. I centri abitati di questa regione sono piuttosto piccoli, fra cui il più grande è un paesone di 8000 anime dove il bus trovò una fermata. Eravamo nel bel mezzo delle Alpi, passeggiare a Domat Ems, era come camminare in montagna date le salite di questa località. Curioso vedere le scritte in Romancio sui cartelli. Parole come "Pumpiers" ovvero pompieri o "Bainvegnì" come benvenuto, simili al dialetto Ladino delle Alpi italiane a Nord e Nord Est. I Bar e Ristoranti avevano quasi tutti l'aspetto di Baite di montagna e non poteva essere diversamente visto che ci trovavamo tra le montagne. Entrai in uno di questi e scoprii che all'interno erano accoglienti, molto accurati nelle suppellettili in legno. Salutai la signora del bancone, le chiesi il menù e mi accomodai. Ai tavoli vicini una compagnia un po' rumorosa e un paio di coppie. Un uomo di quella compagnia, apparentemente un poco su di giri, stava già parlottando con quelli degli altri tavoli e poco dopo si rivolse anche a me. Un rivolgersi un po' provocatorio, con un mezzo sorriso stampato sulla faccia. Evidentemente era il suo/loro modo di dare il benvenuto ai "forestieri". Cioè rompendogli le scatole. A volte i montanari appaiono come degli ingenui, ma altre volte sono lì a prenderti in giro, a farti sentire che sei nel loro mondo del quale loro ne sono anche gelosi. Si capiva poco di quel che diceva quel tipo, ma si intuiva che ciò che diceva non era solo Romancio ma mescolava anche Tedesco. E così se la rideva lui e i suoi compari di tavolo. Io e gli altri clienti ci limitavamo a dei diplomatici sorrisi. Pensai che fosse meglio concentrarsi sul pranzo: detti un'occhiata al menù e colsi al volo la possibilità di prendere un piatto di canederli, i classici knödel con speck di queste zone alpine. Squisiti, assieme a una birra del posto chiamata Calenda. Pagai il conto alla signora della cassa e uscendo dal locale, il provocatore sorridente mi si rivolse ancora, compresi che mi chiese dove fossi diretto ora. Gli risposi che avrei preso l'autobus per Zurigo. "Ah, gut, bene" disse lui e compresi anche il gradito saluto al quale risposi salutando tutti a mia volta prima di uscire. E poi pensai che forse era davvero bene così per alcuni di loro, che i "forestieri" se ne andassero quanto prima. Salii sull'autobus e un leggero sonnellino post pranzo mi accompagnò tra i saliscendi delle strade alpine, fino a Lugano, nella Svizzera italiana, dove l'autobus si fermò alla stazione adiacente al lago solo per far salire e scendere i passeggeri e ripartire. Si sedette accanto al mio posto un tipo appena salito alla stazione, un campano che aveva vissuto alcuni anni nel canton Ticino, ma che ora voleva cambiare posto e voleva cercare lavoro a Zurigo. Non mi disse tutto per intero, ma da quello che traspariva, sembrava avesse avuto dei problemi a Lugano e che in un certo senso se ne stava scappando da lì. La Svizzera italiana gli era comoda come lingua, ma diceva di cavarsela bene anche con le altre lingue e avrebbe cercato lavoro nella ristorazione. Scendemmo insieme a Zurigo e facemmo a piedi un pezzetto di quella lunga via che dalla stazione porta all'omonimo lago,attraversando tutto il centro cittadino con gli edifici dalle numerose bovinde. Poi ci salutammo prima che lui svoltasse in una strada laterale dove già aveva un appuntamento con un ristoratore, mentre io proseguii fino al lago. Il tedesco qui è lingua ufficiale pura soltanto nello scritto, mentre nel parlato è difficilmente comprensibile anche dai tedeschi che vivono in Germania e mi accorsi un po' di questo miscuglio quando per ringraziare alla fine della frase, invece del classico tedesco "danke" dicevano "merci", come a dire un "francesismo". Un caffè anche in riva al lago e poi il ritorno alla stazione dei bus. Avevo comprato anche un biglietto per Ginevra, così da completare questo giro nella Confederazione Elvetica delle sue quattro regioni con lingue e culture diverse. Un tour breve favorito dalla limitata estensione del territorio svizzero e dalla vicinanza tra queste città. Avrei avuto qualche ora da passare nella città di lingua francese, poi alle 23.15 avrei preso il treno euronight con cuccetta per ritornare a casa in Italia. Almeno questa era l'intenzione, perchè poi sul tabellone degli orari vidi che causa una festività nazionale proprio di quel giorno, i treni subivano delle variazioni e l'euronight delle 23.15 quel giorno non ci sarebbe stato. Il primo treno a me utile era previsto alle 4.08. Non c'erano alternative, dovevo prolungare il soggiorno di qualche ora, ma erano quelle ore in cui uno vorrebbe quantomeno mettersi comodo e rilassarsi. Intanto vidi che all'interno della stazione stavano allestendo qualcosa, con tavoli e panche, tipo una mensa per poveri e bisognosi, forse proprio per dare conforto in quella giornata festiva. Uscii dalla stazione e mi trovai davanti al lago, omonimo ed ennesimo in questa terra di laghi. Lo affollavano barche e barchette e gli argini erano popolati da molte persone che ci passeggiavano. Sullo sfondo le Alpi, che da questa spianata, vedevo per la prima vola dalla parte opposta. Quando calò la sera sulla città che si stava illuminando, calò anche la temperatura e complice una fredda tramontana non era più così piacevole restare all'esterno. Mi recai dentro la stazione e dopo aver preso qualche souvenir da portare a casa, notai che nello spazio allestito con tavoli e panche ora c'era un discreto numero di gente. Effettivamente c'erano dei clochard, ma anche persone in apparenza vestite più dignitosamente, tutti evidentemente avevano bisogno di qualcosa, un pasto caldo o forse anche solo di un po' di conforto. Con un po' di curiosità e discrezione osservai quali fossero le pietanze sui tavoli. C'erano delle minestre fumanti ma anche tante tartine. Un ragazzo seduto mi vide e mi invitò al tavolo. Io accettai l'invito, in fin dei conti dovevo far passare il tempo e mi sedetti davanti a lui, si chiama Philippe, accanto gli era Juliette, ed erano due dei volontari di quel gruppo che dava supporto a chi ne avesse avuto bisogno. Beh, in qualche modo, in quel momento ne avevo bisogno anch'io, dissi loro che mi avevano tolto il treno della sera e che sarei potuto ripartire solo dopo le 4.00. Mi risposero che loro sarebbero rimasti lì fino al mattino seguente, dandosi il cambio tra volontari. Avevo trovato la mia isola di conforto. Philippe mi versò da bere nel bicchiere di plastica e così anche senza tintinnio di cristalli, ci alzammo facendo un brindisi con l'aranciata, io, Philippe, Juliette e almeno altre quattro persone che erano sedute lì attorno. Si andò avanti così, con chiacchiere, aranciata e poi gazzosa per variare. Ogni tanto, perchè no, una tartina. Vidi Philippe e Juliette cambiarsi di turno con dei loro colleghi, mentre anche tra i commensali c'era un andare e venire tra i tavoli. Anch'io mi ero alzato più volte, per camminare un po' e poi tornare a sedermi, ma venne anche il momento in cui mi alzai per l'ultima volta da quei tavoli. Raggiunsi la banchina, il treno era già pronto sul binario da un quarto d'ora e così finalmente salii e distesi le gambe. Ero già in dormiveglia, quando dopo quei circa quindici minuti, con un colpo di ciuff-ciuff, il treno lentamente partì, salutai la Confederazione e richiusi nuovamente gli occhi. da Euro Giardino



Commenti

pubblicato il giovedì 22 marzo 2018
Edmea, ha scritto: Benvenuto su ewriters e grazie per il tuo commento

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