ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 21 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 16 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Calore della Neve

di Pyros. Letto 245 volte. Dallo scaffale Viaggi

Lo specchio d’acqua circondato di bianco aveva un aspetto calmo e pacifico, e il tempio rosso che riposava sulla sponda opposta si lasciava coprire dalla neve come fosse una coperta confortevole.

Quella notte era troppo calma per pedalare, così decisi di tornare a piedi. È una passeggiata più o meno lunga dalla stazione fino al dormitorio, ma avevo voglia di camminare. Avrei pagato i cento yen extra per il parcheggio bici il giorno seguente. “Stupido tu che ancora paghi”, pensai. Molti degli studenti che vivevano nel mio stesso dormitorio, e ogni giorno pedalavano verso la routine universitaria, rimuovevano semplicemente l’avviso di pagamento e se ne andavano. Altri, come me, passavano alla cassa e pagavano. Non è che fossi più onesto degli altri. È solo che questo è un paese dove le regole vengono rispettate da tutti, e tutti si aspettano che vengano rispettate. La gente non ci pensa nemmeno che possa esserci qualcuno che le infrange volontariamente. Questo modo di essere provoca nei gaijin due differenti tipi di reazione: quello che li porta ad entrare dentro un convenience store e rubare indisturbato birra e patatine, e quello che li porta a rispettare rigorosamente le regole. Anche quelle considerate non proprio necessarie.

Sulla via del ritorno, seduto nel primo vagone della linea Inokashira controllai il meteo. Per la notte era prevista neve.

Alle tre del mattino aprii la tenda che impediva al lampione di fronte al mio edificio di filtrare nella mia stanza e tenermi desto. Non avevo lezione il giorno seguente, quindi restai sveglio fino a tarda notte. Dalla finestra vidi il grigio cortile della struttura completamente vestito di bianco.

È curioso come una cosa fredda e bianca come la neve riesca a farmi percepire calore e a rassicurarmi.

Le nevicate sono uno di quegli eventi che abbelliscono il mondo, che fanno sorridere. Proprio in quel momento sento bussare alla mia porta, alle tre del mattino: - Questa scena non te la puoi perdere! Le ragazze stanno andando fuori di testa!-. A bussare era stato Mayeul, un ragazzo di Grenoble, che mi fece cenno di seguirlo in cortile, davanti all’edificio comune. “Le ragazze”: Nicah, Rinh e Mai avevano il sorriso dipinto sul volto, mostravano i denti ed urlavano prendendo in mano quella calda neve che vedevano per la prima volta.

Poco importa se, a soli due giorni da quel momento, mentre camminavamo per andare a fare la spesa, si sarebbero già lamentate per il freddo e per la scomodità della neve che nei loro paesi non cade mai. In quell’istante, nel buio della notte, riuscii a vedere la scena al rallentatore dall’esterno, come in un film. Quella neve era davvero calda: le ragazze sorridevano e si lanciavano informi palle bianche, mentre io e Mayeul, che quella gradita sorpresa l'avevamo ricevuta già molte volte, ce ne stavamo li a guardarle sorridendo, dividendo una lattina di succo di pompelmo.

Andammo a dormire così tardi che il giorno seguente ci svegliammo per pranzare insieme. L’ilarità che la neve aveva portato la notte precedente era ancora nell’aria, e il pranzo fu piacevole. Sulla via del ritorno mi separai dai ragazzi per fare due passi. Presi la Shinkawa-dori e camminai dritto, con le mani in tasca e la sicurezza di chi si aggira nel suo quartiere. Passai davanti ai campi da tennis sui quali non era più possibile distinguere le linee; davanti al parcheggio dove di solito, quando non c’è neve, alcuni ragazzi si esercitano con lo skate. Arrivato nel parco mi inoltrai fino al laghetto e mi fermai a metà del ponte. Lo specchio d’acqua circondato di bianco aveva un aspetto calmo e pacifico, e il tempio rosso che riposava sulla sponda opposta si lasciava coprire dalla neve come fosse una coperta confortevole.

Quel giorno Tokyo era troppo bella per starsene chiuso in camera. Così mi diressi verso la stazione, presi un caffè a portar via e salii sulla prima corsa disponibile. La città si era vestita di bianco per me. Passare un’altra notte con lei era il minimo che potessi fare.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: