ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 19 marzo 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ottobre 69 d.c. La luna su Cremona - parte 1 -

di compagniadelcandelabro. Letto 348 volte. Dallo scaffale Storia

Cremona, bella e ricca città che ha sbandierato la sua fedeltà all'Imperatore Vitellio. Cremona che in questa fredda notte di ottobre comincia a tremare...

Eccola là che si staglia all'orizzonte l'oggetto dei desideri della gran parte di noi soldati. I precedenti scontri con i vitelliani ormai sono un lontano ricordo. Ci si concentra su Cremona, la Cremona che ci ha umiliato, deriso, picchiato, che si è divertita sulla nostra pelle.
I soldati, specie della VII e della XIII che più di tutti hanno subito l'onta della sconfitta tradita di Bedriacum di sei mesi prima, vogliono subito assediarla e prenderla, per quel antico e mai abbandonato costume che le città assediate e conquistate sono di diritto dei soldati mentre se si arrendono sono dei comandanti. "Centurio Cremona e i suoi fottuti abitanti sono nostri e nessuno si dovrà mettere in mezzo, né i comandanti né voi ufficiali. Con o senza di voi avanzeremo e i cremonesi assaggeranno il nostro ferro" mi sento dire da un soldato della mia VI centuria. Lo guardo: è invasato come lo sono molti ormai nelle legioni che si trovano qui, non ha paura di avermi parlato senza chiedere il permesso, non teme il mio grado e la mia autorità. *Con lui e con i suoi compagni che si comportano da forti non serve applicare la dura disciplina, si otterrebbe l'effetto contrario con la conseguenza di vedere noi ufficiali sopraffatti e annientati. È meglio cercare di rabbonirli, facendoli almeno un minimo ragionare e senza tirare fuori gladio e pugio* rifletto mentre vedo lui e altri avanzare verso di me. "Soldato, quante miglia hai fatto oggi e di corsa per arrivare fin qui? Se non lo sai te lo dico io. Troppi e se avresti tu e voi altri dietro la compiacenza di guardarvi, vi accorgereste Di non essere in grado di arrivare fin sotto le mura della città e porla sotto assedio. Voi come io e tutti gli altri siamo troppo stanchi e a meno di essere attaccati o ricevere noi l'ordine di attaccare, la cosa più salutare è riposare." Mentre parlo i soldati aumentano e si mettono in cerchio. Il passaparola tra di loro ha portato oltre mezza coorte. Sono al centro e quindi esposto al pericolo di essere assalito. Decido di continuare a parlare, non ho scelta se non quella di fidarmi di loro e con la certezza di essere stato un buon prior pilus per questi soldati. Tra gli uomini, in prima fila vedo il mio attendente Longinus e il mio tesserarius Publius, la loro presenza mi rincuora e con maggiore sicurezza riprendo a parlare "non vi preoccupate Cremona non si arrenderà, ha troppo da perdere ed è convinta giustamente che Vitellio la difenderà per la sua manifestata fedeltà. Né il nostro generale Antonius Primus vorrà di certo parlamentare con i magistrati locali se questi avessero l'ardire di trattare. Sa bene che se lo facesse avrebbe le legioni contro e le legioni chi sono? Sono i soldati, siete voi. Questa guerra civile ha creato in voi la consapevolezza del vostro immenso potere: il potere di fare sentire la vostra voce nei consigli di guerra, il potere di mettere nero su bianco le colpe e i misfatti dei vostri comandanti, il potere ultimo di nominare lo stesso Imperatore, oltre il potere più vicino di pretendere dai vostri sottufficiali e centurioni di non essere taglieggiati per avere un permesso, una licenza, l'esenzione dai lavori faticosi o dai turni di guardia. Se io mi sono comportato con voi in tal modo, non dovrete fare nient'altro che manifestarmelo e sono pronto a subirne le conseguenze" aggiungo, cercando i loro sguardi e girandomi per fissare gli occhi di coloro che stanno tutt'intorno nelle prime file. Vedo molti mormorare tra di loro, molti annuiscono con la testa. Un veterano della I centuria si fa avanti dietro di me "centurio, tu sei stato sempre sopra le righe, rispetto ai tuoi colleghi. Te ne diamo atto, non abbiamo mai versato un asse a te. Ci hai accordato permessi, licenze e esenzioni per i nostri meriti. Tu hai imposto su di noi una ferrea disciplina e massacranti addestramenti e sulla nostra vita, messa in pericolo in tante battaglie, abbiamo compreso il perché e se la stragrande maggioranza di noi è qui oggi è per te e non certo per quei bofonchiosi e pieni di boria degli altri ufficiali che stanno sopra di te." Mi giro di scatto, ascolto le sue parole, rendendomi conto che sebbene i suoi occhi sfidino i miei il suo portamento è rilassato con le braccia e le mani lungo i fianchi e non sulle armi. Decido di proseguire "Io entrerò con voi in quella città e vi lascerò far man bassa delle ricchezze che troverete, ve lo meritate. Sapete cosa voglio non facciate, quindi se vi vedrò sarò il più inflessibile degli ufficiali che voi conosciate e non esiterò a eliminarvi" rispondo, mantenendo una espressione indifferente e con la speranza di averli calmati. Li lascio riflettere e parlare tra di loro, lungi da me dare l'ordine di disperdere l'assembramento. Io rimango fermo, guardo Publius il quale con un impercettibile assenso della testa mi fa capire di aver parlato bene. Dentro di me mi sento sollevato e lo sono ancor più nel vedere gli uomini lentamente e a gruppi andarsene verso i loro alloggiamenti. Molti fanno il saluto militare, dovuto ai propri superiori e io contraccambio. "Andiamo a bere qualcosa centurio, ti serve per riprenderti. Hai rischiato grosso poco fa. Sinceramente ti vedevo spacciato come lo sono stati i tesserari giorni fa a Verona." Lo guardo distrattamente, le sue parole mi giungono lontane, ma terribilmente vere.

"Cosa stai pensando Lucius? Mi sento chiedere. È il mio collega della III coorte Titus Clodianus che parla "sembri preoccupato. Hai visto e sentito gli alti ufficiali come il nostro Tribuno Priscus e il comandante in capo Primus cercare di calmare gli animi dei soldati?" Annuisco "Vuoi sapere cosa penso di tutto questo? Noi parteggiamo per Vespasianus giusto? Di fatto è un usurpatore come lo è Vitellius che se la gode a Roma. Prima di loro c'è stato Otho che si è proclamato Imperatore. Ma pensaci nessuno di questi è stato legalmente riconosciuto e acclamato dal Senato, per cui è facile dedurre che l'ultimo a poter vantare legittimamente il titolo è Galba, morto e sepolto. La nostra legione ha riconosciuto Vespasianus per non dover sottostare a chi la ha umiliata e vedendo in lui il liberatore di Roma da chi l'ha insozzata con la violenza, lo stupro, la razzia, l'angheria. Noi saremmo i salvatori dell'Italia e dell'impero intero, vediamo le contraddizioni e le rivalità tra i vitelliani, ma guardati bene attorno, è successo anche tra noi e con le velate e neanche tanto accuse di tradimento, di viltà e di parentele con Vitellius, contro alti ufficiali, tra cui i Governatori della Moesia e Pannonia che sono stati epurati e accentrando il potere in Antonius Primus con i Legati delle legioni che accettano il suo comando. Tutto questo ti dovrebbe fare capire che questi personaggi hanno voluto e vogliono agire per il proprio interesse e potere personale anziché per il bene supremo che è Roma. Hai visto i soldati della VII e anche molti dei nostri? Sono esaltati dalla prospettiva di annientare i loro simili, di arricchirsi a discapito di militari e civili, di sfogare il loro risentimento portando violenza dappertutto. Noi, amico mio, non saremo il bene che scaccerà il male, saremo il male che scaccerà altro male. Temo ci comporteremo come i vitelliani e forse anche peggio. È quello che ancor più mi lascia interdetto è che i soldati semplici hanno preso il sopravvento su di noi ufficiali senza alcuna distinzione fra onesti e corrotti, fra chi li rispetta e chi li tratta come semplice numeri e carne da macello. Tu e io abbiamo speso mesi e mesi per forgiare questi uomini alla disciplina, all'osservanza delle regole e del grado. Ma vedere l'insolenza, l'insofferenza, la perdita dei grandi valori che hanno fatto di Roma la luce del mondo, la sfrenata fame e sete di potere che ha dilaniato noi stessi romani che ci dichiariamo essere figli di quella luce, e vedere in definitiva tutto questo non solo nel nostro avversario ma in seno alle nostre stesse forze che a spada tratta dicono di combattere dalla parte del giusto, ecco mi sento male, frastornato, confuso, incapace di discernere cosa sia il bene e cosa sia il male. Dove sta la giustizia, dove sta il mos maiorum Titus? Gli ideali si sono persi, non si combatte per essi, si combatte per la precarietà delle cose, della ricchezza, del potere, dell'avidità. Ti chiederai <allora che ci stiamo a fare qui?> Vuoi la risposta? Ubbidiamo ai nostri comandanti perché siamo soldati e prima ancora uomini che hanno una propria moralità e dignità. L'esercito ci ha insegnato tutto portandoci ad essere degli ufficiali. Ma ora come ora l'essere stati corretti, diligenti, responsabili, avere rispettato i propri uomini, essersi esposto per loro in prima linea e non solo per il dovere del grado, non conta più, conta l'arroganza, il lassismo, l'adulazione, il soldo, il bottino. Tieniti pronto Titus a reggere l'impeto non degli avversari ma dei tuoi stessi uomini, pronti ad abbatterti pur di eliminare uno dei simboli del comando costituito. Le prossime battaglie non saranno per Roma, saranno per la vendetta personale e il sangue che scorrerà sarà ogni immaginazione" concludo con amarezza e quasi rassegnazione. Titus rimane in silenzio, girandosi nervosamente l'anello d'argento che porta all'anulare destro. "Ho visto poco fa i tuoi soldati che ti accerchiavano Lucius, non oso pensare come tu ti sia sentito. Non ti nascondo che le tue parole di ora e averti visto prima tra i legionari mi mettono paura. Cosa dobbiamo fare? Lasciare campo libero e tenere un profilo basso, aspettando che tutta questa violenza passi?" Mi sento chiedere. "Hai detto la parola giusta, violenza e non battaglia. Non siamo più soldati che affrontano altri soldati, siamo una massa di avidi e vendicatori che non avranno remore a massacrare altri cittadini, sia che siano in divisa sia che siano civili. Agli inferi la disciplina, la gerarchia, il rispetto, l'addestramento, la maniacale organizzazione che hanno fatto grande l'esercito romano. Basta vedere come ci siamo accampati, senza ordine e senza alcuna difesa. Ti sembra un castrum questo? Facciamo il nostro dovere amico mio. Gli dei non potranno chiederci altro. Un soldato vuole morire offrendo il petto e questo io e te l'abbiamo sempre messo in conto. Da oggi calcoliamo pure di poter essere colpiti alla schiena dai nostri stessi sottoposti." Do il mio braccio al mio compagno che lo stringe. Ci guardiamo e annuiamo. Non servono più parole, non servono più discorsi, non servono più avvertimenti.
Riceviamo nuovi ordini, le legioni si schiereranno davanti alla città e noi della XIII saremo praticamente al centro. Passo in rivista i soldati che stanno predisponendo le difese sulla via Postumia e il tenerli impegnati li fa stare relativamente calmi senza colpi di testa di chi poco prima brandiva il gladio gridando di voler prendere la città senza gli ordini dei centurioni e degli alti ufficiali. Ormai è buio e un forte vento si insinua tra i nostri mantelli. Qua e là sono stati accesi dei fuochi e a turno mando gli uomini a riscaldarsi, mangiare e bere qualcosa.
"Publius, non facciamo il grande errore di sapere cosa ci sia oltre quelle mura, solo per il fatto che ci siamo piegati la schiena per costruire il loro dannato anfiteatro. Riferisci ai ragazzi che dal momento che valicheremo le loro difese tengano occhi e orecchie aperti. Ricorda loro le azioni compiute nei villaggi in Giudea e a Iotopata. Che si dividano in gruppi con relative spalle coperte e che battino casa per casa senza lasciare sacche di resistenza dietro. Solo una volta resa sicura un'area che riempino pure i sacchi di tutto ciò che trovano. Se non faranno quanto detto si troveranno cadaveri, intesi amico mio?" "Riferirò quanto tu hai detto Lucius."
"Va bene. Ora aspettiamo in questa lunga notte" rispondo guardando il buio dinanzi, un buio carico di tensione, di senso di rivalsa e di tanto sangue...romano.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: