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lavoro pubblicato lunedì 19 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Camilla

di Calamaro. Letto 304 volte. Dallo scaffale Pensieri

COMMENTATE, per favore. Qualunque cosa vi salti in mente; anche -- e soprattutto -- se il mio lavoro vi fa schifo. Dopo una brusca pausa, mi accorgo di aver bisogno di un lettore. Per favore, COMMENTATE.

La mia stanchezza ha un nome, si chiama Camilla. E quando posso, l’accarezzo. E, come droga, se ci penso, mi basta un attimo e alla sua assenza preferisco la morte.

L’avrò vista passare un giorno col suo vestito turchino e un mazzo di girasoli – incespicavano nei suoi capelli fulvi. Da allora, dio mi perdoni, non le ho preferito altro.

Le ho comprato una casa; svenato, a volte resto a guardarla e quella è la parte migliore della vita. Là fuori solo macchine e rumori – e poi passi – e anche i suoni migliori non valgono la candela, incitati da spropositati pistoni umani alimentati a liquide ingerenze del dio Caffè.

Quando invece, non la trovo: né a destra né a sinistra né al centro… allora, il grillo parlante prende a sussurrare malignamente; a quel punto, sconcertato, so che potrei parlare, studiare, uscire, scrivere, leggere, guardare, ascoltare… e non saprei chi incolpare, allora, se non lo facessi. Dunque, così sotto mutevoli forme Camilla appare: immalinconita, nel suo abito da sera, e mi promette, da lontano, un bacio; sento il peso dei miei peccati, sebbene non me ne penta affatto: vorrei solo lei mi cullasse, cullasse, cullasse…

Fammi vedere il mondo alla rovescia! Raccontami una delle tue storie; quella, per esempio, che l’universo per un po’ è stato più piccolo dell’unghia del tuo mignolo; parecchio bella quella – soprattutto quando me lo fai vedere quant’è grande, il tuo mignolo.



Commenti

pubblicato il lunedì 26 marzo 2018
V1n5, ha scritto: Bé, visto che me lo hai chiesto cosi gentilmente... E' una scelta bizzarra, (quanto lo stile che hai usato) dare una forma umana a una sensazione. E' come se l'umanizzarla ci aiutasse a venire a patti con essa. Potrei dilungarmi parecchio su questo argomento, ma non lo farò - mi limiterò a dirti che queste tue parole mi sono piaciute perché sono vere. Sembra che tu le abbia scritte di impeto, senza pensarci nemmeno - e magari mi sbaglio - insomma hai scritto"di pancia". Ma è meglio cosi: è da lì che vengono le emozioni più crude e sincere.
pubblicato il lunedì 26 marzo 2018
Calamaro, ha scritto: Cosa intendi per venire a patti con una sensazione? Penso che il fatto di umanizzarla mi sia servito soprattutto per facilitarmene la descrizione. E penso derivi anche dal fatto che, nel periodo in cui ho scritto sta cosa (cioè qualche anno fa), questa sensazione di cui parlo (la stanchezza, cioè, in breve) fosse veramente una « compagnia ». Penso tu abbia ragione quando dici che l'ho scritta di getto, anche se non ne ho un ricordo preciso e sono molto contento ti abbia dato l'effetto di « verità ». Grazie - enormemente - per il commento, ho bisogno di sapere cosa la gente pensa di ciò che scrivo in sto periodo e trovo che su questo sito lo si faccia molto poco. Che dire, spero di leggere altri tuoi commenti in futuro!
pubblicato il lunedì 26 marzo 2018
Calamaro, ha scritto: Cosa intendi per venire a patti con una sensazione? Penso che il fatto di umanizzarla mi sia servito soprattutto per facilitarmene la descrizione. E penso derivi anche dal fatto che, nel periodo in cui ho scritto sta cosa (cioè qualche anno fa), questa sensazione di cui parlo (la stanchezza, cioè, in breve) fosse veramente una « compagnia ». Penso tu abbia ragione quando dici che l'ho scritta di getto, anche se non ne ho un ricordo preciso e sono molto contento ti abbia dato l'effetto di « verità ». Grazie - enormemente - per il commento, ho bisogno di sapere cosa la gente pensa di ciò che scrivo in sto periodo e trovo che su questo sito lo si faccia molto poco. Che dire, spero di leggere altri tuoi commenti in futuro!
pubblicato il lunedì 26 marzo 2018
V1n5, ha scritto: Ne leggerai sicuramente. Comunque, con "venire a patti con essa" è come quando in alcuni storie si tende a rendere il mostro una metafora di qualcosa. Rendendola carne, ci dà l'illusione di poterla sconfiggere. Ma appunto, è solo un illusione - i mostri non esistono. Spero che tu abbia capito...se no, mettiamola in questo modo: se la stanchezza fosse una persona, io sarei ben felice di prenderla a calci!
pubblicato il lunedì 26 marzo 2018
Calamaro, ha scritto: Hmm... forse adesso la prenderei a calci anch'io, ma all'epoca ci sarei volentieri uscito insieme

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