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lavoro pubblicato lunedì 19 marzo 2018
ultima lettura giovedì 14 novembre 2019

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CARMELO AMENTA - L’arte dell’autodistruzione (Altipiani / BarbieNojaRecordings / AudioGlobe/Believe)

di angelotomasello. Letto 406 volte. Dallo scaffale Musica

L’arte dell’autodistruzione è il quarto album di Carmelo Amenta, musicista e autore proveniente da Siracura.

CARMELO AMENTA - L’arte dell’autodistruzione

(Altipiani / BarbieNojaRecordings / AudioGlobe/Believe)

L’arte dell’autodistruzione è il quarto album di Carmelo Amenta, musicista e autore proveniente da Siracura.

Con questa sua nuova opera, intensa e molto ben prodotta, Amenta entra a braccio teso nella scena “alternative” e cantautorale italiana.

L’album è composto da undici brani che trattano in modo profondo e coinvolgente tutti quei pensieri e quelle sensazioni che si impossessano di noi in quei momenti di vita che son più difficili da superare, ovvero la fine di una relazione.

Il tutto accompagnato da uno stile cupo e lontano, da una sorta di new wave soffusa, contaminata a volte da parentesi post rock che difficilmente stancano.

L’album inizia con “Il tempo di andare”, che ricrea uno stato malicnonico, grazie alle chitarre distorte e lontane, alle ritmiche rimbombanti, alle linee di basso marcate ed alla voce di Amenta, leggermente sussurrata.

Si passa poi per “Come quando fuori piove” e “Cigolano tutte le porte” entrambe in chiave new wave ma molto diverse fra loro: la prima più pungente e tesa, si apre solo nel finale con una strumentale in aria post-rock, mentre la seconda più lenta e “luminosa” per quanto riguarda il sound (anche il cantato qui è più espressivo nonostante mantenga quel timbro flebile).

Inizia poi un altalenarsi di atmosfere e sensazioni a partire da “Ho messo da parte del tempo da perdere”, movimentata e più serena, quasi pop, proseguendo con “L’uomo delle caramelle”, in cui va a crearsi un’atmosfera tesa dominata da suoni bassi e percussioni, andando poi a chiudersi con “I tuoi capelli lisci sono diventati ricci” che è forse il brano più radiofonico dell’album, leggero e molto melodico.

L’ultima volta che ti ho guardata dormire” è un pezzo tormentato costruito su una base essenziale dominata da un arpeggio distorto, mentre nella title track si incontrano melodie elettroniche e ritmiche quasi tribali.

Negli ultimi due pezzi originali, “Nessuna traccia” e “Le stesse immagini”, confluiscono vibrazioni dark e ritmi in costante mutamento.

Ed infine “Tu menti” chiude l’opera con un omaggio impeccabile ai CCCP.



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