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lavoro pubblicato sabato 17 marzo 2018
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

AoD - 1 - I Gendarmi dei Re [cap 19]

di GhostWriterTNCS. Letto 353 volte. Dallo scaffale Fantasia

Raémia è un mondo ricco di magia, e i numerosi Reami, popolati da altrettante specie diverse, sono posti sotto il controllo di sei Re: persone illuminate che garantiscono pace e prosperità al mondo intero. O almeno così era un tempo...

19. Fino alla morte

Il gruppo di Giako procedeva spedito per la foresta, guidato da Shamiram e dalle sue percezioni magiche.

Quella mattina si erano fermati in un centro abitato per comprare un ippolafo per Bengal, e da allora avevano fatto solo una breve pausa per il pranzo. Tutti quanti sapevano che il tempo era prezioso, a maggior ragione ora che Pentesilea li aveva avvisati dell'esercito di ribelli. Nel caso si fossero trovati di fronte un battaglione, avrebbero dovuto fare di tutto per passare inosservati. Del resto erano solo in cinque, non avevano nessuna speranza di sconfiggere centinaia di nemici. O forse sì?

"Ricordi, Pentesilea? Eravamo in tre, eppure siamo riusciti a sconfiggere un esercito." Erano state proprio queste le parole di Shamiram, ma non erano servite a far cambiare idea alla Regina Blu. Gli ordini erano chiari, e loro erano tenuti a rispettarli.

«State pronti, siamo vicini» affermò la strega.

Era dal giorno prima che seguivano quella traccia, e ormai avevano quasi raggiunto la carovana di demoni.

«Nemici?» chiese Jehanne.

«Per ora non avverto nulla, ma è presto per esserne sicuri.»

«Io percepisco qualcosa...» esalò Alisha, gli occhi che brillavano di luce blu. «Facciamo in fretta.»

Shamiram non ebbe la prontezza di dare subito nuovi ordini, così Jehanne la anticipò: «Sentito? Diamoci una mossa!»

Tutti e cinque spronarono i rispettivi ippolafi, ma solo la strega umana rimase assorta nei suoi pensieri. Forse i suoi sensi magici non erano più raffinati come un tempo? Del resto, immortale o no, gli anni passavano per tutti.

"Forse dovrei cominciare a pensare di reincarnarmi."

Lanciati al galoppo, gli ippolafi sfrecciarono per la foresta veloci come il vento. Dopo meno di un minuto, i cinque cavalieri cominciarono a udire dei rumori. Bengal, grazie ai suoi sensi felini, riuscì anche a distinguere delle voci concitate.

«Muoviamoci! Forse li stanno attaccando!»

Ben presto altre urla si propagarono per la cupa foresta, così da confermare i timori del felidiano.

«Ricordate: dobbiamo tenerne vivo almeno uno!» affermò Shamiram.

Giako caricò la sua balestra, Jehanne impugnò la sua spada senza estrarla, Bengal invece montò i pezzi della sua arma per farne due mezze lance.

Quando avvistarono la carovana, il caos era già padrone della zona: c'erano demoni che correvano da tutte le parti per mettersi in salvo, alcuni stavano combattendo disperatamente nel tentativo di salvare i loro cari, altri invece erano già stati presi e legati. Molti carri erano in fiamme e a terra si contavano almeno sette cadaveri.

Jehanne non perse tempo e si lanciò alla carica, subito imitata da Giako e Bengal. Shamiram e Alisha rimasero più indietro: a loro spettava il compito di coprirli e di proteggere i demoni.

Il mezzelfo, abituato agli scontri, non si fece trasportare dal turbinio della battaglia. Sparò il quadrello contro un ribelle, un umano probabilmente, dopodiché sguainò la sua spada. Un myketis lo attaccò al fianco, ma lui si difese con uno scudo di energia. Il ribelle subì il contraccolpo, e Giako ne approfittò per affondargli Balmung alla base del collo.

Un colpo a sinistra gli fece drizzare le orecchie. Si voltò di scatto, ma tutto ciò che vide fu una barriera magica. Poco dopo riconobbe un arciere in lontananza, il quale dopo meno di un secondo fu scaraventato via da un'onda d'urto.

In effetti era comodo poter fare affidamento su dei compagni, e a maggior ragione se questi avevano i poteri di Shamiram e Alisha.

Fiducioso di avere le spalle coperte, spronò il suo ippolafo a lanciarsi in aiuto di una coppia di demoni. Erano stati circondati da un manipolo di ribelli, i quali erano già pronti a legarli.

Uno dei rapitori riuscì a disarmare il demone più mingherlino e lo colpì con forza; un attimo dopo Giako lo prese alle spalle e gli tagliò di netto la testa. I fuorilegge si voltarono per affrontarlo, ma nel frattempo il Gendarme ne aveva già fatto fuori un altro. Soffocò un'imprecazione: era così abituato a uccidere i suoi nemici, da non ricordarsi che dovevano interrogarli.

Gli altri tre rapitori lo aggredirono all'unisono, terrorizzando il suo ippolafo. L'animale si impennò e uno degli aggressori lo colpì al fianco con un affondo. L'ippolafo bramì di dolore e cadde a terra, trascinando con sé anche Giako. Il mezzelfo non riuscì a trattenere un grido di dolore: il suo destriero gli aveva schiacciato una gamba, e gli spasmi di paura dell'animale non stavamo migliorando la situazione.

I ribelli aggirarono la cavalcatura per finire il cavaliere, ma Giako si difese con una barriera. Nel frattempo l'ippolafo, in quanto non-morto, ebbe modo di rialzarsi e si affrettò a fuggire, incurante del buco nel fianco, ma deciso a togliersi dai guai.

Anche Giako provò a rimettersi in piedi, tuttavia la gamba gli lanciò una scarica di dolore. Lui era bravo, ma non così bravo da tenere testa a tre avversari mentre zoppicava.

La barriera di energia andò in pezzi, ma il Gendarme non demorse. Evocò subito una nuova bolla verde e prese una delle pozioni di Alisha. Sarebbe bastata? C'era un solo modo per scoprirlo: levò il tappò e la bevve tutta in un sorso. Bastò un secondo e la magia curativa raggiunse ogni cellula del suo corpo, cancellando il dolore e amplificando le sue percezioni.

Il nuovo scudo collassò, ma Giako era pronto. Scattò di lato e tagliò le mani a quello che aveva ferito il suo ippolafo. Schivò un'ascia e decapitò il responsabile dell'attacco. L'ultimo parò il primo fendente, ma cadde nella finta successiva. Giako lo trafisse con Balmung in pieno petto e il malcapitato cadde a terra, la ferita che spruzzava getti di sangue rosso.

Il mezzelfo si voltò verso l'uomo che aveva ferito il suo fedele ippolafo, lo sguardo truce. Il ribelle, un myketis, aveva già abbozzato una striscia di sangue arancione dalla tempia fino alla mandibola, segno che era pronto a morire per la causa.

Giako sentì l'istinto di finirlo - nessuno poteva fare del male al suo amico quadrupede - ma a loro serviva un prigioniero.

Il myketis lo guardò con un sorriso di scherno. «Addiò, cane della Reginà.»

Il mezzelfo pensava che il ribelle si riferisse all'imminente colpo di grazia, invece il myketis recitò quella che sembrava una breve formula magica. In un attimo delle rune si illuminarono sul suo corpo, allarmando Giako. Il Gendarme fece un passo indietro, ma non fu abbastanza. Il corpo del fuorilegge esplose, la barriera eretta dal mezzelfo collassò e lui fu sbalzato all'indietro.

Nonostante il colpo, Giako si rialzò quasi subito. Le orecchie gli fischiavano, ma la pozione di Alisha lo aveva protetto di nuovo.

Si concesse qualche secondo per osservare lo scheletro carbonizzato del ribelle. Sapeva che i loro nemici erano disposti a tutto, ma non immaginava sarebbero arrivati a tanto.

Si guardò intorno per verificare la situazione. Alisha e Shamiram avevano messo in salvo tutti i demoni e ormai restavano solo quattro ribelli. Jehanne e Bengal si stavano occupando dei rapitori rimasti, ma adesso si erano fatti più cauti: ovviamente l'esplosione di poco prima li aveva messi in allerta.

«Giako, stai bene?»

Il mezzelfo si voltò e subito riconobbe lo sguardo preoccupato di Alisha. Annuì. «Vado a dargli una mano» affermò inclinando il capo verso l'umana e il felidiano.

In realtà non sembravano averne bisogno, ma ci teneva a rendersi utile. All'improvviso un grido lo costrinse a fermarsi. Si voltò e, dopo qualche istante, si accorse dei movimenti concitati tra i demoni messi in salvo. Che uno dei rapitori fosse riuscito a mescolarsi tra le sue vittime?

Subito corse verso di loro, deciso ad interrompere il susseguirsi di urla disperate. La prima a individuare l'aggressore fu però Shamiram, che in pochi istanti evocò una barriera per contenerlo.

Giako si aspettava un myketis, un umano o un elfo, invece l'uomo nella barriera era indubbiamente un giovane demone. Il suo pugnale grondava sangue, e come se non bastasse sulla lama leggermente ricurva brillavano delle rune inconfondibili: quella era un'arma magica.

Il Gendarme imprecò a denti stretti. Sarebbe stato troppo bello non dover affrontare una di quelle micidiali armi, ma di certo non si aspettava di vederla in mano a un demone.

Con un vigoroso tondo, il ribelle distrusse la barriera di Shamiram. Scattò in avanti, ma l'umana lo rispedì indietro. La strega fece per caricare un incantesimo, ma non accadde nulla.

«Fottuta Magia dei Re!» imprecò, rinunciando a quell'aura regale che di solito la contraddistingueva.

Il demone proiettò una lama di energia, costringendo la strega a saltare all'indietro. Questa volta la magia le riuscì, permettendole di sollevarsi abbastanza da evitare l'attacco.

A causa degli obelischi non poteva combattere al meglio, tuttavia conosceva moltissimi incantesimi più semplici con cui togliere di mezzo il suo avversario.

Il demone attaccò di nuovo, gli occhi colmi di rabbia, ma Shamiram schivò. Ancora a mezz'aria, sollevò la terra accanto al nemico, facendolo cadere a terra.

Quando la strega poggiò i piedi al suolo, Giako era già al suo fianco.

«Lascialo a me, Gendarme» ordinò l'umana. «Tu occ-»

Un'esplosione coprì la frase della donna. Il mezzelfo si voltò, e un altro ribelle si fece esplodere davanti ai suoi occhi. Jehanne e Bengal erano stati scaraventati a terra dal primo scoppio, ma entrambi si stavano già rialzando.

«Vai da loro» ribadì Shamiram, e Giako non ebbe il coraggio di ribattere.

Alisha aveva riunito gli altri demoni per proteggerli e controllarli, così il Gendarme si affrettò a raggiungere gli altri due guerrieri.

«Tutto bene?»

«Tranquillo, ho la pellaccia dura» annuì Jehanne.

«Sto bene» confermò a sua volta Bengal.

Dei quattro ribelli con cui stavano combattendo, due erano morti e due si erano suicidati. Quindi non restava nessuno da interrogare.

«Io aiuto Shamiram, voi controllate i rapitori ancora vivi» ordinò l'umana.

Gli altri due annuirono e si divisero per controllare i corpi dei ribelli.

Jehanne corse rapidissima verso il demone, la spada inguainata ma pronta a colpire. Le rune sul pugnale del nemico brillavano ancora, segno che aveva abbastanza energia per scagliare un altro attacco.

Il demone schivò di lato l'attacco di Shamiram. Vide la nuova avversaria e scoprì i denti aguzzi. Proiettò un colpo in diagonale, ma Jehanne non rallentò nemmeno. Scattò di lato, rapida come un fulmine, e in un attimo fu addosso al nemico. Per un istante i loro sguardi si incrociarono, e tutta la rabbia dell'umana si riversò negli occhi senza pupilla del suo avversario. Gli tirò un pugno in volto e lui barcollò all'indietro. Era ancora in piedi quando lei lo disarmò con un deciso colpo di spada.

Il demone, ancora intontito, provò a rialzarsi, ma Jehanne gli premette la punta della spada sul petto.

«Meglio per te se stai giù.»

Il ribelle colpì l'arma con forza. «Non mi fai paurà!» Ruotò di lato, pronto a rialzarsi.

Jehanne stava per colpirlo, ma una forza invisibile la trattenne. Qualcosa luccicò alla sua sinistra e si conficcò nel petto del demone. Era il pugnale di quest'ultimo, le cui rune si illuminarono per assorbire la nuova anima.

«Ti piace la tua arma?» lo schernì Shamiram. «Stronzo!»

Il ribelle ebbe giusto la forza si avvolgere le dita intorno all'elsa, poi cadde a terra, morto come le sue vittime.

Jehanne si voltò verso la strega. «Non avresti dovuto.» La rabbia dentro di lei non si era attenuata con la morte dell'avversario, anzi: sembrava più in collera di prima.

«Vallo a dire ai demoni che ha ucciso» ribatté Shamiram, e senza aggiungere altro andò da Giako e Bengal per leggere le menti dei rapitori sopravvissuti.

La guerriera però non demorse, la raggiunse e l'afferrò per un braccio. «Era disarmato, potevamo catturarlo. Se ti comporti così, cosa ti rende migliore di loro?»

La strega si liberò con uno strattone. Si sistemò la manica, e solo a quel punto parlò: «Io non voglio essere migliore di loro. Io applico la mia giustizia, e se non ti sta bene, puoi anche provare a fermarmi.»

Jehanne non parve minimamente intimorita. «Prova a farlo un'altra volta, e stai certa che ti fermerò.»

Alisha assistette in silenzio allo scontro verbale tra le due donne. Si sentiva in dovere di intervenire, tuttavia era troppo intimorita. E poi non sapeva cosa dire.

«Vi prego, smettetela» affermò Bengal, calmo ma risoluto. «Capisco che la pensiate diversamente, ma ricordatevi qual è il nostro obiettivo: trovare il laboratorio e fermare i ribelli. Non vi sto chiedendo di andare d'accordo, solo mettete da parte le divergenze, almeno per ora.» Le guardò entrambe negli occhi. «Dobbiamo salvare i Reami, e per riuscirci c'è bisogno di entrambe.»

Le due donne si scambiarono uno sguardo poco amichevole, poi però accettarono l'implicita tregua e Shamiram andò dai rapitori ancora in vita. Erano cinque e sembravano tutti incoscienti o molto storditi, in ogni caso Giako li stava sorvegliando da vicino per evitare che si facessero esplodere.

La strega prese un profondo respiro, raccolse la concentrazione e si connetté con la mente del primo ribelle, un myketis.

Bengal la osservò, in parte curioso e in parte impaziente. Le parole che aveva detto a Shamiram e Jehanne erano servite a calmarle, purtroppo però non sapeva quanto sarebbe durata la loro tregua. Come già sapeva, la strega era una donna egocentrica che non amava essere contraddetta, la guerriera invece si era dimostrata ancora più pura di quanto avesse ipotizzato: mai si sarebbe immaginato di vedere uno spadaccino che combatte senza sguainare la spada.

Doveva riuscire a tenerle a bada. Manipolare le persone era una prerogativa del suo lavoro, tuttavia era sicuro che non sarebbe stato per niente facile controllare le due donne. Nella peggiore delle ipotesi, avrebbe dovuto allontanare una delle due o dividere il gruppo. E per quanto Jehanne fosse forte, in realtà avevano molto più bisogno di una strega colta e potente come Shamiram.

Dopo circa dieci minuti, la maestra di Alisha finì di leggere i ricordi dei rapitori e si concesse qualche momento per riposare la mente.

«Hai scoperto dove si trova il nuovo laboratorio?» le chiese Bengal a nome di tutti.

La strega annuì. «Goldenstadt. Il nuovo laboratorio è nella Capitale Gialla.»


Note dell'autore

Ciao a tutti!

Come anticipato, in questo capitolo siamo tornati ai "primi protagonisti", ossia Giako e Jehanne.

Di nuovo i ribelli si sono dimostrati dei nemici determinati, appunto fino alla morte. E questa volta è spuntato pure un demone tra le loro fila. Del resto nella realtà esistono i traditori della patria, quindi mi è sembrato giusto inserirne almeno uno.

Purtroppo anche dopo lo scontro la situazione è rimasta tesa. Nel capitolo precedente abbiamo "toccato con mano" l'antipatia fra Artemis e Derinoe, ma temo che il disaccordo tra Jehanne e Shamiram sia ancora più marcato. Se non fosse intervenuto Bengal, probabilmente qualcuno si sarebbe fatto male.

Proprio il felidiano è quello che più di tutti ha compreso quanto sia precaria la stabilità del loro gruppo. Riuscirà a tenere sotto controllo la situazione, o sarà costretto ad allontanare una delle due donne?

Ciliegina sulla torta: il nuovo laboratorio si trova nella Capitale Gialla, che come sappiamo è saldamente nelle mani dei ribelli.

Ma non aggiungo altro: questo aspetto verrà approfondito nel prossimo - nonché ultimo - capitolo.

A presto! ^.^

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