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lavoro pubblicato sabato 17 marzo 2018
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Vodka Martini

di Sguardoasud. Letto 762 volte. Dallo scaffale Eros

Era li, nel buio, non la vedevo ma la sentivo.. L'ottavo piano dell'hotel Barcèlo di Milano aveva una parete intera fatta in vetro, di notte, insieme a lei, ci allungavamo nudi sul  pavimento, a guardare lo skyline...Milano e le sue luci, .....

Era li, nel buio, non la vedevo ma la sentivo..

L'ottavo piano del nostro hotel a Milano aveva una parete intera fatta in vetro, di notte, insieme a lei, ci allungavamo nudi sul pavimento, a guardare lo skyline...Milano e le sue luci, i suoi aerei che partivano, le sirene della Polizia.
Tutto era confuso li fuori.

La nostra era la stanza che affittavamo ormai da qualche anno, la solita, quella con il pianoforte digitale da cui le suonavo, con lei seduta sulle mie ginocchia le sue canzoni.

L'ho sempre amata, ho sempre saputo della sua esistenza, ma senza conoscere il posto del mondo dove fosse nata..
L'ho trovato una notte, così, per caso...come accadono le cose più belle.

La nostra stanza, quella con i led a terra che illuminavano di un blu marine le pareti, quasi ad essere immersi in pieno oceano.

Eravamo nudi, lei sul letto a pancia in giù, con le lenzuola in seta nera, io invece appoggiato con la schiena alla parete in vetro ed il bicchiere Villeroy con il Vodka Martini in mano.

Da quella posizione la guardavo, le luci le disegnavano delle ombre tra la schiena e le natiche e scendevano a mescolarsi al pavimento..come dei serpenti striscianti.

Riflettevo con la mia mente su di lei giocando a passare le dita tra le mie labbra..

Ho sempre amato baciarla, come in quel caso, iniziando dai piedi e salire su..lei sempre in silenzio e del suo silenzio avvertivo solamente il rumore del respiro.
Amavo giocare con la lingua, facendo scorrere la lingua sulla pelle fino a farle venire la pelle d'oca.
Polpaccio..coscia..scendere nell'interno cosce facendomi strada con le dita, aprendomi un varco tra le natiche ed affondare la lingua.
Guardavo da quella posizione le sue mani stringere le lenzuola, tirarle verso di se..
Il viaggio continuava passando con lingua, ancora bagnata di Martini, tra i glutei in profondità Fino ad uscire alla base della schiena.

Mordevo ogni centimetro di quella pelle, il suo corpo si contorceva e volontariamente, lei spingeva le natiche verso il mio volto, verso le mie labbra.. verso la mia lingua e le mie mani, con la prepotenza di chi sente di aver diritto di vita o di morte..

Non era solo il sesso...era tutto..amore e corpo...corpo e anima..forza e dolcezza pura..

La prendevo con forza, le mie mani prendevano i suoi capelli tirando la testa all'indietro, senza farle male..e le baciavo il collo, mordendole a momenti l'orecchio..soffiando sulla saliva lasciata dal bacio, per farle sentire il fresco sul collo..
La lingua passava dal collo e percorreva tutta la schiena..

Il tempo di afferrarla e farla voltare, con il suo "wow" e il l movimento dei suoi capelli, ed ero sui suoi capezzoli, con le mie labbra strette su di loro ed una mano tra le sue gambe...che mi spezzavano il braccio tanto la forza con cui mi stringevano.

Mentre ero con la bocca sul suo seno
, lei con la sua mano spingeva la mia testa sul suo petto, mi scompigliava i capelli, me li tirava..ed io insistevo, quasi come fosse una guerra sui suoi capezzoli, che sentivo in bocca con il sapore della sua pelle.

Non esisteva tregua..ma quando versavo delle gocce di Martini sul suo ventre lei rideva, si rilassava, prendeva fiato..ma era una forma su cui amavo giocare.

Riprendevo a baciarla da li, dal suo ventre , bevendo quelle gocce di liquore direttamente dal suo ombelico, fino a scendere sotto ed affondare la mia lingua tra le sue gambe..dove lei mi faceva strada con le sue dita.

Eravamo eccitati dai corpi, dalle nostre menti..

Amavo trascinarla a terra, farla strisciare corpo a corpo sul mio, tenendola quasi in braccio tra le mie braccia..e far l'amore li, sul pavimento davanti a quella vetrata..

Io la stringevo forte..dolce e forte..e lei mi graffiava il petto con le unghia fino a mettermi le sue dita in bocca..non mi rifiutavo e lei faceva di tutto per godere di quei momenti.

Li fuori pioveva, i lampi in lontananza illuminavano Milano, le gocce di pioggia rigavano la parete di vetro..noi eravamo lì, davanti a tutti in quella stanza calda.

Lei si tuffava su di me, giocava con me per farmi soffrire ridendo...mi toccava e mi afferrava tra le gambe, in ginocchio davanti a me..
Giocava e sorrideva..con quei capelli davanti agli occhi..
Quanto ti ho odiato..ti ho odiato come si odia la cosa più preziosa al mondo.

Abbiamo continuato per ore..e alla fine restavamo li, per terra con una coperta addosso, tu stretta forte a me, come una chiocciolina alla sia foglia.
To baciavo sulla fronte accarezzando il tuo viso..mentre tu, come una bimba dormivi.

Prima di spegnere la luce ed addormentarmi ti ho sussurrato l'ultima ed unica parola, vicino all'orecchio..

"Ti amo...restami accanto.."










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