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lavoro pubblicato mercoledì 14 marzo 2018
ultima lettura martedì 18 settembre 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

POETICA E NARRATIVA - 2

di AlessandroConte. Letto 189 volte. Dallo scaffale Poesia

RIAVVICINAMENTO Sono pronta. Ho tirato due, tre respiri belli pieni e son tutta propensa al grande passo. In fon...

RIAVVICINAMENTO

Sono pronta. Ho tirato due, tre respiri belli pieni e son tutta propensa al grande passo. In fondo che ci vuole? Sollevo la cornetta e lui risponde. A questo punto lancio un ‘ciao!' bello squillante e il mio adorato ex dovrà rispondere positivamente. Per forza. Capirà dal tono e da quello che gli dirò che sono favorevole a mettere una pietra sopra ai nostri dissapori.
Basta con questa separazione tormentosa per entrambi!
Sono già tre mesi che il Presidente del Tribunale ha imposto a mio marito l'abbandono del tetto coniugale, secondo quanto richiesto dal mio avvocato. E sono diventata una single, tradotto in italiano una che si dispera in solitudine dalla mattina alla sera, senza nessun interesse notevole, senza desiderare alcun'altra compagnia che lui, il mio perduto amore.
Compongo il numero della nostra casa al mare, dove al mio Carlo è stato concesso di abitare e mi risponde una salumeria.
Che succede? Dall'altra parte mi si dice che l'utenza è cambiata per rinuncia al numero da parte del precedente intestatario e non si conosce altro in merito.
Il numero del cell non lo conosco perché prima che ci separassimo ha voluto cambiare per dispetto la memory-card.
E ora che faccio?
Mi struggo pensando a com'era dolce Carlo nei momenti di tenerezza, com'era bello sentirlo così carezzevole e premuroso nei miei confronti. Stavo pensando seriamente di aderire al suo desiderio di dargli un figlio, quando...
Basta! Chiamo ripetutamente il suo amico più caro e letteralmente lo metto in croce per ottenere il nuovo numero di Carlo.
Nel frattempo mi viene in mente che non era sempre un marito ideale. Quando s'infuriava era atroce, con offese che certamente non meritavo.
Però era così divertente. Quando lo era. Ricordo anche che a volte ci si annoiava terribilmente e che era un fumatore accanito; orrenda cosa!
Quando finalmente riesco, piangendo in greco, a ottenere il sospirato numero e a collegarmi col mio Carlo sento da lui un ‘ciao!' bello squillante lanciato verso di me come un caldo abbraccio.
Ben determinata gli rispondo:
"È finita, carissimo, mettitelo in testa! E stammi lontano, capito?!!!"

Alessandro Conte

CONSOLAZIONE

Sto in un giro a dir poco assai vizioso
da cui ricavo poco beneficio.
Son maritata a un tal malavitoso
che impiega me e tant'altre al meretricio.
Non sono mia neppure se riposo,
come se non bastasse il mio lavoro,
perché vuol far l'amore anche il mio sposo,
quel che mi tien venduta a peso d'oro.
Noia brutale sempre tutto il giorno
passato fra brutture senz'appello,
d'attese e d'abominio senza scorno.
Vien un gentile, a volte, tanto bello
e allora chissà come, per quel viso,
io sono per mezz'ora in Paradiso.

Alessandro Conte.

IL SISMA

Ricostruire, certo. Ma nello stesso posto? Proprio sulla stessa faglia? Dai e dai mò l'ho capita che cos'è sta faglia. Piglia un mattone pieno spaccato in due, no? rimettilo insieme e prova a strofinare i pezzi fra di loro. Non ci fai una mazza. Ma se la forza fosse grandissima tanto da farli slittare di colpo, allora salterebbero le schegge da tutte le parti. Così è anche sotto.
Ma a chi lo dici? Al gattino che mi ha raggiunto qui sotto, intrappolato come sto? E in questo sfasciume tutto buio c'è da respirare ancora per poco.
Mi sta vicino per cercare caldo e forse da bere e da mangiare. E chi te lo passa, bellino? Anch'io qua ci morirò e certo prima di te. Ora non corri più come un pazzo, le acrobazie anche con un pezzo di plastica non le puoi fare, niente più agguati al padrone, niente più alzarti contro di me con gli artigli in mostra come un piccolo Godzilla.
L'altro terremoto. Ero quello che strillava forte per far ricostruire il paese proprio qua, dov'era sempre stato. C'eravano nati tutti e la campagna con la stalla era a due passi. Sono stato anche io a volere che il paese fosse ricostruito al posto dei vecchi ruderi, sulla stessa faglia. E ora a distanza di anni il nuovo terremoto, io sotto le macerie della mia casa ricostruita e ci sto lasciando le penne.
Sì, miagola tu. Non ci posso fare nienteeeee!
Aspetta che c'è là un raggio accecante, l'ansimare e il raspare di un cane.
Ci hanno trovati! Miagola miagola che io grido. Sì, ci hanno sentiti.
Mi viene da piangere e anche da ridere. Un cane che salva un gatto!

Alessandro Conte


IL CORAGGIO DELLA VERITÀ

Esame di coscienza e ho constatato
che sono un bel fifone. È questo un fatto
che mi andicappa molto. Sono stato
più volte per reagir con uno scatto.
Non mi son mosso e non è più in sospeso
quest'aspro battibecco: al mio nemico
un colpo è sol bastato e giù mi ha steso.
Mi sembra di strisciar come un lombrico
ma a pormi ancora in pie' son altre busse.
Lui è furioso, è grosso e mal m'incoglie
a proseguire; e inoltre ho il fiato corto.
Giù stando cerco pace: "Forse torto
ho avuto a stare a letto con tua moglie.
Ma credimi, fu lei che mi sedusse."

Alessandro Conte

IL PIZZICOTTO

Si definivano ‘la banda dei quattro' i due fratelli con le mogli rispettive. Si erano simpatici, parentela a parte e non vedevano l'ora di potersi riunire e divertirsi insieme; questo succedeva nei week-end e nelle feste comandate.
Quella sera di un normalissimo sabato, scartate le opzioni più consuete, ossia la pizzeria, la discoteca o l'andare semplicemente a spasso la ‘banda' decise per il teatro. Si misero in una delle macchine e si avviarono allegri scambiandosi le solite cretinate spassose e tutto era bene.
Fu nella piccola ressa per entrare nella sala che Genny pizzicò il sedere di Teresa. Lei si girò incredula che chicchessia rischiasse di fare a botte per una cosa simile e ogni voglia di ritorsione si spense incontrando lo sguardo del cognato: era stato lui, non c'era dubbio; l'atteggiamento era sfottitorio e, al contempo, indifferente.
La sceneggiata in programma divertiva tutti a sentire le risate del pubblico ma Teresa non riuscì a seguirla. Aspettò l'intervallo per uscire a fumare dato che, in genere, solo Genny aveva la necessità di accendersi una sigaretta.
"Perché l'hai fatto?" gli chiese appena soli.
"Ma te lo sei mai visto il culetto?"
"Che ragione ... non è mica roba tua."
"Resta tutto in famiglia. Sono sicuro che Sergio non ne farebbe una malattia" concluse lui impassibile.
"Bella roba ..." e Teresa fumava in cerca di argomenti. "Metti che Sergio fa lo stesso con Maria."
"Se si tratta di lui, Maria se la può fare tutta quanta."
"Ah." Teresa spense e tornò dagli altri.
Era agitata e scontenta. Aveva fatto male a rientrare subito perché c'erano altre cose che voleva chiedere al cognato seppure, a pensarci, non sapeva cosa.
Teresa potè riprendere il discorso giorni dopo perché non le riusciva affatto facile, allora che lo voleva, appartarsi con Genny.
"E quindi?" chiese cogliendo un'occasione.
"Quindi cosa? L'ho fatto, confesso, l'ho fatto. E stai tranquilla, non lo faccio più."
"Eh no, non te la puoi cavare così. Dimmi solo perché l'hai fatto" stabilì esasperata da tanta evasività.
"Eh? Ma che?, ci vuole un motivo? La mano si è mossa da sola. Ti giuro, io dicevo stai ferma, stai ferma e quella niente, tac."
‘Che sfacciato' pensava Teresa.
"Dicevi che il mio culetto ti piaceva."
"E certo" assentì lui non cogliendo lo strano di tanta insistenza. "Il tuo popò è veramente bello. Me lo rivedo davanti tutte le volte che Maria mi manda in bianco e ..."
"... ti fa arrapare?"
Genny capì all'improvviso che non era più il caso di scherzare:
"Oh, basta, eh" fece, brutto, e se ne andò.
In altre occasioni Teresa provò a soffermarsi davanti al cognato quando lui avrebbe potuto pizzicarla ancora o, volendo, toccarla o appoggiarlesi addosso, addirittura, e stringerla. Cosa avrebbe fatto se ciò fosse successo non lo aveva affatto messo in preventivo; e non lo seppe mai perché Genny non si mosse.
Trovandosi ancora soli in casa Teresa si lanciò in una impresa che non avrebbe mai pensato di poter compiere: guardandolo gli mise intenzionalmente la mano sulla patta.
"Non lo fare più!" le ingiunse Genny scostandola.
"Ma tu l'hai fatto a me."
"E non lo farò più. Dimenticalo."
"Hai detto che Sergio poteva prendersi Maria."
"Tu credi sempre a tutto quello che ti si dice?"
Era preoccupato sul serio e sperimentava quanto fosse problematico schermirsi dalle profferte amorose di una donna. "Si tratta di mio fratello. Un pizzicotto è niente. Se ci fosse dell'altro io non potrei perdonarlo se lui lo facesse a me.
E mio fratello per te cos'è? acqua fresca?"
Fu sufficiente. Teresa non tentò più alcun contatto particolare col cognato e tutto rientrò nei binari consueti.
Però, da allora, nei confronti di Genny si sentì sempre un poco in soggezione.

Alessandro Conte

(Vi do appuntamento a mercoledì prossimo, 21 marzo, con altre storie)



Commenti

pubblicato il mercoledì 14 marzo 2018
Tara92, ha scritto: Grande
pubblicato il sabato 17 marzo 2018
AnnaCostanzo, ha scritto: Bravissimo veramente
pubblicato il sabato 17 marzo 2018
LuisaBarra, ha scritto: Grandioso davvero
pubblicato il sabato 17 marzo 2018
SoniaBattiston, ha scritto: Ti rinnovo i miei complimenti

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