ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 14 marzo 2018
ultima lettura martedì 16 ottobre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le Regole dell'Amore

di Seiichi. Letto 480 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Quella che all'apparenza sembra essere una semplice storia d'amore, nasconde qualcosa di più profondo ed oscuro.

Il sole iniziava a splendere alto nel cielo quando il gallo, puntuale come sempre, svegliò Marvin.

Viveva in una quieta comunità di campagna nei pressi di Topeka, in Kansas, chiamata Lakeside Village.
Da generazioni la sua famiglia coltivava grano, come la maggior parte delle persone in Kansas del resto, e purtroppo le prospettive per il futuro di Marvin non erano certamente delle più rosee. Essendo figlio unico avrebbe dovuto portare lui avanti la coltivazione, un giorno.
Cosa della quale Marvin sicuramente non era entusiasta. Sognava di vivere in una grande città, magari di fare l'avvocato e girare per le strade a bordo di quelle macchine sportive che vedeva spesso in TV, di avere un ufficio al trentesimo piano di un grattacielo e guardare tutti dall'alto...come gli sarebbe piaciuto.

Scese dal letto sbuffando, “ un altro noioso lunedì “, pensò mentre scendeva le scale dirigendosi in cucina per la colazione. Aveva i capelli rossi lunghi fino alle spalle i quali molto spesso si gonfiavano in una matassa arruffata e senza senso dandogli un'aria strana. Era magro, anzi gracile, per il suo metro e ottanta di altezza e forse per questa bizzarra combinazione, a scuola lo prendevano tutti in giro affibbiandogli nomignoli strani e tormentandolo con gli scherzi più disparati.

Una volta preparatosi e salutato sua madre, una dolce signora grassottella dai capelli ramati, corse a prendere l'autobus per quella che si apprestava ad essere la solita e deprimente giornata scolastica.

L'istituto era strutturato come la tipica scuola americana, pareva quasi le costruissero con lo stampino, si diresse al suo armadietto e, come al solito, trovò la maniglia tutta appiccicaticcia. Jake sembrava non stancarsi mai di quello scherzo che, seppur banale, lo costringeva ogni mattina a ripulirla per bene prima di poter aprire l'armadietto facendolo quindi attardare per la lezione. La campanella era suonata da qualche minuto, lasciandolo da solo nei corridoi. Chiuse l'armadietto e si accorse di una ragazza che, a cinquanta metri da lui, gli dava le spalle e si guardava attorno come se non sapesse in quale angolo svoltare. Dopo qualche altro istante, scelse quello di sinistra e sparì a grande velocità.

A Marvin pareva di non averla mai vista ma indossava l'uniforme scolastica e, dopotutto, lui non socializzava molto quindi avrebbe potuto tranquillamente sbagliarsi. Si incamminò anche lui verso la fine del corridoio girando, però, verso il lato opposto.

<< In ritardo come al solito, Mader ! >> l'apostrofò l'insegnante. <<Và a sederti. Pagina 67. Leggi tu. >>

Il Signor Norman, professore di spagnolo, non vedeva di buon occhio il povero Marvin, che tra l'altro se la cavava in maniera pessima in quella lingua. Iniziò a leggere, da quel che capiva era un testo su come presentarsi in spagnolo, quando all'improvviso la porta si apri.

La preside Bellamie entrò in aula seguita a ruota dalla studentessa che Marvin aveva intravisto poco prima in corridoio. “ Che fortuna...! “ pensò.
Era veramente carina come immaginava, alta con i capelli portati corti e leggermente biondi. Una fascia bianca sulla testa, che spiccava sul nero dell'uniforme.

<< Ragazzi, lei è Alaska Sanders. Si è trasferita da qualche giorno a Lakeside e frequenterà la vostra classe d'ora in avanti. Beh..ora ho da fare, buona lezione signor Norman. >>. Uscì veloce come era arrivata, lasciandosi dietro una Alaska spaesata e indecisa sul da farsi. Si guardava attorno, come se studiasse l'ambiente.

<< Forza signorina Sanders, si presenti alla classe, così continuiamo la lezione. >>.

La ragazza strinse i pugni e disse a voce bassa : << Sì..mi scusi. Ecco..salve a tutti, mi chiamo Alaska Sanders e con la mia famiglia ci siamo trasferiti qui da New York e..non vedo l'ora di fare la vostra conoscenza.. ! >>.

La classe rispose con un “ Salve Alaska ! “ poco convinto e lei fu libera di andare a sedersi, sfortunatamente dall'altra parte della classe rispetto a Marvin. Dopo un'estenuante lettura, in uno spagnolo irriconoscibile, finalmente la campanella suonò.

Dopo altre ore noiose, la giornata finì. Per Marvin, invece, finalmente fu una giornata nuova ed interessante. Per tutta la mattina non aveva fatto altro che osservare la nuova arrivata, facendo attenzione a non farsi vedere. Decise che prima o poi avrebbe trovato il coraggio di parlarle sperando che contraccambiasse.

Una volta tornato a casa trovò sua madre intenta a preparare il suo famoso pasticcio di carne.
<< Ehi, mà. Ho per caso dimenticato qualche compleanno?>> disse Marvin togliendosi il cappotto.

<< Come? No..No..lo sto preparando per i nuovi vicini ! Si sono trasferiti qui stamattina, nella casa in fondo alla strada, sai..quella del vecchio Frank! >> si tolse i guanti da forno ed esclamò : << Anzi, è pronto! Perché non glielo porti tu? Io nel frattempo riordino la cucina, guarda che caos ho combinato ! >>.

Nemmeno fece in tempo a posare il cappotto che avrebbe dovuto rimetterselo. << Uff..d'accordo, ma voglio qualcosa di altrettanto buono per cena, altrimenti mangio da loro. >>

Prese la teglia con il cibo ed uscì. Il sole tramontava e l'aria era tranquilla. Marvin percorse la strada senza imbattersi in nessun passante, cosa per niente rara a Lakeside, una noia mortale per un ragazzo della sua età. Arrivò alla casa e suonò il campanello ma dopo qualche secondo di attesa, nulla. Provò un paio di volte ma ancora nessuna risposta, eppure la luce era accesa. Cercò di spiare attraverso gli spiragli delle tende e intravide un signore, era seduto di spalle e sembrava non stesse facendo nulla, come se dormisse. Diede altre due scampanellate veloci con aria spazientita quando finalmente la porta si aprì. Con un sobbalzo, Marvin fece due passi indietro, rischiando di far cadere la teglia. Era lei. Proprio lei.
<< Ciao ! >> Rispose. << Scusami, ma entrambi i miei genitori sono sordi, ed io ero occupata per venire ad aprire. Tutto bene? >> disse con sguardo preoccupato.
Marvin cercò di ricomporsi << Io..oh..beh..sì, grazie è che non mi aspettavo di vedere proprio te. Alaska..giusto? >> disse, facendosi avanti << Sono soltanto venuto a portare questo..è un pasticcio di carne, sai..una ricetta di famiglia. Ti piacerà, fidati ! >> le passò la teglia in maniera goffa, girò i tacchi e si incamminò verso casa a grande velocità.
<< Ma..grazie ! >> rispose Alaska, urlandogli dietro. “
Che figura, che figura, che figura..dannazione! “ pensò, mentre ormai stava praticamente correndo via.

Come se non potesse andare peggio, per cena ci fu del semplice stufato quindi la giornata si concluse in maniera deludente.
Marvin andò a letto sbuffando e si chiuse in camera per immergersi nella sua lettura preferita : fumetti futuristici.
In sostanza, amava qualsiasi cosa lo portasse via anche solo per un momento da quel paesino, da quella monotonia. S'immedesimava in quei personaggi fantastici che esploravano mondi e lune ed incontravano centinaia di specie diverse, leggeva quelle storie prima di addormentarsi perché così c'era più probabilità che, almeno in sogno, riuscisse a scappare via di lì.
Di colpo fu mattina, il gallo riusciva ancora a farlo svegliare di soprassalto come se fosse la prima volta che lo ascoltava. Non ci si abitua mai. Ma questa volta, la voglia proprio non c'era e Marvin si tirò su le coperte fino alla fronte e si nascose lì, in attesa, pensando ad un piano.
Dopo pochi minuti, preciso come un orologio svizzero, lo scalpiccio dei passi della madre sulle assi del pavimento si avvicinava alla sua stanza. La porta si aprì di scatto.
<< Mar ! Che cosa fai ancora a letto, perderai l'autobus! Forza, forza ! >> urlò, restando sull'uscio.
<< Ma mamma, oggi...>> iniziò Marvin, quando ad un tratto le parole gli restarono bloccate in gola. Un'idea migliore balenò nella sua mente. Certo, restare a casa ed evitare un altro giorno di torture non era male ma Alaska abitava lì accanto e quindi era molto probabile che prendessero lo stesso autobus per andare a scuola e poi se la sarebbe trovata in classe tutto il giorno, tutto l'anno..non poteva mancare.
<<...nulla, nulla. Scendo subito !! >> tirò via le coperte e s'infilò i pantaloni, non poteva far tardi. Uscì di casa correndo, una ciambella in bocca e le scarpe ancora slacciate. L'autobus aspettava impaziente, rombando e cacciando fumo, sembrava lo specchio dell'autista che, dal suo posto, fumava e sbuffava come una vecchia ciminiera.

Resosi conto di sembrare una sorta di clown malassortito, Marvin si nascose in prima fila e si abbassò per farsi i lacci, quando si mise dritto e girò lo sguardo realizzò troppo tardi chi fosse il suo vicino di posto.
Alaska lo fissava con sguardo divertito, al confronto la sua divisa perfetta ed immacolata sembrava quella di una Dea.
Quasi si strozzò con la ciambella ancora in bocca, si girò di scatto sputacchiando briciole in giro e tossendo a più non posso. Tutti i ragazzi iniziarono a ridere, compresa Alaska, la cui risata era l'unica che Marvin riusciva a sentire in quel momento. Limpida, cristallina, somigliava una cascata d'acqua che sgorga da una montagna.
<< Oh Dio..scusa ! >> bofonchiò dopo essersi ripreso.
<< E di cosa? >> rispose lei, sorridendo. << Il problema è che adesso hai macchiato la camicia ! Tieni, usa questo. >> disse porgendogli un fazzoletto. << Ma che cavolo..grazie..>> iniziò a pulirsi quando realizzò. << Ehm..ma che figura. Io so il tuo nome, ti ho portato il pasticcio e non mi sono nemmeno presentato ! Sono Marvin, Marvin Mader ! >> pulì la mano sulla giacca e gliela porse con un mezzo sorriso imbarazzato. << Alaska, ma questo ovviamente lo sai già. >> di nuovo quella risata.

Iniziò così, in quel modo un po' strambo, il periodo più felice della vita del ragazzo. I due s'incontravano a scuola, si scambiavano sguardi e per molto tempo a Marvin bastò quello. Tornava a casa con il sorriso e per la prima volta non vedeva l'ora di tornare in quel luogo che prima aveva sempre odiato.

Qualche mese dopo, decise di fare un passo avanti, uno grosso considerando che la sua esperienza in campo femminile fosse pari a zero.

Alaska non socializzava molto, parlava di rado e per questo in mensa era spesso da sola. Suonata la campanella che annunciava la pausa pranzo, Marvin la seguì con gli occhi per tutto il tempo sperando che anche oggi sarebbe andata così.
Una volta preso il cibo, finalmente la ragazza si sedette in un angolino isolato della grande sala. Come al solito c'era un gran chiasso, i giovani parlavano, mangiavano, cantavano, quindi Marvin si avvicinò praticamente senza esser sentito da Alaska, che infatti saltò sul posto quando d'un tratto se lo vide comparire davanti.
<<Ehi ! Ehm..ciao, disturbo? Posso sedermi qui? La sala è quasi piena e non mi va di stare in quel...casino! >> disse, facendo cenno con la testa verso l'origine di quei suoni confusi.

<< Ma certo! >> rispose Alaska << A dirla tutta, speravo lo facessi..mi siedo da sola di proposito e finalmente ci sei arrivato ! >>.
A Marvin quasi venne un colpo sentendo quelle parole. << Come..? Forse ho sentito male..>> Disse, senza togliere lo sguardo dal cibo, poteva sentire la sua faccia farsi rossa come la salsa nel suo piatto.

<< Invece no ! Qui sono tutti così...uguali. Sembra di vivere in un gigantesco clichè. Tu invece sembri diverso, non so..raccontami qualcosa di te !>>.

<< Qualcosa di me ? Mmh..in realtà c’è ben poco da dire, vivo con mia madre da..sempre

Non ho mai conosciuto mio padre, so solo che quando ha scoperto di aspettare un figlio beh..ha preso e se n’è andato. Per il resto non so! Mi piacciono i fumetti futuristici, gli alieni! Altri mondi..insomma, l'universo è enorme, non posso credere che esistiamo solo noi! >> guardò la ragazza, che per tutta risposta fissava un punto come se fosse distratta. << Oh..ecco che ti annoio! Diamine. Beh l'avevo detto che non era interessante, tutti mi considerano il tipo strambo. Tu invece? Vieni da una grande città, che cavolo ci fai in questo posto noioso? >>.

Alaska tornò alla realtà di colpo. << Ma no, ma no! Scusami. È che le tue parole mi hanno fatto pensare ad altro..sai, sono pienamente d’accordo, qualcun altro ci dovrà pur essere ! Io..beh sì, vengo da molto lontano..>> ,

<< Lontano? Certo, New York è distante, ma non così tanto! >> la interruppe Marvin. <<Eh? Sì giusto, hai ragione che sciocca! >> rispose Alaska ridacchiando. << È che, insomma, è il viaggio più lungo che abbia mai fatto quindi a me sembra lontanissimo, intendevo quello! Per quanto riguarda il perché beh..diciamo che siamo venuti a cercare qualcuno, è una cosa temporanea >> si avvicinò all'orecchio di Marvin, che rabbrividí quando il fiato di lei lo raggiunse. << Il resto non posso dirtelo…!>> concluse con un sussurro, poi allontanò il viso e sorrise tranquilla.

<< Oh beh se la metti così..anche io ho i miei segreti! >> rise, convinto che la ragazza scherzasse.

La campanella suonò di nuovo, annunciando la ripresa delle lezioni ed i due s'incamminarono verso l'aula. << Ti va di tornare a casa insieme, dopo? >> disse Alaska d'un tratto. << la strada è la stessa! >> aggiunse. Marvin fu colto alla sprovvista, la giornata continuava a migliorare. << Ma..sì certo perché no, sarà un piacere! >> disse sorridendo imbarazzato. Entrarono in classe e le loro strade si divisero, essendo i rispettivi posti ai due capi della stanza.

Il pomeriggio continuò tranquillo, Marvin contava i minuti eccitato all'idea di tornare verso casa con quella ragazza. “Le piaccio..le piaccio! Io! Sono diverso ha detto..E lei è così carina..spero di non rovinare nulla. Forza Marvin, puoi farcela!” pensò. La giornata finalmente finì. I due si sedettero vicini sul bus e poi scesero insieme. << Allora..si va? >> disse Marvin con un filo di voce, sentiva il sudore sulla fronte. << Ma certo! >> rispose Alaska ridendo. Poi, lo prese sottobraccio e gli sorrise. << Allora, lo spagnolo..lingua difficile, eh? >>. Il ragazzo era a disagio, non riusciva a smettere di pensare a come stavano camminando, per la prima volta. << Eh? Lo spagnolo? Ah..beh, a dirla tutta non mi è mai piaciuto ed il signor Norman non è esattamente il mio professore preferito..non aiuta. >>.

<< Mmh..sembra un po’ scorbutico in effetti, ma non giudicare un libro dalla copertina..magari conoscendolo meglio! Come stiamo facendo noi! >> sorrise. Sorrideva sempre, ed ogni volta Marvin impazziva. << Oh chi lo sa..ehm beh..purtroppo siamo già arrivati. I tuoi non sono in casa? >>. Le luci erano tutte spente e sembrava che effettivamente non ci fosse nessuno.

<< Mmm. Probabilmente no! Beh vado, a domani! >> disse Alaska, correndo verso la porta e richiudendosela velocemente alle spalle. Marvin però, che la seguì con lo sguardo, credette di vedere una sagoma all’interno dal casa, nella penombra del tramonto.

Mh..me lo sarò immaginato.” Pensò, incamminandosi verso casa.

Da quel giorno, tornare a casa con Alaska fu pressoché una routine e Marvin non poteva essere più felice, non riusciva però a fare un passo avanti, ad essere più d'un amico per lei. L'occasione gli si presentò qualche mese dopo, quando quella sera a scuola si sarebbe svolto, come ogni anno, il Ballo d'Inverno. Striscioni furono appesi ovunque, manifesti, “ Passa anche tu una serata indimenticabile, vieni al ballo d’inverno! “, dicevano. Ovunque i ragazzi si facevano avanti, chiedendo alle loro coetanee di fargli da dama, Marvin quindi pensò di chiedere ad Alaska. La vide da lontano, il suo armadietto era ad una decina di metri rispetto al suo, si fece coraggio ispirando a fondo e le si avvicinò titubante. Ad ormai qualche passo da lei, alcuni ragazzi l'avvicinarono chiedendole proprio la stessa cosa ma la giovane rifilò un secco ' No.' ad ogni proposta. Marvin si demoralizzò a tal punto da lasciar perdere e proseguì dritto per la sua strada cercando di non farsi notare da lei.

Ad ora di pranzo si sedette da solo. Nonostante Alaska non l'avesse visto qualche ora prima, si vergognava comunque di stare con lei adesso. Proprio mentre ci stava pensando, la ragazza gli si materializzò davanti.
<< Ehi ! Che fai, mi eviti? Non mi hai salutato neanche in corridoio stamattina, eppure mi sei passato accanto. >> disse con un tono di disappunto.
<< Accidenti..>> sussurrò Marvin. <<Non ti sto evitando ! Ero soltanto soprappensiero, tutto questo clima del ballo d'inverno non mi ha mai colpito.>> disse cercando di giustificarsi. La ragazza si sedette di fronte a lui sorridendo, << Dici? Per me è la prima volta, sarà fantastico ! Ci vieni con me, vero?>>.

A Marvin cadde la forchetta da mano per la sorpresa. << I..io? Ma stamattina hai rifiutato tutti, credevo non volessi proprio andarci. >> disse mentre si abbassava per recuperarla. << Ovvio, gli altri non sono te ! >> rispose lei. << Ehm..non mi era mai capitato ma sì ! Sarà un piacere farti da cavaliere, alla fine è la prima volta anche per me. >> sorrise imbarazzato.
<<Allora è deciso, passa a prendermi stasera alle sette! >> la ragazza si alzò e corse via, così com'era venuta.
Marvin non la vide per tutto il giorno, né in classe né sull'autobus di ritorno. Alaska era sparita.
Mh...forse ci ha ripensato ed è fuggita via per non dirmelo.” pensò il giovane mentre camminava verso casa.

Poi venne il fatidico orario. Marvin non sapeva che fare, ma nel dubbio si preparò. Smoking nero. La madre era praticamente più eccitata di lui all'idea di andare al ballo con qualcuno e non aveva badato a spese, meno male che non aveva idea dei probabili ripensamenti della dama del figlio.
<< Allora io vado mà..non aspettarmi alzata mi raccomando ! >>.
<< E chi dorme? Chi dorme ! Sarò qui, tranquillo. >> rispose la madre, mentre dava gli ultimi ritocchi al vestito.
<<Stupendo! Bellissimo! Ora vai vai, passa una bella serata! >> continuò sorridendo.
La luce del tramonto, vide un Marvin poco convinto avanzare verso la casa di Alaska. Come al solito sembrava inabitata, neanche un suono arrivava dall'interno. “
Ecco qui..è sparita, lo sapevo.” pensò mentre saliva i pochi gradini che conducevano alla porta. Nonostante quei pensieri, bussò con le nocche e restò in attesa. Dopo qualche minuto di silenzio, Marvin girò i tacchi sconsolato, non aveva idea di come dirlo a sua madre, chissà come l'avrebbe presa. Dopo qualche scalino, la porta si aprì alle sue spalle. Alaska stava sull'uscio, con un abito da sera d'un azzurro intenso. <<Eccomi, scusa! Sono pronta, anzi, prontissima! Vieni, entra a salutare i miei genitori..>>
disse, spostandosi ed indicando la stanza buia dietro di lei. <<Oh.. certamente. >> rispose il ragazzo salendo le scale. << Sei...bellissima, comunque. >> disse sorridendo, sentiva la faccia farsi rossa come i suoi capelli.
Appena mise piede in casa, la scena fu totalmente diversa da come se l'aspettava. Il muro di fronte a lui diventò un enorme finestra che affacciava su di un panorama mai visto prima. Grattacieli si ergevano intorno ad uno ancora più grande e maestoso che s'innalzava al centro, continuava su e su tra le nuvole e non era possibile vederne la fine. Migliaia di quelli che sembravano tentacoli spuntavano dalla sommità ed entravano nei palazzi al di sotto, riportando con sé delle sagome che Marvin non riusciva a distinguere. Era come nei suoi fumetti, era quello che aveva sempre sognato, sembrava il futuro. Un mondo nuovo. Ma non era possibile. Il ragazzo si girò incredulo, riportato alla realtà dal suono della chiave che girava nella toppa della porta d'ingresso, Alaska ci era poggiata contro, come per bloccarla. << Ma che...che sta succedendo? Cos'è.. questo? >> disse Marvin, girandosi per indicare la finestra. Nel farlo, con la coda dell'occhio vide due sagome appese al muro di fianco. Erano i genitori della ragazza. Stavano lì, appesi come se fossero dei pupazzi, ma allo stesso tempo sembravano reali come delle statue di cera.
<< Ma quelli sono..>> disse girandosi di nuovo. << Io non capisco..dimmi qualcosa! >> urlò alla ragazza, la quale fece qualche passo verso di lui, la luce di quello strano sole le illuminava il viso che si aprì nel suo solito sorriso, ma stavolta aveva qualcosa di diverso. << Non ha più senso fingere..>> con una mano gli sfiorò una guancia, poi dalla finestra arrivò un tentacolo. Quello che sembrava essere vetro, si rivelò essere una sostanza gelatinosa che non emise un suono quando gli passò attraverso, quindi Marvin non sentì nulla, finché non vide una specie di artiglio uscirgli dalla pancia. Gorgogliò sangue, mentre la vista gli si annebbiava. Incredulo, rialzò gli occhi verso Alaska, che adesso aveva le orbite nere e lo guardava intensamente, una lacrima le rigava il viso. <<Mi dispiace..>> disse, con una voce metallica. Una voce aliena.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: