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lavoro pubblicato martedì 13 marzo 2018
ultima lettura domenica 24 giugno 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

VIOLINO MALEDETTO (cap1)

di Gimpel77. Letto 175 volte. Dallo scaffale Gialli

Un collezionista di strumenti antiche decide di vendere il suo pezzo migliore. Ma un evento inatteso e drammatico, che viene da un tempo remoto, imporrà una scelta definitiva.........

VIOLINO MALEDETTO

Lunedì

La calura estiva sfumava gli orizzonti liquidi delle strade deserte, aggredite da una calura luciferina senza fine. Figure sparute passavano da un tratto infuocato un’isola d’ombra.

Difficile dire quanta gente avesse voglia di lasciare il riparo confortevole di un climatizzatore, per assistere alla presentazione di un violino restaurato.

Tuttavia, qualcuno arrivava alla spicciolata, varcando l’ingresso della biblioteca del Burropardo. La sala, allestita per l’occasione, era stata disseminata di sedie di plastica, con incerto ordine geometrico. I più timidi si appollaiavano nelle file laterali degli ultimi posti, gli intraprendenti che puntavano alla prima, erano rinviati alle seconde, terze ecc. dal cartello con scritta “riservato”.

Pochi minuti prima delle diciassette, ora d’inizio, la sala si era animata, le prime file iniziavano a riempirsi, senza ressa con molle pacatezza. Anche i posti riservati avevano accolto i deretani degli invitati di riguardo. Tra cui un assessore alla cultura, due corrispondenti locali di testate nazionali e il direttore della scuola di restauro.

Le diciassette, erano appena scoccate. Così il violino fece il suo ingresso, custodito in una teca di cristallo, spinta solennemente da due guardie armate.

Il brusio iniziò a crescere, fino a rasentare il frastuono.

Finalmente, con passo regale, fece la sua entrata il relatore, famoso battitore d’asta Tristan Kune.

Sfoggiava un completo bianco accecante, il collo grasso e umidiccio debordava dalla camicia rosa, dove vibrava un papillon rosso pompiere a pallini bianchi.

Qualcuno, riconoscendolo accennò un timido applauso, cogliendo di sorpresa i vicini di fila.

Dopo uno sguardo compiaciuto, dal fondo degli occhiali d’oro, all’unico applauditore, tornò impettito come un gallo cedrone, e preso fiato: «Prima di iniziare con la presentazione dello strumento vorrei partire dai ringraziamenti. Una strizzatina d’occhio va al collezionista privato, che ha chiesto di rimanere anonimo. Un riconoscimento speciale alla scuola di restauro di Cento ferrarese. Che ha messo in campo le sue migliori maestranze, ottenendo un risultato superlativo. Basti pensare che dopo decenni di oblio, questo magnifico pezzo d’arte è stato riportato allo splendore delle origini. Ma restando ai ringraziamenti, bisogna dire che tutto questo è stato possibile grazie al contributo degli amici e sostenitori della biblioteca del Burropardo in collaborazione con l’assessorato alla cultura».

Dopo l’applauso di rito, moscio e liquidatorio, Tristan Kune, alleggerito da quella formalità, entrò nel vivo del suo ruolo: «L’oggetto che vedremo questa sera è uno strumento antico di grande valore artistico. Ma quello che rende quest’oggetto, unico, è il maestro liutaio che l’ha costruito. Il suo nome, Pietro II Guarneri, non dice molto al grande pubblico, eppure occupa un posto d’onore nella storia della liuteria.

Pietro II Guarnieri è stato uno degli ultimi discendenti della famosa scuola cremonese: stiamo parlando della magica stirpe degli Amati, Guarneri del Gesù, tanto per intenderci.

Pietro II, conosciuto anche come Pietro da Venezia, era famoso per la caratteristica dei suoi strumenti che non avevano una potente sonorità, per via delle dimensioni ridotte ma la dolcezza del suono che usciva dai suoi legni non aveva uguali.

Lo strumento che abbiamo la fortuna di ammirare è del 1730. È stato amorevolmente conservato per due secoli da una nobile dinastia veneziana. Che grazie a questo strumento trasformò, generazione dopo generazione, la passione per la musica in una tradizione di famiglia. Negli anni trenta del XX secolo finisce nelle mani di un facoltoso commerciante di tappeti orientali. Non c’è alcun documento che attesti un atto di vendita. Leggenda vuole che lo strumento sia stato perso al gioco d’azzardo. È in questo passaggio che iniziano i sussurri della superstizione. Il violino compare in un inventario dei beni del commerciante, stilato poco dopo la sua improvvisa dipartita. Avvenuta in circostanze misteriose. Il disgraziato non aveva eredi, né mogli o parenti prossimi. Così tutti gli oggetti di quell’inventario finirono prima in un deposito giudiziario, poi battuti all’asta. Ma il violino, nonostante fosse stato catalogato come pezzo di grande valore, non raggiunse mai il deposito. Era svanito nel nulla. Tenete presente, che già durante i tumulti della storia il suo valore aveva già raggiunto vette altissime. Anche se non paragonabili alle cifre dei nostri tempi.

E qui il mistero s’infittisce, dando corpo alla leggenda che vuole lo strumento portatore di sventura. Il violino dal suono melodioso salta fuori dal nulla si materializza nella collezione di un oscuro collezionista tedesco, alto ufficiale del Reich. Il quale muore affogato nella laguna di Venezia poco prima della disfatta tedesca. Da quel momento, nelle menti pregiudizievoli, iniziò la maledizione del violino. Qui di nuovo scompare. Per poi riappare in mani italiane. Il nuovo proprietario del Guarnieri II muore schiantandosi nella cabina dell'ascensore, causa: rottura improvvisa delle corde d’acciaio. Quest’ultimo era il nonno dell’attuale proprietario»

Il racconto di Tristan aveva ringalluzzito l’interesse dei presenti, soprattutto dei giornalisti, che inaspettatamente, avrebbero avuto qualcosa da scrivere. Un giornalista. «Lei è un famoso banditore, quindi lo strumento sarà venduto all’asta?»

Tristan «Sì è esatto»

«La riserva a quanto ammonta? (la riserva è il prezzo minimo di partenza)»

Tristan «Non posso rispondere a questa domanda. L’asta si svolgerà in forma privata, e per volontà del proprietario non sono autorizzato a parlare di prezzi»

Altro giornalista. «Curo una rubrica di musica classica e non ho mai sentito nominare questo Guarneri II»

Tristan «Effettivamente era conosciuto anche come Pietro da Venezia. E poi il suo nome è stato oscurato dal più famoso Guarneri del Gesù, così chiamato perché firmava i suoi strumenti all’interno con la sigla IHS. Ma a dare lustro a quel nome è stato Paganini, chiamando il suo Guarneri del Gesù, cannone, per la potenza del suono»

Altro giornalista. «Sul programma c’era scritto che sarà eseguita la sonata numero quattro in G minore di Tartini, il Trillo del diavolo per intenderci, dalla violinista Isotta Brighenti. Come mai questa esibizione con uno strumento messo all’asta? E Tartini è una scelta casuale?»

Tristan «Il proprietario dello strumento ha voluto completare la presentazione dello strumento nella maniera migliore: sentirlo suonare. Per quanto riguarda l’autore scelto per questa pièce, non è casuale. E il pezzo scelto per quest’occasione è conosciuto appunto come “Il trillo del diavolo”»

Altro giornalista. «Dove e quando si svolgerà l’asta?»

Tristan. «L’asta avrà luogo in questa sede. Domani alle dieci aspetteremo i partecipanti»

Giornalista. «Se l’asta non è aperta al pubblico che criterio avete adottato per la vendita?»

Tristan. «Abbiamo selezionato un elenco di collezionisti, non necessariamente dei privati, dando la precedenza a chi raccoglie strumenti antichi. Abbiamo inviato la riserva e il regolamento. E posso dire con certezza che tra di voi c’è anche il misterioso padrone del violino. Se non ci sono altre domande, lascerei lo spazio alla giovane violinista, astro nascente della musica classica. Di ritorno da una tournée in Giappone, dove ha avuto grande successo: la giovanissima Isotta Brighenti». Mentre Tristan terminava la breve conferenza, le due guardie armate spingevano il violino nella teca dietro la quinta. Si vedeva, tra i presenti, qualcuno agitarsi per la supposta presenza del proprietario, ormai percepito come nuovo mistero. Il conte Adelardi era seduto in una delle file centrali ben mimetizzato tra i presenti.

Un timido applauso fece scattare la giovane violinista, che aspettava fremente dietro la quinta dove era scomparso lo strumento.

L’abito nero, indossato da Isotta, esaltava le forme levigate del giovane corpo, simile a una Dafne berniniana. A esaltarne la sensualità, una maschera colombina rossa porpora, ornata di pizzo nero e strass. Un cono di luce catturò la scultura vivente, mentre la sala piombava nelle tenebre. Con movimento fluido e sicuro la Dafne fece roteare lo strumento in un unico gesto, attaccando in perfetta sincronia col cambio luci.

La struggente bellezza del brano riempiva la sala cullando ognuno nei suoi pensieri.

Qualcuno avrebbe voluto che quella musica non finisse. Era stato il conte a volere quel pezzo. A fine esecuzione seguì l’inchino flessuoso della Dafne violinista, e questa volta l’applauso fu un’autentica ovazione.

L’Hotel Il Muro era una costruzione antica incastrata nella rete urbana dell’Addizione Erculea, cuore antico della città. Qui avevano trovato alloggio Tristan Kune, Isotta Brighenti.

Per l’occasione, era stata riservata una piccola sala del ristorante dell’hotel, dove si erano ritrovati la sera della presentazione i protagonisti dell’evento. Tristan Kune, aveva curato personalmente il menù e aveva chiesto di riunire gli invitati in un’unica tavola rotonda, forse ispirato da ricordi arturiani. Lui era l’unico a conoscere l'identità del proprietario, che si sarebbe rivelato in quell’occasione.

Quando la tavolata fu completa, Tristan vide sedere al posto del suo cliente un giovane di bella presenza, sui trentacinque con blazer blu e cravatta regimental, conosciuto un mese prima.

I commensali iniziarono a guardarsi intorno, intrecciarono un saluto formale con un gesto del capo e un sorrisetto di circostanza. La Dafne musicista muoveva la testa incurvando leggermente il lungo collo flessuoso, lasciando dondolare i boccoli rossi che ornavano un lato del viso. Tristan prese la parola, visto il silenzio imbarazzato che stava crescendo.

«Bene signori, scopro con voi in questo momento che il mio misterioso cliente ha deciso di non onorarci della sua presenza. Giacché ha mandato il signor. Bono», disse indicando il giovane con cravatta regimental, «Spero ci aggiorni sulla sua situazione, poiché i miei ospiti hanno accettato l’invito di questa sera per incontrarlo»

Il presidente onorario della biblioteca e l’assessore avevano disegnato sulla faccia un misto di sdegno e curiosità, come un insetto avesse punto la loro alterigia. Il direttore della scuola di restauro, quasi non se ne accorse, era preso a guardare in sottecchi la bellezza angelicata della violinista che a un primo sguardo ricordava Simonetta Cattaneo.

La Dafne aveva smesso di ciondolare la testa, adesso, fissava con incredulità la cravatta regimental, aspettando che il giovane giustificasse l’assenza del principale invitato.

La cravatta regimental avvertì la pressione sul nodo, prima di rispondere accarezzò con lo sguardo ogni uno di loro, soffermandosi, visibilmente, sul collo esile della Dafne che non le staccava gli occhi di dosso.

«Vorrei scusarmi per la defezione del conte Adelardi, ma sono stato avvisato meno di due ore fa della sua indisposizione. Mi ha telefonato sua figlia Cristina, avvisando che suo padre non sarebbe venuto a cena, per colpa dello stress che questa giornata di caldo assassino gli ha procurato. Il conte soffre molto il clima di questa città e non è nuovo a certe indisposizioni. Così, ho cambiato in fretta e furia i miei programmi e sono venuto a rappresentare il padrone del Guarneri II. Mi dispiace, dovrete accontentarvi di me»

Tristan nascose bene la perplessità di quell’imprevisto. Aveva conosciuto il conte un mese prima, presentato da un suo amico massone. Non sapeva molto dell’eccentrico blasonato, né conosceva la storia del suo casato. Il conte si era limitato a raccontare, in maniera molto succinta, il motivo della vendita. Fare cassa. Visto il valore di mercato, immenso, aveva deciso di elargire una quota del ricavato alla Biblioteca del Burropardo, diretta da un altro confratello.

Tristan era inorridito al pensiero che la serata perdesse di tono per l’assenza del personaggio principale, così intervenne. «Dunque signor Bono, cercando di interpretare la domanda che aleggiava, qualche ora fa, nella sala conferenze. Può dirci in quale circostanza è venuto in possesso del violino il nonno del conte?»

La cravatta regimental ondeggiò un paio di volte prima di rispondere. «Dovete credermi, è stata la prima domanda che ho fatto, dopo che mi ha firmato la delega per gestire la vendita»

Tristan. «Dunque?»

«Il violino fu consegnato a suo nonno da un antiquario ebreo, che viveva a Venezia sotto falso nome, il quale l'aveva trafugato dalla casa dell’ufficiale tedesco appena morto. L'accordo tra i due era che il conte avrebbe dovuto nascondere lo strumento insieme alla sua collezione, messa al sicuro in precedenza in una camera di sicurezza nelle viscere del suo palazzo veneziano. Finita la guerra, il nonno cercò l'antiquario, che sembrava svanito nel nulla. A quel punto falsificò il registro dei suoi beni, includendo il Guarneri II. Questo è quanto»



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