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lavoro pubblicato venerdì 9 marzo 2018
ultima lettura lunedì 24 settembre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'uomo cavo

di Coldbrock. Letto 306 volte. Dallo scaffale Generico

C'era una volta un uomo dall'incarnato pallido e dalla schiena curva, che vagava solo nel mondo. Lui come tutti gli altri era cavo, aveva un buco nel petto, perfettamente cilindrico che lo trapassava da lato a lato. Nonostante sia uso comune coprire e ...

C'era una volta un uomo dall'incarnato pallido e dalla schiena curva, che vagava solo nel mondo. Lui come tutti gli altri era cavo, aveva un buco nel petto, perfettamente cilindrico che lo trapassava da lato a lato. Nonostante sia uso comune coprire e nascondere quel buco che gli uomini hanno, tutti, lui lo metteva in bella mostra, girando per il mondo alla ricerca di qualcosa che potesse riempirlo, piuttosto che ignorarlo o nasconderlo dietro un bel sorriso. E vagando vagando di città in città, di paese in paese, l'uomo un giorno si imbatté in una splendida ragazza che, perplessa, lo fermò, notando come mettesse in bella mostra quella sua mancanza, un atteggiamento che mai negli altri uomini aveva visto. < Perché mostri quella cosa? > Domandò stupita la ragazza, indicando timidamente il buco dell'uomo. Allora l'uomo abbassò lo sguardo, fissando la sua cavità. < Perché non dovrei? > domandò a propria volta l'uomo, grattandosi la nuca con il suo sottile indice. < Perché solo tu non lo fai! > scoppiò a ridere la ragazza, ma l'uomo cavo non trovò divertente quella risata, fuggendo via con il volto triste. E vagando di monte in monte, di sentiero in sentiero, l'uomo un giorno si imbatté in una umile contadina che, osservando l'uomo con il volto afflitto, lo fermò. < Perché sei così triste? > L'uomo, non trovando la forza di parlare, avendo paura di essere deriso nuovamente, si limitò ad indicare il buco sul petto. < Ho capito, allora ho qualcosa per te > Nonostante la contadina non avesse chissà cosa da donare all'uomo, estrasse dalla tasca un bel palloncino rosa, gonfiandolo ed infilandolo all'interno del buco dell'uomo. < Ecco qui! Ora non hai motivo per essere triste > L'uomo, stupito da quel gesto, osservò il palloncino che riempiva il suo petto, palloncino che, perfettamente gonfio, non solo riempiva tutto quel vuoto ma addirittura strabordava da lato a lato. Finalmente felice l'uomo rimase a lungo con la contadina, aiutandola a lavorare i campi, finché un giorno la quiete fu sconvolta da un impetuoso temporale. L'uomo, che voleva sdebitarsi con la contadina, iniziò a correre da campo a campo con il suo ombrello, cercando di proteggere tutto quello che i due avevano seminato in quel tempo. Tuttavia la pioggia diventava sempre più impetuosa fino a trasformarsi in grandine, bucando l'ombrello e devastando i campi che avevano coltivato. Non solo i campi furono distrutti ma anche quello splendido palloncino non riuscì a salvarsi, scoppiando a causa di un chicco particolarmente appuntito, ridotto a brandelli nel petto dell'uomo nuovamente cavo. La contadina, che non aveva più nulla da fare lì, fuggì via lasciando solo l'uomo a raccogliere quello che rimaneva del palloncino, poiché di certo non voleva buttare quel regalo che le aveva fatto la contadina. Certo lo riempiva e per un po' lo rese felice ma era pur sempre un palloncino pieno d'aria, così fragile da rompersi alla prima tempesta, nonostante sembrasse perfetto per riempire l'uomo. Afferrati quei brandelli rosa, l'uomo li nascose nel suo zaino, riprendendo quindi il suo viaggio alla ricerca di qualcosa che potesse completarlo, e vagando di regione in regione, di villaggio in villaggio, l'uomo un giorno giunse in una triste cittadina dove tutti, come lui, avevano il volto triste, nascondendo comunque il buco che avevano in petto. Tutti tranne l'uomo, che per questo motivo attirò l'attenzione dell'unica donna sorridente di quella città che, fermandolo, notò il suo buco. < Sai, anche io un giorno ero triste come te > La donna, che era un tipo particolarmente sveglio, comprese subito che la tristezza dell'uomo era causata da quel buco. < Ti regalerò la cosa più preziosa che ho >; la donna quindi mostro all'uomo il suo petto: la cavità era riempita con un oggetto di vetro perfettamente cilindrico, che la riempiva senza esagerare e che estrasse senza remora dal proprio petto. < Perché me lo vuoi regalare? > domandò l'uomo incredulo. < Perché voglio che tu sia felice, e finché ti vedrò felice, anche io lo sarò. > Ancora sorridente, la donna infilò all'interno dell'uomo quel prezioso regalo e immediatamente notò come calzasse perfettamente all'interno del suo corpo. Finalmente l'uomo sentì di aver trovato qualcosa che lo completasse, un cilindro di vetro cristallino e puro, abbastanza resistente da sopportare qualsiasi tempesta. Finalmente completo, l'uomo non poteva fare altro che essere felice e saltellava contento per tutto il villaggio, senza smettere mai di ringraziare quella donna che conservò il suo sorriso vedendo cosa il suo gesto avesse generato. Fiero di quel regalo, l'uomo riprese a viaggiare per mostrare al mondo intero quello che aveva ottenuto dopo essere stato deriso e dopo aver pianto alla fine di una brutta tempesta. Ora era lui che conservava il suo sorriso vagando per il mondo, finché un giorno non inciampò, rompendo con quella brusca caduta anche quel perfetto cilindro di vetro. Mille frammenti luccicanti caddero dal suo petto come una cascata mentre si rialzava, mostrando nuovamente la cavità che lo accompagnava da quando ne aveva memoria. A nulla servirono i tentativi di ricomporre il cilindro e troppo preso da se stesso e dalla propria completezza non si rese conto di aver abbandonato l'unica persona che si era privata del suo bene più prezioso pur di vederlo felice, ora che era arrivato fin troppo lontano da quel villaggio, completamente triste. Non potendo più fare nulla e riuscendo solamente ad incolpare se stesso, l'uomo raccolse anche quello che restava del cilindro e lo infilò nello zaino insieme al palloncino, riprendendo dunque il suo cammino. A lungo viaggiò l'uomo cavo, raccogliendo volta per volta quello che poteva, per cercare di riempire il proprio vuoto, senza riuscire mai a farlo, accumulando sempre più roba nel proprio zaino, finché un giorno lo zaino diventò così pesante da piegargli le gambe e costringerlo a fermarsi lungo una spiaggia silenziosa. Stanco e abbattuto, l'uomo rimase a contemplare il mare, valutando se abbandonare o meno il carico che portava in spalla che, nonostante gli fosse molto caro perché gli ricordava momenti felici, con il suo peso non gli permetteva più di muoversi. Sul punto di arrendersi abbassò il capo, ritrovandosi a fissare la sabbia e, guardando tutti quei singoli granelli, gli venne l'illuminazione. Freneticamente aprì lo zaino e, agguantando la polvere del suo passato, iniziò a riempire il buco che aveva in petto, gettandosi poi in acqua per compattare tutti quei frammenti come la sabbia impregnata sulla spiaggia, colmando nuovamente il vuoto che aveva in petto. Certo non era bello come il palloncino rosa o perfetto come il cilindro di vetro ma comunque quell'impasto riusciva a renderlo completo e, qualunque incidente da quel momento in poi fosse successo, gli bastava aprire il proprio zaino per essere felice.


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