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lavoro pubblicato venerdì 9 marzo 2018
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache di un nuovo mondo. Capitolo III

di Ponte. Letto 330 volte. Dallo scaffale Fantasia

Per tutti i presenti fu uno shock veder morire così inaspettatamente Roland, e lo fu ancora di più per Jack che non capiva perché si fosse rifiutato di farsi trasformare, ma le sorprese non erano ancora finite. Quando i nemici furo...

Per tutti i presenti fu uno shock veder morire così inaspettatamente Roland, e lo fu ancora di più per Jack che non capiva perché si fosse rifiutato di farsi trasformare, ma le sorprese non erano ancora finite. Quando i nemici furono sconfitti restava solo quell'uomo mezzo nudo con le mani legate, rannicchiato a terra mentre frignava come un bimbo. Jack era chino sul corpo dell'amico, gli chiuse gli occhi e mormorò qualche parola. Althemia invece era rigida e confusa, non riusciva a comprendere cosa avesse appena fatto: dopo che lo scheletro si era avventato su Roland e dopo aver visto il sangue sgorgare copiosamente dalla ferita sentì una collera rovente attraversarla e poi straripare come un fiume in piena dalle sue mani. Questo sentimento in qualche modo aveva come alimentato o generato un impulso che sentiva sopito dentro di sé e, una volta lasciato il controllo delle proprie azioni a questo impulso, aveva posto sul palmo della mano sinistra qualcosa di simile ad una sfera avviluppata dalle fiamme. Istintivamente scisse la sfera e la miniatura che aveva così guadagnato la lanciò contro lo scheletro reo di aver ammazzato Roland, l'altra contro gli altri scheletri rimasti in disparte. Okzar e Ursula furono sbalorditi dal fatto che quell'elfa fosse in grado di usare la magia, anche se non è una dote rara fra quelli della sua specie. Riguardo Jack, entrambi avevano visto molti amici morire e sapevano bene che in quel momento non c'era nulla che potessero dire o fare per aiutare il loro nuovo amico, solo il tempo può aiutare con simili ferite. Nessuno si rese conto però che da dietro gli alberi era spuntato qualcun altro, «Ehm, scusate, dico a voi» disse cercando di attirare la loro attenzione. Quando Ursula e Okzar lo videro non riuscirono a capacitarsi di chi avevano di fronte. «Voi? Perché siete qui? Che razza di scherzo è questo?!» disse Ursula. L'individuo che era adesso di fronte a loro non era il genere di persona che si incontra casualmente nei boschi, o da nessun'altra parte, non è nemmeno corretto dire che si tratti di una persona, invero si tratta di Dio. La situazione religiosa di questo mondo era particolarmente precaria, infatti questo Dio non aveva quel ruolo da molto tempo, era asceso a quel ruolo solo alla fine di una battaglia tra dei avvenuta solo settant'anni prima, una battaglia che era solo la fine di una lunga guerra civile tra dei. Il pantheon di quel mondo era costellato di divinità, la più importante riveste la carica di Dio, immediatamente sotto di lui, o lei, vi sono altre tre divinità, dette superiori, e poi undici dette minori. Questi erano gli unici dei ad avere potere sui mortali e tutte le altre divinità esistenti erano loro sudditi, potevano essere impiegati come generali o servi, i più deboli a volte venivano persino ridotti in schiavitù. Alla fine di questa guerra, che ebbe inizio poiché molte divinità, che erano solo generali e servi, decisero di attuare un golpe e ridistribuire i seggi; il caso volle che a sopravvivere a quella tremenda guerra combattuta fra le nuvole vi fosse un unico superstite: si trattava di Kibo, il Dio Bambino, un dio che non aveva nemmeno trecento anni - in pratica doveva ancora imparare a camminare. «Sono qui per...» iniziò Kido, estrasse dalla manica della sua lunga veste bianca un piccolo foglio, scostò i lunghi capelli argentati che coprivano i suoi occhi e disse «Sono qui per Jack e Roland. Chi fra voi risponde a questi nomi?» chiese il Dio Bambino. Okzar indicò i due e spiegò che Roland era appena caduto in battaglia. «Questo avvenimento mi riempie di tristezza, ero venuto fin qui per scusarmi con voi due. Vi siete ritrovati qui a causa di un errore di un mio sottoposto, una nuova divinità superiore ancora poco capace di gestire il suo potere. Devo dire che...»
«Potete farlo tornare in vita?» lo interruppe Jack. Kido si prese qualche istante prima di rispondere «No, non posso farlo.»
«Che razza di Dio non può resuscitare i morti? In più è colpa tua, è colpa tua se è morto!» disse Jack mentre stringeva i pugni e si avvicinava a Kido con fare minaccioso. Okzar gli afferrò un braccio e gli sussurrò di stare più attento, era pur sempre Dio il suo interlocutore. «Dio? Questo poi dovrebbe essere un Dio? Perché un bambino in età prepuberale dovrebbe essere un Dio?» disse Jack stringendo i denti. «Che cazzo ha che non va questo mondo?»
«Sono dispiaciuto per la sorte che è toccata al tuo amico, ma bada bene che mi rifiuto di resuscitarlo non perché non posso, ma perché non voglio. Gli scorsi dei hanno concesso troppo ai fedeli, sovente hanno assecondato i loro capricci e hanno guadagnato solo bambini viziati che non smettono di chiedere. Ad ogni modo, adesso ti riporterò a casa, questo non è il tuo posto, mortale.» concluse Dio.
Okzar e Ursula chinarono il capo e fecero un gesto di saluto verso Jack, «E' un peccato che debba finire tutto così, cazzo, ma almeno tornerai presto a casa, amico.» disse Okzar. «Ti è piaciuto il mio stufato? Spero che nel tuo mondo ci siano cuochi altrettanto bravi.» disse Ursula con un sorriso a quattro denti. Althemia non riuscì a dire nulla, sapeva che avrebbe dovuto salutarlo, ma non sapeva proprio cosa dire e non voleva nemmeno che se ne andasse, certo era un pensiero un poco egoista, ma sarebbe rimasta sola con quei due strambi ubriaconi.
«Io non me ne vado.» disse Jack. «Dio, mandarmi a casa non cancella il vostro errore, non mi ridarà il mio amico. Volete essere perdonato?»
«Un Dio non ha bisogno del perdono di nessuno.» disse con arroganza il Dio Bambino.
«Invece sì, avete ammesso voi per primo la vostra colpa, avete delle responsabilità di cui farvi carico e adesso dovete fare qualcosa per rimediare!» rispose Jack che non riusciva più a trattenere la rabbia. Si avvicinò ancora al Dio, tanto che gli sarebbe bastato allungare un po' il braccio per toccarlo.
«Hai in mente qualcosa, mortale?» disse Kido incuriosito.
«Voglio vendicare il mio amico,» disse Jack, «e tu devi darmi la forza per riuscirci, devi darmi la forza per sconfiggere il negromante, per eliminare tutti i responsabili della sua morte.»
«Oh, che bella richiesta. Sì, questo posso farlo, ma pensaci bene: se ti rifiuti adesso di tornare nel tuo mondo, non potrai farlo mai più. Puoi andare adesso che ancora non fai parte di questo mondo, ma se tu uccidessi il negromante saresti legato alla sorte di questo mondo per sempre e non ti concederei mai più di andartene.» concluse Kido confidando nel fatto che il desiderio di Jack di tornare a casa e rivedere i suoi cari fosse più saldo del suo proposito di vendicare l'amico. «A me sta bene.» disse Jack. Kido, che cercava di non dare a vedere quanto fosse sorpreso da tale scelta, prese dalla sua borsa un qualche unguento, intinse il dito e disegnò un marchio sulla fronte di Jack. «Bene, è tempo che vada adesso» disse Dio. «Aspettate!» gridò Althemia avvicinandosi a lui «Aspettate, vi prego. Mio Dio, io ho perso la memoria, non so più chi sono. Tutti nel villaggio sono scomparsi, forse tutti quelli che mi conoscono sono già morti. Vi prego, potreste restituirmi i miei ricordi?» chiese Althemia inginocchiandosi.
«No. Come ho già detto, gli dei che mi hanno preceduto hanno commesso l'errore di avervi viziato e adesso chiedete favori che non ho motivo di concedere. Al contrario di ciò che è successo al vostro amico, la colpa non è del cielo. E poi non dovete disperare, avete perso molto, certo, ma avete anche guadagnato qualcosa di altrettanto prezioso: la possibilità di ricominciare. Non sapete che persona eravate, ma adesso potete diventare chiunque vogliate, potete essere chiunque. Guarda l'orco e la nana, non sai cosa darebbero loro per poter dimenticare il loro passato e ricominciare. Perciò non essere sciocca e sfrutta questa possibilità.
Addio, se sarete fortunati non mi rivedrete prima della vostra morte.» concluse Kido.



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