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lavoro pubblicato mercoledì 7 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'amore, L'amore vero e... quello sincero. - CAPITOLO 4 (TERZA PARTE)

di luke676. Letto 212 volte. Dallo scaffale Amore

Consce del fatto che Nicole avrebbe dovuto fare tutto da sola, le clienti si armarono di pazienza. Terminata l’ultima pensionata, la bruna si sentì stravolta come se avesse corso per tutto il paese. Pregustando il piacere del cibo, dovette...

Consce del fatto che Nicole avrebbe dovuto fare tutto da sola, le clienti si armarono di pazienza. Terminata l’ultima pensionata, la bruna si sentì stravolta come se avesse corso per tutto il paese. Pregustando il piacere del cibo, dovette arrestarsi davanti alla porta.

“Buongiorno”. Gli occhi nordici attesero un cenno da parte del suo volto immobile.

Convinta che il cervello non avesse risposto, ricambiò il saluto velocemente.

“Vorrei fare uno shampoo e dargli una spuntatina”. Ispezionando l’abbigliamento, un profumo di lavanda giunse alle narici. Dal profondo dell’inconscio desiderò che la collana si fosse animata stringendo il collo pallido.

“Prego…”. Nonostante il tono gentile, Nicole non riuscì proprio a sorridere.

“Grazie”.

Osservandole il seno sotto la maglia nera fu felice di possederlo più abbondante, mai in vita sua avrebbe portato in giro una borsetta borchiata o indossato terribili fuseaux zebrati e infradito.

“Che shampoo preferisce?”. Le chiese mentre si avvicinò al lavandino.

“Vanno bene tutti, importante che sia delicato”.

Vedendo i biondi capelli bagnarsi, si chiese se Luca li avesse mai accarezzati tra le dita come quando le disse che i suoi profumavano di albicocca.

“Appassionata di cinema?”.

“Come? Io?”. Le mani di Nicole smisero di accarezzare la cute.

“Sì, scusa posso darti del tu?”.

“Certo, ci mancherebbe”.

“Ho notato il tuo tatuaggio…”.

Nell’avambraccio della bruna regnò diabolico il volto di Barbara Steele.

“Oh… sì, adoro Bava, Fulci… tutto il cinema horror italiano”.

“Che bello, siamo in due! Finalmente una parrucchiera dove si può parlare seriamente, negli altri negozi non si fa che pettegolare…”.

“Come ci hai trovato?”.

“Tramite una amica di Magenta che studia al mio stesso corso di lingue. Da noi i parrucchieri sono un disastro, l’ho provato sulla mia pelle. Mi è andata bene oggi vedo, mi sono detta: provo ad andarci senza appuntamento, ed eccoci qua”.

Raccogliendole i capelli nell’asciugamano, la bruna la invitò a sedersi sotto il casco.

“Scusa, ma… dove ci siamo già viste?”. Gli occhi semi chiusi cercarono di aprire il cassettino della memoria.

“Non saprei…”. Rispondendo distratta Nicole iniziò a preparare il materiale per il taglio.

“Sei della zona?”.

“Sì, abito anch’io a Magenta”.

“Ah, ecco. Allora ci saremo viste in giro da qualche parte…”.

Le donne rimasero in silenzio fino a quando la bruna chiese quanto avrebbe dovuto tagliare i capelli.

“Giusto una spuntatina, con l’arrivo del caldo è sempre meglio accorciarli”.

Iniziando il taglio osservò il viso rilassato della bionda nello specchio; bruciante il desiderio di usare la forbice diversamente.

“Ti piace anche il cinema italiano del Dopoguerra?”.

“Sì… anche quello anni 50, 60…”.

“Bene, pensa che io e il mio compagno ci siamo innamorati grazie a “Domenica D’agosto” “. La forbice si arrestò per qualche secondo. “Lui mi ha detto: “Questo film mi ha fatto piangere”…”. Gli occhi divennero gonfi, nella gola una lama pulsò spietata. “A volte gli uomini nascondono i loro sentimenti…”.

“Già…”. La voce agonizzante.

“Beh, comunque Emmer era un grande regista, senza dimenticare Bianchi, Pietrangeli, Comencini…”.

“Sicuro… anche Polidoro, Germi, D’amico… vanno bene così?”. Rapidamente Nicole girò la sedia.

“Va benissimo grazie!”. Anastasia si guardò nello specchio soddisfatta. Pagando la somma, la bionda le fece i migliori complimenti promettendo che avrebbe sparso la voce.

Quando finalmente se ne andò, Nicole si sedette cercando di riprendere fiato. Leggermente sudata strinse le mani intorno al collo, tutte le lacrime accumulate non vollero scendere, le sentì come bloccate o morte all’interno degli occhi stanchi. Chiudendo il negozio si accorse che l’ora di pranzo era passata da un po’, ma decise comunque di entrare al Blue Bar. Giovanni, detto Giuan Brioche, la salutò calorosamente come al solito.

“Hey!”. Esclamò non appena la bruna appoggiò i gomiti sul bancone unto. “Ma è venuta da te la biondona che è appena passata?”.

“Sì…”. Rispose con un filo di voce.

“Te vist Sergio?”. Alla sua sinistra il rappresentante di caffè Sergio Panigada alzò gli occhi dal giornale. “V’una bela in scì, la va a fas amò pusè bela!”.

“Ma cos’ha di bello sta… ragazza?”. Alzando la voce Nicole si fermò prima di colpire il bancone con pugno.

“Beh dai, l’era bela… il solito tesoro?”. Chiese allegramente Giuan.

“No, fammi un J & B Giuan…”.



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