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lavoro pubblicato sabato 3 marzo 2018
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Red Rain Capitolo 4

di touch. Letto 284 volte. Dallo scaffale Gialli

E vi fu battaglia nel cielo: Michele e i suoi angeli combatterono col dragone, e il dragone e i suoi angeli combatterono, ma non vinsero, e il luogo l...

E vi fu battaglia nel cielo: Michele

e i suoi angeli combatterono col dragone,

e il dragone e i suoi angeli combatterono,

ma non vinsero, e il luogo loro

non fu più trovato nel cielo.

E il gran dragone, il serpente antico,

che è chiamato Diavolo e Satana,

il seduttore di tutto il mondo,

fu gettato giù: fu gettato sulla terra,

e con lui furono gettati gli angeli suoi.

(Apocalisse 12:7-10)





Capitolo 4


L’ascensore era fuori servizio ed ora lei era costretta a fare 7 piani a piedi con il peso di quelle benedette sei bottiglie d’acqua minerale, era al secondo piano e già la sua povera schiena le faceva un male infernale. Prima di mettersi a fare le faccende domestiche si sarebbe riposata un po’, comodamente seduta in poltrona, facendo quattro chiacchiere con il signor Sergio. Quell’uomo era il datore di lavoro ideale, aveva nei suoi confronti un profondo rispetto, ogni volta che le assegnava una mansione da fare finiva la frase dicendo “… se ce la fai Orietta” oppure “… se pensi sia un lavoro troppo pesante lascia stare, ci penserò dopo io quando torno da lavoro …”. Era come un figlio affettuoso che si preoccupava di non far stancare troppo la sua anziana madre. Forse aveva questo comportamento nei suoi confronti perché era un sindacalista e quindi rispettava qualsiasi lavoratore. Forse si, ma lei preferiva pensare che lo facesse per una sorta di affetto e non per un fattore “etico - professionale”.

Di pregi quell’uomo ne aveva un’infinità, ma aveva un unico difetto: era ateo.

Quante discussione religiose avevano fatto insieme il sabato o la domenica mattina. Lei che cercava di spiegargli tutte le bellezze che nostro signore ha dato all’umanità e lui che giustificava ogni miracolo della natura con la scienza.

Se nei racconti della bibbia si narra che dio manifestava la sua presenza sotto varie forme, perché ora non lo fa più? Se dio ci ama perché il mondo è pieno di odio? Mentre muoiono migliaia di bambini nei paesi del terzo mondo, dio dov’è? Chiedeva con aria furbetta aspettandosi che lei non sarebbe riuscita a fornire alcuna risposta. E invece la sua profonda fede le permetteva di dare una risposta ad ogni domanda che faceva, ma nonostante ciò lui non voleva accettare l’esistenza di dio. Spesso pensava che fosse stato proprio dio a farla lavorare a casa del Signor Sergio, ma era ancora incerta sul motivo. Era forse per riuscire a convincere quell’uomo dell’esistenza del padre santo o per metterla alla prova, per valutare quanto fosse forte la sua fede in lui? A dirla tutta a volte il signor Sergio sembrava proprio ci mettesse tutto il suo impegno per far vacillare le sue sicurezze religiose, ma non c’era mai riuscito, non ci sarebbe mai riuscito, pesò fiera di se poggiando finalmente le bottiglie d’acqua sullo zerbino dell’appartamento. Aprì la porta e si sentì avvolta da un profondo silenzio. Una piacevole sensazione di quiete la avvolse, sorrise senza neanche accorgersene. Entrò chiudendosi la porta alle spalle.

“Buon giorno signor Sergio, ho comprato l’acqua minerale che mi ha chiesto ieri sera”

Non ottenne risposta, ma c’era abituata, spesso quell’uomo si metteva quei strani cosi alle orecchie per sentire la musica non sentendo più quello che gli accadeva intorno. Aveva sempre il dannato timore di disturbare i vicini e quindi preferiva sentire la musica con le cuffie. Quanto avrebbe voluto averlo come vicino di casa, al posto di quella odiosa zitella del piano di sopra che camminava con i tacchi a spillo anche alle 4 di notte!

Entrò in cucina, poggiò sul tavolo le bottiglie, poi prese un bicchiere dal ripiano sopra il lavello e lo riempì fino all’orlo di succo d’arancia.

La sua schiena le faceva un male cane, aveva proprio bisogno di sedersi un po’ in poltrona, forse il signor Sergio era proprio in salotto.

Prese un altro bicchiere, lo riempì di the verde, la bevanda preferita del sua datore di lavoro ed uscì dalla cucina. La porta del salotto era aperta, entrò senza annunciarsi questa volta, per un attimo la luce del sole che entrava dalla grande porta a vetri la abbagliò. Forse era per questo che ora non riusciva a focalizzare bene ciò che aveva davanti, oppure no. No, no quell’immagine raccapricciante era vera, era lì proprio davanti ai suoi occhi. Il bicchiere le cadde di mano, ma non sentì il rumore del vetro infrangersi, si portò le mani alla bocca per soffocare un grido, con le dita sentì che le sue guance erano solcate dalle lacrime, da quanto stava piangendo? Non era possibile, ciò che aveva di fronte era disumano, dio non poteva permettere una cosa del genere. Per la prima volta nella sua vita, la sua fede vacillò.






























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