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lavoro pubblicato sabato 3 marzo 2018
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Red Rain Capitolo 2

di touch. Letto 263 volte. Dallo scaffale Gialli

Capitolo 2“Senti come è forte il sole oggi, e non sono neanche le otto e mezza!” sbottò infastidito“Dai, manca poco, s...

Capitolo 2



“Senti come è forte il sole oggi, e non sono neanche le otto e mezza!” sbottò infastidito

“Dai, manca poco, siamo già a metà settembre, basta qualche temporale e la temperatura si abbasserà notevolmente, l’estate è finita ormai”

“Odio questo cazzo di caldo, mi da sui nervi”

“Lo so, non fai che ripeterlo in continuazione. Tutti gli anni, da giugno a settembre diventi un disco rotto”.

“Odio l’estate, il caldo appiccicoso che ti fa incollare la camicia alla schiena, la gente che ha stampato sulla faccia un sorriso del cazzo perché è di buon umore solo perché è estate, quei cazzo di tormentoni che passano di continuo alla radio. La detesto che ci posso fare?” Chiese quasi giustificandosi.

“E’ per questo che ho pensato di passare un week end a Lavinio, è sicuramente più fresco di Roma e dato che siamo a settembre ci sarà sicuramente meno gente rispetto ai mesi di luglio e agosto” spiegò mentre scorreva distrattamente la prima pagina del quotidiano che teneva tra le mani

Non rispose, lasciando che l’attenzione di Filippo venisse catturata dalle notizie riportate sul giornale.

Non aveva voglia di parlare. A dire il vero, lui non ne aveva mai voglia, era sempre stato di poche parole. Lui così poco loquace e Filippo logorroico, la carenza dell’uno e l’eccesso dell’altro avevano fatto sì che tra loro nascesse una profonda e solida amicizia che durava ormai da più di tredici anni, dal primo giorno di università, quando Filippo si era seduto accanto a lui durante la lezione di diritto privato. Quante cose erano accadute da allora. Filippo si era laureato, mentre lui, dopo il primo anno aveva deciso di mollare: l’università non faceva proprio per lui. Filippo era diventato commissario di polizia e lui invece un investigatore privato. Le strade, che avevano deciso di intraprendere, erano totalmente diverse eppure la loro amicizia continuava a perdurare: una birra al pub una volta alla settimana, la domenica allo stadio quando c’era qualche partita importante della loro squadra del cuore, pizza e dvd quando non avevano un cazzo da fare. D’altronde i loro rispettivi lavori lasciavano poco tempo libero a disposizione e a loro non rimaneva altro che doversi accontentare.

“Speriamo ci siano delle onde alte” disse Filippo distogliendolo dai suoi pensieri

“Speriamo” rispose laconico

Filippo amava surfare, a lui invece piaceva stare a mollo nell’acqua del mare e farsi quattro bracciate per tenersi un po’in forma. Anche in questo erano diversi.

“Metto un po’ di musica” disse digitando un paio di pulsanti dell’autoradio, senza distogliere lo sguardo dalla strada.

La macchina si riempì delle note dell’ultimo tormentone dell’estate. Sorrise ironico pensando al discorso di poco prima.

Accelerò, la Colombo a quell’ora del mattino era scorrevolissima, dallo specchietto retrovisore vide un’ auto di piccola cilindrata diventare sempre più piccola, di certo la persona alla guida non aveva fretta di arrivare dove era diretta. Ma in realtà neanche lui aveva fretta, voleva correre però, correre e basta. Quanto avrebbe voluto in quel momento stare in sella alla sua moto, correre in quel caso sarebbe stato completamente diverso, l’alta velocità gli avrebbe dato quel brivido intenso che ogni volta gli percorreva il corpo.

“Non stai correndo troppo?”

“Che palle, continua a leggere il tuo giornale, prometto che arriverai a Lavinio sano e salvo” disse ironico.

“Sono un commissario di polizia, non puoi infrangere il codice della strada con me a bordo e pretendere che rimanga zitto” disse con disperazione comica

Si voltò a guardarlo e rise divertito, Filippo venne contagiato immediatamente dalla sua risata.

“E’ arancione, fermati, non accelerare” lo ammonì subito dopo indicando il semaforo mentre ancora tratteneva a stento le risa

“Si, padrone” scherzò lui frenando.

Un secondo dopo il semaforo scattò dall’arancione al rosso.

Fu questione di un attimo, la riconobbe subito e il suo cuore perse un colpo. Era in tenuta da jogging, percorse le strisce pedonali davanti la sua auto a passi veloci, eppure gustò ogni minima parte di lei: il collo lungo e sensuale, il seno abbondante che si muoveva ritmicamente ad ogni suo passo. Anche se non poteva vederli sapeva che aveva dei meravigliosi occhi verdi e qualche leggera lentiggine sul naso. Sapeva che il 3 luglio aveva compiuto trentatré anni, sapeva che con ogni probabilità la musica che stava ascoltando dal suo i-pod era musica americana e che lei, laureata in lingue, capiva alla perfezione ogni parola del testo di quella canzone e sapeva che fino a qualche mese prima i suoi capelli erano lunghi boccoli rossi che le arrivavano fino ai fianchi, ma ora li aveva tagliati in un maledettissimo caschetto.

Si allontanò dirigendosi con ogni probabilità verso il parco lì vicino.

In una manciata di secondi, la sua giornata era stata piacevolmente e disperatamente stravolta.

“Non sapevo ti piacessero le rosse, te la sei mangiata con gli occhi ” disse Filippo malizioso indicando con un cenno del capo la figura di lei che si allontanava

“La conosco”

“E’ una delle tante che ti sei fatto o la prossima che ti farai?” chiese con noncuranza

Il semaforo divenne verde

“E’ mia sorella” si accorse troppo tardi di aver pronunciato l’ultima parola con sprezzo.

“Non mi avevi mai detto che avevi una sorella” disse stupito chiudendo il giornale

“Sono più di tredici anni che vive a Bologna, non sapevo fosse tornata a Roma”

Ingranò la marcia e riacquistò velocità

“Avete un cattivo rapporto?” chiese titubante

“No, anzi, tutt’altro”



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