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lavoro pubblicato venerdì 2 marzo 2018
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

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L’ultimo ostacolo

di ltedesco. Letto 326 volte. Dallo scaffale Attualita

Aveva aperto il cassetto per svuotarlo e le foto erano subito spuntate.Dietro i visi soddisfatti delle socie, l'insegna della mucca, sorridente. Trionfi di mucche sorridenti dappertutto, sulle pareti del locale, grate di non essere state mandate al mac...

Aveva aperto il cassetto per svuotarlo e le foto erano subito spuntate.
Dietro i visi soddisfatti delle socie, l'insegna della mucca, sorridente. Trionfi di mucche sorridenti dappertutto, sulle pareti del locale, grate di non essere state mandate al macello.
L'hamburger dal sapore di carne senza esserlo, un miscuglio di patate, grano, emulsionanti, grassi da olio di cocco e soia e, ovviamente, di emoglobina contente ferro per dare il colore rosso sangue e del sangue il sapore metallico, era stato il vessillo piantato con orgoglio ed entusiasmo.
All'inizio erano stati solo degli esagitati, fanatici illetterati, si diceva, che blateravano di una Shoah ancora in corso. Poi si era aperta qualche crepa nell'Accademia, liquidata sbrigativamente come furbizia da cattivi maestri. Questi però si erano moltiplicati e avevano conquistato l'inchiostro dei quotidiani.
I sacerdoti del nuovo credo, bollato come oscurantista e antimoderno, avevano avuto la forza e la costanza dell'intransigenza faziosa e settaria. Già marchiato come terrorista, il proselitismo via etere aveva trasfigurato la setta in religione (cos'è d'altronde una religione se non una setta che ha sbaragliato le altre?).
Novelli mazziniani avevano dunque imposto l'estasi e la mistica della nuova religione civile vegetariana.
Erano ancora in vita le ultime ridotte dei carnivori, tollerate dalla nuova religione di Stato, purché non fossero nei pressi delle scuole e lontano dagli sguardi dei cittadini, obbligatoriamente munite di vetrate scure, prive di insegne. Vietata ogni forma di pubblicità.
Irene svuotò il contenuto del cassetto nell'ultimo bustone vuoto, poi si sedette su uno scatolone, in attesa dei traslocatori.
Con il secondo figlio occorreva una camera in più.

Veniva portato in giro come una madonna pellegrina. Nelle aule liceali o universitarie il rituale era sempre lo stesso. Prima di tutto l'esposizione, identica fin nei dettagli e mandata a memoria, di come la perversione fosse cresciuta quotidianamente ma impercettibilmente fino a divenire incontrollabile; poi il ringraziamento commosso al personale sanitario, di cui una rappresentanza era sempre presente in occasione di queste giornate dell'espiazione, che dopo il ricovero coatto aveva imposto il salvifico regime alimentare all'obeso.
L'infaticabile azione di redenzione di medici e assistenti sociali aveva così pressoché debellato la piaga oscena dell'obesità, azione sostenuta dal consenso entusiasta dell'opinione pubblica, persuasa che i costi economici di quel flagello autorizzassero, di più, obbligassero all'internamento dei riottosi in sovrappeso.

Perché l'evasore fiscale, per i più, è socialmente esecrabile? - Perché - questo era il mantra che Irene aveva instancabilmente ripetuto in tutti gli appuntamenti della campagna di sensibilizzazione - non pagando le tasse danneggia la società - . Di qui il diluvio di spot televisivi e manifesti per additare alla pubblica riprovazione l'evasore, raffigurato in un cono d'ombra, il viso livido e l'occhio lascivo.
Irene gettò uno sguardo fuori dalla finestra. Sull'altro lato della strada campeggiava un enorme cartellone pubblicitario. Una donna, giovane, con il capo chino per la vergogna, dava le spalle a un grafico che esemplificava la caduta verticale del Pil.
Quel cartellone era l'ultimo di una lunga serie che ricordava alla donna in età fertile che era manifestazione di egoismo sociale non riprodursi, un attentato alla tenuta della collettività.
Di fronte a tale campagna misogina le punte di diamante del femminismo più engagé avevano urlato iraconde come la maternità fosse scelta esclusivamente personale e alla obiezione che la campagna contro la cultura tabagista aveva inchiodato i rei proprio al loro narcisismo individualista, inconsapevole dei prevalenti doveri sociali che impedivano che si potesse fare quel che si vuole del proprio corpo, avevano replicato virando verso la tesi della mancanza di asili, assegni familiari ecc. per giustificare la riluttanza femminile ad eternare la specie.
Anche qui era stato sbattuto in faccia alle sempre meno baldanzose amazzoni, che, ricerche alla mano, anche la maggior parte delle donne italiane non si concepivano madri per ragioni diverse da quelle economiche.
Era l'orgoglio childfree, che aveva allontanato nel passato più recente lo spettro della prole, che chiamava ora, nella nuova era della responsabilità sociale, sul banco degli imputati la donna che pur potendosi moltiplicare non lo faceva, danneggiando quindi la comunità, né più né meno di quanto in passato avevano fatto i carnivori, con i loro allevamenti intensivi esalanti veleni mortiferi, gli obesi, che scardinavano i bilanci della sanità e gli evasori che, come le mancate madri, rivendicavano un altro diritto assoluto, non sulle proprie capacità riproduttive ma sul portafoglio.
L'ultima carta giocata da quel che rimaneva degli stati maggiori femministi, il cui esercito, ormai in rotta, aveva abbandonato le trincee e si prestava a passare armi e bagaglio al nemico, era quella dell'inutilità dell'ultima pubblicità progresso, con i suoi orologi biologici e le sue clessidre che ricordavano ansiogeni a donne ottuse che il game over della fertilità andava avvicinandosi.
- Verissimo - era stato l'affondo finale -. Ma forse qualcuno si è mai stracciato le vesti alla vista della scritta che il fumo fa male stampata su tutti i pacchetti di sigarette? E i manifesti con le donne dagli occhi gonfi per le botte che spiegavano che quello non era amore ma violenza? -

Irene guardava la damigiana di vetro.
La tecnologia aveva spazzato le ultime resistenze. La gravidanza, ultimo e arcaico ostacolo al conseguimento della piena eguaglianza delle opportunità lavorative fra i sessi, era stata superata.
Luca era ora lì, appena entrato nell'ottava settimana e si cullava nel liquido amniotico artificiale.
Irene poteva oramai distinguerne chiaramente tutti gli organi.
La cameretta, ridipinta di fresco, era pronta.



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