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lavoro pubblicato giovedì 1 marzo 2018
ultima lettura mercoledì 20 giugno 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

PER UN SOLO ISTANTE

di monty1795. Letto 395 volte. Dallo scaffale Amore

Negli ultimi giorni, quando l'insonnia mi ha ghermito con i suoi acuminati artigli lasciandomi straziante nel mio letto divenuto all’improvviso gelido come neve di dicembre mi sono chiesto, chissà se per un solo istante, lungo il tragitto ...........

Negli ultimi giorni, quando l'insonnia mi ha ghermito con i suoi acuminati artigli lasciandomi straziante nel mio letto divenuto all’improvviso gelido come neve di dicembre mi sono chiesto, chissà se per un solo istante, lungo il tragitto della sua esistenza, si sarà ricordata di me.

Strano che a volte, inatteso e senza una motivazione precisa si ritorna con il pensiero ad episodi bizzarri o smarriti da tempo immemore nei meandri della nostra mente, personalmente sono dell’opinione che la maggior parte di questi casi il fattore principale è l'età, quando un uomo si avvicina alla propria dipartita il nostro raziocinio cerca di fuggire nel tempo e trova riparo nei ricordi.

Anche se non è il mio caso.

C'è un episodio che in questi mesti giorni ritorna alla mia memoria con assidua frequenza, un avvenimento di ben 57 anni fa.

Era un tardo pomeriggio di fine estate, una delle giornate più calde ed afose, eravamo sdraiati sul verde prato sotto un enorme olmo lussureggiante, io e Irene, guardavamo il cielo che andava mutando in un rosso infuocato mentre i nostri amici si svagavano a rincorrersi a vicenda spruzzandosi con l'acqua.

Il prossimo mese avremmo cominciato a frequentare le superiori e lei si sarebbe trasferita dall'altra parte della città, avevo un vago presentimento che non l'avrei più rivista.

Il cielo privo di nuvole venne solcato dal rombo di un aeroplano, il vento faceva ondeggiare le foglie sopra le nostre teste con pigrizia, i lunghi capelli neri di lei poggiavano con delicatezza sui soffici steli d’erba, le voci dei nostri amici lontane anni luce, sembrava un dolce sogno estivo.

Parlammo dei cambiamenti che da quel settembre in poi si sarebbero susseguiti, del timore di crescere, la nostra adolescenza sarebbe finita quell'estate, ancora non lo sapevamo, non si sa mai quando accade.


"Secondo te cosa ci riserverà il futuro." Disse Irene con voce flebile e con un certo sorriso malinconico misto a speranza ad aleggiare sulle sue teneri labbra.

Alzai le spalle con noncuranza.

"Soddisfazioni, delusioni, quasi sicuramente rimpianti." Esclamai queste parole come se il mio animo era già stato afflitto da questi sentimenti, come se non mi aspettavo più niente che potesse sorprendermi.

Lei mi guardò, mi osservò a lungo e infine emise un pigro sospiro e uno sfavillante sorriso si espanse sulla sua faccia abbronzata, sorrisi anch’io, non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle sue labbra.

"Chissà come saremo da adulti, che lavoro faremo, chi sposeremo." Esclamò queste parole con una brama che si annidava nei suoi occhi. Ecco, io avevo la risposta a quell'ultima domanda, o meglio, avevo un desiderio di risposta a quella domanda.

Avrei voluto erompere il mio pensiero, avrei voluto dirgli che il mio cuore voleva trascorrere tutta la vita con lei, che avevo cominciato ad amarla come non avevo mai amato nessuno, ma si sa come si è da ragazzini, si è vigliacchi.

Inesorabilmente il tempo passa, si avanza con l'età, e in un certo punto della tua vita ti fermi e ti domandi cosa hai fatto, rifletti su cosa hai concluso nella tua esistenza, non mi riferisco a livello umanitario, puoi aver aiutato anche persone bisognose, oppure possedere un lavoro con la migliore retribuzione possibile, oppure dare un passaggio ad un autostoppista, queste sono azioni che compi per avvalere gli altri di un beneficio di cui sono sprovvisti, ma io parlo della gratificazione dell'anima, quella gratificazione che puoi raggiungere solo nell’adolescenza, solo allora potrai dire di aver vissuto realmente.

Rifletti sul fatto che forse avresti dovuto osare di più, pensi che quella mattina di maggio avresti dovuto seguire i tuoi amici e fare quel bagno al lago invece di stare a casa e studiare per l'esame, si vive una volta sola.

A volte ripenso quando mi trattenni dal precipitarmi a rotto di collo con la mia mountain bike da un pendio ricoperto di ghiaia, i miei fratelli e mio cugino sfrecciarono sul suolo innalzando terriccio e un esile velo di polvere, io ero rimasto inchiodato al terreno, il terrore si era situato dentro il mio stomaco, il panico mi attanagliava, ero pervaso dall’orrore di cadere e rompermi un braccio così rimasi fermo ad aspettare mentre loro si allontanavano gridando urla di giubilo al cielo azzurro e al fogliame circostante.

Avresti dovuto dichiararti alla ragazza che amavi, senza eccessivi complessi ad arrestare il flusso dei tuoi pensieri e anche se lei ti avrebbe declinato con una risata, ma almeno in futuro potevi dirti, cavolo, ci ho provato.

Intanto il pomeriggio procedette languidamente, avrei voluto che quel palpito di momento fosse perdurato per almeno un’altra decina d’anni, nel profondo del mio animo sapevo che un giorno sarei ritornato a rimuginare su questo episodio, anche se sono trascorsi 57 anni.

Irene ed io eravamo svogliatamente sdraiati sull'erba che ci donava frescura, sopra di noi le foglie stormivano e gli ultimi raggi di sole filtravano tra di esse, tutto andava bene, poi le sue dita sfiorarono il mio avambraccio provocandomi un leggero brivido dietro il collo, mi prese la mano delicatamente, con amabilità, e il mio cuore accelerò i battiti, l'ansia si agitava come una pallina impazzita nel mio stomaco.

"Sei il mio migliore amico, con te mi sento bene, mi sento a casa, so di poter parlare liberamente senza sentirmi una perfetta idiota, sei speciale." esclamò queste parole con voce appena udibile, non so perché ma calde lacrime salirono ad inumidirmi gli occhi.

"Anche tu… sei la mia migliore amica." Le parole mi si erano momentaneamente arrestate in gola bloccandomi per un breve istante il respiro.

Ci guardammo e sorridemmo.

Il nostro amico Marco corse tra l’erba costellata di rugiada scavalcandoci con un salto e urlando a squarciagola "AAAAAAAH" cercando di sfuggire ad un getto d'acqua, alcuni schizzi ci bagnarono i capelli e le braccia, un fremito percorse il mio corpo.

Il fratello di Marco gli urlò dietro una serie di insulti, era fradicio dalla testa ai piedi.

Tutto andava bene, già, quel pomeriggio tutto era fatato, la testa mi vorticava ma era una piacevole sensazione, erano gli effetti di un sentimento chiamato amore, ma questo lo avrei scoperto dopo.

Il velo della sera stava scendendo su di noi e Irene mi chiese se potevo accompagnarla a casa.

Camminammo con un andatura flaccida lungo il marciapiede, gli alberi in lontananza si trasformarono in macchie scure, silhouette sullo sfondo del cielo.

Quando arrivammo davanti alla sua abitazione le luci in cucina erano accese e il riverbero illuminava un quadrato d'erba accanto ai nostri piedi, Irene si voltò e ci guardammo negli occhi.

Erano color nocciola.

"Allora ci vediamo, grazie per avermi tenuto compagnia."

Alzai le spalle.

"Di niente." E sorrisi.

“E promettimi che anche quando mi sarò trasferita ci terremo in contatto, e dico sul serio, non voglio che questa sia una frase di circostanza.”

“ Non succederà non preoccuparti, ti prometto che almeno una volta a settimana ti farò ricevere mie notizie.” Non accadde mai.

In qull'istante mi guardò con uno strano luccichio negli occhi, i capelli neri che si agitavano nel venticello serale, lei attendeva, temporeggiava, voleva che la baciassi, ed io la baciai, le nostre bocche si sfiorarono, poi affondai nelle sue teneri labbra, avevano la consistenza delle nuvole, restammo così a lungo, poi mi svegliai dalle mie fantasticherie.

Accadde solo nella mia testa, la baciavo mentre lei mi stringeva le mani sudate e poi ci salutammo, con la voglia che la notte passasse come un lampo nel cielo solo per rivederci ancora, lei si dirigeva verso casa voltandosi di tanto in tanto con un sorriso malizioso sul viso.

Ma così non fu, lei era lì, ferma sul marciapiede con solo il vento ad inveire, una voce dentro la mia testa urlava di baciarla, fallo adesso o sarai dannato, poi si girò ed entrò in casa mentre io osservavo il tutto in uno stato di catalessi, me ne sarei pentito per tutta la vita.

Che ci crediate o no, da quel giorno per una serie di sventurati eventi non la rividi mai più.

La settimana dopo a quel mancato bacio si trasferì, non la potei neanche salutare.

A volte è davvero bislacca la vita, si trascorrono delle giornate speciali insieme ad amici speciali, persone che dimoreranno per sempre nel tuo cuore, ma poi capita che di punto in bianco, per futili motivi non ci si vede più.

Due settimane fa ho scoperto che Irene è stata portata via da un cancro allo stomaco.

Il mio più grosso rimpianto è stato quel giorno fuori casa sua, mentre lei indugiava, ma in fine tutta la vita è un rimpianto.

Nei mesi successivi a quell’episodio di quell’estate di 57 anni fa ho sempre ripensato a quel bacio, ho sempre ripensato a Irene, ma poi le nuove amicizie, i nuovi amori, il leceo, il lavoro ma soprattutto il tempo ha fatto si che la dimenticassi fino ad oggi, e adesso mi viene da riflettere, chissà se lei nel corso di tutti questi anni, anche per un solo istante, si è ricordata di me.

PS. Questo racconto è dedicato a Stephen King, il mio primo grande amore letterario, colui che mi ha fatto innamorare della lettura e della scrittura e a Ray Bradbury per le sue fantastiche storie che mi hanno fatto sognare e nel contempo ritornare bambino, grazie di tutto maestri.



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