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lavoro pubblicato mercoledì 21 febbraio 2018
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La danza del nido di ragno

di Coldbrock. Letto 429 volte. Dallo scaffale Sogni

Puntualmente, alle tre di notte il mio corpo decide che non devo dormire, colto da quel pensiero che desta il mio cervello e lo porta ad organizzare una serata all'interno del mio cranio, rumoroso come una rockband di sedicenni, aprendo le mie palpebre...

Puntualmente, alle tre di notte il mio corpo decide che non devo dormire, colto da quel pensiero che desta il mio cervello e lo porta ad organizzare una serata all'interno del mio cranio, rumoroso come una rockband di sedicenni, aprendo le mie palpebre come finestre sul buio della stanza, e costringendomi a fissare la lucina rossa del mouse in quel mare nero. Con l'espressione media di un cadavere mi ritrovo a fissare quella flebile quanto costante luce sopra la scrivania, il telefono è lontano e sono troppo stanco per alzarmi e passare la notte a sfogliare le storie di Instagram di qualche perfetto sconosciuto con una vita più attiva della mia, quindi mi ritrovi lì mentre la musica nella mia testa si alza sempre di più, ritrovandomi poco a poco, a furia di fissare quel dot scarlatto, ad osservare il party lì dentro, contemplando il problema che mi tiene sveglio. Non so voi ma io sono stato sempre un tipo timido e impacciato, e le discoteche non mi hanno mai fatto sentire a mio agio, soprattutto quelle create dalla mia immaginazione, quindi non ci penso proprio di buttarmi nel clue della festa e unirmi alle danze, quindi arranco verso il baretto poco distante dalla pista, alla ricerca del primo posto libero, buttandomi di peso sullo sgabello e curvando la schiena in avanti nel disperato tentativo di riaddormentarmi, con scarsi risultati visto il lavoro del Dj alle mie spalle. Abbandono dopo poco la speranza di riposare, alzando appena il capo e iniziando a fissare il barista, sperando che mi noti. < Mi porti una Paulaner? Bionda > Mi consegna subito un fin troppo grosso boccale di birra, ma la cosa stranamente non mi stupisce, è la mia testa quindi avrai dei validi motivi per volermi sfatto e ubriaco, essendo una delle mie birre preferite accetto la cosa senza pensarci troppo, inumidisco rapidamente il palato e mi giro tenendo sulle cosce quel secchio per osservare da cosa sia provocato tutto quel bordello, e come mi aspettavo c'è una folla grondante sudore che salta sotto luci stroboscopiche al ritmo di una canzone di Caparezza orribilmente remixata, fra i vari volti riesco a riconoscere il mio professore di latino che agita un grosso dizionario sopra la sua testa e quella ragazza al liceo che mi piaceva tanto ma che ho visto solo un paio di volte fra i corridoi, troppo fuori dalla mia portata per fermarmi e salutarla. I restanti non hanno un volto, delle facce lisce e bianche che flirtano fra di loro o con qualche amico di vecchia data, mi piace pensare siano persone che non ho ancora incontrato per non cagarmi sotto dalla paura. Metto rapidamente da parte queste presenze quando la musica improvvisamente rallenta, la folla si apre come se dall'altra parte ci fosse Mosè, a passare non è il popolo di Israele ma due figure molto familiari; da una parte ci sono io, vestito con il mio solito felpone bordeaux e un paio di jeans che ho dalle medie e per questo piuttosto consumato dal tempo, abbasso il capo contemplando il mio riflesso nella birra, notando qualche piccola differenza con il mio alterego, come la barba praticamente assente e le occhiaie meno marcate. Tiene nella mano una figura più esile e poco più bassa - non che io sia una giraffa - avanzano timidamente verso il centro della sala mentre il volume progressivamente si abbassa fino a fermarsi, tutti mi fissano, mi sento osservato persino dalle figure senza volto anche se mi rendo conto che sia impossibile, mentre l'altro me allunga la mano libera verso lo sgabello, invitandomi a raggiungerlo. <..> Il locale in silenzio per qualche minuto, decidendo cosa fare, fisso la figura femminile che mi accompagna trovandola familiare senza tuttavia riuscire ad osservarne i tratti facciali nonostante un grosso fanale ora illumini i due al centro della stanza, gli altri spariscono nel buio anche se riesco ancora a percepire la loro esistenza, ad alitarmi sul collo mentre valuto la situazione, prendo coraggio sollevando con forza il boccale di birra e posandolo sul bancone. < Cosa c'è? > Quella domanda non riceverà una risposta mentre mi avvicino ancora titubante al centro della pista, di colpo la folla si muove formando una circonferenza intorno a noi tre, una arena che vede come gladiatori Me, me stesso e quella ragazza conosciuta ma irriconoscibile, mentre la musica inizia progressivamente a salire, un twist accompagnato dal battito delle mani dei presenti nella sala, compreso il mio alterego che arretra sorridente compattandosi con il perimetro che ora racchiude solo me e la ragazza, rimango a fissarla quando inizia a ballare, con movenze piuttosto rigide ma che per qualche motivo trovo molto eleganti. Inizio ad intravedere delle piccole labbra tinte di nero che sorridono e trattengono una dolce risata, un gesto che mi infonde coraggio portando le mie stanche membra a muoversi in movimenti piuttosto imbarazzanti, non sono mai stato un grande ballerino quindi mi limito a muovere un po' gambe e braccia cercando di imitare la ragazza, risultando ben poco virile. Pochi istanti e la melodia inizia a mutare in un lento, la luce cala e siamo immersi nel buio, sento le sue mani che si appoggiano sulle mie spalle, d'istinto sollevo le mie per andare a cingerle i fianchi, avvicinando il mio ventre contro quello altrui senza tuttavia toccarlo, in modo tale da poter abbassare lo sguardo in direzione del suo volto, che ora riesco a riconoscere, di colpo mi sento più felice, più leggero, ondeggiando goffamente sulla pista da ballo mentre la tengo stretta, non ho la minima intenzione di lasciarla andare. < Perché sei qui? > Le domando schiudendo le labbra in un sussurro, lei nasconde i suoi occhi dietro le palpebre disegnando un sorriso fra le labbra. < Perché mi volevi qui > Risponde con tono caldo, la sua destra scivola dalla spalla fino al petto < Ricordati che qui ci sarà sempre qualcuno che ti troverà stupendo > La mano si separa dalla mia ora nuda pelle, picchiettando un paio di volte sul petto mentre sorride di nuovo, strappandomi la stessa espressione dal volto, iniziamo a girare al centro della pista, volteggiando sopra quel lento, lei si volta e io la circondo con la mie braccia stringendola, la sua schiena contro il mio petto, socchiudo gli occhi mentre qualcosa inizia a circondarci, dei sottili e lucidi fili bianchi iniziano ad avvolgerci e a stringerci l'uno contro l'altro, una strana sensazione di malinconia mi assale e l'aria inizia a mancare, ma non mi interessa, non fuggirò da quel ricordo che tanto mi fa star bene, pian piano la nostra danza rallenta e abbasso il mento, impallidisco e spalanco gli occhi quando vedo che il suo corpo è sparito, le mie braccia tremano rendendosi conto di star abbracciando l'aria, mentre mi rendo conto di essere tornato nella mia stanza, dovrei calmarmi e pensare che sia stato tutto un sogno ma qualcosa mi circonda, quei fili bianchi sono ancora lì a circondarmi, e bloccarmi in una morsa che prima era calda e piacevole, ma che adesso intrappola tutto il mio corpo fuorché la testa. < C-cosa?! > Inizio ad ansimare mentre i primi raggi dell'alba illuminano la stanza dalla finestra stranamente aperta, ricerco il puntino rosso, rendendomi conto che quella luce che ho fissato per ore non era il mio mouse, ma l'occhio di un immenso ragno che mi ha fissato tutta la sera, educato abbastanza da attendere che quel bellissimo sogno terminasse, la seta ancora tesa dall'addome e le zanne che si agitano dinanzi la bocca. Urlo.


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