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lavoro pubblicato domenica 18 febbraio 2018
ultima lettura domenica 13 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Red Rain Parte prima - Preludio

di touch. Letto 258 volte. Dallo scaffale Gialli

Roma, fine dell'estate. Inizio di un' indagine di omicidio in cui il modus operandi dell assassino risulta essere molto particolare. L' inizio o la fine di una storia d'amore che sta aspettando, ormai da troppo tempo

"Apparve ancora un altro segno nel cielo:
ed ecco un gran dragone rosso,
che aveva sette teste e dieci corna
e sulle teste sette diademi.
La sua coda trascinava la terza parte
delle stelle del cielo
e le scagliò sulla terra..."
(Apocalisse 12:3-4)
Preludio
I
Una goccia di sangue, due gocce di sangue, tre gocce di sangue … seduta sul pavimento, con le
gambe strette al petto, le contava mentre cadevano copiose sul parquet, fissava inebetita le ferite
che si era procurata alla mano tagliandosi con un vetro, stupita di come l’odore del sangue fosse
tanto simile a quello del rame.
Poco prima si era alzata dalla poltrona con il bicchiere di the in mano, aveva avuto un capogiro e
d’improvviso aveva visto tutto nero, poi il nulla. Era svenuta. Quando aveva ripreso i sensi si era
ritrovata sul duro pavimento del suo salottino, il bicchiere in frantumi e la mano insanguinata. Non
si trattava di tagli gravi, ma la mano cominciava a pulsare. Si alzò lentamente, temendo un altro
capogiro che fortunatamente non arrivò e si diresse in cucina. Aprì il rubinetto e mise la mano sotto
il fresco getto d’acqua. Era la quinta o la sesta volta che sveniva negli ultimi tre giorni. Sapeva bene
qual’era il motivo: non mangiava e non dormiva. Era arrivata al punto di limitare i suoi pasti
quotidiani ad un semplice bicchiere di latte con qualche biscotto e di dormire non più di un paio
d’ore a notte. Era anche andata dal medico che le aveva spiegato che probabilmente stava vivendo
un periodo di stress e che la sua era non era latro che una forma di esaurimento. Sorrise rassegnata a
quel pensiero. Chiuse il rubinetto, si asciugò le ferite con un tovagliolo di carta, tamponandole
delicatamente. Aprì il freezer prese un cubetto di ghiaccio e lo applicò sulla ferita più profonda che
non voleva smettere di sanguinare. Distrattamente si voltò verso la finestra e la sua attenzione fu
piacevolmente colpita dal tramonto. Il cielo era di un intenso colore arancione, un colore che le
ricordava il calore dell’estate che ormai era alle porte. Lasciò il cubetto di ghiaccio cosparso di
striature di sangue nel lavandino e si affacciò alla finestra per osservare meglio quei fantastici colori
di cui il cielo era dipinto. Una fresca goccia d’acqua le cadde sul naso, poi un’altra e un’altra
ancora. Stava piovendo. Sorrise incuriosita a quello strano evento atmosferico.
“Piove con il sole” disse col naso rivolto all’insù “Sembra come …”
II
Il semaforo passò dal rosso al verde. Ripartì sfrecciando per le strade della Capitale. La giornata
lavorativa era terminata, ma non aveva voglia di andare a casa, voleva correre, correre, correre
senza meta con la sua adorata moto. Si sentiva libero solo quando la guidava. Era sempre stato così,
sin da quando era ragazzino e suo padre gli aveva regalato il primo motorino, le due ruote gli
facevano un effetto pazzesco. Le amava da una vita ancora prima di conoscere lei. Ecco, le era
tornata in mente un’altra volta. Un’ondata di rabbia gli attanagliò il cuore. Quanto si detestava per
quelle continue connessioni logiche che lo riportavano sempre a pensare a lei. Accelerò, la strada
era libera, era sua. Tutto quello che aveva voluto dalla vita era suo, certo se l’era dovuto sudare, ma
ora era suo, tranne lei.
“Maledizione” imprecò accelerando ancora. Tutta quella rabbia che aveva dentro non se ne sarebbe
mai andata via, lo sapeva con certezza.
Decelerò cautamente quando alcune gocce di pioggia gli colpirono la visiera del casco.
“Cristo santo, piove col sole” borbottò accostando. Voleva gustarsi quello strano paradosso.
Si tolse il casco e guardò il cielo. Era rosso come il sangue. La pioggia cadeva silenziosa sull'asfalto: " sembra come..."
III
Trascinò il suo trolley verso la banchina. Avevano annunciato l’arrivo del suo treno per Roma, gli
rimanevano ancora un paio di giorni di ferie, ma preferiva trascorrerli nella città eterna. Ci si era
trasferito da poco e non la conosceva abbastanza, avrebbe speso quei due giorni per conoscere
almeno i luoghi più belli e famosi.
Era contento di essersi trasferito lì per lavoro, gli piaceva quell’enorme città caotica immersa
completamente nella storia, ma soprattutto gli piaceva quello che gli stava offrendo: una buona
carriera. Sospirò speranzoso a quel pensiero.
Il treno arrivò, salì e prese posto accanto al finestrino. L’aria condizionata gli dette un po’ di
refrigerio, l’estate stava per arrivare e già faceva molto caldo. Dei leggeri ticchetti al finestrino
attirarono la sua attenzione, erano gocce, piccole gocce di pioggia. Volse gli occhi al cielo. Cavolo
che splendido tramonto! Raramente aveva visto il cielo con così tante sfumature di rosso, la pioggia
continuava a colpire indisturbata il finestrino con un piacevole ticchettio. Che strano vedere la
pioggia quando c’era il sole, pensò, e poi quel tramonto di un rosso così intenso la rendeva
particolare, sembrava come …
IV
Durante l’infanzia aveva sempre associato la pioggia alle grandi pulizie. Pensava che Dio per pulire
la terra mandava giù, di tanto in tanto, degli acquazzoni, a volte lievi, a volte più forti.
La pioggia gli era sempre piaciuta, ma non quella. Non era normale che venisse a piovere con il
sole, Dio non avrebbe mai permesso un controsenso del genere. Quella non era una pioggia
normale, una delle tante che mandava nostro signore sulla terra. C’era un segnale in quello strano
accadimento, un segnale che non gli piaceva proprio per niente. Guardò con timore la miriade di
gocce che stavano bagnando il suo parabrezza, sembrava come …
UNA PIOGGIA DI SANGUE


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