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lavoro pubblicato sabato 17 febbraio 2018
ultima lettura domenica 1 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SE, ANCHE QUESTO, È UN UOMO...

di Luc94. Letto 232 volte. Dallo scaffale Sogni

“Ma è pur sempre tuo padre!” Quante volte noi figli ci sentiamo dire che non è facile essere genitori? Vi assicuro che è altrettanto difficile in alcuni casi essere figli. Penso sia semplicemente difficile ESSERE UMANI.

Eravamo tutti seduti attorno al tavolo della cucina.
Una luce soffusa alimentava la stanza e si udiva in sottofondo il rumore della tv che annunciava il tg delle 20:00.
A capotavola sedeva mio padre, io ero alla sua destra di fianco a mia sorella e mia madre.
Alla sua sinistra invece erano sedute mia zia e infine mia nonna.
Iniziammo a colloquiare del più e del meno, come sempre.
Ridemmo e scherzammo, sì, ma c’era sempre un’aria cupa nella stanza.
Mio nonno era da mesi in ospedale e nessuno riusciva a pensare ad altro:
eravamo alla scoperto, cinque donne e un uomo.
Mio padre era quel tipo d’uomo a cui non potevi mai dire una parola di troppo altrimenti si arrabbiava così tanto da diventare rosso paonazzo e riempirti di botte fino a lasciarti a terra, senza alcun rimorso.
Mio padre era un uomo buono, fuori casa, bastava essere attenti ad un'unica cosa: non contraddirlo mai! Poi dentro casa toglieva i panni da buon uomo e si trasformava in un mostro.
Eravamo le sole a saperlo, ma lo sapevamo bene… .
Non ho mai capito se indossasse i panni de buono ma era malvagio o viceversa.
In ogni caso quella sera però sembrava tutto tranquillo.
Nessuno aveva voglia di litigare, né ne aveva le forze.
Tutto ad un tratto tra le risa si sente un rumore.
“Driiiiiiin!”
“La pizza, è pronta!” Grida mamma.

“Cavolo ma è un po’ bruciacchiata e ne esce solo un pezzo a testa!”

“Io ne voglio almeno tre! Sono L’uomo e ho fame” sbuffa mio padre.

“Si ma tanto io non la voglio, può mangiare lui la mia parte…” dice la nonna per mettere sempre quiete.

“Non scherzare, che dici! Adesso salgo su e vado a prenderti qualcos’altro da mangiare nel freezer. Torno subito” rispondo.

Lui alza lo sguardo verso di me e mi osserva. Conoscevo quello sguardo e sapevo bene che stavo facendo qualcosa che lui non guardava di buon occhio.

“Mi prendi le cuffiette che le ho scordate in camera già che sali?” Disse mia sorella.

“Dai vacci tu! Ti accompagno io se vuoi così prendo io le altre pizze dal congelatore”. Continuò mamma.

Così si alzarono dalle loro sedie e salirono le scale interne di casa.
Mio padre continuava a guardare verso di me con quello sguardo inquietante.
Sapevo che stava sospettando qualcosa di strano in quella sua testa malata.
Lo vidi alzarsi e subito capii che avrei dovuto fare qualcosa prima di lui, prendere in tempo la situazione, anticipare le sue mosse e mi mossi velocemente verso le scale urlando:
“Salgo su anch’io! Così le aiuto a far presto”
Ma lui mi seguiva…era tre passi dietro di me.
Ogni scalino che facevo sentivo la sua presenza, il suo respiro, i suoi passi. Ne avevo paura. Non sapevo cosa stava accadendo ma non mi piaceva di certo quella sensazione che avevo sulla pelle.
Arrivai alla porta d’ingresso socchiusa del piano superiori e le sentii ridere di gusto. Corsi verso la sala.
C’era un cofanetto appoggiato a terra di fianco al camino e mamma d mia sorella tenevano in mano una foto in bianco e nero di tanti anni fa e se la ridevano da matti!
Era un clima così bello! Mi sentii rassicurata, non c’era nulla da temere.
Lui entro nella stanza e esclamò:
“Cosa state facendo? Vergognati che razza di madre sei! Quelle sono cose che non ti riguardano, affari miei, hai chiesto il permesso per prendere quelle foto? Come ti permetti di frugare tra le mie cose? Mi fai schifo!”

Mia madre fece una faccia impietosita e girandosi verso mio padre disse a bassa voce:
“Ma le stavo solo mostrando le nostre foto quando eravamo tanto giovani con lei e Laura piccola…”sorrise.

Ma lui non fu altrettanto buono.

Si avvicinò al camino, prese la molla forgiata e la tirò con violenza sul viso di mamma.
La vidi cadere a terra e versare una goccia di sangue sul pavimento.
Mi misi in mezzo e iniziò a picchiare anche me con la stessa violenza.
Mi svegliai, grondavo di sudore… .
Era solo un sogno, un bruttissimo sogno che da mesi si ripeteva nella mia testa.
Ricordai perché erano anni che non parlavo con mio padre.
Si può coprire un ricordo solo mentre si vive, quando si dorme tutto può tornare alla mente, anche ciò che si vorrebbe per sempre dimenticare.



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