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lavoro pubblicato giovedì 15 febbraio 2018
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nubi di vapore

di Mariotancredi. Letto 317 volte. Dallo scaffale Storia

Se volete che continui a pubblicare capitoli della mia storia commentate e fatemi sapere cosa ne pensate. Capitolo 5

Cap 5


Degli automi da ricognizione avevano seguito i miei rapitori, erano poi andati ad informare il generale Grant che aveva consentito un’operazione di recupero. Mentre l’artiglieria bombardava il forte Jason si calò da una mongolfiera e mi liberò, portandomi al sicuro sulla gondola. Il capitano Arnold provò a fermarci sparando qualche colpo verso la mongolfiera, ma fortunatamente fu tutto inutile. Jason mi disse che avremmo dovuto avvisare il maggiore Sundwall, ufficiale di artiglieria, di cessare il fuoco, poiché ero stato salvato.
Ricordai di avere ancora con me il razzo da segnalazione, così lo utilizzai.
Appena il colpo esplose, i cannoni cessarono di sparare e ci allontanammo, eravamo diretti a Washington, dove mi stava realmente aspettando il presidente. Ero ferito e avevo bisogno di essere curato, decidemmo quindi di fermarci alla più vicina città degli stati dell’Unione. Sorvolammo il Kansas e scorgemmo un piccolo ranch, decidemmo quindi di fermarci per un po’. Atterrammo fuori la staccionata della fattoria e poiché stavo per morire dissanguato, Jason corse nella casa in cerca di aiuto.
Dopo pochi secondi dall’edificio uscirono due ragazzi che mi caricarono su un carretto e mi portarono nella stalla, dissero che una delle loro sorelle mi avrebbe aiutato.
Coprirono un mucchio di fieno con un lenzuolo e mi ci stesero sopra, dopo un po’ entrò nella stalla una giovane ragazza con delle garze sterili.
“Non temere, mi prenderò cura di te. Le ferite sono profonde, ma guarirai. “
Mi disse anche che il suo nome era Donnie, era una ragazza graziosa e si dimostrò molto premurosa.
Mentre Donnie cercava di sanare le mie ferite, Jason e i due fratelli della ragazza vennero a controllare che fosse tutto apposto, me l’ero vista veramente brutta, ma ero sicuro di essere capitato in buone mani.
Dopo aver pulito le ferite, Donnie mi disse che sarei dovuto restare a riposare per alcuni giorni, dopodiché avrei potuto proseguire il viaggio.
Fortunatamente nella casa della famiglia c’era una stanza vuota riservata agli ospiti, così io e Jason fummo invitati a fermarci da loro per un po’,accettammo la proposta, consapevoli che una tregua avrebbe fatto bene ad entrambi. La sera, Donnie mi spiegò che il padre era partito per la guerra alcuni mesi prima e che era lei ad occuparsi del ranch, essendo sua madre malata. La ragazza aveva inoltre il compito di badare ai due fratelli e alla sorellina, più giovani di lei. Disse poi che la vita in città stava diventando pericolosa, poiché essendo tutti gli uomini impegnati in guerra, i cittadini erano perennemente infastiditi dai banditi e dai disertori. Io e Jason ci offrimmo di proteggere il ranch e promettemmo di scacciare i banditi dalla città appena io fossi guarito.
Il giorno dopo, Jason mi disse che avremmo dovuto avvisare il presidente della nostra sosta, ma l’automa da ricognizione era stato colpito durante la nostra fuga, bisognava trovare gli attrezzi adatti per aggiustarlo.
Avevo voglia di fare una passeggiata, poi mi sentivo meglio, quindi decisi di andare in città nonostante me lo avessero sconsigliato tutti.
Avevo una gamba fuori uso, quindi per camminare avevo bisogno di un bastone. Prima di partire decisi di fare un bagno, non ne facevo uno da quattro giorni. Donnie mi diede degli abiti di suo padre, poiché aveva deciso di lavare la mia uniforme, mi prestò infine la loro carovana.
La cittadina era poco distante dal ranch, non ci volle molto ad arrivarci. Come tutte le altre città, anche questa era stata devastata dalla guerra, sembrava una città fantasma, sentimmo però dei suoni provenire da una locanda, avvicinandoci sentimmo chiaramente che degli uomini stavano cantando il canto patriottico Yankee Doodle.
Appena entrammo tutti tacquero e fissarono su di noi lo sguardo, Donnie aveva ragione, in città la situazione era delle peggiori. Per tranquillizzare quegli uomini gridammo evviva l’Unione e tutti ricominciarono a ridere e a cantare. Si avvicinò il proprietario della locanda.
“Signori, unitevi a noi! C’è da bere per tutti, offre la casa.”
La tentazione era alta, ma eravamo andati in città solo per trovare gli attrezzi necessari per aggiustare l’automa.
“Dylan, un goccio non ci farà male. Approfittiamone per fare nuove conoscenze.”
Il proprietario del saloon esplose in una generosa risata e disse che Jason aveva buon senso, così decidemmo di fermarci a bere.
“Stiamo cercando un negozio di meccanica, abbiamo bisogno di alcuni attrezzi per aggiustare un automa.” Jason spiegò al locandiere la situazione. “C’è un ingegnere in città, lui saprà dirvi qualcosa. Il suo nome è Pablo Mendoza, non esce mai dal suo laboratorio in fondo alla strada, lo troverete lì.”
Dopo aver ringraziato il locandiere uscimmo in cerca del laboratorio, ma appena usciti dalla locanda fummo quasi travolti da alcuni uomini a cavallo.
“Chi sono questi due? Nuove vittime ragazzi, divertiamoci un poco.”
I sei uomini ci girarono intorno in segno di sfida, poi ci dissero che per restare in città avremmo dovuto pagare un dazio. Nonostante non fossimo armati dimostrammo di non essere intimoriti dagli avversari.
“Signori, purtroppo adesso non abbiamo denaro, se permettete…”
Uno di loro scese dal cavallo e mi aggrappò per la camicia, provò a colpirmi con un pugno, ma Jason gli bloccò il braccio.
“Fossi in te non lo farei, state commettendo un grosso errore. Adesso vi prego, siamo già in ritardo.”
Scesero tutti e sei, uno di loro ordinò a Jason di lasciare il braccio dell’amico, mentre un altro mi tolse il bastone facendomi cadere, poi entrarono ridendo nella locanda.
“La prossima volta ci pagherete il doppio!” Ne avevamo scampata un’altra, ci saremmo vendicati.
Jason mi aiutò ad alzarmi e mi caricò sulla carovana, dovevamo trovare il laboratorio. Trovarlo non fu difficile, infatti sentimmo una piccola esplosione proveniente da una bottega. Andammo a vedere cosa fosse successo, quando improvvisamente dall’edificio fumante uscì tossendo un uomo.
“De nuevo, dnnazione!” L’uomo iniziò ad imprecare in spagnolo, ero certo che quello fosse l’ingegnere che stavamo cercando.
“Stiamo cercando un certo Pablo Mendoza, è un ingegnere.”
“Sono io, e questo è il mio laboratorio. In cosa posso esservi d’aiuto caballeros?” Gli dissi che avevamo bisogno di alcuni oggetti, avevo preparato una lista, così gliela porsi. Dopo aver acquistato gli oggetti decidemmo di aiutarlo nel mettere apposto il laboratorio e ne approfittammo per chiedere informazioni sui sei uomini che ci avevano aggrediti.
“Da quando i soldati sono impegnati in guerra nelle città americane non c’è più protezione per la brava gente. I vari fuorilegge stanno terrorizzando i civili. Nessuno degli uomini presenti ha il fegato di sfidare i banditi, me compreso.”
Avevamo promesso che avremmo salvato la città, cosi decisi di andare dai banditi. Jason provò a fermarmi, ma lo convinsi a portarmi al saloon. Nella locanda i sei uomini non c’erano più, quindi dissi al proprietario di comunicargli che avevo intenzione di sfidarli, ci sarebbe stato un duello con il loro capo all’alba di otto giorni dopo.
Lo stupore dei presenti fu tanto, nessuno si aspettava che finalmente un uomo avesse deciso di sfidare quei banditi. Il proprietario del saloon ci offrì un altro bicchiere di whiskey e ci augurò buona fortuna. Dopo aver bevuto e salutato i cittadini presenti alla locanda tornammo alla fattoria, dove ci stavano aspettando per la cena.








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