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lavoro pubblicato giovedì 15 febbraio 2018
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Nubi di vapore

di Mariotancredi. Letto 226 volte. Dallo scaffale Storia

4° capitolo del romanzo Nubi di vapore ambientato durante la Guerra civile Americana. Continuate a leggere l'appassionante storia di Dylan Colt.

Capitolo 4
I nemici paracadutati erano davvero tanti, ma riuscivo a tenere in mano la situazione. Avevo inviato un automa volante da ricognizione verso la città vicina, dovevano inviarci un battaglione per aiutarci a proteggere Hartford. Non dovemmo attendere molto all' arrivo dei rinforzi, ma quel poco tempo ci era sembrato un' eternità, le munizione scarseggiavano, visto che la maggior parte le aveva prese il colonnello Chopper diretto a Winchester, già molti soldati avevano dovuto lasciare i fucili, erano costretti ad impugnare le sciabole.
All' arrivo degli ausiliari avremmo voluto saltare dalla gioia, ma non distogliemmo lo sguardo dalla battaglia, un minimo passo falso e saremmo morti. Finalmente eravamo in vantaggio, ci vollero pochi minuti per scacciare il nemico dal forte.
Nel frattempo la battaglia del Winchester era stata persa, nonostante i rinforzi arrivati da tutto lo stato della Virginia.
Il generale Kimball cercò di organizzare delle difese, ma i confederati di Jackson lo spinsero sempre più a nord, fuori dalla valle. Kimball e i suoi uomini furono inseguiti
dall' eccellente cavalleria di Jackson che fu sul punto di catturare lo stesso generale. Fortunatamente numerosi uomini riuscirono a ritirarsi verso Port Republic.
Le pistole a vapore erano pronte e quando mi ordinarono di marciare con gli uomini del forte di Hartford verso Port Republic, armai la mia colonna distribuendo loro le revolver. Purtroppo però quando arrivammo al fiume Shenandoah, dove stava avendo luogo la battaglia, questa era già sul punto di essere persa.
Jackson concentrò le sue forze ad est del fiume contro le brigate di Kimball e di Taylor, un altro generale unionista comandante della divisione Shields. Gli assalti confederati attraverso le rive del fiume furono respinti con gravi perdite, ma un'altra colonna aggirò gli unionisti sul fianco sinistro, erano circondati. I confederati stavano letteralmente schiacciando i soldati di Kimball e di Taylor.
Quando arrivai sul campo di battaglia c' era ormai poco da fare, anche utilizzando le nuove armi non riuscimmo a ristabilire la situazione, Kimball e Taylor ordinarono la resa e perdemmo la Campagna della Valle, visto che quella di Port Republic fu l'ultima battaglia. Demoralizzati decidemmo di tornare al forte di Hartford, dove dall'altra parte del tunnel segreto ci attendeva Lincoln, l'uomo non era ancora fuori pericolo.
“Tenente Colt, il presidente la sta aspettando in campagna dall'altra parte del passaggio, la accompagno io.”
Un soldato mi scortò lungo il tunnel, ma dall'altro lato invece del presidente c'era ad aspettarmi un drappello di soldati sudisti.
“Soldato, cosa significa tutto questo! Dov'è Lincoln?”
“Mi dispiace signore, non avrei voluto”. Il ragazzo mi legò i polsi e mi consegnò ai nemici, dopodiché chiese la sua ricompensa, ma ricevette solo un colpo di pistola in fronte.
“Sciocco. Credeva davvero che gli avremmo dato dei soldi, siamo in guerra!” . Dopo aver ucciso il ragazzo, il comandante dei soldati sudisti li incitò a pestarmi dandomi un calcio alle costole, subito dopo i suoi uomini mi si scaraventarono contro con ferocia.
“Può bastare ragazzi, ci serve vivo.”
I soldati mi caricarono su di un carro e ci dirigemmo verso la Louisiana, durante il viaggio continuarono a parlare di un certo colonnello Smith che sarebbe stato contento di vedere che ero stato catturato e che secondo loro, li avrebbe promossi tutti. Ricordai di avere con me un razzo da segnalazione che avrei potuto usare per mostrare agli alleati la mia posizione. Avevo le mani legate, così pensai che avrei potuto usarlo in seguito.
A causa loro avevo dei dolori intensi su tutto il corpo, così inizia a lamentarmi e dissi che mi sarei vendicato, ma uno di loro mi colpì con il calcio del fucile facendomi perdere i sensi.
Ricordo di essermi svegliato nel fango, attorno a me c’erano tanti ufficiali in divisa grigia che discutevano su cosa farne di me. Ero frastornato, ma capii che mi avrebbero interrogato riguardo i progetti di mio fratello, non avrebbero dovuto conoscerne l’esistenza, ma c’erano dei traditori nelle file del mio esercito.
“Ragazzi sta arrivando il colonnello, in posizione!”
Così uno degli ufficiale annunciò l’arrivo di Smith, il colonnello aveva l’aria molto nervosa, ma appena mi vide si lesse nei suoi occhi quanto fosse fiero dei suoi soldati.
“Capitano Arnold, vedo che mi avete portato l’ingegnere, ottimo lavoro. Avete già provveduto ad interrogarlo?” mentre pronunciava queste parole si tolse il cappello e lo posò su un tavolo, dopodiché estrasse un paio di occhiali e iniziò a leggere una lettera che gli era stata data nel frattempo da uno degli ufficiali.
“No signore, abbiamo pensato di lasciare a lei l’onore di interrogare il prigioniero. Sappiamo tutti che i suoi metodi sono infallibili.”
Il colonnello sorrise e mi lanciò un occhiata di sfida, avevo l’abilità di capire gli stati d’animo delle persone tramite i loro occhi, capii quindi che provava un odio profondo verso di me, un odio che andava ben oltre all’essere nemici di guerra.
“Cosa ho di tanto speciale per lei da essere stato rapito?”
Il colonnello mi rispose che non avevo il diritto di fare domande e si fece portare un coltello.
Ordinò a due soldati di trascinarmi nel suo ufficio e di legarmi ad una sedia, poi rese la lama del coltello incandescente ponendola su una fiamma , la situazione stava diventando sempre più pericolosa.
Il colonnello ordinò ai suoi uomini di uscire per non essere disturbato durate l’operazione e quando furono usciti rispose alla mia domanda precedente.
“Dylan, probabilmente non ti ricordi di me. Se sei qui devi ringraziare tuo fratello, Samuel mi mise in ridicolo davanti al presidente Polk nel 1847. Che la sua anima sia dannata! “
Sapevo che c’era qualcosa sotto, ma non ricordavo quell’uomo, dovevo scoprire qualcos’altro.
“Che significa che ti ha messo in ridicolo, e chi sei?”
Improvvisamente la sua espressione assunse un’aria malinconica, ma subito l’ira prese il sopravvento e mi si scaraventò contro colpendomi il mento con un pugno.
“Adesso basta domande e dimmi dove nascondi i miei progetti!”
Non avevo intenzione di parlare, così il colonnello mi tagliò la guancia destra con il coltello. Mi riformulò la domanda e non ricevendo una risposta mi trafisse la gamba con la punta del coltello. Stavo per mollare, sapevo che non ce l’avrei fatta, per me era la fine. Ma proprio quando il colonnello stava per tagliarmi la gola, avendo capito che non avrei parlato, la terra iniziò a tremare.
Sentimmo i rumori provocati probabilmente da colpi di artiglieria, il colonnello mi disse di aspettare e che la mia ora sarebbe giunta presto, corse poi a chiamare Arnold. “Capitano, cosa diavolo sta succedendo la fuori? Esigo una spiegazione!”
Il capitano Arnold entrò nella stanza barcollando da un muro all’altro a causa delle onde d’urto provocate dalle cannonate. Improvvisamente un colpo distrusse l’ufficio del colonnello scaraventandoci contro le pareti e mettendo a soqquadro la stanza.
Il colonnello perse i sensi sbattendo la testa contro una libreria, speravo di riuscire a mettermi in salvo. Il capitano riuscì a rimettersi in piedi e corse verso Smith accertandosi che fosse ancora vivo. “Signor colonnello!”














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