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lavoro pubblicato martedì 13 febbraio 2018
ultima lettura domenica 23 settembre 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'ASCENSORE... EPILOGO FINALE

di agente11. Letto 699 volte. Dallo scaffale Eros

Non voleva riconoscerlo,ma amava essere presa,posseduta e sottomessa. Lei rimase apparentemente quella di prima,ma quel suo rapporto bruciato in pochi minuti di oscurità con un maledetto sconosciuto ,le rovistava l’animo e la mente.

Dopo quel fugace incontro in ascensore,la bella signora si tormentava cercando di ricordare particolari di quella violenza subita,senza possibilità di difesa o di scampo.

Si interrogava sulla sua totale sottomissione,e dell’immenso piacere goduto,per quelle dita che le scavavano e frugavano nella sua femminilità, intente a recarle dolore emotivo,e un piacere effimero.

Piacere reso,nonché quel particolare inquietante,quel membro nella sua mano,duro,venoso,scappellato all’inverosimile, bollente,fiero di essere impugnato da una donna della sua veemenza, eppoi il gusto di quel seme assaporato per pochi istanti,acerbo,forte,intenso.

Chi era quel bastardo che aveva osato tanto nei confronti della sua direttrice…

Con questo tormento, tornò alla sua vita di sempre, tra singoli concerti e shopping fugaci, il suo successo lavorativo non si discuteva, cresceva di giorno in giorno e ben presto si trovò recensita nelle più importanti riviste specializzate del suo settore.

Aveva raggiunto una sicurezza economica invidiabile da tutti,e l'esperienza lampo in ascensore le aveva smosso un lato nascosto della sua personalità.

Non voleva riconoscerlo,ma amava essere presa,posseduta e sottomessa.

Lei rimase apparentemente quella di prima,ma quel suo rapporto bruciato in pochi minuti di oscurità con un maledetto sconosciuto ,le rovistava l’animo e la mente.

Non rivelò a nessuno il contenuto di quella sera per una sorta di pudore dei sensi e dei sentimenti.

Ella non "rinnegò" la sua voglia di evadere, ma da donna seria e sensibile qual era non poneva limiti ai suoi comportamenti sessuali come a quelli di chiunque altro.

Più e più volte riprese quell’ascensore,come cercando ancora i loro profumi e guardandosi intorno cercando di scrutare qualsiasi sguardo arrivista di sesso maschile in cerca di un dettaglio o una conferma del possibile violentatore di animi.

Nel dettare commesse hai suoi collaboratori si perdeva dietro mille pensieri dediti a quella dolce situazione.

Non aveva più incontrato nessuno che la prendesse a pelle in quel modo,fino al giorno che trovo uno strano biglietto ripiegato,accompagnato da una margherita di campo…splendida nella sua semplicità sulla sua scrivania….cosa voleva ancora da me il bastardo??non era una calligrafia conosciuta,una sola frase vi era scritta sopra…Mi manca il tuo piacere voglio ancora

profumo di quella sera in ascensore…

Subito si drizzo sulla poltrona,e un brivido le lacero la spina dorsale…una fitta dolorosa le arrivo sino al suo inguine e li rimase a lungo,una forza involontaria le fece serrale le gambe fino a farle male.

Si guardo intorno nel vano tentativo di rintracciare il bastardo,mentre vampate improvvise le si oscuravano in volto.

“Lui mi controlla” fù il suo primo pensiero,la mattinata lavorativa ormai prese un’altra piega,e ogni risposta data aveva dell’amaro in bocca.

Annuso di buon grado quel piccolo fiore e ne ispiro tutto il suo profumo e involontariamente un sorriso le rubo il volto.Lei non voleva,era una dura…ma accadde anche questo.

Il bell’uomo all'insaputa della bella signora, aveva assistito a diverse sue dipartite e comportamenti,incluso il suo gesto involontario di serrare le gambe alla lettura del messaggio.

Una sera la bella signora al termine di un discorso assai impegnativo sull’andamento aziendale raccolse i soliti e scroscianti applausi dal folto pubblico di colleghi convenuti a quel convegno nella maestosa sala ,di quell’hotel preso in gestione per l’occasione,e mentre sorrideva a destra e a manca per rispondere ad un applauso di consenso per il discorso appena terminato,scorse la sagoma di un uomo dal portamento giovanile che applaudiva a poca distanza da lei anche se un po’ in disparte,ma applaudiva con poco entusiasmo rispetto agli altri, e le sorrideva a sua volta,sornione e a mezza bocca.

La bella signora ebbe un flash e riconobbe subito in lui quella figura di uomo….

Era bello da togliere il fiato,alto ,brizzolato,aiutante e con un portamento molto elegante e fine.

I loro sguardi furono intensi e si capirono immediatamente.

Era lui…il bastardo.,maledetto…

Lei gli andò incontro, e i loro corpi vibravano all’unisono anche stando a distanza uno con l’altro,non riusciva a proferir parola rivivendo nella sua mente ogni istante dell’accaduto in ascensore,istintivamente la bella signora nell’abbassar lo sguardo si fermò involontariamente o magari volontariamente sulla patta del giovane uomo,a dire il vero e con suo stupore anche bella gonfia.

Rinvenutasi dal momento di tremendo imbarazzo e da quel torpore involontario, lo invitò balbettando poche frasi ad andarla a trovare nel suo improvvisato ufficio attiguo a quella grande sala conferenze.

Dopo circa mezz'ora di convenevoli e saluti di rito ad amici, colleghi e critici aziendali, la bella signora poté finalmente abbracciare il giovane amante nell’intimità di quel suo ufficio: le mise le braccia intorno alla vita con tenero affetto, ma senza alcuna intenzione erotica e lo bacio sulle labbra.

I due si guardarono a lungo in silenzio, poi il giovane bastardo le sorrise,come a smorsare un po’ quel senso di inutilità al che suo, la bella signora,cercò di sapere qualcosa di più di lui,a due mesi ormai dal loro incontro.

Il giovane uomo si era iscritto alla facoltà di filosofia, e per mantenersi agli studi faceva d'inverno la il cameriere in una pizzeria di una nota località balneare,e d'estate l'animatore in un villaggio turistico del golfo di Cagliari.

"Sei grande bella signora, quando dispensi ordini ai tuoi commensali, fai vibrare tutte le corde dell'anima." disse il giovane uomo con voce dolce e ingenuamente sensuale.

La bella signora, si accorse all'improvviso che il tempo non era passato, ma ciò che provava ora per quel giovane non era più solo una sorta odio, o di attrazione fatale per la trasgressione di una folle volta, dal petto le sgorgava un sentimento inarrestabile ed irruente che si stava impadronendo di lei, La bella signora doveva ammettere suo malgrado che si stava innamorando di quel ignobile essere di sesso maschile, minuta rappresentazione di una vita da vivere senza porsi domande, della dolcezza disarmante di quel ragazzo fatto uomo, semplice ma sensibile ed intuitivo, la quale,dispensa piacere per le sue vittime,ma ancora non capisco perchè proprio io la vittima designata….la vittima sacrificale.

Stavolta fu lui a prendere l'iniziativa, accarezzando dolcemente prima i miei corti capelli di poi scendendo poi lentamente con le dita robuste che conosco bene fino a stringerle i miei seni tanto desiderati quella sera in quella gabbia di latta.

Mi prese per mano,mi condusse in silenzio sul divanetto di quello studiolo due metri per tre.

Con l'abilità e la professionalità di cui erano capaci quelle mani, mi tolse lentamente gli indumenti,non riuscivo a muovermi,ero un automa nelle sue mani.

Lui mi sorrideva con un'espressione che non lasciava dubbi sulla natura del suo sentimento,voleva dominarmi ancora voleva questa volta amarsi sino alla fine.

Una sorta di terrore si impadroniva di me,ma ormai ero sua,ero nuda e apertamente esposta davanti al mio aguzzino,ma lo volevo,tra le mie gambe sentivo un senso di umidità molto accentuata.

Io impietrita lo lasciavo fare succube di quel suo disarmante sorriso, ma ad un certo punto chiusi gli occhi e reclinai il capo leggermente sulla sua sinistra.

Alternava tocchi leggeri ma studiati più volte a piccoli contatti delle labbra sui punti più sensibili della mia non più giovane pelle.

Quella notte facemmo molto tardi in ufficio,e il mio giovane uomo,suonò uno dei suoi concerti più belli con un unico strumento: il mio corpo…..Si il mio corpo suonava come quello di una fanciulla in fiore.

Ad ogni sua sollecitazione rispondevo attivamente ad ogni comando o spinta vibrando all'unisono e piangendo per l'emozione: facemmo l’amore in tutti i modi e in tutte le posizioni,quando alla fine all’insorgere del mio ennesimo orgasmo,il mio giovane uomo cominciò a dissetarsi del nettare che sgorgava dalla mia natura di donna. Le mie unghie conficcate nella sua schiena,procurandogli dolore e sofferenza essa stessa un piacere.

Con un tremito inarrestabile ed un grido soffocato regalai a lui l'orgasmo più dolce e nello stesso tempo più intenso che avesse mai provato.

Da quella maledetta sera, da quella scoperta d'amore nell’umile ufficio di una città di periferia, non si lasciammo più.

Ma chi era questo mio giovane uomo……



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