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lavoro pubblicato lunedì 12 febbraio 2018
ultima lettura lunedì 21 maggio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAN VALENTINO DEPENNATO, 180 GIORNI - PUNTATA 29 -

di VeronicaPetinardi. Letto 130 volte. Dallo scaffale Amore

Una delle poche cose che non ho detto a Lorenzo è il perché non ho mai voluto festeggiare San Valentino. Forse all'inizio lo prendeva come un mio rito scaramantico. Dovevano ancora passare degli anni perché gli chiedessi ...

un anello, quell’oggetto commerciale, uno dei tanti che si spacciano per convalida della felicità.

La verità è che anch’io, prima di conoscere Lorenzo, vivevo questa festa e ne avevo fatto un’esperienza impensata. Intanto lavoravo in un bar, stavo dietro il bancone e di donne e uomini ne ho sentiti. Tra le donne che se la raccontavano, una in particolare è riuscita a resistere nella mia memoria.

Affetti spogliati

“Mio marito?” diceva all’altra “ma sì, ne ha avute altre, chi se ne frega, tanto poi torna sempre da me.” Lo diceva come fosse orgogliosa di essere una “riscaldata”. Faceva finta di niente e se lo riprendeva. Anzi, elencava i regali che aveva ricevuto per rincarare, con la festa che stava per arrivare: “Per questo San Valentino ho il sentore di chiedere le Maldive.”

Disgustoso. Gli uomini che passavano per un aperitivo tra amici non erano da meno nel raccontarsi le loro avventure. Infatti anche loro non si preoccupavano per la felicità della moglie, si ingegnavano per fare sorprese all’altra. Forse l’amico gli chiedeva come uscire pure con la moglie: “Ma va, nessun problema, tanto lei vuole stare a casa!”

Pensavo a quella “rimasta a casa” sperando che non ci facesse ma che fosse così. Insomma, ho sentito di tanti matrimoni marginali con un terreno lasciato arido, dove si trattava solo dei bisogni maschili abbandonati sotto la soglia del minimo, così che loro si rivolgevano altrove. “A me non potrà succedere” mi ripromettevo. Allora uscivo con Alberto, e se mai avessi deciso un giorno di sposarmi, non avrei permesso che potesse accadere qualcosa di simile.

Una steccata

Il mio capo non era molto contento che gli avessi chiesto libero quel San Valentino. Invece io ero già d’accordo di passare due giorni a festeggiarlo. Alberto aveva una bella parlantina, anzi ottima, piaceva anche al mio capo, che però non aveva chance e con tutte le ore che facevo al bar aveva dovuto cedere e lasciarmi andare.

Io non parlavo tanto, ascoltavo. Oltre a quello che mi piaceva, il resto andava a sparire chissà dove, non mi preoccupava, pescavo con destrezza tutti i punti di vista di Alberto che mi andavano a genio. Ero convinta che ci assomigliassimo, il classico inizio rosa della relazione.

Secondo me Alberto aveva un certo miscuglio di italianità maschile. Sapeva fare colpo su una ragazza fantasiosamente e dolcemente e poi aveva una forte capacità di saper dominare le situazioni. Le sue ragioni sapevano essere convincenti. Aveva solo una particella di tristezza da qualche parte negli occhi. Quando, raramente, rimaneva zitto, osservandolo si poteva scorgerla. Era infilata in fondo ma il suo viso immobile e senza sorriso portava a rivelare lo strascico della cattiva esperienza.

Io non mi preoccupavo, pensavo che fosse prematuro e sarebbe stato insensibile e da maleducata analizzare le sfortune altrui. Il suo modo di essere divertente e gentile mi portava a considerare la sua parte di dolore e di sfiducia come poco rilevante. Forse per la mia stessa difesa o perché semplicemente mi piaceva parecchio o non pensavo che a vivere solo i momenti belli presenti. Non avevo ancora l’esperienza di una relazione importante da progettare un futuro.

Infatti era tutto bellissimo perché era durato solo tre mesi. Ancora adesso dopo anni mi ricordo come stavo bene. Le sensazioni che provavo quando mi toccava e quando mi baciava, ed è strano. Perché mi ricordo anche come tutto si sia ridimensionato quando ho conosciuto Lorenzo. Però di Alberto mi ero abbuffata. Aveva l’abitudine di chiedermi cosa mi piacesse e poi lo continuava a fare in quantitativi esagerati e questo mi faceva credere di essere amata sul serio.

É difficile dimenticare

quel nostro San Valentino. Tre giorni passati insieme tra colazioni a letto dopo le notti a incendiare le lenzuola. Nella giornata guardavamo spezzoni di film o giocavamo a dama. Un sonnecchiare di giorno risvegliato con i baci e la musica, tanta musica. Ci sono stati i pranzi preparati da lui e le cene cucinate insieme e consumate a lume di candela con il brindisi “a noi”.

Poi tutto era finito. Mi aveva detto che questo rapporto lui non lo voleva. Il “noi” aveva perso significato e i ricordi delle passeggiate mano nella mano galleggiavano pesantemente amari. Pensavo di impazzire, ero così piena di star bene da non essermi accorta che per lui era troppo. Invaso dalla sua tristezza aveva pronunciato le parole della sua incapacità di tenere al mio amore. Aveva svuotato il suo, aveva deciso di non poter dare più niente.

Quel tardo pomeriggio ero rimasta da sola in mezzo alla strada a piangere. Piangermi addosso, piangere su di lui e pensare che non sarei più stata in grado di amare qualcuno fortemente e spontaneamente come avevo amato lui. Piangevo e non riuscivo a smettere, vagavo per le strade e mi sentivo di nuovo piena di difetti. Sentivo urlare le donne italiane di come all’uomo non bisogni mai dare tutto, alcune di fregarmene. Io invece ero convinta che sarebbe tornato perché una così non l’avrebbe trovata più, lui di certo.

San Valentino è solo una sconfitta

Comunque ho deciso di cancellare la festa di San Valentino dal mio calendario e così è rimasto tuttora. All’epoca però continuavo a crucciarmi nel voler capire questo svuotarsi da parte sua e finire la storia in modo così orrendo. Passavano i giorni e il mio capo non ne poteva più delle mie lagne. Lui e il suo compagno stavano organizzando l’apertura del nuovo locale e avevano deciso di infilarci dentro la festa del mio compleanno, convinti di distrarmi dalla mia sconfitta amorosa. “Vedrai quanta gente ci sarà e voglio proprio vedere se non ti passerà e la smetterai di parlare di questo Alberto scemo. Il mondo è pieno di uomini, dai!”

Mi sforzavo ma continuavo a star male per la fine con Alberto. Non riuscivo o forse non volevo dimenticarlo. Lui non si fece più sentire mentre io continuavo a sperare il contrario. Il tempo passava anche per la più stupida delle credulone. Poi era arrivata quella festa mega e avevo conosciuto Lorenzo. ‘Un regalo dal cielo’, convinzione fatta senza pensare all’appellativo. Così avevo cominciato una relazione nuova, per scoprire dopo anni di stare con un prete. Non ho imparato niente.

San Valentino,

non serve depennarlo, devo eliminare il genere maschile dalla mia vita. Non lo so gestire. Sono le 16:00, suona il citofono e non può essere che Lorenzo. Puntuale, per il nostro dovere di parlare e fare dei chiarimenti. Io ho solo un tema, il celibato.

veronicapetinardi.com



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