ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.338 ewriters e abbiamo pubblicato 73.859 lavori, che sono stati letti 47.500.045 volte e commentati 55.065 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 11 febbraio 2018
ultima lettura mercoledì 21 febbraio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Normale Giornata al Castrum della XIII Gemina

di compagniadelcandelabro. Letto 130 volte. Dallo scaffale Umoristici

Anche un giorno normale al Castrum della Legio XIII Gemina puo' essere particolare, quando in giro c'è il tesserarius Cato

Al castrum di Poetovio in Pannonia i giorni passano come da copione. Ronde, esercitazioni, esplorazioni e così via. La situazione politica non è delle migliori. Vitellio, dopo aver sconfitto Otho si è insediato come imperatore e già da oriente giungono notizie poco rassicuranti. Vespasiano è stato acclamato a sua volta imperatore e presto ci sarà la resa dei conti tra i due… resa dei conti alla quale la XIII° Gemina parteciperà sicuramente.
In effetti tra i legionari, e non solo, serpeggia il malumore. Con la morte di Nerone si è come tornati al clima convulso delle guerre civili… il sangue romano scorre a fiotti e tutto nel giro di neanche un anno!
Come al solito Flavius e la Compagnia del Candelabro sono in missione. Si sono recati presso gli Iazigi per stipulare un’alleanza e poi si sarebbero recati da Quadi e Marcomanni… Anche Valeria è partita… stavolta ha seguito Flavius.
Io invece ho declinato l’invito. Troppe cose da fare al valetudinarium. L’aria della Pannonia e di Poetovio in particolare è insalubre e difatti, benché è estate, molti legionari si sono ammalati e il mio compito primario è quello di assisterli.
Un quadro non molto edificante per il morale della legione.
Come al solito, nell’accudire i malati spendo gran parte della giornata e mi impegno al massimo. Infatti compito del medicus castrensis è fare in modo che i legionari possano tornare presto a combattere ma aldilà di questo, ho prestato giuramento che avrei salvato più vite possibili. E pensare che un tempo di vite ne ho stroncato a bizzeffe!
Lavoro alacremente. Fulvius, il mio aiutante talvolta mi consiglia di far una pausa, ma io l’ammonisco dicendogli che la “morte non fa pause”. Povero Fulvius, a volte mi rendo conto di essere troppo severo con lui e forse ogni tanto dovrei seguire i suoi consigli. Ma non in questi giorni! Presto l’intera legione sarà costretta ad affrontare una guerra cruenta… Romani contro Romani! È mio dovere quindi dare il massimo. Che Minerva Medica mi dia la forza.
Lavoro quindi. Lavoro fino a sera.
Calate le tenebre, quando tutti i malati stanno riposando, finalmente posso mettersi seduto al lume di una torcia a consultare i miei trattati di medicina. Ultimamente sto consultando l’opera di Celso. La trovo molto interessante e la sua visione innovativa. Leggo avidamente per circa un’ora, poi passo a controllare l’inventario delle erbe medicinali. Fulvius tempo fa mi disse che per me, l’inventario delle erbe era quasi un’ossessione. Mi dispiace ammetterlo ma stavolta il ragazzo ha ragione. Amo l’ordine, gli schematismi… per me sapere tutte le medicine al loro posto è di vitale importanza e devo ringraziare mia sorella Valeria, che come può mi da una mano, essendo anche lei esperta delle proprietà delle erbe… almeno qualcosa di buono nostra madre ci ha trasmesso.
Valeria… la mia piccola sorella Valeria! Che storia incredibile la sua. Mai avrei immaginato che un giorno sarebbe diventata moglie del figlio del mio comandante e maestro! Devo ammettere che crescendo è divenuta davvero una bella donna la mia piccola topolina… chissà se avrà detto a Flavius il nomignolo con cui la chiamavo da bambina… conoscendola credo proprio di si. Valeria è diventata moglie e madre! Si è fatta finalmente una sua famiglia! Beh… come del resto ho fatto anch’io… si ho una moglie! Ancora oggi questa parola mi suona strana. Lucilla! La mia dolce Lucilla… la figlia di Publius . Non ho mai conosciuto donna più dolce, amabile e sensibile… ma siamo sicuri che sia davvero la figlia di Publius? Che bastardo che sono… certo che lo è… è la copia vivente del padre: stessi occhi verdi, stesso colore di capelli castani, che lei ama raccogliere dietro la nuca perché davvero molto lunghi, stesso sguardo vivace e poi… e questo deve averlo per forza preso dal padre, un fuoco amatore degno di Venus, un fuoco capace di soddisfare anche il più algido degli amanti! Ringrazio la dea Fortuna che mi abbia fatto incontrare una donna così perfetta! La amo profondamente, i suoi baci, la sue carezze sanno lenire le ferite che ancora sono aperte nel mio animo, portano la luce in un cuore non del tutto sgombro ancora dall’oscurità… inoltre mi ha reso padre di una bambina bellissima! Si la mia piccola Valeria Maximilla. Un motivo in più per redimere le mie colpe. Inoltre Lucilla è di nuovo incinta… non sto più nella pelle! Quando mi ha dato la notizia, l’ho abbracciata e coperta di baci… non abbiamo ancora deciso il nome, ma se è maschio non ho dubbi: si chiamerà Publius! Publius Valerius Minucius Termus! Chissà come la prenderà il vecchio Tesserarius… che bastardo che sono! Ma infondo glielo devo a quel vecchio ubriacone… mi è molto caro nonostante tutti i suoi difetti. Le vorrei qui con me, i queste ore solitarie ma preferisco saperle al sicuro a Fiesole, non mi perdonerei mai se sapessi che gli è successo qualcosa, impazzirei di sicuro, tornerei a sprofondare nell’oscurità!
Mentre questi pensieri affollano la mia mente, ecco comparire Titus Laertius Rufus nella tenda. Porta con sè una buona anfora di Falerno. Eh si ecco un’altra persona a cui debbo molto e che mi è altrettanto cara.
“Rilassati Quintus! Gli Dei sono favorevoli…” mi dice sedendosi su uno sgabello
“e tu sei il mio genius natalis Titus! Versami del vino almeno mi distraggo un pò” gli rispondo, felice di vederlo.
“Come sono gli umori nel castrum?” gli chiedo
Titus chiude gli occhi e alza le spalle “come vuoi che siano? Molti vengono a chiedermi auspici… sono preoccupati per quando ci sarà lo scontro tra Vespasiano e Vitellio… è un brutto momento per Roma!”
“Concordo… alla fine il sistema è saltato… ma credo che fosse inevitabile…” gli rispondo.
Titus trangugia un altro bicchiere di vino e dice “Persino Cato è venuto da me… era preoccupato per Lucius e Publius…”
Come sento il nome di Cato, mi va di traverso il sorso di vino e tossisco. Tutto, ma quell’idiota di Cato preoccupato? Mi sembrava la più grande delle stronzate
“Cosa? Cato? Quell’imbecille che non sa neanche dove stiano i suoi piedi preoccupato?”
Titus ridacchia “ Suvvia… alla fine ti sta simpatico, lo si vede chiaramente… sai si sente… solo”
Inarco il sopraciglio. Comincio a capire il giochetto di Titus. Sbuffo.
“fallo entrare! Non mi freghi Titus!”
“Ah ah perspicace come sempre eh?”, risponde l’Augure andando verso la soglia della tenda e facendo un cenno a Cato, il quale senza troppa enfasi entra.
“Salve Quintus!” dice Cato.
“Salve Cato”
Lo invito a sedersi. Effettivamente Cato mi sembra un pò giù di morale. Porta solo la tunica rossa. Il suoi occhi cerulei sono vacui cosa che lo rende ancor più inquietante nel pallore del suo carnato. Difatti Cato anche se piuttosto alto di statura, possiede un fisico emaciato… insomma uno spilungone. Piuttosto trasandato, coi cappelli castano scuro perennemente sporchi e spesso la barba incolta. Il suo sguardo il più delle volte è spento, come se fosse assente, perso in chissà quali fantasticherie… insomma non proprio un’aquila se non fosse per il suo naso che molto si avvicina al becco del sommo rapace.
Senza neanche chiedere, comincia a bere insieme noi. Di tanto in tanto gli do un’occhiata di sottecchi, giusto per assicurarmi che non ne combini qualcuna delle sue.

La serata passa piacevole. Il falerno finisce in fretta, ma Titus, vecchio marpione, ne fa comparire un’altra di anfora… magicamente dalla sua tunica!
“Bacco ci assiste” dice come al suo solito, cominciando a sparare le sue celeberrime cazzate. Rido a
crepapelle. Titus possiede un senso dell’umorismo formidabile, soprattutto quando beve. Notiamo che Cato è rimasto come rapito dal trucchetto di Titus della piccola anfora comparsa dalle pieghe della sua tunica. Vuoi vedere che davvero ha creduto che Bacco sia intervenuto facendo comparire dal nulla la piccola anfora? Non sa che Titus è solito nascondersi una fiaschetta per le ore di otium?
Lo guardiamo. Notiamo il suo sguardo trasognante e sbigottito dall’apparente miracolo e iniziamo a ridere. Per tutto il tempo Cato spesso e volentieri interviene con discorsi che proprio non ci azzeccano col clima e questo aumenta l’ilarità mia e dell’Augure.
Quando ad un certo punto, uno dei miei aiutanti entra nella tenda in fretta e furia
“Medicus presto! Una delle matricole sta molto male! Ha la febbre alta!”
Sobbalzo dallo sgabello e mi attivo immediatamente.
“Cavolo proprio ora! Mi gira la testa… devo prendere le erbe”
Noto che a Cato gli si illuminano gli occhi. un sussulto di vitalità in quello sguardo spento
“ Ti aiuto!” mi dice
“Grazie Cato… meglio che faccia io!”
Gli rispondo quasi percependo un possibile disastro ma noto che Cato oramai è già proteso verso lo scaffale dove pazientemente e con attento scrutinio ho riposto tutte le scorte.
Anche Cato ha bevuto un bel po’ e difatti, inciampando su un piede dello sgabello rovina addosso allo scaffale col risultato che tutte le ampolle cadono per terra rompendosi.
“Brutto deficiente! Che hai combinato!” gli urlo con occhi di fuoco
Noto che Titus sgrana gli occhi. Sa quanto ci tengo a tutti i miei intrugli e quanto lavoro mi danno ma aldilà di questo, sa quanto sono importanti.
Ma la cosa che più di tutte mi manda in bestia è vedere quell’idiota di Cato rialzarsi incurante del casino che ha fatto.
“Scusa Quintus” mi dice come se niente fosse.
“Scusa? Ma io ti ammazzo deficiente!”
Era troppo.
Fulmineo scatto per assestare un destro sul quel volto da citrullo che si ritrova Cato. Stavolta non può passarla liscia. La mobilità, gli scatti fulminei erano la mia specialità… il vero talento del rapax… ma ecco che succede l’incredibile! scivolò e manco Cato! Non capisco cosa sia successo… mi trovo ad una distanza piuttosto ravvicinata a lui… impossibile mancarlo!
Eppure Cado per terra e l’unica cosa che riesco a fare è strappare parte della sua tunica scoprendogli la spalla. Mi chiedo come sia possibile… forse è a causa del vino… si dev’essere così per forza.
Scorgo Titus aggrottare le ciglia. Lo vedo osservare Cato… lo sento dire quasi sottovoce
“quel tatuaggio… il serpente…”
In effetti sulla spalla di Cato mi sembra di scorgere un piccolo tatuaggio ma sono troppo incazzato e mi rialzo deciso a menarlo malamente.
Vedo Titus stranamente scosso, strano da lui e lo sento gridare
“ Cato l’hai combinata grossa! Vattene immediatamente!”.
E Cato col suo solito sguardo serafico da ebete esce dalla tenda senza proferire parola.
“ Ma si vattene brutto coglione, non finisce qui sappilo” gli grido
“Non è possibile! Guarda che macello! Io lo faccio secco! Gli è andata bene che sono mezzo ubriaco se no gli avrei fracassato la faccia a pugni!” dico rivolgendomi a Titus, il quale sembra stranamente assorto nei suoi pensieri.
“Colpa mia” – dice Titus – “comunque non sei in grado di andare dalla matricola… chiama Fulvius e mandaci lui e comunque…” – Titus prende una boccetta per terra per fortuna ancora integra – “gli Dei ci sono propizi… queste sono le erbe che curano la febbre!”
Chiamò Fulvius, che come arriva, ancora mezzo assonnato, nota il macello per terra e deglutisce. Gli dico di recarsi dalla matricola e di fagli bere un infuso delle erbe che gli consegno. Poi con l’aiuto di Titus si metto pazientemente a riordinare lo scaffale, continuando però a mugugnare contro Cato.
Finiamo a notte fonda. La sbronza mi è passata e con lucidità noto che Titus è davvero troppo pensieroso
“Qualcosa non va? Non sono da te questi musi! Non credo che ti senti in colpa per il casino successo… sputa il rospo”gli chiedo
“Il serpente tatuato sulla spalla di Cato… ho già visto quel simbolo… provo a fare mente locale ma non ricordo… devo consultare i miei scritti” mi risponde
“La ritieni una cosa così importante?” gli domando
“Chi lo sa” mi risponde accennando un breve sorriso e uscendo dalla tenda.

Passo la notte insonne. Il macello combinato da Cato e la sbronza mi hanno lasciato come postumi un terribile mal di testa. Alle prime luci dell’alba sono seduto fuori dalla tenda a mangiucchiare un tozzo di pane. Sono letteralmente a pezzi e un’altra lunga giornata di lavoro mi attende. Incontro alcuni legionari. Li saluto e mi alzo… “su Quintus… è ora di mettersi al lavoro” dico tra me e me.
Faccio il solito giro di ronda tra i malati. Molti stanno meglio e me ne compiaccio. Anche la matricola che stanotte ha avuto una crisi ha sfebbrato e dorme serena. Fulvius ha fatto un ottimo lavoro. Credo che sia ora di premiarlo quel ragazzo. Impara alla svelta… lo manderò ad Atene a perfezionarsi nelle arti mediche, una volta che tutto il casino tra Vitellio e Vespasiano sarà concluso… almeno spero.
Tornò nel mio studio. Devo preparare il rapporto sulle condizioni di salute dei legionari da spedire al Legatus Trittius. Inoltre dopo devo recarmi nelle stalle. Marco Valerio ieri mi ha chiesto di controllore un cavallo fin troppo eccitato. Dovrò preparare un calmante mi sa. Svolgo i miei compiti un po’ a rilento. La spossatezza si fa sentire e il mal di testa non mi da tregua. Quando ecco, in metà mattinata comparire tribuno Priscus. Ci mancava solo lui e le sue lamentele. Chissà cosa vorrà adesso.
“Vedi Quintus, la mia dolce mogliettina Helga è molto giovane e molto bella… anche se ultimamente è un po' ingrossata, causa gravidanza e… a causa di queste maledette focaccine al miele che sembrano girare ovunque nel Castrum” dice con la sua faccia di culo.
“Ed allora tribuno? Ho un problema urgente nelle stalle” gli rispondo cercando di svincolarmi al più presto.
“Allora la mia domina ha anche un appetito sessuale molto vorace ed io non riesco a starle dietro nonostante la soddisfi due volte a notte ed anche di giorno di nascosto in ufficio”
Sgrano gli occhi “Ah però! Devo ricordarmi di non sedermi più nell' ufficio dell' annona castrensis" penso, poi ad alta voce gli dico “Quindi hai bisogno di un eccitante che ti stimoli e tenga la tua verga in azione piu' a lungo”
“Esattamente amico mio. Mi puoi aiutare?” mi risponde con degli occhi luccicanti
“Tribuno conosco un preparato che ti terrà in azione come neppure Priapo in persona. Ora fammi lavorare o sarò pronto prima di notte."
“Grazie medicus!” mi dice sgattaiolando via dal mio studio già eccitato. Sospiro. Questo Castrum sta diventando peggio di un lupanare di Pompei!
Dopo qualche ora esco dal mio studio con due boccette, la prima nella sinistra per Priscus uno stimolante a base di sangue di toro ed erbe afrodisiache che lo terrà in fura optionis per ore. Almeno potrà soddisfare quella ninfomane di sua moglie. Nella destra un potente calmante per il cavallo.
Sono stanco. Ieri è stata una dura giornata che ha seguito una notte a suon di buon vino… e incazzature con quel deficiente di Cato. Mi sa che oggi seguirò il consiglio di Fulvius e nell’ora pomeridiana dormirò un po’, ne ho bisogno.
Arrivo davanti alle stalle, e il fato vuole che incrocio Cato che impegnato nel suo servizio. Il mio primo impulso è quello di prenderlo a pugni ma sono troppo stanco. Preferisco ignorarlo.
Speranza vana! Infatti come se niente fosse quel disgraziato ha la faccia tosta di fermarmi…
“dai forse vorrà scusarsi come si deve… vediamo che ha da dire” penso
“Medicus che fortuna incontrarti. Sai ho un dolore qui nella parte bassa a DESTRA ed un prurito A SINISTRA dello stomaco. Ahh ho una vescica a SINISTRA del piede DESTRO ed un callo enorme a DESTRA del calcagno SINISTRO”
Non credo alle mie orecchie! Cioè neanche ha preso in considerazione il macello che ha combinato! Vorrei ucciderlo questo idiota! Ma sono veramente esausto. La tempia mi pulsa. Voglio solo consegnare le boccette e sdraiarmi sul giaciglio… abbracciarmi a Morfeo e sognare di Lucilla e mia figlia!
“Cato… vieni domattina da me e vediamo" gli dico avviandomi alla stalla
“Destra… sinistra… che casinista il tesserarius… dunque vediamo. Il calmante per il cavallo ce l'ho… oh Giove! ah si! NELLA MANO SINISTRA”
Faccio bere l’intruglio allo stallone. Si vedrà l'effetto in poco tempo.
Mi dirigo da Priscus e gli consegno l’eccitante che tengo CON LA MANO DESTRA.
“Ohhh finalmente posso riposarmi!” non appena mi sdraio sul giaciglio mi addormento di sasso. Vengo svegliato di soprassalto da Fulvius. Quanto o dormito? Un’ora? Un giorno? Che succede? “PRESTO!!! QUINTUS DEVI SVEGLIARTI!!! ABBIAMO UN GROSSO PROBLEMA”
“Chi? Come? Cosa? Ci stanno attaccando?...”
Cerco di capire mentre esco dallo studiolo. Ma non c'è bisogno di capire dov'è il problema. Nelle stalle vedo uscire sbuffi di paglia, nitriti, cavalli che fuggono, uomini che entrano e che escono correndo.
“Ma che succede?” chiedo
“Medicus, lo stallone...” – mi risponde a fatica un ausiliario – “è impazzito, dopo che ha preso il tuo calmante. Ha cominciato a sbuffare e nitrire, si è eccitato, ha spezzato il morso, ed è saltato addosso a tutti i cavalli maschi o femmine. Il povero Auxir che era di servizio è intervenuto e, come dire, ha rischiato di essere sottomesso!!”
Comincia a capire il problema. Ohhh Giove! Vedo un ufficiale che corre, è Marco Valerio primus pilum, lo fermo “Marco hai visto il tribuno Priscus?"
“Quel debosciato! Sta dormendo alla grossa nella latrina, non siamo riusciti a svegliarlo” Poi noto che si guarda le spalle. " Il cavallo è posseduto, dovremo abbatterlo, ma non ho il coraggio di entrare. Ora si sta fottendo i muli di trasporto”
Impallidisco. Mi metto le mani fra i capelli, è colpa mia! Per fortuna l'effetto finirà fra qualche ora
“No! Non c’è bisogno di abbatterlo! Stategli solo lontano. E se puoi: METTICI CATO IN QUELLA STANZA” dico a denti stretti.
“Qualcuno mi ha chiamato? Ah Medicus, tutto a posto, avevo solo una caliga stretta ed una tunica grezza. Destra e sinistra sono a posto ora. Ma perchè mi guardi cosi male? Che fai Medicus, lascia il pugio… aiuto… AIUTO! Il medicus è impazzito, mi vuole uccidere” grida fuggendo, mentre l’inseguo.
“Catoooo, brutto imbecille! Ci sei ancora da stanotteee” grido inseguendolo per tutto il Castrum, sotto lo sguardo attonito di Marco Valerio e gli altri legionari.
Passo la notte insonne. Il macello combinato da Cato e la sbronza mi hanno lasciato come postumi un terribile mal di testa. Alle prime luci dell’alba sono seduto fuori dalla tenda a mangiucchiare un tozzo di pane. Sono letteralmente a pezzi e un’altra lunga giornata di lavoro mi attende. Incontro alcuni legionari. Li saluto e mi alzo… “su Quintus… è ora di mettersi al lavoro” dico tra me e me.
Faccio il solito giro di ronda tra i malati. Molti stanno meglio e me ne compiaccio. Anche la matricola che stanotte ha avuto una crisi ha sfebbrato e dorme serena. Fulvius ha fatto un ottimo lavoro. Credo che sia ora di premiarlo quel ragazzo. Impara alla svelta… lo manderò ad Atene a perfezionarsi nelle arti mediche, una volta che tutto il casino tra Vitellio e Vespasiano sarà concluso… almeno spero.
Tornò nel mio studio. Devo preparare il rapporto sulle condizioni di salute dei legionari da spedire al Legatus Trittius. Inoltre dopo devo recarmi nelle stalle. Marco Valerio ieri mi ha chiesto di controllore un cavallo fin troppo eccitato. Dovrò preparare un calmante mi sa. Svolgo i miei compiti un po’ a rilento. La spossatezza si fa sentire e il mal di testa non mi da tregua. Quando ecco, in metà mattinata comparire tribuno Priscus. Ci mancava solo lui e le sue lamentele. Chissà cosa vorrà adesso.
“Vedi Quintus, la mia dolce mogliettina Helga è molto giovane e molto bella… anche se ultimamente è un po' ingrossata, causa gravidanza e… a causa di queste maledette focaccine al miele che sembrano girare ovunque nel Castrum” dice con la sua faccia di culo.
“Ed allora tribuno? Ho un problema urgente nelle stalle” gli rispondo cercando di svincolarmi al più presto.
“Allora la mia domina ha anche un appetito sessuale molto vorace ed io non riesco a starle dietro nonostante la soddisfi due volte a notte ed anche di giorno di nascosto in ufficio”
Sgrano gli occhi “Ah però! Devo ricordarmi di non sedermi più nell' ufficio dell' annona castrensis" penso, poi ad alta voce gli dico “Quindi hai bisogno di un eccitante che ti stimoli e tenga la tua verga in azione piu' a lungo”
“Esattamente amico mio. Mi puoi aiutare?” mi risponde con degli occhi luccicanti
“Tribuno conosco un preparato che ti terrà in azione come neppure Priapo in persona. Ora fammi lavorare o sarò pronto prima di notte."
“Grazie medicus!” mi dice sgattaiolando via dal mio studio già eccitato. Sospiro. Questo Castrum sta diventando peggio di un lupanare di Pompei!
Dopo qualche ora esco dal mio studio con due boccette, la prima nella sinistra per Priscus uno stimolante a base di sangue di toro ed erbe afrodisiache che lo terrà in fura optionis per ore. Almeno potrà soddisfare quella ninfomane di sua moglie. Nella destra un potente calmante per il cavallo.
Sono stanco. Ieri è stata una dura giornata che ha seguito una notte a suon di buon vino… e incazzature con quel deficiente di Cato. Mi sa che oggi seguirò il consiglio di Fulvius e nell’ora pomeridiana dormirò un po’, ne ho bisogno.
Arrivo davanti alle stalle, e il fato vuole che incrocio Cato che impegnato nel suo servizio. Il mio primo impulso è quello di prenderlo a pugni ma sono troppo stanco. Preferisco ignorarlo.
Speranza vana! Infatti come se niente fosse quel disgraziato ha la faccia tosta di fermarmi…
“dai forse vorrà scusarsi come si deve… vediamo che ha da dire” penso
“Medicus che fortuna incontrarti. Sai ho un dolore qui nella parte bassa a DESTRA ed un prurito A SINISTRA dello stomaco. Ahh ho una vescica a SINISTRA del piede DESTRO ed un callo enorme a DESTRA del calcagno SINISTRO”
Non credo alle mie orecchie! Cioè neanche ha preso in considerazione il macello che ha combinato! Vorrei ucciderlo questo idiota! Ma sono veramente esausto. La tempia mi pulsa. Voglio solo consegnare le boccette e sdraiarmi sul giaciglio… abbracciarmi a Morfeo e sognare di Lucilla e mia figlia!
“Cato… vieni domattina da me e vediamo" gli dico avviandomi alla stalla
“Destra… sinistra… che casinista il tesserarius… dunque vediamo. Il calmante per il cavallo ce l'ho… oh Giove! ah si! NELLA MANO SINISTRA”
Faccio bere l’intruglio allo stallone. Si vedrà l'effetto in poco tempo.
Mi dirigo da Priscus e gli consegno l’eccitante che tengo CON LA MANO DESTRA.
“Ohhh finalmente posso riposarmi!” non appena mi sdraio sul giaciglio mi addormento di sasso. Vengo svegliato di soprassalto da Fulvius. Quanto o dormito? Un’ora? Un giorno? Che succede? “PRESTO!!! QUINTUS DEVI SVEGLIARTI!!! ABBIAMO UN GROSSO PROBLEMA”
“Chi? Come? Cosa? Ci stanno attaccando?...”
Cerco di capire mentre esco dallo studiolo. Ma non c'è bisogno di capire dov'è il problema. Nelle stalle vedo uscire sbuffi di paglia, nitriti, cavalli che fuggono, uomini che entrano e che escono correndo.
“Ma che succede?” chiedo
“Medicus, lo stallone...” – mi risponde a fatica un ausiliario – “è impazzito, dopo che ha preso il tuo calmante. Ha cominciato a sbuffare e nitrire, si è eccitato, ha spezzato il morso, ed è saltato addosso a tutti i cavalli maschi o femmine. Il povero Auxir che era di servizio è intervenuto e, come dire, ha rischiato di essere sottomesso!!”
Comincia a capire il problema. Ohhh Giove! Vedo un ufficiale che corre, è Marco Valerio primus pilum, lo fermo “Marco hai visto il tribuno Priscus?"
“Quel debosciato! Sta dormendo alla grossa nella latrina, non siamo riusciti a svegliarlo” Poi noto che si guarda le spalle. " Il cavallo è posseduto, dovremo abbatterlo, ma non ho il coraggio di entrare. Ora si sta fottendo i muli di trasporto”
Impallidisco. Mi metto le mani fra i capelli, è colpa mia! Per fortuna l'effetto finirà fra qualche ora
“No! Non c’è bisogno di abbatterlo! Stategli solo lontano. E se puoi: METTICI CATO IN QUELLA STANZA” dico a denti stretti.
“Qualcuno mi ha chiamato? Ah Medicus, tutto a posto, avevo solo una caliga stretta ed una tunica grezza. Destra e sinistra sono a posto ora. Ma perchè mi guardi cosi male? Che fai Medicus, lascia il pugio… aiuto… AIUTO! Il medicus è impazzito, mi vuole uccidere” grida fuggendo, mentre l’inseguo.
“Catoooo, brutto imbecille! Ci sei ancora da stanotteee” grido inseguendolo per tutto il Castrum, sotto lo sguardo attonito di Marco Valerio e gli altri legionari.



Commenti

pubblicato il domenica 11 febbraio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: Grande Giovanni Puiè

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: