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lavoro pubblicato lunedì 5 febbraio 2018
ultima lettura martedì 19 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache di un nuovo mondo. Capitolo II

di Ponte. Letto 327 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo II«Che facciamo? Dobbiamo seguirlo?» chiese Jack. «Non ci penso nemmeno» disse Roland, «quel tipo è folle e non abbiamo nessun motivo per seguirlo»«Sono d'accordo con Roland» disse Althemi...

Capitolo II

«Che facciamo? Dobbiamo seguirlo?» chiese Jack. «Non ci penso nemmeno» disse Roland, «quel tipo è folle e non abbiamo nessun motivo per seguirlo»
«Sono d'accordo con Roland» disse Althemia. Jack non era poi così convinto che quell'orco fosse un folle, per qualche strana ragione quel tipo, Okzar, gli sembrava solo un burlone con problemi di alcolismo, nulla di preoccupante. «Onestamente io avrei intenzione di seguirlo» disse Jack. «Perché?» chiese Althemia piuttosto confusa mentre spostava una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Nessuno di voi ha voglia di ubriacarsi?» chiese Jack un po' stupito. «Roland, non vuoi bere? Siamo finiti in una sorta di mondo fantasy con orchi vampiri ed elfi, qualcuno ti offre da bere e rispondi di no?»
Quando Jack capì che non avevano molta voglia di seguirli entrò comunque, sapeva che Roland non lo avrebbe lasciato da solo e Althemia non avrebbe potuto fare altro che seguirli. La miniera era incredibilmente buia e solo alcune lanterne sparse lì intorno illuminavano le gallerie. «Okzar? Dove sei?» chiese Jack, una voce lontana, come un'eco, gli rispose e gli indicò la via. Dopo qualche minuto speso camminando quasi al buoi fra salite e discese di ogni tipo, curve a gomito e attrezzi quali picconi e secchi lasciati in giro riuscirono ad arrivare ad un punto in cui la galleria faceva posto ad una grande sala circolare molto ben illuminata da diverse lanterne. C'erano alcuni giacigli, decine di bottiglie vuote lasciate un po' ovunque e, in un angolo, un focolare con una pentola e qualcuno che sembrava stesse cucinando. Okzar spuntò alle loro spalle e si aggrappò a Roland «Allora, vi piace qui amici?» disse Okzar, poi indicò la strana figura intenta a cucinare e disse «Lei, lei è Ursula, una mia grandissima amica, e adesso anche vostra certo. Venite, venite, avete qualcosa da mangiare? Il brodo di Ursula è fantastico ma abbiamo finito il pane». Jack tirò fuori dallo zaino il pane che aveva trovato al villaggio e il formaggio che era rimasto. Tutti e quattro si sedettero in un angolo e lasciarono che Okzar riempisse i loro bicchieri con uno strano liquore verde come il muschio. «Cos'è questa roba?» chiese Roland. Okzar fu davvero sorpreso dalla domanda «Non hai mai bevuto il Grunk? E' un liquore dei nani, solo loro ne conoscono la ricetta, e la variante di Ursula è meravigliosa. Pensate che ci conosciamo da oltre un secolo e non mi ha mai detto la ricetta. I nani sanno essere stronzi, ma bevono come spugne» disse Okzar prima di bere un lungo sorso. «Avanti avanti, bevete amici» disse ancora l'orco. Quello strano liquore aveva un sapore dolciastro e bruciava la gola e lo stomaco come fosse candeggina. Tutto sommato però, dopo il quarto bicchiere riuscivi comodamente ad ignorare il bruciore. Dopo poco arrivò Ursula che camminava goffamente mentre portava la pentola. Ursula era una nana, da tempo Jack e Roland si ponevano una domanda: i nani donna hanno la barba? Avevano pure scommesso, adesso Roland doveva a Jack dieci pezzi. Barba e capelli avevano gli stessi colori ovvero neri con un effetto tigrato biondo, la sua barba era anche più sporca di quella di Okzar. Indossava una lunga veste grigia, simile ad un saio, sgualcita e piena di macchie. Non credo che i tre mal capitati avessero mai visto un sorriso più brutto di quello, le mancavano diversi denti e quelli che erano rimasti erano sul punto di cadere. Eppure non smetteva mai di sorridere. Jack, Roland e Althemia mangiarono a sazietà insieme ad Ursula, mentre Okzar beveva da una fiasca. «Cosa tieni lì Okzar?» chiese Roland, «Ricordi che sono un vampiro?» chiese l'orco.
«A proposito, avrei una richiesta.» disse Jack, «Mi parlereste dei vostri dei? Quali sono le religioni diffuse in questo mondo?». Ursula e Okzar non poterono fare a meno di ridere «E' un argomento troppo noioso per affrontarlo adesso amico, sarà per la prossima volta. Ma poi perché chiedi questo?» disse Okzar. «E' il genere di cose che lo hanno sempre incuriosito, non fateci caso.» rispose Roland.
«Ad ogni modo, è giunto il momento di conoscerci meglio, che ne dite amici? Tu, Althemia, sembri turbata, cosa succede?» Althemia si prese qualche istante prima di rispondere «Beh, è una situazione quantomeno strana. Ecco, noi tre siamo un po' nei guai» disse
«Guai?» chiese Ursula
«Sì, più o meno. Io ho perso la memoria, non ricordo assolutamente nulla, mentre loro non sono di qui, non sanno nemmeno dov'è qui. A proposito, non mi avete detto da dove venite o perché siete qui» Jack e Roland si guardarono come per decidere a chi spettasse l'onere di fornire le dovute spiegazioni. «Dunque,» iniziò Jack «noi siamo europei, vi dice niente?»
«Niente» risposero gli altri in coro.
«Io una sera stavo tornando a casa, voltato l'angolo mi sono ritrovato in una sorta di campagna, fuori dal villaggio di... Straterfold, credo si chiami così. Lì ho incontrato Roland, le cui circostanze sono simili alle mie.»
Calò il silenzio, Okzar bevve un lungo sorso di grunk prima di parlare «Certo siete nei cazzi, ma siete stati fortunati ad incontrarci, ce la spasseremo assieme, garantito» e propose un brindisi.
«Voi sapete cos'è successo al villaggio?» chiese Althemia
«No, cos'è successo?» chiese Ursula sorridendo.
«Non c'è più nessuno, è come se fosse stato attaccato, ma non ci sono corpi né sangue. Mi hanno trovata priva di sensi in quella che credo fosse casa mia»
Okzar e Ursula si scambiarono degli sguardi preoccupati e sembravano mancare del coraggio di spiegare la situazione. Dopo qualche insistenza da parte dei tre Ursula spiegò che da anni ormai accadevano cose strane nel regno, non era la prima volta che la popolazione di interi villaggi spariva misteriosamente, in più era comparso un negromante che minacciava la capitale. «Sono tempi difficili, gli avventurieri muoiono come mosche e la gente scompare, non è per nulla sicuro viaggiare di notte e pare che presto i regni vicini dichiareranno guerra a questo, e non credo sarà capace di resistere.» concluse Ursula.
«Come si chiama questo regno?» chiese Roland.
«E' il regno di Rovarra, confina a nord e a ovest con le terre della Grande Federazione, a sud con il regno Boscoso, la terra degli elfi, mentre ad est c'è il mare.» disse Okzar.
«Sentite,» disse Althemia alzandosi in piedi, «io non ho intenzione di stare qui a bere, non possiamo restare qui senza far nulla mentre il regno è così in pericolo, non vi pare? Jack, Roland venite con me, dobbiamo fare qualcosa. Questi due pensano solo a bere, facciano quello che gli pare, ma io non posso restare.» Era comprensibile che l'elfa non volesse starsene lì senza far nulla, senza sapere chi è, ma cosa avrebbero potuto fare loro tre?
«Io non sono qui per salvare questo mondo, non è la mia terra, voglio solo tornare a casa. Io e Jack non partiremo per una crociata in nome di un regno che sentiamo nominare per la prima volta. Dobbiamo tornare a casa.» disse Roland.
«Il tuo amico non sembra dello stesso avviso però» fece notare Ursula.
«Jack, allora?» chiese Roland.
«Io non voglio tornare a casa. In più non hai nessuna idea di come ci siamo ritrovati qui e non sai come tornare. Dovremmo indagare su qualche forma di magia o non so cosa. Esiste la magia qui? E' un mondo fantasy d'altronde.» chiese Jack.
«Sì, la magia esiste, anche se in realtà sono in pochi ad essere capaci di usarla, in questo regno vi sono solo due maghi, altri regni più grandi non arrivano comunque nemmeno a contarne dieci. Alcune razze possono usare incantesimi di basso livello, ma i veri maghi sono un'altra cosa. Nel vostro mondo non ci sono maghi, stregoni e simili?» chiese Ursula. «Non esiste la magia, è solo una cosa che si legge nei libri o si vede nei film, in più non ci sono elfi, orchi o nani, solo uomini.» disse Roland. «Cos'è un film?» chiese Althemia. «E' un discorso un po' lungo» tagliò corto Jack. «Comunque, per ora tornare a casa è impossibile. Non mi dispiace l'idea di sbronzarmi nelle caverne con questi due a dire il vero, però sarebbe stupido finire in un mondo fantasy e non cercare un po' di gloria. Oppure, pensaci, se ci fosse un motivo per tutto ciò? Voglio dire, non sappiamo perché siamo qui, ma potrebbe esserci una ragione, magari abbiamo una parte in tutto questo.» disse Jack. «Jack, che cazzo dici? Non sei mica un soldato, al massimo giocavi con spade di legno da bambino, e non hai mai creduto al destino... proprio non capisco di cosa cazzo parli.» disse Roland. «Su intanto siediti Althemia e bevi un goccio, non c'è motivo per tanta fretta. In ogni caso, cosa credi di poter fare da sola? Vi assicuro che non potreste fra nulla nemmeno tutti e tre assieme, il negromante che si nasconde in queste terre è troppo potente, due anni fa scovarono il suo nascondiglio e mandarono una spedizione di oltre centomila uomini per sconfiggerlo. Quel cane li massacrò, voi non lo fermerete. In più non avete modo né di vincere né di impedire la guerra che presto arriverà. Siediti e pensa bene a quello che fai.» disse Okzar. Althemia capì che effettivamente lei non era in grado di far nulla, ma il tono di quell'orco non le era piaciuto per nulla. Pensò qualcosa come fanculo, faccio quello che mi pare, o nessuno può dirmi cosa fare, qualche stronzata di questo tipo. «Io me ne vado comunque.» disse l'elfa prima di voltarsi e uscire dalla grande sala. Jack e Roland la seguirono chiedendole di restare a parlare, magari trovavano un accordo. Ursula e Okzar seguivano i tre a debita distanza, divertiti dalle discussioni del trio.
Quando Roland e Jack raggiunsero Althemia fuori dalla miniera si accorsero che non erano soli. In quel momento uno strano gruppetto stava attraversando la foresta e si trovava proprio di fronte a loro. C'erano sei scheletri con spade e scudi circolari che li fissavano nonostante le orbite vuote, fra di loro ce n'era uno incappucciato che non aveva una spada ma un bastone con una strana forma nodosa come quella di un ulivo. Questo incappucciato aveva in mano una corda con la quale aveva legato un uomo nudo e che portava dietro a sé come fosse un cane. Agli scheletri venne ordinato in una lingua che i tre non conoscevano di attaccare, fortunatamente Ursula e Okzar erano arrivati giusto in tempo. «Ci pensiamo noi» disse Okzar, «voi state indietro amici.». Okzar e Ursula fecero a pezzi in pochi istanti due scheletri e, mentre due di loro restavano a far da scorta a quello incappucciato, un altro aggirò l'orco e la nana agitando la spada verso i tre. Alcuni vivono troppo a lungo, altri muoio troppo presto, spesso la morte giunge improvvisa e porta dolore, un gelo stringente attorno al cuore mentre il sangue caldo ci abbandona. Per Roland non fu poi una così grande tragedia, anche se non lo avrebbe mai detto. Stava morendo. Quello scheletro gli aveva squarciato il ventre. Gli sembrò di aver perso anche la vista, o di avere delle allucinazioni, vide infatti una luce abbagliante e poi un esplosione, sembrava proprio magia. Sentiva la voce di Jack come ovattata, diceva qualcosa ad Okzar «Sei un vampiro, no? Trasformalo, finché è ancora vivo, trasformalo cazzo!»
«No Jack, no» disse quasi inconsciamente «Te lo sei dimenticato? Sono cattolico.»
«Ma è una stronzata!» disse Jack.
«Già, un po' lo è.» disse Roland prima di spirare.



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