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lavoro pubblicato mercoledì 24 gennaio 2018
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

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Quella befana della Befana

di passerotto22. Letto 562 volte. Dallo scaffale Fantasia

La signora Epifania, volgarmente nota come Befana, si era ormai decisamente stancata di quella situazione che durava ormai da troppo tempo, e si deve pure riconoscere che ne aveva tutte le ragioni. Ma come era possibile, si diceva, che, quando si vo.....

La signora Epifania, volgarmente nota come Befana, si era ormai decisamente stancata di quella situazione che durava ormai da troppo tempo, e si deve pure riconoscere che ne aveva tutte le ragioni.

Ma come era possibile, si diceva, che, quando si voleva indicare una persona brutta e quasi repellente, la si dovesse usare come termine di paragone: “Quella è brutta come la Befana”, “E’ una vecchiaccia quasi peggiore della Befana”, e così via.

Aveva dovuto sopportare questi riferimenti per un tempo lunghissimo, praticamente due millenni, ma adesso che le nuove tecniche del lifting permettevano di cambiare le cose, avrebbe provveduto senza altri indugi, perché ormai non se ne poteva proprio più.

E’ vero, non aveva grosse disponibilità economiche personali, però avrebbe potuto ipotecare i giocattoli che aveva a disposizione per la prossima distribuzione: non si dovrebbe dire in giro, però lei si riproponeva di restituire l’anticipazione di fondi occorrente facendosi amica, diciamo così, di qualche facoltoso personaggio che avrebbe conosciuto nel prossimo giro e che sarebbe stato immancabilmente conquistato dalla bella donna in cui lei contava di trasformarsi.

Una volta che fu riuscita ad ottenere la somma occorrente da un grosso istituto bancario, si recò presso il più famoso chirurgo-restauratore della Terra e gli chiese di sottoporla all’opportuno trattamento.

Il medico, dopo che ebbe constatato la situazione, sulle prime non ne voleva sapere per le gravi difficoltà che si prospettavano per l’intervento, ma poi si commosse profondamente per il raddoppio dell’onorario che Epifania gli offrì e cominciò ad esaminare con la massima attenzione la cosa: “Ecco, qui, nei dintorni degli occhi presso le palpebre e sui sopraccigli potremmo agire con il botulino, che dovrebbe bloccare ogni possibilità di peggioramento della situazione –anche se difficilmente potrebbe andar peggio di così-, mentre nelle zone dove si presentano incavi e vuoti l’ideale è l’acido ialuronico, che dovrebbe riuscire, anche se faticando molto, a riempire questi volumi ormai disidratati. Naturalmente, oltre alla blefaroplastica ed alla rinoplastica, dovremmo pensare poi al resto della persona, ma non vedo come si potrebbe eseguire un lipofilling, vista la scarsità di grassi. Tuttavia, la mastoplastica non dovrebbe presentare soverchie difficoltà…”.

La Befana cercava di seguire questo discorso tecnico con la massima attenzione, ma ad un certo punto cominciò ad andare in tilt perché proprio non riusciva a raccapezzarsi in quel mare di nozioni e di termini sconosciuti che l’altro le andava prospettando.

“Dottore, mi metto nelle sue mani, faccia il meglio possibile, io non baderò a spese pur di acquistare un aspetto esteticamente piacevole”.

“E’ una parola!” fece il medico tra sé e sé, ma poi, lusingato e commosso (come già detto) dalle parole della cliente, fece un pensoso segno di assenso con la testa, temendo di tradirsi attraverso il tono della voce se avesse parlato.

L’intervento richiese lunghi tempi di esecuzione e di convalescenza, al riparo dal sole, per poter permettere alla signora di farsi rivedere in giro, ma il risultato fu veramente notevole: ormai Epifania era diventata praticamente un’altra donna, del tutto irriconoscibile anche ai suoi stessi occhi.

Dovette acquistare degli specchi, dopo che aveva frantumato tutti quelli del suo antro magico per non vedersi, e, mentre assaporava l’immagine di quella bella mora piena delle curve giuste nei posti giusti, non riusciva a capacitarsi che quella lì dentro fosse proprio lei, dopo che per un tempo infinito aveva provato un enorme disgusto per quel naso bitorzoluto, quelle borse cadenti sotto gli occhi, quella pelle del volto completamente rattrappita, quella figura ingobbita a forza di tenersi curva sulla scopa, quella carenza assoluta di deretano che le si era del tutto prosciugato per il disuso che comportava quello scomodissimo mezzo di trasporto.

“Eh, adesso sì,” diceva tra di sé “vorrei vedere proprio chi avrà la forza di non innamorarsi di me quando arriverò per la ricorrenza della mia festa l’anno prossimo”.

Intanto, faceva le prove generali sul come comportarsi per riuscire a conquistare l’uomo che avrebbe dovuto saldare il suo debito con la banca.

Però, poco assuefatta come era ormai alle moine ed ai vezzi delle giovani a caccia di uomini, si vide costretta a recarsi, naturalmente tenendo scrupolosamente segreta la sua vera identità, a scuola di “bon ton”, dove cominciò a farsi delle amiche che in poco tempo la fecero abituare anche all’arte dei tiri mancini giocati vicendevolmente per accaparrarsi l’uomo prescelto.

Il tempo passava e la vecchia-giovane Befana acquistava sempre maggior fiducia in se stessa, fino a che, alla vigilia della sua giornata, si sentì finalmente pronta alla grande prova.

Per inciso, vale la pena di far presente che si era anche preoccupata di coprirsi di un soprabito che servisse a proteggerla dalla fuliggine ed a farla presentare come la vera e propria pin-up in cui si era trasformata.

Fu così che, barando sul reale percorso che avrebbe dovuto intraprendere per il suo giro annuale di regali, iniziò con il recarsi nella splendida villa di un giovane e ricco industriale che, in verità, aveva già adocchiato qualche anno prima, ma al quale non aveva mai osato mostrarsi nelle sue condizioni precedenti.

Adesso, però, eh, adesso era tutta un’altra cosa! Quella bella ragazza di cui le rimandava l’immagine lo specchio avrebbe potuto conquistare non uno, ma dieci, cento, mille ricchi e giovani industriali!

Naturalmente, per tener fede a quell’ accidenti di tradizione, sarebbe comunque dovuta discendere per la cappa del camino, che mica si preoccupavano di pulire quelli che, poi, attendevano anche dei bei regali!

Come fu e come non fu, in piena notte riuscì a trovarsi, già completamente ripulita ed in perfetto ordine, nel salone della villa dell’industriale. Questi, che era stato svegliato dai rumori che provenivano dal camino, si recò prontamente nella stanza e la vide: una vera meraviglia, che immediatamente gli aprì una ferita nel cuore che si sarebbe sanata solo con tanti anni di coccole, se ne rese conto subito.

Il giovane restò però perplesso davanti a quell’ apparizione improvvisa e cominciò a chiedersi ed a chiederle se fosse una ladra, infilatasi di soppiatto in casa ed in procinto di realizzare un grosso colpo nella ricca villa.

Tuttavia, l’uomo già avvertiva dentro di sé che avrebbe perdonato qualsiasi cosa a quell’ immagine di sogno, che la avrebbe redenta dalla sua vita di malfattrice e che sarebbero stati felici insieme.

Certo, tutto si aspettava il giovane tranne quella assurda dichiarazione di essere la Befana e di essere arrivata lì apposta per lui, perché lo aveva già intravisto nelle visite precedenti e ne era stata conquistata.

A questa affermazione, l’uomo restò come basito, ma riuscì a dissimulare il suo vero stato d’animo. La pregò di accomodarsi, mentre lui sarebbe andato a vestirsi in maniera più consona, liberandosi dalla vestaglia che indossava.

Come però si fu recato nella sua stanza, prese il telefono e fece: “Pronto, polizia? Mi è penetrata una pazza in casa, chiamate l’ ambulanza o chi altri e portatela via, potrebbe essere pericolosa”.

Per dovere di cronaca, si deve riferire che la Befana riuscì a stento a scappare, evitando la camicia di forza.

Pochi giorni dopo, lo stesso chirurgo plastico se la vide ripresentare davanti.

Gli chiese, per carità, di farle riprendere l’aspetto precedente, spiegando: “Meglio sentir dire brutta come la Befana che pazza come la Befana, per l’amor del cielo!”



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