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lavoro pubblicato lunedì 22 gennaio 2018
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il faro delle nebbie

di Fogliegiallenelvento. Letto 258 volte. Dallo scaffale Pensieri

Da quando vivo a Londra ho imparato ad organizzarmi indipendentemente dalle previsioni del tempo, arrivando al punto di non disturbarmi nemmeno di controllarle. Vi starete domandando perchè, ed eccovi serviti soltanto tre degli innumerevoli moti...

Da quando vivo a Londra ho imparato ad organizzarmi indipendentemente dalle previsioni del tempo, arrivando al punto di non disturbarmi nemmeno di controllarle. Vi starete domandando perchè, ed eccovi serviti soltanto tre degli innumerevoli motivi, per cui il meteo dovrebbe essere bandito dal suolo inglese:

1. Le previsioni non sono mai azzeccate, forse le fanno ad occhi chiusi;

2. Il tempo cambia troppo rapidamente, puoi assistere al passaggio di tutte e quattro le stagioni in solo mezza giornata;

3. Per la legge di Murphy, se hai prenotato dei biglietti economici e con anticipo per una qualche destinazione fuori Londra (perché questo è l'unico modo per risparmiare), è certo che pioverà.

E così è stato. La settimana scorsa, dopo aver guardato le alquanto dubbie previsioni meteo online, mi sono decisa ad acquistare alcuni biglietti per le scogliere di Dover. Era da tempo che desideravo visitarle, inoltre sembrava dovesse esserci una giornata meravigliosa, con tanto di temperature quasi miti. E' evidente che il meteorologo di quel giorno si trovasse in uno stato di incoscienza misto a sedazione profonda, perché non ha azzeccato una, tra le cose pubblicate.

Arrivo in stazione, pioviggina...ma non mi spavento. Le goccioline sono fini e leggere come seta e non fa per niente freddo, anzi, contrariamente a quanto succede di solito, non soffia un alito di vento. Fantastico, che sarà mai un po' di pioggerellina, mi dico? Così procedo, a passo svelto, verso il sentiero pedonale che porta in cima alle scogliere: zaino in spalla, cerata anti-pioggia e tanta, tanta voglia di scoprire. Non serve dire che il terreno è zeppo di fanghiglia, causa pioggia (probabilmente aveva piovuto tutta la notte), e che camminare diventa, ad ogni passo, sempre più complicato. La terra bagnata si appiccica alle scarpe incollandomi al terreno, come preda di un gigantesco mucchio di gomme da masticare. Trascorsa solo una mezz'ora, la pioggia inizia a sferzare, violenta, contro le mie guance e, tutto attorno, un enorme muro bianco di nebbia.

Il paesaggio diventa inquietante, ma al contempo catartico e stupefacente.

La nebbia fitta lambisce le scogliere, così come le piccole casette di collina, inghiottendo alberi, arbusti, sentieri e, assieme a loro, anche me. In breve, alla pioggia si unisce, in una sinuosa e veloce danza, anche il vento, portando con s'è qualche schizzo bagnato di salsedine.

Testarda come sono non voglio abbandonare quello che ho iniziato, decido di proseguire, ferma nella mia voglia d'arrivare sino a quel faro che tanto m'aveva incuriosita in fotografia. Procedo a tentoni, incastrata tra una pozzanghera grigia ed un cumulo di fango marrone e molle, appigliandomi a tutto ciò che trovo, che siano piante, foglie o arbusti. Scivolo ripetutamente, noncurante del disastro che i miei vestiti sono diventati, cercando di ripararmi il viso come posso, tra una goccia di pioggia ed un colpo di vento.

Ma dopo un'ora di questa dolce agonia, ecco che assisto, incredula, al dipanarsi della matassa aggrovigliata in cui mi trovo. Posso scorgere, solo qualche centinaio di metri più in là, la sagoma altisonante del faro, vestito nel suo abito bianco candido, quasi a mischiarsi con la nebbia. Ne fuoriesce solo la punta, come a dire: "ehi, sono qui!", mentre tutto il resto, sparisce in quel turbinio di lattiginosa e bianca spuma che proviene dal mare.

Sono sola, non un'anima attorno a me, a contemplare le meraviglie di questa costruzione sul mare, circondata d'erba verde, bagnata e rigogliosa e di arbusti rossi, verdi e marroni. Gli unici a farmi compagnia sono dei leprotti che, come matti, vagano alla ricerca di un riparo, un posto sicuro lontano dalla pioggia insistente.

Lo guardo da distante, spiandone le forme, le armonie che esso crea con il paesaggio che lo circonda...non voglio avvicinarmi, non voglio invadere il suo spazio, voglio rimanere qui, in muta e mera contemplazione, per secondi che diventano minuti, poi ore, tramutandosi in attimi di bellezza infinita.

Non so dire quanto ringrazi questo paese per le sorprese metereologiche che mi regala, aggiungendo sempre quel pizzico di "non so che" in più, a rendere tutto più bello. Come si fa con lo zucchero a velo sulle torte, sulle paste frolle e sui pancakes: una spolverata e tutto assume un sapore più dolce, più magico.

Mi stringo nel piumino, zuppa ed infreddolita, ma estremamente soddisfatta e, così come sono arrivata, imbocco la strada del ritorno, lasciandomi alle spalle quello spettacolo d'altri tempi che ricorderò come il "faro delle nebbie".



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