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lavoro pubblicato lunedì 22 gennaio 2018
ultima lettura martedì 15 gennaio 2019

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La Compagnia del Candelabro - Il Grande Furto al Tempio - PARTE QUINTA

di compagniadelcandelabro. Letto 336 volte. Dallo scaffale Gialli

PUBLIUS MINICIUS STATIUS L’ ultima parte del viaggio viste le premesse è una sorpresa. Nessun blocco, nessun problema, se non le continue...

PUBLIUS MINICIUS STATIUS

L’ ultima parte del viaggio viste le premesse è una sorpresa. Nessun blocco, nessun problema, se non le continue lamentele del centurione ad ogni buca. Arriviamo in piena notte alla villa. Aim ci aspetta con una serie di servitori ed una squadra di cuochi, ancora mi domando come ha fatto a sapere esattamente del nostro arrivo, avrà un suo privato servizio d› informazioni. Tanté i due feriti sono curati al meglio in sale pulite e fresche, il medicus pretende di stare loro accanto, noi dopo esserci lavati, ben rasati da un fantastico tonsore egiziano, finiamo tutti a letto con uno speciale dono del padrone di casa che non potemmo rifiutare. Il giorno dopo mentre i feriti si riprendono velocemente (caro medicus Quintus Valerius concorderai con me che bacco venere e riposo aiutano mille volte di più dei tuoi intrugli??) io mi do da fare. Rivestito come un essere civile mando un messaggio al campo dove staziona il reparto di mio figlio Primus "Scudo di Quercia". Un nuovo falso ordine che reiterava per altri 30 giorni il nostro servizio presso Tito fece venire il mal di fegato al legatus che controlla l›ordine cento volte, vuole interrogare di persona il messaggero,poi, esausto, accetta il fatto compiuto. Dopo due giorni Samuele arriva con un carro e 5 dei suoi uomini più fidati, ci abbracciamo emozionati, poi si accomoda nelle terme con noi tutti, gli diciamo solo il minimo indispensabile. Ricevute le disposizioni riparte la sera stessa per il campo con il carro che contiene una cassa con il marchio dell›Aquila ed il simbolo della XIII lo avrebbe consegnato a Bisanzio. Toccava a noi ora , rimasti soli su cosa avremmo fatto. Saremmo andati in Italia? Avremmo seguito quel demonio di Flavius ed il suo Grande Piano? “Centurione starà a te decidere, ma non qui, non ora. Questa è e sarà un› altra Storia.”

Flavius Papirius Corvus - Ormai sto piuttosto bene, e anche il centurione Lucius si sta riprendendo rapidamente. L’optioAquila ha cortesemente rifiutato la mia proposta, gli altri mi avrebbero dato una risposta onesta. Scorgo Publius che si rilassa nel patio con un bicchiere di vino mesico in mano. Mi siedo accanto a lui e tiro fuori un papiro egizio dalla cintura. Lui mi guarda curioso. “Ti mostro un segreto, Publius. Tu avevi scartato questo papiro, ma guarda - svito un po’ uno dei due cappucci dei supporti del papiro, due giri a destra, 3 a sinistra, 5 a destra, si sente un click e il cappuccio si svita ora facilmente. Ne estraggo un piccolo foglio di papiro arrotolato - leggilo è interessante.” Publius guarda subito la firma, è quella inconfondibile di Tigellino, la lettera è in chiaro: “Caro prefetto Flavius Papirius Corvus ancora non mi capacito del risultato del nostro incontro a Roma prima della tua partenza per la Giudea. Come tu abbia preferito il comando di una ala di una pidocchiosa legione al posto di mio secondo al pretorio è al di là di ogni mia comprensione! Preferire la Giudea alla corte imperiale! Voi epicurei non mancate mai di stupirmi, tuttavia la sagacia dei tuoi piani e l’astuzia dei tuoi consigli, mi possono essere utili, perciò, se tu cambi idea il posto accanto a me al pretorio ti aspetta. Pensaci, non è ancora un ordine, ma potrebbe diventarlo, dovessi trasferire in Italia tutta quella maledetta XIII legione, cui tieni tanto, per averti a portata di mano. T. P.P.” “Ora sai tutto tesserarius, anche se mi chiedo quale demone o febbre mi ha spinto a coinvolgervi nei miei complotti e a incasinarvi la vita. Ora sai tutto, parlane col centurione, ma forse per voi è meglio dirmi di no, non correrete rischi per uno che conoscete appena come me.” Mi alzo per lasciagli il tempo di rimuginare da solo, ma non resisto alla tentazione di dirgli: “Quel papiro puoi tenerlo è la ricetta di una pomata egiziana per farlo diventare più grosso e lungo.” e mi allontano ridacchiando ed evitando un dolcetto al pistacchio che Publius mi tira dietro.

Publius Minicius Statius - Qualche giorno dopo alle porte di Bisanzio. “Decurione, è inutile insistere la risposta è sempre la stessa. NO! Non potete entrare in città.” La guardia è ferma nelle sue intenzioni. Il Decurione Primus Minicius " Scudo Di Quercia" è al limite della esasperazione. “Io devo entrare, noi dobbiamo entrare e consegnare questa cassa, poche ore.” “Basta insistere. A Bisanzio è scoppiata un’epidemia di peste, al momento non si può entrare” - Il tribuno si era alzato dalla sua branda - “ed i vostri ordini sono chiari, quindi andatevene!!!” Marik, il suo vice, si accosta al Decurione. “Che facciamo? Ce la portiamo dietro?” Primus riflette un attimo. “Va bene, portiamola con noi a Trimontium. Da lì la trasporteremo alla villa di mio padre a Novae.” - continua salendo a cavallo.”Lì dovrebbe esserci mio fratello Lucius Minicius , è aggregato alla V, ma Cesare ha creato una nuova legione e li vuole tutti alti e italici. E’ in licenza prima di partire per Roma.” dando di piede al cavallo si muovono “ Ci penserà lui a nasconderla ed avvertire il mio vecchio, aide, aide! Leviamoci dalla peste,via via.”

Publius Minicius Statius - Città di Svishtov, sul Danubio, Bulgaria, ai giorni nostri.

Il professore Marovsky della Università di Lublino, capo della equipe archeologica polacco/bulgara che da anni scavava le rovine del Castrum Romano di Novae, sede della I Legione Italica, si deterge il sudore. Le giornate sono state più che soddisfacenti, stavano lavorando ai Principia del Castrum ed erano riusciti a individuare la Cappella delle Aquile all’interno scavando avevano trovato un gruppo di monete dell’epoca di Massimino il Trace e di Caracalla. Scavando ancora avevano trovati oggetti militari di un’ala di ausiliari, strano ma non fatto unico. Avrebbe voluto scendere ancora in profondità, ma il tempo era finito. Per quest’anno il lavoro sul campo era finito. “Ci vedremo l’anno prossimo” chiude il cancello e se ne va. Se avesse dato retta al suo istinto e fosse sceso di 40/ 50 centimetri ancora, avrebbe incrociato la sua piccozza con un contenitore ferro, piombo, oricalco: un cubo di circa 2 metri di lato e forse avrebbe rintracciato un marchio, LEGXIII Gem ed un’Aquila.

Giudea 67 dC.

Flavius Papirius Corvus “Sei pronto, Quintus?” chiedo per l’ennesima volta. Il medicus mi guarda. Dà un ultimo tocco alle stoffe che rivestono la falsa menorah e chiude il doppiofondo del carro.

Quintus Valerius Orca “Io certamente, mi pare che eri tu quello ferito e che aveva difficoltà a muoversi.” Ghigna saltando sul carro. “Dobbiamo aspettare mio suocero che non vuole mancare e so che, se oso fargli questo sgarbo, mi darà garum rancido la prossima volta.”

Flavius Papirius Corvus “Garum rancido, per Mercurio c’è da temerlo quell’uomo.” Ridacchio e la ferita mi tira un po’. Quintus se ne accorge. E sollecito mi chiede se sto bene o sto facendo il furbo perché non voglio venire. “Ho visto quella caldea nella tua tenda e posso capirlo”.

Flavius Papirius Corvus “Caldea? Tenda? Devi essere ancora sotto l’effetto del Tempio, vuoi che lasci una fanciulla sola nella mia tenda – in realtà poteva starci anche una coorte di fanciulle tutte al soldo di qualcuno tanto nella mia tenda non c’era nulla a parte indumenti sporchi e le armi di riserva, non ci lasciavo neppure il rasoio che magari a qualcuno non venisse in mente di avvelenarne la lama – sono andato in giro per Gerusalemme con una freccia nella schiena e poi mi è toccato fare una conferenza e non vuoi che la ferita mi tiri un po’?”

Publio Minicius Statius “Fanciulle caldee, magari meretrici sacre di Babilonia, è questo che nascondi, prefetto?”

Flavius Papirius Corvus “Sì dentro il cassone con la menorah fasulla. Era ora che ti facessi vivo stiamo aspettando da ore.” Non è vero, ma è una cosa che si dice sempre. “Un prefetto d’ala che aspetta un tesserarius, una cosa che non si è mai vista, dove è andato a finire il Mos Maiorum! Dirò al centurione di metterti in punizione” esclamo facendo il verso a Seneca. Il tesserarus bofonchia qualcosa come centurione, papiri, scartoffie ecc. e mi guarda di sottecchi tra il divertito e il preoccupato incerto se ero più pericoloso come spietato, freddo frumentario a capo dell’operazione candelabro o come sono adesso. Lo lascerò crogiolare ne dubbio.

Publius Minicius Statius “Diavolo di un prefetto, mena di nuovo per i fondelli adesso che è guarito”. – penso, ma dico “Qual è il piano?

Quintus Valerius Orca “Semplice: Giuseppe Flavio. mi ha indicato una elegante casa dove dobbiamo trovarci e dove dobbiamo lasciare la menorah. Flavius mi ha detto che la casa è di una lontana zia di Berenice che la usa come punto di ritrovo quando va a Cesarea. La casa è fornita di molti spazi e luoghi segreti, ha detto. Flavius, però ha suggerito di incontrarci fuori Cesarea in una fattoria che lui conosce bene e che si può raggiungere facilmente sia in piena vista dalla strada sia da uno wadi secco che porta proprio vicino alla casa e a un passaggio che dà nelle stalle. L’entrata del passaggio è ben nascosta e se uno arriva dallo wadi secco resta invisibile a chi è nella casa o viene dalla strada. Noi arriveremo prima del tempo convenuto, esploreremo la fattoria in modo da non avere sorprese, e poi quando avremo noi in mano la situazione aspetteremo Giuseppe e gli daremo il carro con la Menorah, da quel momento sono affari suoi e di Berenice proteggerla. Io e te, Publius, faremo lo scambio perché Giuseppe vuole darci alcune borse d’oro per il nostro aiuto, Flavius sarà pronto con l’arco a stendere chi cerca di fare il furbo. Ti garantisco che con l’arco è infallibile.”

Publius Minicius Statius “L’ho visto. Mi piace il piano perché nasce da una completa sfiducia nel genere umano.” commento e penso “Diavolo di un prefetto, pensa a tutto e io che già mi sentivo dentro una grande olla a macerare nell’aceto perché è noto che una borsa d’oro compra il silenzio di un uomo per molto tempo, una sica ben piazzata lo compra per sempre.” Il prefetto si limita a sorridermi. Quando arriviamo alla fattoria la rovesciamo come un paio di subligaculi, non c’è nessuno, ma Quintus nota delle orme. “Vado io.” dice il prefetto sparendo tra gli anfratti e le rocce. Al tramonto arriva Giuseppe Flavio con alcuni uomini armati, mercenari siriaci di Berenice senza alcun dubbio. Gli facciamo vedere il carro, il doppiofondo e lui insiste per tirare fuori la menorah almeno un po’. Si commuove e quasi piange e ci ringrazia e ci bacia le mani. Con la coda dell’occhio noto che il comandante dei mercenari non è altrettanto commosso, il che è un bene perché non avrei retto altri sbaciucchiamenti, ma la cicatrice comincia a prudermi…

Flavius Papirius Corvus Dal mio punto di osservazione controluce rispetto ai mercenari noto che i mercenari siriaci hanno dei pugnali nascosti dietro la schiena, infilati alle cinture, mentre le sicae restano in bella vista dentro i loro foderi. E’ chiaro anche a un bambino che pensano di tenersi la Menorah E le borse piene d’oro. Aspetto come un ragno nella tela finché il capo dei siriaci avanza minaccioso, so che Quintus può stenderne un po’ ma sono parecchi e poi perché rischiare. Faccio volare la freccia che trapassa il mercenario alla base del cranio , poi scaglio una seconda freccia che ammazza quello che mi sembra il più sbruffone. La seconda freccia è come una doccia fredda per gli altri. Diventano mostruosamente efficienti, ricaricano la cassa nel carro, salutano e se ne vanno al galoppo con Giuseppe Flavio.. Io torno dagli altri. Quando arrivo Quintus mi dà una pacca e chiede: “E quelle orme.” “Ah, uno che voleva farsi vedere e darsi da fare, adesso ha un posto sotto il sole del deserto per sempre.” Tornammo con i cavalli di riserva al castrum. Anche la seconda menorah fasulla era stata recapitata. “Quando parti?” mi chiese Quintus. “Tra tre giorni,” – rispondo - ma domani mi farebbe piacere veniste tutti a cena da me”. Con la Menorah avevamo chiuso, ma quella notte prima di addormentarmi mi chiedo se in futuro i collezionisti si sarebbero accapigliati su quale menorah fosse autentica e quale una copia, un po’ come i patrizi romani fanno con i quadri di Apelle o le statue di Prassitele.



Commenti

pubblicato il lunedì 22 gennaio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: made by Flavia Busatta, Teresa Logozzo, Giuliano Chigorno, Luigi A. Cologni
pubblicato il sabato 10 febbraio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: E senza dimenticare Giovanni Puiè

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