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lavoro pubblicato lunedì 22 gennaio 2018
ultima lettura sabato 26 maggio 2018

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La Compagnia del Candelabro - Il Grande Furto al Tempio - PARTE QUARTA

di compagniadelcandelabro. Letto 200 volte. Dallo scaffale Gialli

Publius Minicius Statius - Sono stravolto, per un povero evocatus in una notte tempestosa al freddo scendere e salire dai tetti di una città pi...

Publius Minicius Statius - Sono stravolto, per un povero evocatus in una notte tempestosa al freddo scendere e salire dai tetti di una città piena di bastardi che vogliono la tua pelle portandosi dietro un candelabro pesante diversi cubiti... Sono pagato troppo poco!!! farei reclamo se esistesse un ufficio reclami. Mi calo nel Tempio, tocco terra, mi guardo intorno e tutta la stanchezza mi scompare: anche nel buio della notte il Tempio appare meraviglioso. Guardo il Prefetto, ormai di lui mi fido… del tutto??

Flavius Papirius Corvus - Silenziosamente ringrazio il D.o di quel luogo per aver imposto un tempio senza finestre. Benché ci siano dei grandi candelabri ad olio, noi accendiamo le piccole lucerne che ci siamo portati dietro. Ci avviciniamo alla Menorah autentica, una magnificenza davvero, e, forse sarà l’empatia con gli altri, un oggetto che sicuramente stimola la reverenza. O forse è la grande tenda che chiude la vista al Sancta Santorum, la dove c’è una copia dell’Arca dell’Alleanza, perché quella vera – mi sono informato – è sparita durante la conquista babilonese. “Certo che sono degli sfortunati questi giudei, - penso tra me – tutti sembrano avercela con loro!” e provo ammirazione perché, ciò malgrado, hanno una forza d’animo che ha dell’incredibile. Per nostra fortuna la Sacra Menorah non è saldata al pavimento e riusciamo a spostarla facilmente. Dopo poco il falso è al suo posto ed è impressionante: se non sapessimo che è un falso … Sento una forte tensione negli altri due: “Bene – dico – fate quello che dovete o volete fare, io devo sistemare un attimo il vero candelabro”.
Mi guardano perplessi. “Se ci fermano dobbiamo essere in grado di far credere che è un falso. Ora mentre voi fate quello che volete, io applicherò con della cera delle false gemme negli occhi degli animali sbalzati sulla base. Qui tutti sanno che non ci sono gemme.” Sorrido, ma sono piuttosto nervoso. Quel posto mi irrita o forse è il nervosismo degli altri che è contagioso. Sciogliendo la cera con le lucerne applico le false pietre, delle pacchiane imitazioni egiziane in pasta vitrea e ceramica di lapislazzuli e rubini che non avrebbero ingannato neppure un cieco. Faccio un passo indietro e osservo il mio lavoro nella fioca luce delle lanterne: la vera Menorah ora sembra un pacchiano candelabro in bronzo lucidato con dei pezzi di vetro colorato attaccati qua e là. “Esattamente come la volevo. - penso e mi giro verso gli altri - che ne pensate?” Quintus e Publius mi guardano appena e annuiscono, Sospetto che non abbiano realmente guardato il mio capolavoro, ma è evidente hanno delle altre priorità al momento. Sospiro, lego ben strette delle fasce là dove ho appiccicato le false pietre perché non si tolgano e imballo con cura estrema il candelabro. A questo punto vado verso il tesoro e lo metto un po’ a soqquadro, spargo qualche sheqel d’argento per terra in modo che chiunque creda che il sanctum è stato violato come decenni prima e che i colpevoli abbiano rubato le monete d’argento di Tiro, le stesse che ho messo su alcuni dei cadaveri. Ora io sarei pronto, ma vedo che Publius si guarda attorno come un’anima in pena e anche Quintus non mi pare in sé. Decido di dargli qualche minuto. Mentre conto i battiti del mio cuore per segnare il tempo, sento voglia di scostare la tenda e vedere se quello che mi hanno raccontato è vero: che due esseri soprannaturali, due cherubini come li chiamano, aleggiano sopra l’Arca affettuosi se il Dio di questo popolo lo favorisce o corrucciati e dandosi le spalle se è in collera con lui. Certo da come si sta mettendo con noi romani si daranno le spalle di sicuro. Sto lì imbambolato per qualche attimo, poi mi scuoto e decido di no, questo popolo ha diritto al rispetto e io darò loro rispetto. “E’ ora di muoverci, se avete finito le vostre commissioni.- mormoro - Tu Quintus sali per primo, poi tirerete su il candelabro, poi verrà su Publius e poi io.” E do tre strattoni alla corda.

Publius Minicius Statius - Seguo il Prefetto in ogni suo movimento, lo vedo piazzare le false gemme, lo vedo muovere la bocca e dirci qualcosa, annuisco, ma non ho capito nulla. Sarà l’atmosfera del luogo dove mi trovo, mi sembra di galleggiare in un mondo di sogno, m’aspetto di vedermi uscire il divo Cesare dalla tenda che chiude il Santum a braccetto con il Dio degli Ebrei, un popolo strano senza dubbio, ma fiero della propria Storia e della propria Fede Io ho accettato tutte le religioni e rispetto tutte le religioni stesse, ho amici ebrei e sono fra i migliori che ho, senza fanatismi o estremisti. Questo è la superiorità di noi romani, non siamo mai fanatici, ma siamo pratici e pragmatici Io odio ogni fanatismo, ho poco tempo, prendo il mio amuleto in cui avevo incastonato l’anello con il sigillo di re David, l’anello che avevo preso al ragazzo che avevo ucciso a Iotapata, il primo dei tanti nemici che avevo ucciso. Prendo l’anello e lo lascio in un piccolo anfratto. Lo troveranno? non lo so, so che rivolgo una breve preghiera per la sua anima. La luce delle varie menorah sembra ravvivarsi per un attimo, voglio credere che sia il perdono del ragazzo per averlo ucciso. Sono felice di aver soddisfatto l’impegno che avevo preso mesi prima. Ora preoccupiamoci di uscire, guardo Quintus, ma non vedo il Prefetto Infine lo vedo: sta trafficando con il tesoro del tempio. Per un attimo la mia mente si svuota e si trasforma in un unico pensiero:denaro, oro, argento, sete preziose, oggetti unici, doni provenienti da tutto Israele, che bestemmia non poterne usufruire. Poi mi sovviene una cosa, vado al tesoro, cerco di ricordarmi cosa mi aveva detto l’ancella di Berenice, mentre giacevamo insieme. Sposto dei vasi (d’ oro??), cerco per qualche istante ed infine trovo quello che cerco, una coppa d’ argilla con una placca d’oro con il disegno di un pesce, un ex voto di un ricco giudeo di qualche decennio prima, un certo Giuseppe d’Arimatea. Prendo la coppa, calda nelle mie mani, strano, la metto nella mia sacca, nessuno se ne accorge. Bella ragazza, l’ancella, appartiene ad una setta che venera un rabbi inchiodato da quel bastardo di Pilato, che me ne farò della coppa??

Iulius Furius Romanus Aquila - La notte è buia e molto fredda, l’acqua non smette di cadere da un cielo plumbeo sottoforma di fitte goccioline. Mi guardo attorno, nulla, silenzio, solo il rumore della pioggia che cade e della notte. Mi muovo un po’ per sgranchirmi, per mantenermi sveglio e reattivo. Chissà come sta andando ai ragazzi la dentro. Nonostante i sensi tesi , per un attimo la mente mi fugge lontano, in un paese dove la pioggia cade spesso.

Flavius Papirius Corvus - “Sei pronto, tesserarius?” gli sussurro all’orecchio da dietro. Ho visto che ha nascosto un amuleto, ma non è mio costume frappormi tra un uomo, i suoi dei e i suoi fantasmi. Io mi sento sollevato, in pace con la decisione di non sbirciare dentro il Sancta Sanctorum e mi rendo conto, con preoccupazione lo ammetto, che quella tentazione mi aveva accompagnato dall’inizio dell’azione. Ora la tensione si è allentata, dobbiamo ancora andarcene, ma non ho debiti con la divinità del luogo, se esiste. Vedo gli altri salire per la corda, la Menorah ondeggiare nel vuoto fino al tetto e poi essere afferrata da Quintus Valerius e sparire nella notte. “Forza tesserarius, il centurione ci aspetta.” La mia voce è calma, rilassata tranquilla, gli do ancora un attimo, poi lo spingo su. Un’ultima occhiata che tutto sia a posto come io lo voglio e poi faccio una cosa che non facevo dalla morte di mia madre: prego per i miei compagni. “Signore del luogo, se richiedi un sacrificio prendi me, i miei compagni sono brave persone e hanno affetti da cui non è giusto separarli.” Quando esco sul tetto mi sento un idiota, ma come dice Epicuro nel dolore e nella paura siamo tutti bambini che chiedono di essere rassicurati. Silenziosi scivoliamo lungo la corda verso il pozzo, quando arriviamo tutto è calmo, ma un fioco chiarore sul fondo ci rassicura che Lucius e Aquila sono lì ad attenderci. “Cominciate a calare la Menorah, poi Alfraedus , poi tu Quintus, beh lo sapete, io devo allontanarmi un attimo.” Prima che abbiamo il tempo di fare domande mi allontano verso un altro deposito di legna, scivolo all’interno, verso dell’olio e poso la piccola lanterna: tra poco la legna prenderà fuoco e il casino coprirà le nostre tracce. Torno al pozzo. “Ancora qui, tesserarius? Vai svelto. Io tornerò per il percorso che abbiamo fatto all’andata, seminerò false piste e mi tirerò dietro i cani.” Si sentivano voci concitate, avevano trovato un morto.

Publius Minicius Statius - Ho le ossa rotte i muscoli doloranti, l’età si fa sentire, dovrei scendere nel pozzo, non mi va di lasciare il prefetto da solo, ma capisco che i due sotto non ce la farebbero da soli. Bestemmio mentre le prime fiamme si alzano. Il prefetto mi spinge nel pozzo, sento rumori lontani, spingendo la zattera con l’acqua alla vita vediamo il chiarore avvicinarci. Quintus mi guarda. Mi sento uno schifo, la stanchezza, il freddo, la pioggia ed ora questo. Tengo i nervi saldi e stringo i denti. Io e Alfraedus ansimiamo come mantici in un mulino. Il medicus continua a spronarci, come Zeus vuole sbuchiamo all’aperto sotto scrosci di pioggia. L’optio Aquila si butta in acqua, in quattro riusciamo a sollevare la Menorah e la sistemiamo nel primo carro, poi collasso sul pianale in mezzo alle stoffe asciutte. Lucius mi fa ingoiare del vino caldo speziato, ora va meglio. “Dov’è il Prefetto??” E’ il medicus a rispondere.”Fa quello che sa far meglio come frumentario, ci copre la fuga.” Alfraedus si riprende prima di me: “Dobbiamo aspettarlo qui o dove??” “Dobbiamo andarcene di qui.” - il centurione Lucius parla con voce sofferente - “Ho dovuto eliminare un paio di mercenari, ma i cadaveri sono qui. Non ci devono notare. Spostiamoci dove sono altri mercanti, ma facendo attenzione è ancora shabbath” I carri si muovono in silenzio, ci mimetizziamo insieme ad altri carri. “E’ magnifica!” sono le parole del centurione prima di collassare

Flavius Papirius Corvus - Publius mi ha guardato con faccia strana, qualunque cosa abbia nascosto o preso, è ancora sotto l’incantesimo del Sanctum. “Le cose si fanno bene o non si fanno. – dico con calma - Ora io vado a fare il mio lavoro, vi raggiungerò prima dei posti di blocco sulla strada per Jaffa.” Lui rimane appeso alla corda per metà dentro al pozzo e si ferma. “Devo tagliare la corda per spedirti giù? Dillo agli altri. Andate via, tranquilli, ma andate via, presto si scatenerà l’inferno?” Sorrido, ma il tempo si stava facendo maledettamente breve.

Publius Minicius Statius - Ero vivo, malconcio, ma vivo. Mi sentivo come se mi avessero chiuso in un sacco dei parricidi con un cane un gallo, di un serpente particolarmente incazzati. Guardavo quel Candelabro, era un’opera d’arte magnifica, anche se le gemme false lo facevano sembrare una pacchianata. Il medicus si prodigava per il centurione: aveva febbre alta e la sua ferita si stava riaprendo, avremmo dovuto aspettare la prima stella per muoverci. Ma ora volevo solo riposare, asciugarmi e riposare.

Flavius Papirius Corvus - Lancio il gancio oltre il parapetto del cortile e salgo velocemente. Le fiamme del deposito della legna cominciano a levarsi e il chiarore non mi favorisce, ma tant’è, sono in ballo e devo ballare. Corro saltando da in tetto all’altro, mi appiattisco quando vedo forma sotto di me, striscio sui cornicioni. Sento Eleazar ruggire, insolentire i suoi uomini. “Hanno violato il Tempio - grida - Li voglio morti! No vivi, catturateli vivi!” Sono già sopra le logge che circondano il Cortile delle Donne, corro lungo tutto il perimetro fino alla Camera della Legna. Salto all’interno e getto la seconda lanterna. La legna è secca e prende fuoco subito, tra poco ci sarà un altro bel falò, ma distante, ben distante dal pozzo. Risalgo sugli spalti e sistemo uno dei cadaveri, lavoro del medicus. “Là, laggiù!” urla una sentinella da una torre della porta di Nicanor. Si sentono grida e ruggiti, mi hanno visto. Arrivo alla corda sospesa sul vuoto tra il tetto del recinto interno e il portico di Salomone. Sgancio le pulegge e le metto nella sacca, sto per gettarmi quando un sicario mi raggiunge. La sua ombra danzante sul pavimento lo tradisce, mi giro e la lama affilata mi manca di poco, ma lui mi è addosso. Ci rotoliamo per terra e scalciamo, poi con un colpo ben assestato, mi sgancio e lo faccio volare oltre il parapetto. Stanno arrivando come vespe inferocite, libero la fune e volo dall’altra parte. Piego le gambe e sbatto contro il muro, saltando mi arrampico in verticale e raggiungo gli spalti dall’altra parte del Cortile dei Gentili. Ormai le fiamme si levano alte e illuminano la notte di una luce giallastra, malata. Ritiro la corda, sistemo i cadaveri dei due mercenari siriani. Dall’altra parte gli zeloti hanno raggiunto il punto dove mi trovavo pochi istanti prima, sono furenti e berciano ogni sorta di improperi, mentre i mercenari siriaci cercano di buttare giù la porta. Le frecce volano intorno a me, vedo che la porta sta per cedere, butto giù la fune lungo il muro del Tempio... “Ah!” una freccia mi ha raggiunto sul fianco. Scivolo lungo la corda. Sono fuori. Raggiungo il mulo e mi allontano.

Flavius Papirius Corvus “Dannazione! dannazione!” impreco, questa ferita non ci voleva. Dovevo trovare un posto dove sistemarla un po’, non potevo andare in giro lasciando una scia di sangue e con una freccia che porgeva da un fianco. Vedo un casa diroccata, un tempo sicuramente una ricca dimora, ma ora abbandonata. Entro all’interno e nascondo il mulo. “Il punto della situazione, Flavius, fai il punto della situazione. Bene la notte nasconde il sangue, ma domani la pista sarà evidente. Muovo le braccia e le gambe: niente veleno, già qualcosa. La freccia è dentro, ma ora la ferita sanguina poco, se la estraggo ricomincerà a sanguinare. Se estraggo il legno, la punta resterà dentro e chissà dove finirà col movimento. - respiro profondamente, non mi fa troppo male - Bene, forse sono stato fortunato, non mi resta che tagliare la parte del legno che sporge, fasciare bene e raggiungere Quintus Valerius, lui saprà curarmi.” Lentamente comincio a tagliare la freccia, quando spezzo l’ultimo pezzettino, perdo i sensi. Quando mi riprendo vedo i primi lucori dell’alba, è passata un’ora circa. Fascio stretto, ma non troppo, mi sistemo mantello e vestiti in modo che non si veda il sangue. Maledizione ogni movimento è una tortura. Lavoro un po’ gli zoccoli per differenziare le orme, poi li fascio. A distanza di sicurezza scendo dal mulo in mezzo ad altre macerie, gli tolgo gli stracci dagli zoccoli e, tra una bestemmia e l’altra, rimonto sulla bestia, poi lentamente mi dirigo verso la strada per Jaffa. È ormai giorno fatto quando raggiungo il punto convenuto. Sto male, ma cerco di placare il dolore masticando kath e hashish. La città è in subbuglio, sento gridare che gli zeloti hanno saccheggiato il tempio, altri sussurrano che è stato Giovanni da Giscala. Dal modo di fare capisco che siamo di nuovo nella zona dei giscalani. Passa il tempo e io mi sento parecchio debole, ma finalmente i nostri carri arrivano. Capisco che ci sono problemi. Saluto gli altri, ma Quintus Valerius appena mi vede sbianca, ha capito che sono ferito, ma non è il momento di fermarci. Salgo a fatica sul primo carro e Alfraedus , che lo guida, sbotta: “Prefetto, cosa è successo?” “Continua a guidare, posso farcela, dimmi degli altri.” “Il centurione è messo molto male, ma forse tu stai peggio, noi altri solo stanchezza.” Arriviamo al primo posto di blocco, il comandante fa le solite domande sceme. “Sapete cosa è successo?” chiede. “Dicono che quelli di Eleazar hanno rubato nel tempio, ma sono voci. Ma la città vecchia è in subbuglio e noi non vogliamo trovarci in mezzo.” “Hanno rubato nel tempio?, Ehi, ma tu eri il mercante delle Menorah, non è che l’avete rubata?” dice tra il faceto e il serio, ma i suoi occhi sono gelidi.

Lucius Laurus Lupus - Apro gli occhi, il medicus gli è accanto. Mi ha ripulito la ferita ormai riaperta, ma sta lottando per evitare l’infezione. Gli scossoni del carro sono una tortura e stringo i denti soffocando in gola grida di dolore. La febbre non diminuisce. Il freddo, la tensione e gli strapazzi hanno lasciato il segno sul mio corpo debole.”Medicus, che succede? dove siamo? e il prefetto Flavius è tornato?” Il medico cerca di tenermi calmo rispondendo alle domande. Lo guardo sofferente “Quintus Valerius se sarò un intralcio alla missione lasciami indietro, piuttosto uccidimi, ma non voglio rallentarvi. Se scoprono un ferito dentro a un carro, le guardie faranno mille domande e voi sarete spacciati.”la mia voce si fa sempre più debole. “Non ti lascerò indietro amico mio, non ti lascerò qui a morire tra questi zeloti,tornerai con noi e tornerai vivo.” dice il medico, ma il centurione non lo ascolta più. Publius Minicius Statius sale dentro il carro e nota subito il volto tirato e lo sconforto che da esso traspariva. La testa abbassata quasi a volesse dimostrare rassegnazione. Si guardano “Lui doveva essere il mio esecutore testamentario, dimmi genero che io non sarò il suo.”

Publius Minicius Statius - Il Prefetto è ferito, non lo dice, ma deve soffrire parecchio. Alla guida del secondo carro cerco di non allontanarmi dal primo. Al posto di blocco ci fermano. Sono gli stessi bastardi che ci hanno fermato all’arrivo. Vedo Flavius discutere con quello che dovrebbe essere il comandante, altri armati si avvicinano al nostro carro, sollevano il telone, vedono il centurione Lucius “Che gli e’ successo?” chiede uno, poi si allontana. Il fetore che emaniamo è troppo anche per loro. E’ Quintus a rispondere: “Febbre malefica, troppa pioggia e non si è ancora ripreso dalle torture dei romani.” “Va bene va bene,puzzate come capre.” e si allontanano.

Flavius Papirius Corvus “Guarda da te, sono tutte false.” Mi giro stringendo i denti, il dolore è terribile e vedo la faccia pallida di Publius. Alzata la tenda il comandante ride: “Ma la Menorah non ha pietre!” “Sì, ma i romani non lo sanno.” rido io. “È ceramica e vetro, mica roba vera!” esclama un tirapiedi. “Possiamo andare?” “Vogliamo quelle menorah di argento.” “50 sheqel” replico. “La vostra vita non vale tanto.” “Almeno 30 sheqel o sarà mio padre a uccidermi.” “Sei tenace egiziano, 10 sheqel, e togliti di torno.” Mi tira 10 sheqel e gli altri si prendono le Menorah in argento. “Se uno di voi ci accompagna facendoci strada, lo ricompenseremo bene. Vogliamo solo tornare a casa, qui gli affari non rendono.” Il comandante annuisce e uno di loro ci accompagna attraverso i posti di blocco. Finalmente siamo fuori dalla città. Ci allontaniamo sulla strada per Jaffa, dietro di noi la città sta diventando un mattatoio, dopo un po’ faccio cenno di svoltare per una stradina che porta ad una forra. “Entra in quelle grotte e nascondete i carri. Sto per svenire, chiama Quintus .” biascico e piombo nel nulla



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pubblicato il lunedì 22 gennaio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: made by Flavia Busatta, Teresa Logozzo, Giuliano Chigorno, Luigi A. Cologni
pubblicato il sabato 10 febbraio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: E senza dimenticare Giovanni Puiè

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