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lavoro pubblicato sabato 20 gennaio 2018
ultima lettura sabato 23 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Compagnia del Candelabro - Il Grande Furto al Tempio - PARTE SECONDA

di compagniadelcandelabro. Letto 258 volte. Dallo scaffale Gialli

Publio Minicio Stazio -I due carri fanno un ultima curva e finalmente la Città appare con i colori dorati delle sue mura, un triplice giro di m...

Publio Minicio Stazio -

I due carri fanno un ultima curva e finalmente la Città appare con i colori dorati delle sue mura, un triplice giro di mura, abbaglianti sotto il sole cocente, devo frenare ancora gli animali. Sono alle redini del secondo carro, il medicus è al mio fianco. mentre Alfraedus Aurelius Gallicus se ne sta nel retro, bestemmiando ad ogni buca; sul primo Iulius Furius Romanus Aquila si deve barcamenare fra animali solitari, viandanti, greggi di pecore, nobili a cavallo, sacerdoti e cosa più inquietante molti uomini armati che si muovevano in ogni direzione. Siamo arrivati, sei mercanti giudei, alcuni alessandrini, altri della Samaria, con barbe incolte, tuniche sporche di polvere per il viaggio. Il prefetto Flavius Papirius Corvus sembra tranquillissimo, accanto al guidatore sul primo carro, mangia mele da ore, lanciando i torsoli contro animali e uomini che intralciavano la strada. Il nostro centurione Lucius Laurus Lupus se ne sta nel dietro del carro che portava una serie di copie di oggetti sacri, fra cui alcune grandi menorah, a noi è toccata la porpora blu, ed altre spezie: mi sembra di essere una matrona della corte partica, siamo già stati fermati e controllati un paio di volte, ma noi, martiri della rivoluzione, con la lingua tagliata dai porci romani, facciamo parlare i due frumentari fin›ora tutto è andato bene. Qualche giorno prima un messaggero del principe Erode era giunto al castrum con perentori ordini per il legato. Tito in persona aveva richiesto 6 specifici legionari ed ufficiali per una operazione di estrema importanza, eravamo tutti e sei di fronte al legato che ci aveva messo a rapporto, giocherellava con i papiri, il mio uomo/messaggero era una statua di marmo dietro a lui. “Ho ricevuto questi ordini dal quartiere generale; sono ordini controfirmati direttamente dal generale Tito, dovete seguire quest’uomo e raggiungere Edessa dove vi aspetta un non so quale principe, ma i particolari ve li darà direttamente il generale, immagino” si era alzato dallo scranno, ci ha guardato uno a uno, io ho cercato di nascondermi dietro a Lucius Laurus Lupus. “Avete un ordine di servizio di trenta giorni, rinnovabile, aggregati al Pretorio, quindi buon viaggio, MA PRIMA DI PARTIRE, l’ordine è perfetto, fin troppo, sei fra i miei migliori legionari, fra i più validi” il suo sguardo era passato dal centurione Lucius Laurus Lupus a Iulius Furius Romanus Aquila, ad Alfraedus Aurelius Gallicus”, ma anche fra i più pieni di iniziative non sempre troppo ortodosse “ perché guardava me??? “e dei frumentari fra i più pericolosi ed esperti.” Aveva preso gli ordini, li aveva controllati ancora, e aveva sbuffato: “La faccenda puzza come l’alito di un beneficiarius dopo aver mangiato il garum, ma tant’è, prendete questi ordini e sparite. « poi aveva aggiunto “e nell’ambito del possibile, tenetemi informato, ANZI NO!!! Per Zeus non voglio sapere altro!!!! Cercate di non farvi ammazzare!!” Quasi ero commosso. Eravamo usciti dal castrum e ci eravamo fermati dal mio amico Aim: il giorno dopo 6 ebrei, zelanti e filo zeloti, con due carri pieni di oggetti avevano cominciato il loro viaggio verso la Città sacra. Ora dopo giorni, stiamo entrando in città e la prima cosa che vedo è un elmo, romano o di un ausiliario forse, sotto c›era un grumo nero, ciò che restava di un teschio. «Eeeeee.. si comincia bene.» Aide, Aide, penso dando di redini e passiamo la Porta.

Lucius Laurus Lupus - Mi chiedo cosa aveva il Legatus da fissarmi in quel modo, avrà pensato che ci fa in mezzo a questo eterogeneo gruppetto di “brave persone” un centurione come lui. A distanza di giorni e sballottato dentro questo carro carico di cianfrusaglie ancora me lo chiedo. Ma non sa di certi legami di solidarietà che legano spesso i soldati tra loro, legami più forti del sangue e temprati da mille battaglie alla fine delle quali ti guardi sbalordito di essere vivo e di vedere vivi i tuoi amici.

Flavius Papirius Corvus - Per tutto il tragitto verso Gerusalemme avevo rimuginato sul piano girandolo da tutte le parti per trovare dei punti deboli, in effetti ne avevo trovati alcuni e avevo preso le mie precauzioni. Penso ai miei compagni di avventura a Lucius Laurus Lupus, centurione fino al midollo che non ha un solo osso disonorevole nel suo corpo robusto e ben temprato. Di Quintus Valerius Orca sono certo come di me stesso anche se, come spesso accadeva ai frumentari del suo rango, dopo una onorata carriera come assassini, qualcosa si rompeva e diventavano... troppo romantici a parer mio; ma su capacità, sagacia e determinazione non ho dubbio alcuno. Io sono stato addestrato sì come assassino, ma mio padre mi aveva addestrato soprattutto al Grande Gioco, alla visione d’insieme del lavoro del frumentario, alla strategia oltre che alla tattica e al lavoro di ‘macelleria’, a elaborare piani e a gestire anche i peggiori nemici come delle risorse, vallo a spiegare agli altri. A questo proposito ho di persona ispezionato tutti divertendomi ai motteggi di Publius Minicius Statius, un bel tipo capace di sfilare l’occhialino di rubino dalle stesse mani di Nerone senza che questi se ne accorga o si incavoli. Ottimo elemento di cui apprezzo soprattutto la salutare diffidenza per chiunque dell’universo mondo, me compreso ovviamente, a meno che non abbia deciso di considerarti suo amico e questa è una cosa che bisogna guadagnarsi duramente. Ha una certa passione per la fica, ma continua a ragionare con la testa e non con il cazzo, grazie a dio. Iulius Furius Romanus Aquila e Alfraedus Aurelius Gallicus erano ottimi soldati, sicuri e fidati, non ci sono problemi con loro, a parte forse i mugugni di Marco Valerio, ma sono certo che il legato gli ha lisciato il pelo e Publius Minicius Statius lo ha fatto di sicuro. Il legato non è uno sprovveduto sa che, se facciamo qualcosa, è per il bene della legione e di Roma.

Flavius Papirius Corvus - Nell’ispezione mi sono accertato che neppure un granello di terra sia romano, solo sicae, pugnali e archi siriaci, vestiti e scarpe giudee o della Galilea, se non vogliamo essere fottuti di brutto. Ora dopo la curva ci appaiono le mura dorate di Gerusalemme, calde e splendide tra le macchie verdi e argentee degli olivi, il verde giallastro delle palme cariche di datteri e i cupi fusi dei cipressi. Macchie coloratissime di oleandri sbucano qua e là dai giardini privati, con i loro fiori rossi, rosa, bianchi, oleandri tanto meravigliosi quanto velenosi. E mentre osservo quella splendida città, che so che troppo presto sarebbe diventata un cumulo di macerie, se l’insurrezione continuava a sfidare la macchina bellica romana, vedo il Tempio che sorge sulla collina con le due grandi scintillanti colonne del vestibolo Boaz e Yakin che erano state ricostruite esattamente come quelle del tempio di Salomone, distrutto dai Babilonesi e che rifulgono malgrado alla distanza. È mentre osservo le colonne e poi mi giro a guardare se quelli del secondo carro hanno problemi, che mi chiedo se eliminare Eleazar o Simone bar Giora o Giovanni da Giscala, se ne avessimo avuto l’occasione, è una buona idea o no. Al momento essi sono più inclini a scannarsi tra loro che ad aggredire noi romani e più loro si scannavano, più macellavano il loro stesso popolo, più per noi romani sarebbe stata facile la conquista, anche se la parola facile aveva un significato particolare in Giudea, uno tutto suo. Più ci penso, vedendo la nostra spedizione come un pezzo del mosaico del Grande Gioco, il che è il motivo per cui avevo deciso di unirmi a loro, oltre all’amicizia fraterna con Giovanni, più mi rendo conto che dovevamo assecondare il vecchio detto del luogo che diceva: ‘Dove ci sono tre ebrei si creano 4 fazioni’. Devo parlarne con Giovanni e convincerlo a lasciar correre anche se ci fossimo trovati Eleazar servito in un piatto d’argento, più fazioni ci sono meglio è. Eliminare uno dei capi, per quanto forte ed astuto, sarebbe servito solo a unire gli zeloti e gli antiromani e allora sarebbero stati cazzi per noi più di quanto già non fossero. Di mio, essendo l’ultimo ad abbandonare il Tempio, avrei seminato indizi che conducessero all’una o all’altre delle fazioni in modo che tutte si accusassero a vicenda di aver violato il Sanctum e si scannassero vicendevolmente più di quanto non stessero facendo. Rifletto per un po’ e decido di spiegare questi miei progetti agli altri, in fondo sono stato io a chiedere trasparenza e non posso essere io a tradire la fiducia che chiedo agli altri.

Flavius Papirius Corvus - Entriamo in città per la Porta delle Acque a sud ovest che porta alla antica cittadella di David, chiusa da mura a forma di zampa di bue, che è una delle entrate più distanti dalla Fortezza Antonia, non fosse mai che qualche legionario riconoscesse per caso uno di noi. Pochi metri dopo la porta, quando gli altri avevano cominciato a rilassarsi, veniamo fermati e gli zeloti barbuti del posto di guardia ci mostrano uno spiazzo dove dovevamo fermarci per l’ispezione. Andiamo coi carri dove ci hanno indicato ed essi cominciano a controllare i carri e a perquisirci. Io mostro loro tutte le carte e i permessi mostrandomi disponibile e affabile, ma rispettoso e con osservazioni casuali scopro che sono del gruppo di Giovanni da Giscala. Il comandante è quasi disposto a farci partire quando il rompicoglioni di turno si intromette: “Perché quei quattro uomini non parlano mai?” “Sono stati resi muti dai romani. – rispondo io – Io li ho riscattati dalle miniere ottenendo la loro gratitudine e ovviamente il loro silenzio, il che per un mercante come me è sempre una cosa di pregio. I miei concorrenti sono sempre a spiarmi per sapere dove trovo la porpora blu o…” Il rompicoglioni mi zittisce con un cenno della mano e dice a Publius Minicius Statius “Apri la bocca!” Luigi mi guarda e io gli faccio un impercettibile segno del capo e sorrido col mio sorriso più rassicurante. So di stare sprizzando sicurezza da tutti i pori e questo il rompicoglioni e il suo comandante, empaticamente, lo sentono. Luigi apre la bocca. “Ma ha la lingua!” esclama il rompicoglioni mettendo mano alla sica. “Ovvio che ha la lingua, non ho mai detto che gliel’hanno tagliata. I romani si sono divertiti a ficcargli in gola un pezzo di ferro arroventato bruciandogli le corde vocali e quasi ammazzandolo. È un uso germanico che volevano sperimentare e questi quattro poveracci hanno fatto da cavie insieme a molti altri.” “Porci romani!” esclama il comandante, poi decide anche lui di avere la sua ora di gloria da rompicoglioni: “Ho proprio un nipote che deve farsi il nuovo mantello di preghiera …” butta lì sperando che abbocchi. In un attimo devo decidere se vuole della porpora blu come tangente o se mi provoca per vedere se tento di corromperlo. Decido per la seconda opzione. “Saremo per tre giorni al mercato del Tempio, vieni a trovarmi e vedremo se saprai spuntare un buon prezzo. “ribatto. L’uomo sorride e io gli porgo un pezzo di mela che ho appena tagliato. Lui mi guarda fisso e mormora: “Adamo fu cacciato dall’Eden per un pezzo di mela”. E io ribatto “Ma io non ti sto approcciando come i sodomiti fecero con l’angelo del Signore”. L’uomo mi guarda, sfodera un sorriso a 25 denti, che avrebbe dovuto essere a 32, ma molti sono mancanti. Decido che il mal di denti era certo causa della sua rompicoglionaggine, e ho conferma che alcune frasi di riconoscimento sono ancora le stesse: buono a sapersi.

Publius Minicius Statius - Zeus, ho vissuto e combattuto una mezza dozzina di grandi battaglie e non so quante scaramucce, scontri di pattuglie, mi sono trovato testa a testa con un khan di una tribù roxolana che mi avrebbe voluto cucinare nel brodo caldo di un toro. Sono sopravvissuto a innumerevoli risse nelle peggiori taberne di mezzo impero. E una volta nella Betica a Lucentum sono finito a combattere con un mantello ed una lancia in una venaxione contro un toro, ma mai ho avuto tanto timore quando quel puzzolente escremento di una vacca zelota mi ha fatto aprire la bocca. Mi ero visto già a discutere con Caronte per l’obolo, ma per Othan quel bastardo mi avrebbe preceduto. Il Prefetto deve avergli rifilato una non so quale balla, ci hanno lasciato andare fra risate e grandi pacche sulle spalle. Pure la mela gli ha offerto. Avevo notato che nessuno di noi quattro aveva mostrato segni di apprensione. Guardo Alfraedus Aurelius Gallicus: sta sistemando un sica sotto le corde dello scorpio, alza lo sguardo e mi schiocca un motteggio con le labbra, sorrido più rilassato mentre Quintus mi stringe un ginocchio, richiamando la mia attenzione ad una piccola processione di bambini che rincorrevano un cucciolo. “Prefetto, Prefetto” – penso - “non so cosa hai raccontato, ma sei stramaledettamente in gamba. So che farai di tutto per i tuoi scopi, i tuoi, non quelli di Quintus Valerius, né quelli di Giuseppe Flavio, i tuoi.” mi gratto la cicatrice vicino all’orecchio nascosta sotto la barba, brutto segno “Ahh Lucius, mio centurione, come mi manca poter ragionare con te, la tua solidità è una sicurezza, tutto è chiaro, gli obiettivi chiari.” guardo il Tempio che si avvicina. “Finalmente, il Tempio.” mi tocco l’amuleto che nascondo nelle fasce del capo, l’anello, avrei finalmente adempiuto al mio personale piccolo impegno.

Flavius Papirius Corvus - Continuiamo la strada addentrandoci nella città. Si sente chiaramente la tensione, negli occhi della gente si nota la paura, sono sempre un po’ sbarrati e mobili e sembrano quelli dei cervi quando sentono l’ululato del lupo. Qua e là si vedono i segni della morte, macchie di sangue ed altro, ma gli addetti ai cadaveri sono estremamente efficienti, e come non esserlo in una città che si sta massacrando in nome del proprio dio. Gli altri sono abbastanza rilassati, come si può esserlo in situazioni come questa, ma si fidano di Quintus Valerius Orca e di me. Io e Quintus ci capiamo al volo, basta un cenno e uno dei due agisce, allontanando con una gentile parola di aramaico un bambino che sta per finire sotto le ruote, gridando e facendo pubblicità ai nostri prodotti in modo che molti giungano al nostro banco del mercato domani. Ci comportiamo come pacifici mercanti desiderosi solo di vendere le loro belle merci di cui vanno orgogliosi. Ci fermano altri tre posti di blocco, tutti giscalani, come era da aspettarsi nella città bassa. Le frasi convenzionali sono le stesse salvo qualcuna di nuova che mi viene sussurrata da uno dei comandanti del posto di blocco che si è convinto che io sia un simpatizzante. Io, di mio, gli faccio capire che riferirò loro tutto quello che potrò vedere dentro al Tempio che è una roccaforte di Eleazar. Per il pernotto mi chiede 5 sheqel d’argento, io contratto fino a 3 e mezzo per non renderlo sospettoso del fatto che io sia veramente un mercante. Dopo tutte queste estenuanti discussioni che i miei compagni hanno totalmente scaricato sulle mie spalle - Giovanni mi ha sussurrato ghignando “Oneri e onori del grado” – è ora di sistemarsi per la notte. Lo zelota giscalano, che ci indica la direzione verso le vasche, è in realtà un edomita simpatizzante di bar Giora e mi informa, parlando sottovoce, che si dice che Eleazar di notte dorma nel Tempio per essere più al sicuro. Lo ringrazio per l’informazione promettendogli uno sconto speciale sulla porpora blu. Finalmente ci accampiamo. Non ci sono molti carri in quella zona, molti mercanti preferiscono andare vicino alla Fortezza Antonia perché i romani pagano bene, mi hanno detto, ma noi abbiamo risposto che non siamo interessati a denaro empio, ma vogliano fare tutto secondo la Legge. Dai sorrisi dei barbuti zeloti è chiaro che abbiamo detto la cosa giusta. Anche la scelta del luogo è gradita, abbiamo spiegato che vogliamo fare le abluzioni prima di entrare al Tempio. Da quello che possiamo vedere la maggior parte delle sentinelle delle varie fazioni sono dalla parte della Fortezza Antonia a nord. Noi sistemiamo i carri presso una delle vasche dove si aprono, per chi sa vederli, alcuni cunicoli. Siamo lontani da tutti e il fatto che ci sia una sentinella non desta sospetti visto la preziosità delle nostre merci. Abbiamo appena finito di mangiare che io espongo il mio progetto che prevede il non fare fuori capi zeloti anche se ne abbiamo la possibilità e nel lasciare indizi che permettano agli zeloti di scannarsi a vicenda.

Lucius Laurus Lupus - Giornata lunga e calda, i carri con i sei occupanti arrivarono al luogo convenuto come da piano. “Certo che stare tutto il giorno su sto carro sobbalzante e non proferire parola è davvero snervante. Non sono un tipo molto loquace, ma così mi sembra veramente di essere castrato in gola e poi ‘sti abiti mi fanno venire il prurito a sapere che sono di questi dannati zeloti giudei. Anche stasera dovremmo stare attenti nel parlare, meglio non farlo e lasciare che parlino solo Flavius Papirius Corvus e Quintus Valerius Orca. Noi altri 4 faremo i muti, spero di non prenderci l’abitudine. Mi manca non sentire i commenti del mio Tesserarius Publius Minicius Statius, ma anche lui sa che deve stare alle consegne, come anche i due optiones Alfraedus Aurelius Gallicus e Iulius Furius Romanus Aquila. Che Minerva ci sia saggezza e perseveranza

Publius Minicius Statius - La cicatrice sotto la barba non mi da tregua, ma forse sono i pidocchi che brulicano da queste parti, noto che noi quattro siamo restii a parlare. Il fatto è che sono giorni che evitiamo di aprire bocca se non quando siamo soli. Il centurione Lucius Laurus Lupus guarda sconsolato le mura del Tempio, io so cosa pensa, ma è Iulius Furius Romanus Aquila a svelare per primo il suo pensiero. “Avete visto questo Tempio?? Non vi ricorda una fortezza più che un luogo sacro.” Mangiando la sua zuppa di lenticchie Alfraedus Aurelius Gallicus dà il suo parere. “Ci sono tre cinte murarie e poi ci troveremo di fronte questo coso da conquistare, i morti saranno migliaia.” Anche il centurione è cupo. “Strade strette, vicoli, tetti sarà un inferno arrivare sin qui.” e con un pezzo di pane azzimo raccoglie le sue di lenticchie. “Io mi limito alla nostra azione “ do un morso alla coscia d’agnello e bagno la gola con un vino ottimo che veniva da Cana “Per il resto c’è tempo.’’ mi volto a guardare i due frumentari che stavano per l’ennesima volta aprendo la mappa del tempio stesso, mi rivolgo ai miei compagni. “Spero che,quando dice seminare indizi, il prefetto non intenda dire seminare cadaveri o, almeno, non i nostri di cadaveri.”

Lucius Laurus Lupus - “Avete ragione ragazzi, se usciremo vivi da questa missione, torneremo di nuovo qui e sarà con la legione. Sarà dura, maledettamente dura e, se la fortuna o Fato, chiamiamolo come vogliamo, ci aiuta ora, non è detto che ci aiuti quando saremo a tentare di scavalcare tutti insieme queste mura. Spero solo che, per l’appunto, la fortuna o il Fato si dimentichi di noi, chissà quanti di noi non vedranno l’alba del giorno successivo e saranno nell’Ade con i nostri antenati.” Finisce di parlare il centurione, depone la sua scodella vicino a quella del suo compagno Publius Minicius Statius e si ritira a dormire. E’ stanco, stanco nel fisico e nell’animo.

Publius Minicius Statius - “Publius, cosa temi? Cosa ti preoccupa, ormai ti conosco, quando ti gratti la vecchia ferita il pericolo non è lontano.” Il centurione Lucius Laurus Lupus parla in un sussurro, tre paia d’ occhi mi fissarono in attesa, li guardo, poggio sul piatto il piatto con la zuppa di pesce, mi giro, i due erano saliti sul carro, espongo i miei dubbi. “Vi siete domandati perché siamo qui? Per recuperare un candelabro? Per sostituirlo con un falso e poi un falso ancora, doppio gioco, triplo, che ne sappiamo noi degli ordini che hanno ricevuto? I veri scopi? cui prodest??” mi liberavo di un peso. “Forse Giuseppe Flavio vuole farci cadere in trappola per recuperare la fiducia del suo popolo, forse Tito vuole liberarsi dei due frumentari perché sanno un qualcosa che lo può danneggiare?? Che ne sappiamo noi? Non vi è sembrato strano che il prefetto si sia fatto trovare cosi preparato? Seminare indizi, riesce a farci passare sostenitori di una fazione per poi fare trovare i nostri cadaveri, quale migliore prova???” concludo. “Forse tutto funziona perché il prefetto e Quintus Valerius Orca sono maledettamente bravi in questo lavoro per cui entriamo, scambiamo e usciamo” Mi stavo innervosendo per cui finisco la mia zuppa. Lucius Laurus Lupus mi guarda. “Avevo dei dubbi, ma ora me li hai chiariti tesserarius, tu Flavius Papirius Corvus - Quella stessa notte Quintus Valerius Orca ed io, mentre gli altri parlottano e aprono il loro cuore esulcerato dai dubbi, facciamo una prima ispezione dei cunicoli e segniamo sulla pianta il percorso e facciamo anche dei segni sulle pareti visibili solo a chi sa dove sono. Per due giorni andiamo al Cortile dei Gentili a mercanteggiare. È una specie di zona franca e gli unici che sono guardinghi sono i cambiavalute da quando Gesù il Nazareno in un gesto di sfida antiromano e contro i collaborazionisti farisei li cacciò dal tempio rovesciando i loro tavoli. Mi pare di vedere quelle avide sanguisughe, che fanno cambi che nemmeno a Roma e barano nella stima della quantità d’argento, affannarsi a prendere le loro monete che corrono per terra da tutte le parti. Intanto io, mentalmente, ringrazio alcuni miei amici fenici che mi hanno addestrato ben bene su l’arte della contrattazione. Vendiamo il lino e anche buona parte della porpora blu, non tutta che un po’ la tengo di riserva: la scambiamo con due muli e della mirra, ma anche con incenso e con stoffe pregiate di seta che alcuni mercanti siriaci hanno portato fin qui dal lontano oriente. Mi spiegano che speravano di venderla ai membri della famiglia reale, ma molti di loro sono stati ammazzati all’inizio dei disordini e anche i grandi sacerdoti sono in difficoltà. Anano, il grande sacerdote, e gli altri non sono inclini a comprare stoffe mentre sono praticamente in guerra civile, anche se non dichiarata con gli zeloti e con Simone bar Giora e i suoi idumei fuori dalla città, e usano il denaro per pagare mercenari e per farsi seguaci tra il popolo che comincia a essere messo alle strette dalla guerra per bande e dal gran numero di rifugiati arrivati dal contado. Alla fine vedendo decidono di darmi a un prezzo stracciato la seta. Anche la lana va via bene e le colombe, ma il nostro pezzo forte, a parte la porpora blu per la quale gli zeloti e pure i sicari di qualunque fazione non badano a spese, sono le piccole Menorah che comprano praticamente tutti. Mentre contrattiamo, mi tocca discutere con alcuni acquirenti che sono interessati ai nostri cosiddetti servitori, un mercante di cammelli arabo vuole comprare il nostro tesserarius Publius Minicius Statius per motivi che entrambi lasciamo molto nel vago vista la fine di Sodoma e Gomorra, e in un caso riesco a stento a impedire ad un eunuco nabateo di palpare le palle del centurione. “Per fortuna Lucius Laurus Lupus non sa l’aramaico, altrimenti non so cosa poteva succedere!” ridacchio in aramaico a Giovanni che ride, ma in modo tirato. Seguo il suo sguardo e vedo che ha scorto Eleazar. Nessuno lo nota, forse, a parte me, ma gli occhi gli si sono incupiti. “Non adesso fratello! – sussurro – e pensa a quello che ti ho detto: pensa a quanti nostri uomini saranno salvi se questi macellai fanatici si scannano tra loro!” Ovviamente le cose non potevano andare troppo lisce e Eleazar si avvicina al nostro banco. Quintus Valerius Orca, che si è messo una benda sull’occhio e si è scurito il volto con un intruglio di mallo di noci ed henné, è praticamente irriconoscibile, io sarei più identificabile, ma gli dei mi hanno dato una lingua d’argento. Il capo zelota ci fissa come se volesse trapanarci, poi chiede i prezzi della porpora blu. Giovanni si finge affaccendato con un altro acquirente che è interessato alle piccole Menorah, ma sento a pelle che è teso come la corda di un arco e anche gli altri. Io non mi faccio intimidire e sparo una cifra da delirio, lui mi guarda storto, ma contro ribatte. Andiamo avanti per un po’, e vedo che l’uomo si rilassa un po’, una buona contrattazione è sempre rinvigorente. Faccio cenno di portare dell’uva, ne spremo un po’ aggiungendo acqua e gli porgo la bevanda che accetta. “Mi pare di conoscerti - mi dice - ma non ricordo dove ti ho visto.” “Infatti mi hai già visto – rispondo gioviale – anni orsono ero al servizio di alcuni mercanti di Tiro, la famiglia dei Jader, e sono venuto qui altre volte e una volta o due hai accompagnato tuo padre. A proposito, se mi permetti chiedertelo, come sta il sant’uomo?” “Purtroppo è morto, ucciso da dei traditori.” Disse lui, lo sguardo fattosi duro. “Mi spiace per il tuo lutto.” Rispondo io inchinando il capo. Lui fa un cenno di ringraziamento col capo e riprende la contrattazione. Quando ci siamo accordati, mi chiede all’improvviso: “Cosa puoi dirmi dei Giscalani là fuori?” “Fermano tutti i commercianti e chiedono tasse esose in modo che molti rinuncino a venire al Tempio e in questo modo sperano di alienarvi il popolo. Mi hanno chiesto degli sheqel d’argento di Tiro, ma io non li uso perché sono empi, ma loro ne erano molto interessati.” e faccio una smorfia. “I romani vogliono che le tasse siano pagate con quella moneta che contiene più argento delle loro, mi chiedo cosa tramino …” disse l’ultima frase tra sé pensieroso. Poi mi saluta, mi augura buoni affari,aggiungendo che era bene che alcuni mercanti avessero abbastanza coraggio e non si facessero intimidire e poi chiese quanto saremmo rimasti. Io gli dissi: “Aspetteremo la fine dello shabbat per metterci in viaggio, perché ho degli accordi con mercanti di Biblios per avere altra porpora blu”. “Spero a prezzi non così oltraggiosi,” mi dice e se ne va con la scorta. Tutti esaliamo un sospiro di sollievo e a me sembra quasi di sentirlo soffiare e rimbombare nel cortile come un forte vento in una gola montana. Quella sera mentre sbaracchiamo il banco, sento brividi di anticipazione pungermi le budella come ogni volta prima di una battaglia. Stasera si va.

Flavius Papirius Corvus - Contrariamente ai nostri timori iniziali dalla copia esatta fatta da Giuseppe F. e da un rapido controllo delle Scritture, ora sappiamo che il Sacro Candelabro è alto circa 18 palmi (circa 1,62m) e largo circa la metà, ma pesa solo 1 carato (45 kg). La parte negativa è che è fatto di un unico pezzo di oro zecchino. “E’ più ingombrante che pesante – dico nella riunione che teniamo prima dell’azione per ricapitolare il piano e i compiti di ciascuno – propongo di lasciare perciò sui carri sia i cuscinetti a rulli che il pentaspasto; porteremo solo lo scorpio smontato. Meno cosa romane ci portiamo dietro meglio è. Lucius Laurus Lupus contiamo su di te per i carri. La Menorah la porterà a turno uno di voi Publius Minicius Statius, Alfraedus Aurelius Gallicus, Iulius Furius Romanus Aquila, se vi sta bene, mentre io e Quintus Valerius Orca faremo strada e copriremo il fondoschiena. I muli che abbiamo comprato ci serviranno per andare punto di attacco, li caricheremo di tessuti e altri oggetti in modo da nascondere bene il candelabro,l’imbragatura e lo scorpio se dovessero fermarci.” Fuori della tenda aveva cominciato a piovere, una pioggia sottile. L’aria si era fatta fredda e umida il che era strano per essere in una zona semidesertica, ma era inverno e dalle montagne soffiava un vento gelido. “La corda sarà scivolosa … “ mormora Giovanni. Io annuisco: “Sarà un po’ più complicato, ma pochi metteranno fuori il naso. Pensa al lato positivo: lavoreremo di meno di laccio.” Mentre in silenzio ci prepariamo, penso a come fare a dire a Giovanni e agli altri del mio progetto, non sarà facile, penso, ma Quintus Valerius Orca dovrà farsene una ragione.

Lucius Laurus Lupus - Flavius Papirius Corvus e voi tutti amici miei contate pure su di me. Farò in modo di farmi trovare con i carri al punto convenuto. Non pensate a me e portate a termine la missione. Conterò le gocce di pioggia nell’attesa del vostro ritorno.

Publius Minicius Statius - Non mi piace. Nulla di tutta questa storia mi piace. Il centurione Lucius Laurus Lupus praticamente fuori dal gioco, Iulius Furius Romanus Aquila, Alfraedus Aurelius Gallicus e io stesso ridotti a semplice manovalanza. Abbiamo sgobbato più in questi giorni che negli ultimi due mesi, senza considerare gli sforzi fatti per sfuggire a mercanti di schiavi con il vizietto, eunuchi ed altri animali del genere. E’ l’atteggiamento dei due frumentari che mi preoccupa: con il passare dei giorni Quintus si è incupito, ormai per strappargli una parola bisognerebbe usare le pinze, sembra uno di quei grandi felini neri che si vedono nelle arene, pronto ad azzannarti al primo gesto. Il Prefetto Flavius Papirius Corvus, ecco lui più ci avviciniamo al momento delle Idi, più sembra rilassarsi, sempre pronto ad intervenire per risolvere un problema, pronto a trovare una soluzione, la personificazione dell’ efficienza e della capacità. Ma ho imparato a diffidare del troppo perfetto, neppure gli dei immortali lo sono, e lui non e’ un dio – penso - Ogni tanto noto un impercettibile movimento all’angolo della sua bocca, quando e’ solo e non si sente osservato. Ne sono certo, ha altri piani che interagiscono ed amplificano i nostri e questo non mi piace. Per la passera di Venere non mi piace proprio. farsene una ragione.

Publius Minicius Statius - Io sono fatto così, quando ho un dubbio, un pensiero che mi arrovella, devo chiarirmelo, se cosi non fosse, sarei da tempo a spalare la merda dei cavalli di Kronos, con la scusa di farmi aiutare a pasturare meglio i cavalli. Prendo da parte Lucius Laurus Lupus. L’oscurità ha invaso ogni cosa e fra la notte che cala la pioggia e l’umidità ormai non c’è pericolo che qualcuno ci senta. “Centurione, io lo so che per te il prefetto è un semidio, ma per te lo sono tutti gli ufficiali di grado superiore. Io continuo a credere che abbia una mezza idea di fregarci alla fine.” Prima che il centurione potesse rispondere continuo. “O che comunque abbia dei piani suoi, che non ci vuole dire.” taccio. Lucius Laurus Lupus mi guarda fisso negli occhi. “Conosco il Prefetto da prima di te, da molti anni, gli ho visto fare delle cose incredibili, per il bene della Legione e di Roma, gli ho salvato la vita come lui l’ha salvata a me.” – continua - “Certo, a volte corre dei rischi ed il suo reparto soffre spesso alte perdite, in Britannia ti ricordi? Fu praticamente distrutto, ma alla fine ne esce sempre vincitore. Quindi stai tranquillo e segui ciò che ti dice.” “Tranquillo???? – rispondo - amico ti ricordo che QUI’ SIAMO NOI IL SUO REPARTO!” Rientriamo nel carro a prepararci. “Bahh, io intanto le mie ultime volontà le ho già espresse, amico nel caso non uscissi da quel canale, avrai l’onere di essere il mio esecutore testamentario, il documento è nelle mani di Aim Ben Ami, e fra le altre cose che dovrai fare, se non torno vivo, dovrai semplicemente vendicarmi.’’ lo dico con calma e per una volta seriamente facendo impallidire il malridotto Centurione.

Lucius Laurus Lupus - “Non mi conosci bene Tesserarius, gli ufficiali superiori per me non sono semidei come dici, anzi, io li rispetto nella misura in cui hanno tirato fuori gli attributi e li hanno pure rischiati. Io rispetto il prefetto Flavius Papirius Corvus per quello che è, un valido ufficiale che sa il fatto suo, certo a volte le sue scelte sono discutibili e arriva a sacrificare i suoi uomini anteponendo il fine ad essi, cosa che sai bene io non faccio, rischiando a volte l’insubordinazione. Ma lui è fatto così, usa la ragione, la freddezza, la determinazione. Quanto al fatto che possa fare il doppio gioco, preferisco aspettare gli eventi. Saprò cosa fare a tempo debito, se ne uscirò vivo. E ti dico pure che dovevi trovare un altro esecutore testamentario, qui se le cose vanno male sarò io il primo a saltare. Ora basta Publius diamoci da fare.”

Flavius Papirius Corvus - Più l’ora si avvicina, meno tutti hanno voglia di parlare e scherzare. Tra me e me valuto la situazione soppesando i pro e i contro: “Lucius è depresso dal suo non essere in piena forma, lui che uccide i nemici come Sekmet stessa, ma ci conosciamo e si fida di me. Iulius Furius Romanus Aquila e Alfraedus Aurelius Gallicus, sono due tosti e si fidano ciecamente del centurione e degli altri e li seguirebbero ovunque, ma temono questo tipo di guerra dove tutti sono nemici e niente è ciò che sembra. Publius è uno che sente l’erba crescere, ma teme che gli manchino alcuni pezzi del quadro, lui che imbastisce trame per l’amore dei suoi e suo, teme di dover bere la sua stessa medicina, è preoccupato per Quintus e soprattutto non sa se fidarsi di me. Ci penso su e decido che al momento non è un problema. Giovanni mi preoccupa invece, “Sembra Apollo corrucciato che sta scendendo a scagliare le frecce pestifere sugli Achei” – penso. Lo capisco è diviso tra il fascino dell’azione, l’adrenalina che pompa a fiumi, la paura di essere di nuovo risucchiato nella sua vecchia vita, e il suo nuovo ruolo di medicus che ha abbracciato totalmente … e poi ora ha famiglia e qui c’è suo suocero, compagno fidato, ma anche una preoccupazione in più. So che il pensiero di Eleazar lo arrovella, ma mi auguro che riesca a vedere la giustezza della mia posizione, ovvero di rispondere se attaccati, ma non andare noi in cerca di grane in gruppo o da soli.” Poi sorrido e penso che forse ho trovato la soluzione, se lascerò a lui la responsabilità degli altri, sarà costretto a non correre dietro ad Eleazar... “Sì è fattibile, visto che sono io l’ultimo a lasciare il tempio.” Bestemmio tra me. Se solo potessi parlare, ma è troppo presto e poi non so come finirà questa azione. Ci sono troppi rischi, troppi fattori, il piano è fluido e si può modificare sul campo, ma quante incognite, dannazione. Sospiro e penso: “Se questa azione va come deve andare, avrò una squadra perfetta e allora potranno vedere il piano dentro la trama del Grande Gioco. Se potessi far capire loro che qui non è in ballo solo un candelabro sacro, e quattro fanatici di una provincia, ma il destino stesso di Roma!” La pioggia continua a cadere sempre più fitta, una notte da ladri quali siamo noi, una notte da frumentari.

Lucius Laurus Lupus - Mi si avvicino al prefetto Flavius Papirius Corvus “Amico mio, non sarò in buone condizioni fisiche e si ciò mi pesa, perché vorrei essere li con voi. Ma non mi tiro indietro né per te né per i miei compagni né per me stesso. Vi aspetterò paziente. Ti conosco da anni e so per certo e lo sento che c’è qualcosa d’altro sotto, qualcosa forse di più grande di noi e che è meglio non sapere. La Menorah è una scusa, una messinscena, vero? dentro quelle maledette mura c’è dell’altro che tu sai e noi no, incluso Quintus Orca . Io eseguirò la mia parte di piano e gli altri faranno lo stesso, solo ti chiedo di farci partecipi di quello che si nasconde dietro, una volta che saremo di nuovo insieme.” I due uomini si guardano fermi. Nessuno dei due aggiunge altro. Lo sguardo parla per loro. Poi il prefetto si gira lasciando l’altro ufficiale ancora immobile. Un attimo dopo anche quest’ultimo si volta dirigendosi verso i carri con passo stanco, ma fermo, come è la sua volontà.

Flavius Papirius Corvus - Sospiro profondamente. Le parole di Lucius Lupus hanno toccato una corda che credevo aver tagliato da secoli, e invece no, è lì e fa male. “Lucius Laurus Lupus come posso dirvi cosa c’è dietro? - penso con angoscia - “Se morirò in questa azione, che non ha altro scopo per me se non di valutarvi a fondo, il mio segreto morirà con me e voi non rischierete la vita, perché il mio è un segreto che può portare alla morte. Se invece tutto finirà bene allora vi spiegherò qual è il Grande Gioco e insieme decideremo quello che per noi è il bene di Roma.” Mi fermo e decido di tornare dal centurione, l’incarnazione stessa del legionario. “Lucius , so che spesso la mia ala ha gravi perdite, ma tu sai che io non chiedo a nessuno nulla di più di quello che io stesso faccio. Spesso, e tu lo sai quanto me, devo intervenire per chiudere delle falle del piano dei nostri generali; per quanto il legato sia abile, non è lui ad avere la decisione finale. E intervenire là dove le coorti stanno cedendo ha i suoi costi, e io devo al caso se sono ancora qui. Ora io vorrei che tu spiegassi agli altri, in nome della stima reciproca, che per nessun motivo devono farsi ammazzare e che io farò quanto in mio potere perché ciò non accada: un morto romano dentro al Tempio è l’ultima cosa che vogliamo e se anche io tagliassi il prepuzio al cadavere, beh il taglio sarebbe troppo fresco. Se un romano muore nel Tempio, ci sarà una tale insurrezione che non riusciremo a fermarla e dilagherà come incendio fino a Babilonia, proprio quando saremo più vulnerabili. Dunque se uno di voi avrà la stupida idea di farsi ammazzare, il cadavere verrà via con noi. Ma ti prego, parla anche tu a Quintus . Io gli lascerò il comando perché sua è stata l’idea; lui porterà il candelabro da te con gli altri e io verrò ultimo dopo aver cancellato le nostre tracce. Responsabilizzalo.” Il centurione mi guarda di nuovo, severo, in attesa. Come posso spiegargli di Tigellino? come posso mettere a repentaglio la sua vita con quella informazione? Respiro profondamente: “Hai la mia parola di romano e di ufficiale che sarò leale fino in fondo e che, appena saremo al sicuro, vi spiegherò il Grande Gioco, per quello che io ne conosco.” Gli tendo la mano perché la stringa a solenne promessa. Lucius Lupus la stringe.

Lucius Laurus Lupus - Mi sento toccare la spalla dolorante. Mi volto con una smorfia e si trova davanti il prefetto da poco lasciato. Capisco che vuole parlargli e lo lascio fare. Lo ascolto fino alla fine. Vedo la sua mano tesa verso di lui. Lo guardo e guardo quella mano. Mi pare, nel semibuio, che per un attimo quella mano esiti, gliela stringo. Poi solo due parole “lo farò “ e questa volta sono io a girarmi e andare verso i carri.

Publius Minicius Statius - Anche se sapevo che era solo una copia, la Menorah era qualcosa che mi lasciava letteralmente a bocca aperta: le sette braccia, come le fiamme di un antico cespuglio da cui il Dio degli ebrei parlò mille anni prima ad un loro profeta. Era abbastanza pesante, ma non per noi legionari addestrati a portare pesanti carichi. Io e Iulius Aquila la prendiamo e con aiuto di Alfraedus la sistemiamo e fissiamo su uno degli asini, poi lo scorpio, le corde e le pulegge. Copriamo il tutto con tessuti e con stoffe. La pioggia non accenna a fermarsi, il prefetto Flavius Corvus ci passa in rassegna tutti noi. Abbiamo messo delle fasce sul viso, lui ci aggiunge della fuliggine. Io ho preso con me un paio di pugnali, uno per ogni fianco ed un terzo me lo sono sistemato lungo la schiena. Ora che si comincia, la calma che ben conoscevo, quella prima di ogni battaglia, mi riempie l’anima ed il corpo. “Si va - mi dico - il gioco comincia.”

Lucius Laurus Lupus - Come il prefetto finisce di controllare il tutto e fa per allontanarsi parla quasi sottovoce ai suoi compagni. “Amici miei io non sarò con voi a proteggervi, lo farò da qui. Vi dico solo questo. Fate tutto quello che vi dirà il prefetto Flavius Corvus e sopratutto quello che vi dirà Quintus.” guarda il medicus: “Sì, tu avrai la responsabilità di questi ragazzi. Portali fuori da quelle dannate mura e devi portarli vivi. Voi altri farete il massimo e lo farete bene se no ve la vedrete con me. Quando tutto questo finirà sappiate che sapremo una verità che ci farà sussultare, non posso dirvi altro. E ora brutti musi andate e tornate

Flavius Papirius Corvus - “Vai, Quintus, noi ti seguiamo.” Il muro era alto, ma aspro e con appoggi, il cielo nero copriva tutta la città con una cappa oscura, la pioggia era più forte e anche il vento che ci sferzava i volti dipinti di nero. Abiti e mantelli erano neri, ma qua e là una sciarpa, o un lembo di tessuto, spezzavano il colore creando una suggestione di luci ed ombre. Guardo gli altri e sono soddisfatto di me stesso e del gruppo: siamo come pietre in movimento. Con una tale notte non troviamo posti di blocco degni di questo nome, solo ai piedi della scarpata un morto ci informa che Quintus Valerius è passato di là. Sistemo il morto in modo che non sia visibile e gli faccio scivolare in tasca delle monete d’argento di Tiro, se tutto filerà liscio gli uomini di Eleazar penseranno che è morto dopo aver rubato il tesoro del Tempio in una lite tra ladri. Ho con me parecchie monete di Tiro a scopo di depistaggio, e della porpora blu per far credere ai giscalani che sono stati Eleazar e i suoi a forzare il Sanctum. Mentre sistemo il morto, sento su di me lo sguardo intenso del tesserarius, Publius . Aspettiamo per qualche interminabile minuto, poi Quintus ci getta la corda.

Lucius Laurus Lupus - Per me è iniziata la lunga attesa, mi stringo nel suo mantello, sentendo tutta l’umidità di quella notte di pioggia. Come avevo detto in precedenza, avrei contato, per distrarmi, le gocce colpire e scendere lungo le mie guance scure per il sole di quei mesi di presenza in quelle aride terre e per la fuliggine che mi sono passato in volto. “Che Minerva guidi i vostri passi amici miei e dia a me la forza di aspettarvi.” Il dolore si fa sentire, ma stringo i denti come sempre. Aspetto fermo, seduto vicino ai carri che avrei custodito a rischio della mia stessa vita.



Commenti

pubblicato il domenica 21 gennaio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: made by Flavia Busatta, Teresa Logozzo, Giuliano Chigorno, Luigi A. Cologni
pubblicato il sabato 10 febbraio 2018
compagniadelcandelabro, ha scritto: E senza dimenticare Giovanni Puiè

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