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lavoro pubblicato venerdì 19 gennaio 2018
ultima lettura martedì 4 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una Finestra su Roma

di Luc94. Letto 433 volte. Dallo scaffale Pensieri

Francesca. Aveva quasi vent'anni o almeno diceva di sentirseli tutti. Aveva in testa un vagone di pensieri che le impedivano di fare quei sogni che tutti i ragazzi raccontano la mattina seguente: "non sogno più" ribadiva. La sua mente .............

Francesca. Aveva quasi vent'anni o almeno diceva di sentirseli tutti. Aveva in testa un vagone di pensieri che le impedivano di fare quei sogni che tutti i ragazzi raccontano la mattina seguente: "non sogno più" ribadiva.
So tutto di lei. La sua mente si era persa in non so quali pensieri: forse nel passato o semplicemente nel primo amore. Fatto sta che era in uno stato pietoso, il fumo le bruciava dentro la coscienza e in cuor suo sapeva che non avrebbe trovato pace nè consolazione in nessuna delle sue faccende che le riempivano le giornate Romane.
Un tempo era stata una sognatrice, piena di speranze e di ambizioni, vivace, si può dire che fosse un vulcano di emozioni pronto a eruttare ogni istante.
Adesso che il suo bagaglio emotivo iniziava a pesarle non era più capace di dare nè sentire amore, alternava momenti di pura gioia in cui riprendeva la sua vecchia forma a momenti di vuoto dove niente poteva farle battere forte il cuore.
Si sentiva dentro la puzza di bruciato della cenere di un fuoco che una volta ardeva di passione: "Mi sono persa".
Voleva ritrovare se stessa e per farlo stava scappando da tutto ciò che non poteva risolvere. Problemi? "Ne abbiamo tutti" ripeteva alle colleghe universitarie mentre sorseggiava un mocaccino al solito bar dove era solita rifugiarsi dopo una lunga giornata universitaria
"ma non vado fiera della mia esperienza perché mi sono persa troppe cose, crescendo in fretta ho bruciato le tappe e mi sono fatta male".
Le avevano tagliato le ali troppo presto, proprio a una come lei che aveva ancora tanta voglia di fantasticare cose impossibili, di giocare.
Da piccola i giochi lei li inventava, ne aveva di immaginazione!
Non come tutti questi bambini di oggi che non fanno altro che trarre diletto da cartoni stupidi e volgari, miti senza gloria e oggetti senza anima.
Lei aveva dato un nome a tutti i suoi divertimenti perché un nome non lo avevavano.
Fino all'età di cinque anni dormiva nel letto dei suoi convinta che tra le loro braccia non le sarebbe potuto accadere nulla di male, che nessuno avrebbe potuto disturbare i suoi sonni.
A sei anni lascia finalmente il letto dei suoi genitori per costruirsi la sua camera di sogni,
un mondo tutto suo dove andarsi a rifugiare quando aveva paura o non aveva voglia di ascoltare nessun altro che se stessa. "È pronto a tavola" le urlava la nonna dal citofono dal piano di sotto "scendi veloce". E lei di corsa scendeva perché quando nonna chiamava sicuramente era pronto qualcosa di buono e l'odore si era già sparso per tutta casa, lasciandole tuttora quell'abitudine di riconoscere i cibi con l'olfatto che quando è sola le manca.
Mangiavano tutti insieme.
La tv era accesa, solito Tg ma nessuno le prestava attenzione...Prima si parlava molto di più in famiglia, era segno di buona educazione(!) come non mettere i piedi sul letto quando si hanno ancora le scarpe.
Ogni tanto litigava: capitava che is scontrasse con suo padre P. Perché a dir di sua madre, erano troppo vicini di carattere ed entrambi troppo permalosi. Ma il padre aveva la mano di certo più grande e pesante della sua e un suo schiaffo le poteva far male...nonostante ciò erano sempre state quelle parole che diceva senza pensarci su a lasciarla ferita emotivamente molto più a lungo.
La nonna era pronta tutti i giorni a consolarla, appena P. si voltava lei era già lì a braccia aperte che la aspettava, mentre la sorellina più piccola osservava in silenzio accumulando odio verso quello stesso padre. Dopo qualche ora che era andato via, lui tornava e si scusava:
si comportava così da sempre, con tutti.
A quell'età le pareva molto difficile non odiarlo, con il tempo però aveva capito cose che a dieci anni non avrebbe potuto neanche provare a immaginare. P. Soffriva di una forte depressione, sbalzi di umore repentini per cui poteva passare dall'ira alla serenità in due minuti e tornarvi in un tempo ancor più breve.
La madre ha sempre nutrito un forte amore per lui, forse è per questo o per amor della famiglia che non lo ha mai lasciato. Insomma di certo già all'età di dieci anni per Francesca non era una situazione facile da affrontare.
Per non parlare del suo primo giorno di scuola media: la madre era da sempre preoccupata della vita delle sue figlie, esageratamente al punto da non lasciare loro troppi spazi, neanche quelli strettamente necessari. Francesca se ne vergognava: vedeva le amichette come erano. Tutte sicure di se, forti audaci, non stavano zitte un secondo.
Lei invece preferiva ascoltare e questo la rendeva strana agli occhi degli altri bambini, poco socievole. In realtà selezionava... si faceva un'idea di tutta la sua classe e si avvicinava solo a chi vedeva più affine. Era sempre stata una bambina diffidente ma ciò non le aveva comunque risparmiato brutte esperienze.
In quella classe ritrova all'ultimo anno la sua compagnetta d'asilo, si trova per caso o per destino a parlarle e di colpo ricorda tutto di lei. Si trovano sin da subito e quasi se ne sorprendo. Diventano complici nella vita, prendono lo stesso liceo, frequentano lo stesso giro di amici, si innamorano: Francesca di un suo compagno di classe, per il quale inzialmente simpatizza,il classico ragazzo "per bene" che nel giro di pochi anni come se impazzito cambia tutte le carte in tavola e la lascia piena di lividi sul cuore,Veronica si infiamma per il migliore amico di lei.
Passano cinque anni, è tempo di esami: Venditti alla radio la Notte Prima Degli Esami le fa compagnia e lo studio regala i suoi primi frutti con un bel voto finale mentre in cuor suo pensa già che perderà per sempre "il suo grande amore" che chissà quando, in quale altra circostanza al di fuori della scuola rivedrà.
Trascorre un'estate con le amiche di sempre e sembra sbocciare un nuovo amore:
Mirko. Bello quanto altezzoso, un flirt che si trasforma in breve in una forte ossessione. Spinta dalla voglia di rivederlo, di averlo più vicino si mette in testa insieme a Veronica ,che intanto aveva lasciato il suo attuale ragazzo amico di Leo, per intraprendere la sua ennesima storia con un ragazzo di Tiburtino, di cambiare aria, vivere in una grande metropoli:
loro,così abituate al piccolo borgo borghese!
L'estate si chiude con il compleanno di Francesca e con l'arrivo dell'autunno arriva il momento di riempire le valigie di speme e partire per il viaggio più duraturo che avessero mai affrontato: Roma.
Tra i pianti malinconici di parenti e amici ripongono le borse nel bagagliaio del diretto e guardano fuori dal finestrino con gioia, entrambe felici di lasciarsi alle spalle la vecchiezza della loro terra natia. Al raccordo anulare capiscono di essere finalmente parte di un nuovo mondo, "Immensa Roma, guarda quanta gente! Guarda i turisti, il Colosseo, la torre di Traiano!...questa sera potremmo andare a mangiare dal Giapponese, non ci sono mai stata!”
Appena infilano per la prima volta le chiavi di casa nella serratura si sentono veramente a casa: Roma le ha trovate e loro hanno trovato lei, la grande madre di Romolo e Remo avrà altre due creature da accudire!
Adesso Francesca ha quasi vent'anni e torniamo di qui al principio.
Tra i suoi travagli ho tralasciato quello amoroso, ho giustappunto accennato qualcosina, non perché non avesse avuto importanza per lei,anzi! Solo che Francesca non ne parla molto. Quando si parla di Leo ne resta sempre un po' stizzita: le si legge in faccia che non lo sopporta e che il solo pensiero la rende triste e nervosa. "Tornando indietro con Leo rifarei tutto"...
"ma invidio molto chi non sa cos'è l'amore poiché non ne ha ancora sofferto" dice.
E gli occhi le si arrossiscono tutte le volte, sembra stia per mettersi a piangere come se le immagini di quel ricordo le si aprano ancora sulla mente limpide e persistenti.
Adesso avrei voglia di chiamarla, parlandone mi è presa nel cuore una forte voglia di sentirla per sapere se dorme o se pensa ancora a lui. "Conoscendola sarà nel suo letto a scrivere pensieri" Sussurra Elia dall'altra parte della stanza.
“ne sono certo" gli rispondo "Francesca non è di certo il tipo di ragazza che le emozioni se le fa scivolare addosso, piuttosto è una di quella che accumula tutto e poi la notte monta il suo film e tira le somme".
“Credi sia ancora innamorata?!" "Di chi?di lui? Parli del suo primo non è vero?
Non saprei...Credo ci stai pensando anche lei. Semplicemente Francesca non è più sua, dovrebbe ritrovarsi per capire ciò di cui necessita. Potrebbe anche farsi prendere un po' meno dagli altri e un po' più da se stessa dico io! L'Amore è importante ma Dio Santo un po' di amor proprio!!"
"Come puoi pensare che lei sia tanto ingenua? Forse non è che innamorata dell'Amore non credi?!"
"Già".
Sono rimasto un attimo in silenzio.Si, forse Elia ha ragione. Ho voglia di urlare, per trattenermi Stringo forte i pugni ai lati del cuscino "È che quando si sfiora quell'argomento, amoroso intendo, ecco io mi innervosisco! divento tutto suscettibile perché vorrei che Francesca capisse quanto merita, e io per lei darei e farei tutto."
Ma a lei di questo non ne ho mai parlato, ne è all'oscuro. Ha già abbastanza grilli per la testa, non ha bisogno di un altro punto interrogativo tra le domande che le si sono accumulate in testa per colpa di idioti, in tutti questi anni.
"Se proprio devo essere un segno di punteggiatura voglio essere un -punto fermo- si,sarò il suo punto fermo."
Elia era già caduto nel sonno mentre parlavo, dormiva sette cuscini ed io ero avvolto da un grande senso di vuoto che forse solo una come Francesca avrebbe potuto capire nonché colmare in quel momento.



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