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lavoro pubblicato venerdì 19 gennaio 2018
ultima lettura mercoledì 19 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

PIU' AZZURRO IL MARE PIU' VICINO IL CIELO

di TinaMennella. Letto 294 volte. Dallo scaffale Storia

Più azzurro il mare, più vicino il cielo     Provò ad aprire gli occhi. Sono perduta, pensò. Al posto dello sfondo ordinario che ogni pomeriggio si delineava intorno a lei, il suo appartamento, la veranda fresca...

Più azzurro il mare, più vicino il cielo

Provò ad aprire gli occhi. Sono perduta, pensò. Al posto dello sfondo ordinario che ogni pomeriggio si delineava intorno a lei, il suo appartamento, la veranda fresca ornata delle sue piante, il tavolino sui cui era posto il libro che stava leggendo, ora un’apoteosi di azzurro e di blu le si avventava contro. Una luce magica lambiva i suoi piedi per metà sepolti dalla sabbia color oro. Si accorse che l’atmosfera della scena, come in un dramma, era mutata, senza che alcuno avesse potuto cogliere, ma soprattutto lei, il passaggio deciso verso il cambiamento.

Se potessi per una volta afferrare il momento, si lamentò con se stessa, raddrizzando la schiena nella sedia a sdraio, scoprirei il modo di arginare la mia infelicità.

Si guardò intorno. La signora dei bambini aveva definitivamente abbandonato la spiaggia, lasciando un vuoto senza più voci infantili, garrule e leggiadre come versi di delfini, solcanti mari esotici. Più volte i monelli l’avevano annoiata con tiri maldestri del pallone, sporcandola di sabbia,fino a quando in un’esplosione d’ira aveva preteso che la smettessero “perché in spiaggia è vietato giocare al pallone”. Da quando suo figlio era morto, non tollerava più quel gioco.

Man mano che ricordava gli eventi della giornata (pochi in realtà quelli esteriori), trascorsa per la maggior parte a smemorarsi al sole mentre si arrossava la pelle, avvertiva in sé una nuova linfa. Si sentiva cambiata dall’ora e dalla spiaggia che stava vivendo dal primo mattino e dove adesso, risvegliatasi da un breve sonno, tentava di far combaciare l’immagine di se stessa con quella donna sentimentale e scontrosa che si era sentita per tutto il giorno e che adesso non ritrovava più.

Cercò con gli occhi suo marito. Dov’era? L’aveva lasciata, sedotto da una donna più felice? Oppure l’avrebbe finalmente capita? Eccolo in fondo all’arenile, mentre leggeva il suo insostituibile giornale. Spaziò con lo sguardo intorno a sé.

Che cos’era accaduto al mondo? Si era allineato finalmente alla verità? Non lo credeva.

Alle narici saliva l’odore stuzzicante della salsedine, tremula in piccoli vapori sull’acqua. Improvvisamente si sentì estasiata dalla dolcezza che ricopriva la Terra. Ovunque posasse il suo sguardo, sull’azzurro intenso del mare, il cielo liquido intriso di luce, il rosso e l’arancio del sole, pennellati in ampie volute, c’era silenzio. Il dolore e la rabbia erano forse scomparsi dal suo cuore?.

Si alzò e come una bimba che muova i primi incerti passi, camminò nell’acqua immergendosi fino alle ginocchia.

Se qualcuno avesse ricevuto l’affronto più crudele che si possa immaginare, pensò, sono sicura che in un momento come questo riuscirebbe a perdonare.

Si stupì di quel pensiero, poi decise di approfondirlo. Le sembrava di essersi appena salvata da un naufragio, quello della sua anima che continuamente spingeva in vetta a incredibili traguardi, come quello di accettare la morte di Andrea, un omicidio fulmineo e brutale, senza ragione, e di perdonare il suo assassino.

Tornò a guardare suo marito, mentre usciva dall’acqua e tornava verso la sedia a sdraio. Con i pantaloncini verdi e un berretto blu, appariva più giovane della sua età. Ella lo sentì estraneo, come un fiume che si disperda alla confluenza del mare, ma che continuamente si rinnovi per una sorgente inesauribile. Ecco com’era Giorgio: uno spirito sempre nuovo e inconoscibile. Pensava che l’anima di suo marito si fondesse con le storie del mondo, quelle che ogni giorno leggeva sul quotidiano e che vagliava con la sua mente acuta e il suo profondo discernimento, come stava facendo ora. Di tutte egli era in grado di discernere il confine tra il reale e l’immaginario, tra la verità e la menzogna, tra il bene e il male.

Ella, invece, aveva sempre pensato che il male non esistesse, che l’uomo fosse corrotto, nei suoi istinti più brutali, come quello di uccidere o di violentare, da una serie di imperscrutabili cause quali l’ignoranza, la malattia, la superficialità, la miseria, e che il male non raggiungesse mai in lui il punto in cui diventasse la sua stessa carne. E basava questa sua teoria sul fatto che non aveva mai incontrato una persona totalmente cattiva, che non avesse in sé un anelito alla propria redenzione. Era stata proprio la morte di suo figlio a rivelarle il volto oscuro del Male: un assassinio senza movente e senza senso. Ogni tanto le sembrava di vederlo, quel volto, feroce e inafferrabile, far capolino dietro a un suo pensiero o nell’indifferenza dei suoi simili o anche nelle piccole vendette della sua amica Giusy, quando non otteneva ciò che voleva. Un brivido percorse le braccia disseminate di lentiggini chiare, che fuoriuscivano da una camicia di cotone aperta sul costume color rubino. Come i riflessi del tramonto, che in quel momento ammaliavano i suoi occhi, simile a un dipinto di Cézanne, ma inverosimilmente più bello e più ardito, più appassionato. Il sublime paesaggio intorno a lei la soggiogava. E allora, come per un moto spontaneo, si volse al sentimento di quieta fiducia e aperta confidenza, che suo marito le offriva da quando erano sposati e che adesso recuperava nell’incontro con il suo sguardo, mentre si era voltata a cercarlo, e che la ritemprava di tutti gli sforzi che le occorrevano per fronteggiare le difficoltà del mondo. Comprese, al sobbalzo del cuore, di essere tornata a tuffarsi in quel generoso e caldo benessere, che credeva non sarebbe più ricomparso dopo la morte del loro ragazzo: la cara eterna gioia di vivere e che lei sarebbe rimasta orribilmente sfigurata nell’animo da quella disgrazia, per sempre. Oh, aveva pregato! Quanto aveva pregato, di notte, nella stanza di Andrea, inginocchiata tra i suoi ricordi, tra gli oggetti orfani di un’adolescenza recisa: il pallone, le coppe, i poster alla parete, le magliette con gli sponsor ripiegate nei cassetti. Aveva pregato la Vergine Maria che la aiutasse a non rifiutare Dio, per quella morte ingrata del figlio più bello che si potesse desiderare.

Adesso miracolosamente si sentiva esaudita.

Si alzò e, mentre allacciava la camicia, cominciò a canticchiare la strofa di una canzone che suo figlio ascoltava spesso e che solo ora rammentava:

“Più azzurro il mare, più vicino il cielo, perché ritornerò da te”.

Ripeteva il ritornello e percepiva la presenza di Andrea accanto a sé, come non le era mai accaduto, pur avendolo desiderato ardentemente. Suo figlio era lì e la consolava!

Pervasa da un’intima felicità, fece un segno con la mano per comunicare a Giorgio la sua intenzione, poi si avviò lungo il litorale per una passeggiata che avrebbe sigillato quel giorno perfetto e le avrebbe restituito la pace, colmandola della presenza amata.

In quel momento il sole, più vivido che mai, mandando fulgidi bagliori come segnali d’addio, scivolò nel mare all’orizzonte, lasciandosi dietro l’indicibile nostalgia del suo ritorno, ma colmando l’aria di sorprendenti visioni.



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