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lavoro pubblicato giovedì 18 gennaio 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Schema Gioia-Noia-Dolore

di TheYoungPope. Letto 326 volte. Dallo scaffale Filosofia

E' meglio diventare apatici ed evitare di soffrire oppure è meglio provare dei sentimenti, sapendo che la sofferenza fa parte di questi?

Qualche settimana fa, a notte ormai fonda, mi sedetti in cucina colto dalla solita fame serale. Aprii l'armadio e mi trovai di fronte tutti i tipi di snack che vengono ribattezzati come cibo spazzatura, soprattutto a quell'ora. Noncurante dei consigli materni, secondo il quale dopo le 22 è sacrilegio mangiare visto che il corpo non assimila più, mi concentrai sulla scelta.

La scelta era difficile, dolce o salato, croissant o biscotti. In quell'istante mi venne in mente un argomento che era stato affrontato mesi prima in università.

Si parlava di Nietzsche e Schopenhauer e della loro idea di schema gioia-noia-dolore, secondo cui l'uomo è coinvolto in un processo riassumibile in uno schema. Questo schema nasce dal fatto che l'uomo prova un desiderio sfrenato per qualcosa, solo che una volta ottenuto, giorno dopo giorno, cessa il suo interesse spostandosi su qualcos'altro di nuovo.

In pratica l'uomo continua ad avere desideri e sogni che una volta realizzati perdono di valore perchè ha già in mente sogni nuovi.

Loro trovano come soluzione a questo schema una sola parola, APATIA, assenza di sentimenti. Non vale la pena soffrire continuamente, non bisogna più desiderare.

Mi sono messo a pensare alla mia vita, al fatto che ogni secondo facciamo una scelta ed allo stesso tempo una rinuncia, oggi mangio pasta o riso, rimango a casa a studiare od esco con gli amici, mi faccio una doccia guadagnando tempo o mi rilasso con un bel bagno caldo?...

La mia conclusione è che se noi diventiamo apatici siamo al livello dei vegetali, delle piante o forse ancora di meno.

Che senso avrebbe vivere?

L'apatia porta alla morte, se non del corpo dell'anima di sicuro.

In caso opposto è vero, potremmo soffrire, ma è una fase della vita, chi non ha mai sofferto? Non si può rinunciare a soffrire, in qualsiasi modo saremmo costretti a farlo, per la perdita di un caro, per la fine di un legame amoroso, per la perdita del lavoro...

Così mi sono detto: come possono filosofi del calibro di Nietzche e Schopenhauer esprimere un pensiero così banale come la convinzione nell'apatia ed un idea invece così sensata come battersi per evitare di soffrire? Nello stesso momento mi resi conto che avevano ragione, ero davanti ancora una volta ad una scelta...



Commenti

pubblicato il mercoledì 31 gennaio 2018
Donaldan, ha scritto: Non ho letto nulla di Nietzche e Schopenhauer perciò non posso capire esattamente . Tutti abbiamo dei momenti di intuizioni incredibili, e dato che le loro intuizioni gli sembravano carine, decisero di scriverle e di nominarle, così hanno creato l'opera. Dato che nessuno può avere un vero dialogo con quei filosofi morti, l'unico approccio con loro sono le loro opere e in base a queste opere, ci si crea un idea su questi filosofi. Insomma, dato che anche i loro sono solo piccoli momenti di intuizione, poi finiranno, quindi non bisogna pensare che queste intuizioni gli siano durate tutta la vita, e noi sappiamo che possiamo crearci un idea di una persona morta solo con qualcosa che sia durata dall'inizio alla fine della loro vita, per questo non vale la pena crearsi un'idea su chi ha scritto queste opere. Le opere non bastano neanche per capirlo. L'uomo tende a dare molta importanza alle frasi di persone che non ci sono più. Per questo, il fatto che tu dubiti di loro è interessante, infatti è degno di uno che ha una base reale dei propri ragionamenti. E' proprio vero infatti che l'uomo è un essere con sentimenti e desideri, e se gli togli quelli, allora togli anche la gioia ed altre emozioni: Apatia. Ma stai certo che nessuno c'è mai riuscito a non avere sentimenti, l'apatia è l'idea di non avere sentimenti, è un'invenzione, in altre parole: l'apatia non esiste. Schopenhauer e Nietzche hanno avuto sicuramente molti momenti tristi, è per questo che hanno cercato qualcosa su cui consolarsi, e così hanno creato l'idea di "apatia", eppure continuano ad avere momenti tristi. E allora come fa l'uomo se ha desideri sfrenati? Può non soddisfarli, può reprimerli. In questo modo si creeranno sogni che cercano di soddisfare quel desiderio. Tuttavia, questo desiderio si presenterà nei momenti in cui non puoi soddisfarlo, sceglierà quasi sicuramente i momenti meno adatti, e a questo punto si creeranno altri sogni, così forti che sembreranno reali, e se una cosa sembra reale, allora vuol dire che prende il posto della realtà, il presente. E così ti godrai sempre di meno il presente perché c'è sempre qualcosa che non va in esso, a causa dei tuoi desideri. Anche io ho provato quella sensazione quando parlavi degli snack. E' normale avere momenti tristi, ma sappiamo che durano per un tempo limitato. L'unica cosa che si può fare è accettare questi desideri. Ma accettarli non vuol dire continuare a dispiacersi della condizione umana, o addirittura desiderare di essere un essere vivente che non consente il conflitto interiore(quasi tutti gli animali). Anche il verbo "accettare" sembra un'altra invenzione, e invece ti dico che non lo è, perché esiste un modo.
pubblicato il giovedì 1 febbraio 2018
TheYoungPope, ha scritto: Sono d'accordo con lei. Io parto dal presupposto che tutti noi ci sentiamo scrittori in alcuni momenti della vita. A volte scriviamo per sfogarci da una delusione d'amore oppure per raccontarla una storia d'amore. Questi autori hanno sostenuto tesi che non non siamo nemmeno in grado di analizzare. Il mio racconto era una sorta di ironia sul fatto che potevamo trovare delle risposte a loro e invece alla fine non era così, perché ogni vita è fatta di tesi, di scelte. Noi non siamo in grado di analizzare pienamente i loro pensieri e ragionamenti. Una frase mi piace però prendere in considerazione in questo caso. La frase è di Bernardo De Chatres, che diceva: "siamo come nani sulle spalle dei giganti", basandosi su una discussione se fossero più in gamba gli antichi o i moderni. Con questa frase voleva dire che le scoperte (lui più che altro si riferiva agli scopritori in campo delle scienze) che hanno fatto loro in passato non possono essere messe in discussione, sono dei geni per quello che hanno detto e teorizzato, però nel corso degli anni ci sono stati nuovi mezzi e il progresso ha migliorato le cose. Quindi noi se avessimo teorizzato partendo da zero saremmo dei nani, però grazie a loro siamo dei nani sulle spalle dei giganti e quindi riusciamo a vedere in avanti un pochino in più di loro.
pubblicato il giovedì 1 febbraio 2018
Donaldan, ha scritto: Oh, interessante!! :) Sì, infatti oggi c'è il computer, la luce artificiale, aeroplano, tante invenzioni complicate da progettare e da costruire. Se adesso morissero tutte queste invenzioni, rimarranno solo le persone. Quelle persone saranno comunque di un epoca successiva a quelle strabilianti invenzioni, insomma, avranno anche una mente diversa, una mente più sviluppata biologicamente. Ma a quelle persone servirà molto altro tempo per fare queste scoperte e per basarci su delle invenzioni. Questo per dire che le nostre teorie ora si basano su strumenti strabilianti, strumenti ancora di più sviluppati rispetto alle altre epoche. Forse è proprio questo che intendi quando dici siamo nani sulle spalle dei giganti. Inoltre, non credo che ogni invenzione sia nata solo perché ci sono stati dei geni che l'hanno progettata. Piuttosto credo che ogni genio sia esistito perché fosse necessaria quell'invenzione, e se l'invenzione ha continuato ad essere utilizzata (ad esempio la bicicletta) vuol dire che ancora c'è questo bisogno. Se invece non è andata avanti, allora vuol dire che non ce n'era più bisogno. L'uomo sentiva il bisogno di comprendere il significato della vita e della morte, allora da la risposta all'idea dell'aldilà. E per un bisogno di necessità sentì che doveva fare qualcosa per questo aldilà, ed ecco che nelle tombe delle mummie ci sono gioielli ecc... Poi, quella mummia e quei gioielli, hanno ancora un'utilità oggi. La loro utilità è giustificata dal fatto che per qualche strana ragione, alcuni uomini sentono il bisogno di esaltarsi vedendo cose antiche, ed ecco che nascono i musei. Insomma non è vero che le invenzioni più vecchie, non avranno più bisogno di essere usate. Infatti quell'antica invenzione(tomba) non più utile, può tornare utile in un'epoca successiva, più lontana, magari anche per un'altro scopo(desiderio d'arte), ma può capitare anche che in futuro sia per lo stesso scopo(desiderio di comprendere la vita attraverso teorie come l'aldilà).

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