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lavoro pubblicato giovedì 18 gennaio 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La collana

di PiccolaNuvola. Letto 332 volte. Dallo scaffale Viaggi

Quando si vede la propria bellezza si prova un senso di solitudine perché quasi tutti gli occhi intorno vedono solo la carne, e non sono pronti per la profondità, per tutto ciò che l'anima custodisce mentre trema nascosta nel profumo del silenzio.

Dicono che ai più importanti bivi della nostra vita non c'è segnaletica.

Mancano poche ore sino quando la pagina si volta.

È una sensazione stranissima questo passaggio tra il vecchio e il nuovo, tra ciò che so e ciò che non so ancora, tra prendere e tenere stretto a sé e lasciar andare, con mano aperta.

Ho un ricordo di me, da fanciulla, nella notte del capodanno in cui mi allontanavo da tutti e restavo annidata, piegata per sembrare ancora più piccola, e parlavo con il cielo, all'incrocio di strade di fronte alla casa dove sono cresciuta. Sentivo che quei sussurri notturni sarebbero stati uditi, nessuno me lo ha detto, nessun libro, o frase o insegnamento, lo sentivo cosi.

Infreddolita e avvolta dalla notte oscura ho fatto un unica richiesta. Non osavo chiedere nulla per me, non mi piacevono le richieste, i lamenti, il malcontento, la non gratitudine.

Ricordo quando i tedeschi sono venuti dopo la rivoluzione a distribuire saponi e deodoranti lanciandoli dal camion, mentre ridevano, e io guardavo la folla impazzita (o forse solo disperata) piegarsi, affamata nel raccogliere ancora uno, con le gonne che fungevano da contenitore, osservavo e mi sentivo smarrita, mi vergognavo a tendere la mano. La pelle era già impresa di sudore e terra ed era l'unico profumo che conoscevo.

Miei genitori mi mettevono in fila davanti questi magazzini che contenevano vestiti e giocattoli, donati da queste anime per noi, e quando toccava a me non sapevo cosa avrei voluto, prendevo quello che decidevano loro. Restare ore in piedi per non perdere la fila mi dava disgusto e imbarazzo come se fossi guardata nuda sotto una grande lente di ingrandimento.

Nonostante questo, mi piaceva il profumo del detersivo di quei vestiti, ho il ricordo del profumo, quei stupidi vestiti troppo larghi e troppo scomodi.

Una volta in un pacco di aiuti ho trovato dei sandali, erano bellissimi ed avevano mio numero ma qualche brutto scherzo del destino ha fatto sì che dello stesso piede ci sia lo stesso sandalo. Quante ore e ore passate ad ingegniarmi su come ritagliare la forma del sandalo sbagliato per poterli indossare.

Un giorno accanto una chiesa, nel villaggio in cui era nato miei nonni, distribuivano della bijoteria. Solo falso metallo con brillanti superficiali. Quelle mani tese, quel sgomitolarsi mi dava una sensazione da farmi nascondere il viso tra le mani. Rimasi in disparte finché qualcuno, una ragazza con un bel sorriso stampato sul viso, si è avvicinata a me e mi ha donato una collana. Ero felice che qualcuno si sia accorto di me, e di aver avuto anche'io un dono.

Sono dovuta rimanere col collo piegato ore per permettere a mia mamma e zia a ispezionare il valore di quella collana, graffiando il muro con i bordi per capire se era oro. L'oro lascia una traccia di carbone sulle mura. Ma io ero contenta ricordando quel sorriso di una persona che non avrei mai più rivista e quel accorgersi di me nonostante fossi nascosta lontana dalla folla.

Avevo un unica richiesta, ogni anno, nella notte del passaggio, sussurravo: non ti chiederò nulla per me, non ho alcun desiderio, ti chiedo solo la forza per poter affrontare tutto ciò che hai in serbo per me, tutto che mi accadrà.

Mancano poche ore e questo stupido ricordo di me mi ha invasa.

Vorrei la forza di affrontare ciò che è giusto per me ma forse, questa volta, vorrei anche un gramo saggezza di poter lasciare andare ciò che non fa più per me, ciò che appesantisce il mio volo, spogliarmi dal bisogno di un sapone e deodorante che non profumano della mia terra, della finta collana che non graffiava il muro, del sandalo sbagliato che non avrei mai potuto indossare, e soprattutto denudarmi dal bisogno di qualcuno che si accorga di me, del mio valore.

Quando si vede la propria bellezza si prova un senso di solitudine perché quasi tutti gli occhi intorno vedono solo la carne, e non sono pronti per la profondità, per tutto ciò che l'anima custodisce mentre trema nascosta nel profumo del silenzio.



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