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lavoro pubblicato giovedì 18 gennaio 2018
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Giovanna e Giorgio un anno dopo

di Giorgio. Letto 260 volte. Dallo scaffale Amore

Giovanna e Giorgio un anno dopo   Era il mese di febbraio del 2017 e Giovanna era coricata in un letto di degenza all’ospedale riabilitativo di Rivolta D’Adda. Io le ero accanto come tutti di giorni e le stringevo la mano cercand...

Giovanna e Giorgio

un anno dopo

Era il mese di febbraio del 2017 e Giovanna era coricata in un letto di degenza all’ospedale riabilitativo di Rivolta D’Adda.

Io le ero accanto come tutti di giorni e le stringevo la mano cercando di farle forza per superare quel brutto momentaccio.

- Giorgio ti prego, fai qualcosa per infondermi coraggio e rasserenarmi. Lo sai che il momento sta arrivando e solo il tuo sostegno può farmi accettare l’inevitabile.

- Giovanna ma cosa stai dicendo? Non pensare nemmeno lontanamente a queste brutture. Stai tranquilla che tutto si risolverà positivamente, sarà come tutte le altre volte. Passerà e saremo ancora insieme a casa, tu a leggere i tuoi libretti d’amore ed io i miei del terrore.

- Giorgio, non sarà più cosi. Chiedilo ai medici che ti diranno la verità

Ho provato a chiedere delucidazioni ai medici, ma la loro risposta è sempre stata evasiva e di poche parole: - stiamo aspettando gli sviluppi.

Io vedevo che le infermiere, quando entravano in camera, non mi diceva più di uscire dalla stanza e, anzi, mi sorridevano forse compiaciute della mia continua presenza accanto a Giovanna, seppure con gli occhi lucidi anche loro.

Un giorno sorpresi il loro parlare. “Non abbiamo mai visto una cosa simile, è sempre presente e le stringe continuamente la mano. Di solito, gli altri, vengono solo una volta alla settimana e per pochissimo tempo come se aspettassero con sollecitudine l’andarsene del loro congiunto; mentre questo signore continua ad accarezzarle la fronte, a stringerle la mano e a parlarle amorevolmente. Deve volerle un bene dell’anima”.

Non capii subito di chi parlassero, ma se lo facevano riferendosi a me, ritenni più che logico e consapevole il mio restare con Giovanna. Lei è la mia anima. L’altra parte di me in me.

- Giovanna, ti bagno un po’ le labbra perché mi sembrano secche.

- Giorgio, appena appena e non farmi scendere gocce in gola altrimenti mi strozzo.

- Non preoccuparti, solo un poco.

Poi si addormentò.

Ed io piansi.

Ed è un anno che piango e, come un anno fa, tutti i giorni sono da lei. Vorrei tanto poterle stringere la mano, ma ora c’è una lastra di marmo che me lo impedisce.

Marmo bianco leggermente striato. Come piaceva a lei.

Però è freddo, anzi freddissimo.

Perdonami Giovanna, ma il marmo è fatto così. Non si scalda mai.

Io tento di aumentare la temperatura appoggiandoci le mani, ma è tutto inutile. Resta sempre gelido. Tu che odiavi il freddo. E allora cerco di scaldare la tua immagine prima baciandola e poi accarezzandola a lungo ed io mi convinco che il tuo sorriso diventi più luminoso e ciò mi scalda il cuore.

…………………………………………

È già passato un anno e mi manchi un sacco.

- Giorgio come passa il tempo. Alla nostra età sembra che passi più velocemente rispetto ai giovani. Mi sembra ieri quando mi stringevi la mano e mi accarezzavi la fronte e invece il tempo è trascorso. Un anno; 365 giorni senza poter sentire il lieve e caldo tocco delle tue labbra sulle mie. Che dispiacere che ho.

- Giovanna, immaginati me. Immagina il mio dispiacere e il mio non più vivere completo senza di te accanto, col tuo sorriso, col tuo incitarmi a darmi da fare, col tuo amorevole punzecchiare, col tuo sguardo pieno di gioia e tenerezza.

- E si Giorgio, adesso devo mettermi a immaginare e ricordare tutto quello che è successo anni fa. Se dovessi farlo, dovrei pensarci troppo e ora non ho nessuna voglia di lavorare con la mente. Voglio solo riposare. Pensa tu per me e poi raccontamelo. Io al massimo ti correggerò se sbagli però, adesso che ci penso, sarà un lavoraccio terribile perché le correzioni saranno infinite visto e considerato la condizione della tua memoria.

-Cosa dici Giovanna, la mia memoria è ferrea come la corona nel Duomo di Monza.

- È vero Giorgio che la corona ferrea è al Duomo di Monza e lì sta. Ferma, immobile e senza alcun pensiero o ricordo dell’avvenuto e del perché si trovi in quel luogo. Come la tua memoria, lì ferma e immobile senza nemmeno sapere a cosa può servire. Non sei ancora andato a farti vedere dallo specialista per farla funzionare? Certamente no, eppure sono continuamente prodiga di consigli, stimoli per il tuo benessere e la tua salute. Ma tu mi ascolti e poi ti applichi positivamente oppure mi dici si per condirmi via e fare quello che vuoi.

- Giovanna lo sai benissimo che le tue indicazioni sono per me un ordine tassativo. Però a tutt’oggi non ho ancora avuto il tempo di metterle in pratica, ma vedrai che prima o poi lo farò Stanne certa.

- Ecco lo sapevo che le mie preoccupazioni ti sarebbero entrate da un orecchio e uscite dall’altro. Allora non vuoi ascoltarmi e ne stai lì impassibile senza agire positivamente. Se non vuoi dirigerti nel senso logico, rimani pure nel tuo oblio. Inizio a stancarmi della tua disubbidienza.

O Santa Despota oppressore dei deboli è possibile che, anche dopo un anno di lontananza, lei debba continuamente impormi direttive mascherate da utili raccomandazioni? Lo farà per il mio bene o perché il suo ruolo di “COMANDINA” non si è ancora annullato?

- Giovanna guarda che i miei ricordi non li ho dimenticati. Ricordo anche quando ti ho sorpresa in cucina a piangere disperata.

- Giorgio, quando mai. In cucina avevo sempre tutto sotto controllo. Non mi sfuggiva nulla e le mie mani agivano automaticamente a predisporre tutto in modo perfetto. Preparavo anche il polpettone in un batter d’occhio con un delizioso e saporito ripieno. Ripieno? Non sarà stato per quella volta che mi hai chiesto di prepararti una cosa assurda che era…. era…. ora mi sfugge.

- E si cara Giovanna, ora a chi difetta la memoria?

- Giorgio possibile che non mi ricordi del perché tu dica, ma lo dici tu, che mi hai sorpresa a piangere in cucina? Mi sarò fatta male, tagliata o scottata oppure, sbadatamente, avrò bruciato un manicaretto o dimenticata di comprare qualche ingrediente. Non può essere stata una cosa importante visto che non la ricordo. Ma ora cambiamo discorso e parliamo d’altro.

- E no amore mio, ora te la rinfresco io la memoria. Prima di uscire per andare al lavoro, tu mi chiesi cosa volessi a pranzo ed io ti risposi: oggi mi prepari i maccheroni ripieni.

- Maccheroni ripieni? Giorgio questa è un’assurdità. I maccheroni non si fanno ripieni, si servono con diversi tipi di salse. Al pomodoro, al ragù, pasticciati al forno. Ripieni, ma cosa t’ inventi? Dai parliamo d’altro….

- Giovanna, poi quando tornai a mezzogiorno tu, eri in cucina e piangevi perché non riuscivi a mettere il ripieno all’interno dei maccheroni.

- Giorgio, a quei tempi dovevo essere una stupida o innamorata cotta per soddisfare le tue richieste culinarie. Ma poi ti ricordi come andò a finire?

- Certo Giovanna. I maccheroni li mangiammo con burro e salvia mentre il ripieno si trasformò in polpette deliziose. Tant’è, che dopo averti asciugato le lacrime, ti strinsi forte dandoti un sonoro bacione.

- Giorgio non può finire così. È troppo facile ricordarsi solo di un mio tentennamento molto lieve e perdonabile ma tu, ti ricordi quando sei nato?

- Sono nato il 7 giugno del 1942. Visto che mi ricordo? Volevi prendermi in castagna ma ti è andata male.

- No Giorgio, non la data ma a che ora e che giorno era. Te lo ricordi? Sicuramente i tuoi genitori te lo avranno detto quando hai iniziato a prendere coscienza delle cose e allora? Su rispondimi.

O Santa Scopola protettrice delle nuche sede del cervelletto, mi ha preso in trappola. So che i miei genitori me l’hanno detto, solo che non lo ricordo più. E adesso cosa le rispondo? Starò sul vago e vedremo come andrà a finire.

- Giovanna era un giorno della settimana e verso quell’ora lì-

- Giorgio non lo sai. Te lo sei dimenticato. Senza memoria. Curati. Però adesso basta parlare di te perché sento un certo languore, ma non so cosa mangiare. Tu cosa mi proponi?

- Giovanna è quasi notte. Una minestrina e una mela grattugiata.

- Uffa Giorgio, sempre le solite cose. Mi è passata la fame e questa sera starò a digiuno. Dormirò meglio.

- Va bene Giovanna, come desideri.

- E tu che cena ti sei preparato? No non dirmelo perché lo so. Ceni con prodotti a base di fosforo per farti tornare la memoria. Però non abusarne altrimenti, poi al buio, sarai luminescente.

- Giovanna come hai fatto a indovinare?

- Giorgio noi da Quassù vediamo e indoviniamo tutto. Ora vai ma poi ricordati di tornare. Ciao.

- Ciao Giovanna, buona notte e arrivederci. Un bacio.

……………………………….

- Un bacio? Cos’è un bacio se non una sola sensazione di calore che passa subito dopo il distacco delle labbra? Cento, mille me ne devi dare per allentare questa morsa gelida che mi attanaglia ormai continuamente. Un bacio. Sempre parsimonioso nelle tue manifestazioni d’amore. Un bacio, una carezza e via. Che sciocca dimenticavo che tu dopo l’uno non ricordi che c’è il due, il tre ecc. ecc. fino a mille e oltre e allora va bene anche così, mio amore smemorato. Questa è una piccola ma amorevole rivincita che terrò in serbo per la prossima volta e che rincarerò di dosi assumendo un tono di voce adeguato. Vedrai che ci resterai di sasso.

Ma cosa sto pensando di fare? La cattiva? La vendicativa? No non devo farlo, Giorgio si merita tutt’altro. Giorgio si merita solo sorrisi e sguardi dolci per le sue continue e amorose premure che ha posto in essere verso di me in tutti questi anni. Lui è me ed io sono lui. Solo questo conta.

Ciao Giorgio, un bacio anche dalla tua Giovanna

……………………………….

Dio mio, come è stato bello vivere con Giovanna. La mia gioia.



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