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lavoro pubblicato mercoledì 17 gennaio 2018
ultima lettura domenica 19 agosto 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La finestra sul parco

di Rorypattaro. Letto 1328 volte. Dallo scaffale Horror

Si accese la prima sigaretta della giornata, inalando a pieni polmoni il fumo di un buon tabacco italiano. Se ne stava lì, da sola, osservando con curiosità l'immenso platano circondato dalle foglie color ruggine cadute di fronte a lei. E...

Si accese la prima sigaretta della giornata, inalando a pieni polmoni il fumo di un buon tabacco italiano. Se ne stava lì, da sola, osservando con curiosità l'immenso platano circondato dalle foglie color ruggine cadute di fronte a lei. Era abituata a guardare le nervature di quell'albero maestoso dalla solita panchina del parco sotto casa, la stessa panchina da ormai venticinque anni. La fredda brezza di fine autunno spostava velocemente il fumo che le usciva dalla bocca, quasi volesse spazzarlo via con forza. Dalla grande finestra di camera sua quella stessa panchina e quello stesso platano erano ben visibili, soprattutto nelle stagioni fredde quando i rami degli alberi erano spogli, nudi. Una minuscola goccia le cadde sulla guancia resa rosea dal freddo e, indispettita, spostò lo sguardo verso il cielo grigio piombo, dello stesso colore dei suoi occhi. L'odore del caffè che veniva da un piccolo bar lì vicino le fece accennare un sorriso. Bastò un dettaglio per farle tornare alla mente l'odore di espresso preparato appena qualche ora prima, mentre fissava dalla grande finestra le sfumature livide e minacciose del cielo.
Aspettava con la tazzina in mano, contando i secondi, seguendo il rumore delle lancette del grande orologio a pendolo appeso al muro. Ne seguiva il suono come chi cerca nervosamente di ingannare l'attesa. Aveva fame e solo lui avrebbe potuto soddisfarla. Erano passati mesi dall'ultima volta che aveva invitato qualcuno a casa e si era ripromessa di resistere il più possibile, ma questa volta aveva ceduto quasi subito. Ogni volta che si vedevano sentiva crescere dentro un desiderio inarrestabile, una bramosia famelica quasi animalesca. Era come un gioco per lei, sapeva come sedurre qualcuno.
Aspettava, sentendo quella passione accendersi ogni secondo di più: ad ogni ticchettio la fame si dimenava come un leone prima di azzannare una preda.
L'improvviso rumore del citofono interruppe il flusso dei suoi pensieri.
Bevve velocemente il suo caffè, inumidendosi le labbra. Dopo aver posato la tazzina vuota, si mise vicino alla porta per ascoltare ogni suo movimento: sentiva i suoi passi per le scale sempre più vicini. Il cuore le batteva con un'intensità quasi inumana.
Subito il profumo di lui sostituì l'aroma del caffè e lei, come ipnotizzata da quell'odore inebriante, non lo salutò nemmeno, portandolo immediatamente nella camera dalla grande finestra. Qui lo spogliò completamente con una passione quasi tangibile: poteva ammirare da vicino la sua pelle chiara, le linee del suo corpo perfetto. Le scrutava come era sua abitudine fare con quel bellissimo platano. Più lo guardava, immerso nelle lenzuola rosse, più sentiva crescere quella fame. Mettendosi sopra di lui ebbe a malapena il tempo di togliersi la maglietta, scoprendo della lingerie di un bianco purissimo, mostrando il suo incarnato perlaceo. Lui stava lì, nudo, inerme, come i rami che si intravedevano dalla finestra. Lo baciò sul collo, lentamente, nel punto preciso in cui sentiva la sua carotide pulsare, contando ogni singolo battito. Uno, due, tre... il quarto non sarebbe mai arrivato. Un movimento repentino aveva messo a tacere quel rumore martellante. Il sangue, dello stesso colore delle lenzuola, dello stesso colore delle foglie del platano, aveva imbrattato il reggiseno bianco di lei. Con il coltello ancora in mano si mise ad assaporare il denso liquido che usciva dalla profonda e fresca ferita della sua gola, ancora in preda agli spasmi. Si stava saziando, stava placando la sua fame.

Pulendosi le labbra, come tutte le altre volte, si alzò con l'agilità di un gatto e si mise davanti alla grande finestra. Appoggiò la mano sul vetro, come se quel gesto ormai abituale potesse aiutarla a scrutare meglio i movimenti delle persone che distrattamente percorrevano il parco non più di un verde vivo, come in estate, ma rosso a causa delle foglie secche ammassate ai piedi degli alberi.
Fece scorrere lo sguardo per un po', seguendo i piccoli sentieri sterrati, disegnando con gli occhi le finestre rifinite della villa Tesoriera che spiccava nel freddo e cupo orizzonte di Torino. Oltrepassò la fontana spenta e giunse . Sempre e solo lì. La panchina vicino al platano.
Si fece una doccia, si pettinò i lunghi capelli corvini e si mise qualcosa addosso. L'orologio segnava le undici. Scese le scale, attraversò corso Francia e dopo pochi metri si sedette. Il momento che aspettava di più ogni volta. Era in pace con il mondo.
Si accese la prima sigaretta della giornata.



Commenti

pubblicato il lunedì 22 gennaio 2018
raffaelefant, ha scritto: bella, molto intensa.

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