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lavoro pubblicato domenica 14 gennaio 2018
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Al di là del mare

di Xander. Letto 663 volte. Dallo scaffale Sogni

Un piccolo racconto sulle speranze dei giovani che partono in cerca di fortuna abbandonando la propria terra.

Sin da quando ne ho memoria ho sempre visto gruppi di giovani salpare dal piccolo porto della nostra città per non tornare mai, pieni di speranza e col cuore ricco di sogni.

Gli anni passano in fretta ed anch’io diventai giovane uomo, dalla mia finestra ho sempre guardato la coltre di nebbia che circondava la mia isola fantasticando su cosa si nascondesse lì dietro, altro mare, altre isole o, magari, una terra che non conosce la miseria, la fame e la sofferenza. Tutto quello che serviva a me ed al mio equipaggio formato da altri Giovani colmi di Speranza erano una nave, Coraggio e Fortuna.

Gli anziani che abitano questa piccola città non fanno altro che rimpiangere di non essere salpati verso questa grande avventura, di non aver avuto il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle per paura e di non essere andati verso una nuova vita. Ma io non sono come loro, pensavo, di certo non passerò tutta la mia vita qui, a rimpiangere di non avere avuto il Coraggio di andare. Partirò. Andrò al di là del mare, superò il banco di nebbia che avvolge questa landa desolata e troverò Fortuna altrove, sarà la Speranza di un Futuro migliore a guidarmi.

Così, in una fredda mattina di Gennaio io ed altri Giovani uomini e donne dopo aver comprato una nave dall’artigiano barcaiolo della città e provviste per un mese partimmo, ci lasciammo alle spalle la miseria e l’orrore di una terra senza Futuro portando con noi la benedizione dei nostri padri, le Anime ed i Sogni della gente della nostra città.

La pioggia batteva leggera sul ponte della nave che avevamo battezzato col nome di Hope e mentre avanzava lenta sul pelo del mare lasciava delle piccole scie grigie e azzurre. Mi affacciai sul ponte per scrutare l’orizzonte chiuso dal banco di nebbia.

Nei libri della biblioteca si racconta di un tempo in cui la nostra isola non era un posto sperduto e dimenticato da Dio, ma un posto allegro, colmo di Vita, lavoro per tutti e prosperità, in quei libri si parla anche del Sole che splendeva luminoso su in Cielo e che donava la Vita a chiunque e della Luna e delle Stelle che ispiravano le Arti e che erano protettrici dell’amore fra gli uomini. Questo prima che la miseria e la nebbia nascondessero il cielo.

La notte era appena entrata quando la tempesta colpi la nostra imbarcazione, fummo trascinati via dal vento e dalle correnti, l’acqua filtrava attraverso il legno nero della piccola Hope ma nessuno di noi pensava che il nostro viaggio sarebbe stata una passeggiata. Lavorammo sodo, buttammo giù tutta l’acqua che era entrata, in tre tenevano il timone e il resto dell’equipaggio s’impegnò affinché le vele non volassero via. Dopo un’intera notte la tempesta finì e con urla di gioia e pianti lo vidimo: Il Sole.

Era forse la visione più bella che avessi mai visto, l’aurora ci avvolgeva fra i suoi raggi rosei e ci invitava a sé, come una madre che allarga le braccia per prendere in braccio il proprio figlio mentre muove i primi passi, quella, era la nostra prima alba da uomini e donne liberi.

Per la prima volta notai le differenze che c’erano fra noi, non eravamo tutti uguali, il colore della pelle, dei capelli e degli occhi erano diversi ma il nostro sorriso era identico, i nostri Cuori battevano all’unisono.

Le nuvole galleggiavano bianche e serene, le acque erano calme e dello stesso colore del Cielo, mentre scorgevo l’Orizzonte non riuscivo a trovare l’esatto punto d’incontro fra Cielo e Mare ma non importava, era l’esatta definizione di pace. Alla fine della giornata ci trovammo tutti riuniti a brindare in onore del tramonto ed in attesa di vedere finalmente la luna e le stelle.

Passammo tutta la notte ad osservarle come se fossero Divinità, le Stelle che formavano archi nel cielo e la Luna che formava un sorriso dolce ci facevano sentire al sicuro, insegnandoci l’amore e la poesia, non volevamo dormire durante la nostra prima vera Notte.

Il viaggio continuò ma la Speranza non svaniva, anche dopo due settimane di navigazione, anche quando i primi dubbi sull’effettiva esistenza di una terra vicina più a Nord cominciava ad apparire, quando cominciarono i primi litigi sulla Hope e quando tutti eravamo stremati, i nostri Sogni e la Speranza di una Terra Promessa ci invitavano a continuare.

Dopo ventiquattro giorni di navigazione finalmente un rumore, un rumore che si faceva via via più assordante entro nelle nostre orecchie, a poche miglia da noi il mare finiva. L’acqua cadeva giù formando un angolo di novanta gradi e la corrente trascinava la nave. L’ancora non resistette. Sprofondammo nel nulla.

Urla di disperazione si levarono dalla piccola Hope, ci chiedevamo cosa fare, era possibile? Il nostro viaggio era davvero finito così? Tutti i Sogni e tutte le nostre Speranze erano solo Illusioni? Lo erano eccome. Dopo la caduta riaprì gli occhi e vidi pezzi di legno e rottami sparpagliati per il piccolo lago che il muro d’acqua formava e capì che non era solo la Hope ad essere precipitata. C’erano vari corpi (fra cui quelli dei miei compagni di viaggio) accatastati in giro per la piccola isoletta che mi aveva salvato dall’annegamento, girai un’intera giornata in cerca di cibo ma trovai solo una roccia ed un uomo sopra essa, i suoi occhi erano bianchi e vuoti ma sentii comunque i miei passi.

Parlò. “Vieni anche tu qui in cerca di fortuna?” Esordì l’Uomo, “come vedi qui non c’è niente” io risposi che non era giusto, che il nostro viaggio era stato inutile, un suicidio e che le nostre Speranze erano state tradite, l’Uomo rispose: “non è del tutto vero Giovane, voi avete trovato la pace qui, la Speranza ed i Sogni rendono l’uomo cieco, incapace di godersi la propria vita, gli fanno credere che intorno a lui ci sia solo nebbia e lo rendono bramoso di avventure e gloria lasciandosi indietro la propria terra, bisognosa di qualcuno che la curi. Vedi mio caro ragazzo questo è un porto d’arrivo per tutti quelli che cercano una vita migliore, più facile per certi aspetti, quest’isola è separata dal mondo da una prova impossibile da superare senza trovare la morte perché è l’unica scorciatoia verso la vera pace e verso la vera serenità, ho già parlato ai tuoi amici del loro errore e si sono pentiti di essere partiti, hanno capito che la vostra partenza è stata un peccato, un crimine verso la vostra terra e che se adesso la vostra isola è in questo stato pietoso è solo perché non c’è nessuno che la ami al tal punto da prendersi cura di lei, dovevate trovare la Fortuna scavando la sua di terra e dovevate sperare di trovarla lì e di farla fiorire, un fiore muore se non viene curato, un’isola muore se i suoi giovani partono abbandonandola per sempre, questo lo capisci anche tu, adesso che ormai è troppo tardi? Adesso che ormai sei al di là del mare?



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