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lavoro pubblicato sabato 13 gennaio 2018
ultima lettura mercoledì 12 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mattatoio n° 24 (parte 3)

di RobertaBasile. Letto 411 volte. Dallo scaffale Generico

Non capitava spesso che la casa fosse completamente vuota. Quando succedeva, però, accadevano cose strane: ad esempio, qualche settimana prim...

Non capitava spesso che la casa fosse completamente vuota. Quando succedeva, però, accadevano cose strane: ad esempio, qualche settimana prima dell’arrivo di Debora erano state ritrovate mutande e canottiere per tutto il primo piano, sparse a terra e sopra a qualche pianta; oppure, in cucina erano state rinvenute delle credenze senza maniglie e un mobile graffiato; un'altra volta, lo stendino con sopra la biancheria da asciugare che Andrea aveva messo in un angolo del bagno, era stato misteriosamente spostato in una camera. Era un mistero che, più che preoccupare gli inquilini, li divertiva, anche perché non era stato rubato nulla. Rimaneva sempre il fatto che qualcuno entrasse spesso in casa e che rubasse o meno faceva poca differenza.

Quel giorno, il 22 dicembre, la casa rimase vuota. Zeno, con cui ormai Debora aveva preso confidenza, le aveva detto che sarebbe passato a prenderla all’uscita da scuola essendo nelle vicinanze. Avevano scoperto di essere simili, entrambi riservati ma mai introversi, eppure anche opposti, così diversi in certi momenti da sembrare impossibile che due come loro potessero andare d’accordo. Eppure, capirono all’istante di potersi fidare l’una dell’altra, di essere complici prima ancora di amici.

Stavano ridendo mentre Zeno girava le chiavi all’interno della toppa del portone, ma allo spettacolo che si presentò loro si ammutolirono all’istante. Un pellicano, grande quanto un cavallo, li osservava seduto sul tavolo, con in bocca un mazzo di chiavi.

-Che cazzo…- riuscì a fiatare Zeno.

-Sono le chiavi del garage?- chiese lei.

-Merda, e se le mangia?

-E’ questo il tuo primo pensiero? Non il fatto che ci sia un pellicano in casa?

-Direi che di quello ce ne possiamo occupare anche più tardi. Sputa le chiavi, bello, forza. Sputa, dai.

-Non penso funzioni così.

Non entrarono in casa, soprattutto dopo che il volatile si stirò le ali, mostrano i suoi due metri a mezzo di apertura. Rimasero lì, sull’uscio, con la porta spalancata, finché non arrivarono tutti, anche se nessuno si decise ad entrare. Erano terrorizzati da quell’uccello, così optarono per sorvegliarlo da lontano, forse nella speranza che cadesse un meteorite sulla casa o che volasse via. E invece no, stava lì con le chiavi nel becco e li guardava con degli occhi indecifrabili. Erano ormai passati venti minuti, l’intero gruppo cominciava a perdere le speranze riguardo il miracolo e qualcuno, non sapendo cosa fare, stava cercando il numero del veterinario, quando si sentì: -Ehy, Piuma Bianca!

Si girarono tutti e videro Diego, dietro di loro, che sorrideva. Era appena arrivato, nessuno si era accorto della sua assenza dato l’ospite che occupava i loro pensieri.

-Che fate tutti qui? Facciamo un ice party?

-Ma non lo vedi?- chiese sconvolta Jenny. -Quel robo è lì da mezz’ora.

-E’ Piuma Bianca. Chi ho salutato, secondo voi?

Diego si fece largo tra la folla di coinquilini ed entrò in casa, si diresse verso la cucina e tornò con un pesce in mano: il pellicano sputò le chiavi e inghiottì avidamente lo spuntino lanciatogli.

-Ecco perché scomparivano le sardine!- esclamò Paola.

-Ma da dove salta fuori?

-Bè, può darsi che l’abbia trovato per strada, era un po’ mal messo e mi faceva tenerezza.- cominciò Diego stringendosi nelle spalle -Adesso sta bene, però mi ci sono affezionato e poi non saprei a chi darlo.

-E dove l’hai tenuto?

-In garage. Non ci va mai nessuno, lì dentro. Però mi dispiaceva lasciarlo sempre lì e così, quando usciamo tutti, apro la porta e…

-Bastardo!

Otto paia di occhi si puntarono su Angelo. -E’ per colpa tua che ho dovuto buttare via tutti i miei boxer!

-Io ho sprecato un pomeriggio a cercare delle maniglie decenti per le credenze in cucina- borbottò Zeno.

-Ma come abbiamo fatto a non sentirlo?

-Non so, non ha mai emesso suono da quando l’ho visto, un mese fa.

-Lo tieni qua da un mese?!

Non gli diedero neanche il tempo di replicare.

-Il proprietario potrebbe denunciarti!

-Ma poi non ci ha detto niente!

Il pellicano svolazzò a terra, vicino a Diego. Sì, si volevano bene. Un attimo di intenerimento acquietò gli animi avversi, ma giusto un attimo, perché subito Cris esclamò: -Adesso chiamo la protezione animali.

-No, aspetta! Tornando a casa ho trovato questo.- Diego tirò fuori dalla tasca un volantino -Sono passato dalla piazza oggi e ho visto questo annuncio. Lo stanno cercando.

Sembrarono tutti concordare sul fatto che Diego avesse dimostrato almeno un minimo di buon senso, quindi decisero di graziarlo almeno in parte. Lo obbligarono a chiamare e nel pomeriggio arrivò una donna, proveniente da una specie di parco appena fuori città: mostravano gli animali autoctoni in una grande area chiusa, in modo che non scappassero e rischiassero quindi di finire sotto una macchina. A quanto pare Piuma Bianca era troppo furbo e, stranamente, anche muto.

-Quando lo avete ritrovato?- chiese la signora, arrivata con una gabbia gigantesca.

-Qualche giorno fa.- si affrettò a dire Andrea -L’abbiamo visto confuso, ma non sapevamo a chi rivolgerci.

Alla fine era pur sempre una mezza verità.

Quando il volatile venne portato via, Diego si accasciò sconfortato sul suo pouf. Il pranzo era stato rapido e silenzioso, nell’attesa che arrivasse la proprietaria del pellicano, e quindi l’intero gruppo sentì finalmente sciogliersi la tensione: Debora, che mentre tornava a casa non aveva pensato ad altro che passare la giornata spaparanzata sul divano a non fare assolutamente nulla, in vista delle vacanze, poté finalmente tirare un sospiro di sollievo e infilarsi almeno le pantofole.

-Diego, sei coglione, te l’ho sempre detto. Potevi prenderti un’iguana, un criceto, anche un pony, ma no! Tu sei l’unico fuori di melone che va a prendersi un pellicano! Un anaconda farebbe meno danni- sbraitò Angelo.

-Non essere così cattivo. Ha un cuore tenero, gli ha fatto compassione trovarlo per strada- fece Jenny, seduta accanto all’accusato.

-Fatto sta che ha fatto una cazzata.

-Piantatela di urlare! E’ tutto risolto, ormai. Non vorrete veramente mettervi a litigare per un pellicano?- si sentì gridare Paola dalla cucina.

Si misero tutti a ridere (Paola allora sapeva essere per lo meno sopportabile!) e tornarono tutti alla propria vita.

Essendo quasi Natale, in televisione non c’erano altro che film a tema e quindi, dopo cena, optarono tutti per una maratona cinematografica davanti al piccolo televisore accanto al camino, che quando doveva essere usato veniva spostato davanti al divano, in modo che tutti potessero vederlo bene.

Debora, ovviamente, si addormentò dopo dieci minuti. Gioele non poté resistere a fare un video alla sua reazione mentre Cris le faceva il solletico sul naso con una manica della felpa. La poveretta si svegliò stizzita e un po’ confusa, con tutti i suoi coinquilini che ridevano, e appena riuscì a recuperare la parola emise un debole: -Ma che…

-E’ il rito d’iniziazione. Tutti i novellini devono passare lo scherzo iniziale per poter far parte del mattatoio.

-Questo va su Instagram- rise Gioele rivedendo il video.

-Voi siete tutti fuori di testa- sbadigliò, invece, l’iniziata, per poi accasciare di nuovo la testa contro il cuscino a ricominciare a dormire.



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