ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 13 gennaio 2018
ultima lettura venerdì 21 settembre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ANNIVERSARIO DI SANGUE

di marcobarile97. Letto 277 volte. Dallo scaffale Gialli

ANNIVERSARIO DI SANGUE“3 gennaio 1954Stamattina mi sono svegliata prestissimo, mi sono messa l’abito da sposa e sono rimasta davanti allo ...

ANNIVERSARIO DI SANGUE
“3 gennaio 1954
Stamattina mi sono svegliata prestissimo, mi sono messa l’abito da sposa e sono rimasta davanti allo specchio a fissarmi. Una volta alzati, tutti quanti si sono sorpresi nel vedermi già in piedi con l’abito. Ero eccitatissima, quasi non ho dormito. Finalmente il giorno tanto atteso è arrivato: oggi abbiamo giurato davanti a Dio il nostro amore. È stata una giornata meravigliosa, la più bella della mia vita. Sono quasi le due di notte mentre scrivo queste parole, non riesco a prendere sonno. Sono seduta sul letto a fianco a te che dormi e ogni tanto mi distraggo a guardarti. Sei l’uomo dei miei sogni, colui che mi ha salvato la vita, colui a cui devo tutto. Grazie amore mio, grazie per amarmi, grazie per esserci stato quando nessun’altro c’era. Cominceremo tutto da capo, insieme. Ti amo.
Tua Aurelia”

La scala a chiocciola scricchiolava e portava ad una stanza polverosa ben illuminata da una lampada al neon. Una camera piuttosto spoglia, nulla di superfluo, tranne un tappeto nell'angolo e una foto in cornice sulla scrivania. C'erano scartoffie dappertutto, nella libreria, sulla scrivania e perfino sul pavimento. Un normalissimo studio di un uomo con uno scarso senso dell’ordine, ma con qualcosa di sinistro, che faceva rabbrividire il tenente, qualcosa che non riusciva a spiegarsi.
“Da quanti secoli la governante si dimentica di pulire questa stanza?”, chiese sarcastico il tenente De Crescenzo.
“Io e lei non entriamo in questa stanza da mesi”, rispose Daniele Foscarelli.
“Mi sembra di capire che il suo principale non pulisce la stanza da mesi allora”, rispose, rovistando tra delle cartacce.
“Il signor Bilato è diventato molto riservato da quando gli affari hanno cominciato ad andare male e ha espressamente ordinato a me e alla governante di non mettere più piede qua dentro. Qui ci sono tutti i documenti che riguardano la società”.
"Stando a questi documenti il suo principale rischia grosso, lo sa questo? Bancarotta fraudolenta!".
"Nonostante io sia il suo segretario, non sono al corrente di molte cose; non mi occupo di nulla che riguardi la società da parecchio. La polizza è qua".
Finalmente il tenente trovò quello che stava cercando: la polizza sulla vita di Aurelia Bilato.
“Mi ascolti, il signor Bilato è innocente! Mi creda! Lei era la cosa più importante che aveva, non può capire quanto fossero uniti. Amava sua moglie, non l'avrebbe mai uccisa, mai e poi mai”.
“Un uomo è in grado di uccidere anche la donna che ama, specie se c’è un’assicurazione in ballo”, rispose il tenente guardando la foto della scrivania. Ritraeva la padrona di casa nel giorno del suo matrimonio. Elegante come un cigno, di una bellezza delicata. Sorrideva come solo una donna nel giorno delle nozze sorride. I suo occhi però avevano un’espressione malinconica, comunicavano un’essenza fragile, un bisogno di protezione. Sulla cornice era incisa questa data: 3 gennaio 1954, esattamente cinque anni prima.
La storia dei coniugi Bilato era stata passionale e romantica, ma tutt’altro che semplice. Forse però era proprio questo a renderla così speciale. Aurelia aveva dovuto abbandonare una promettente carriera nella ginnastica artistica a causa di un infortunio alla caviglia, da quel momento era caduta in depressione e aveva cercato conforto nell'alcol. L' unico a non averla abbandonata fu suo marito, che l'aiutò ad uscire dalla dipendenza. La loro unione era sempre stata ostacolata dalle famiglie di entrambi: i parenti di lui non volevano che sposasse una donna depressa, i parenti di lei non volevano che sposasse un uomo vent’anni più vecchio. Nonostante la disapprovazione delle rispettive famiglie, la differenza d'età e la depressione di Aurelia, rimasero una coppia unita e lo rimasero per cinque anni, anzi, più precisamente fino al giorno del quinto anniversario, giorno in cui lei venne ritrovata morta nel giardino di casa.
L’ispettore si affacciò dal balcone dello studio, sotto il quale era stato trovato il corpo. Il medico legale stava esaminando il cadavere. Il partner di De Crescenzo, Carrara, gli fece segno col capo di scendere. Il tenente scese le scale e attraversò il soggiorno ancora pieno di ospiti, i tavoli erano imbanditi di cibarie, il disco non era ancora stato tolto dal grammofono. L’ambiente era ancora quello di una festa, ma l’atmosfera che si sentiva era quella di un cimitero. I volti degli ospiti erano sconcertati e qualcuno piangeva. Il marito era seduto da quasi un’ora ormai, col volto chino sul pavimento, gli occhi ancora lucidi. Interrogarlo non era stato semplice, De Crescenzo aveva dovuto fare diverse pause.
“Nemici? Mia moglie non poteva avere nemici, era la donna più buona del mondo”
“Non ha notato nulla di strano durante la festa?”
“Ecco… lei aveva un’aria molto molto tesa, come se avesse paura di qualcosa, con gli altri rideva, era tranquilla, ma io avvertivo che c’era qualcosa in lei che non andava.” Rispondeva tra i singhiozzi.
Tutti descrivevano il signor Bilato come un uomo risoluto, distinto, ma in quell’occasione sembrava indifeso, fragile, come se il mondo gli fosse caduto addosso.
Il tenente arrivò in giardino. Faceva freddissimo e ad ogni passo si sprofondava nella neve.
"Ma quanto ci ha messo, capo? “.
"Scusi Carrara, ero immerso nei miei ragionamenti. Ci sono troppe cose che ancora non riesco a spiegarmi".
"Dunque...Il corpo è stato rinvenuto dagli amici dei coniugi verso le nove e venti, qualche minuto dopo aver sentito la donna urlare".
Il tenente fissava il cadavere, il corpo pallido giaceva in quelle lenzuola di ghiaccio con un coltello conficcato nell'addome: il volto era irriconoscibile, sfigurato da una pietra trovata in prossimità del corpo e quella gonna così elegante era strappata. Perché tanta brutalità, tanto odio, tanta violenza, perché infierire in modo così animalesco? Il tenente in un primo momento si impietosì, ma subito abbandonò il sentimentalismo e si mise ad osservare criticamente il corpo.
"Carrara, il cadavere è stato trovato in posizione prona, non è così?".
"Esatto".
"Strano, il coltello è conficcato nell'addome; la vittima avrebbe dovuto cadere di schiena, e invece è stata trovata a faccia a terra".
"Secondo me è stata violentata, altrimenti non si spiegherebbe la gonna strappata. Poi guardi i polsi: hanno segni evidenti di corda, come se l'avessero legata".
"Non può essere stata violentata. Ricorda che la vittima ha urlato e gli ospiti si sono precipitati immediatamente qua? Inoltre osservi: le mutande sono intatte".
"Ma allora perché strapparle la gonna?".
"Non ne ho la più pallida idea".
Il tenente aggiunse: "Osservi la ferita: ha perso pochissimo sangue, come se la morte non fosse stata causata dal coltello".
"Probabilmente è stata drogata prima e poi accoltellata, per metterci in difficoltà".
"O Dio solo sa il perché! La causa della morte ce la dirà l'autopsia".
Ma c'era un dettaglio che non poteva passare inosservato: la camicetta, sbottonata in alto, lasciava ben in vista il seno generoso della donna. Questo però non sembrava l’atteggiamento di una donna di classe quale la signora Bilato.
"Signore! Venga qui per cortesia".
L'ispettore chiamò uno degli ospiti della festa, un uomo vestito di tutto punto che assisteva alle indagini da lontano. Quando venne chiamato saltò dalla sedia e corse verso la scena del crimine.
"Le devo fare una domanda di estrema importanza: il décolleté della signora Bilato si notava molto durante la festa?”.
L'uomo, sorpreso dalla domanda, rispose di no balbettando. La camicetta era ben abbottonata durante la festa. Ma allora perché sbottonarla, ad un certo punto? Poi all'ispettore venne la più ovvia delle domande. Perché uscire in giardino con questo freddo? Doveva incontrarsi con qualcuno? E voleva far notare il seno a questa persona? La situazione gli pareva così assurda. Il tenente alzò la testa, guardò in alto, si mise a fissare il balcone dello studio, e a pensare.
Riguardò i suoi appunti: Aurelia era stata vista uscire in giardino attorno le 20.45, il signor Bilato afferma di essersi allontanato dalla festa per pochi minuti, attorno alle 21.00, per andare alla toilette. A parte questo lasso di tempo, il signor Bilato restò sempre in compagnia degli ospiti, tutti i presenti confermarono la sua deposizione. Quando la donna urlò lui era in sala insieme agli ospiti, aveva un alibi di ferro. Daniele Foscarelli, all'ora in cui si sentì l'urlo, pare che fosse nel garage, il principale gli aveva chiesto di andare a prendere il regalo per la moglie dimenticato in macchina, ma nessuno poteva confermare che si trovasse effettivamente là. Poi c'era la deposizione della governante: Teresa. Una donna bassa e piuttosto in carne, eccentrica e pettegola. Durante la festa era stata sempre in sala a servire da mangiare o in cucina. Aveva una pessima opinione del signor Bilato: era convinta che lui fosse un marito infedele, affermava di averlo visto in compagnia di altre donne, numerose donne. Opinione del tutto opposta a quella del segretario, che descriveva il suo principale come un marito devoto e fedele. “Aveva una bella in ogni porto, quel verme. Sua moglie, lo sapeva ma subiva in silenzio, ne sono certa. Doveva soffrire così tanto per questo...”, aveva detto la governante. Ma c'era ancora una testimonianza da ascoltare, o meglio, da leggere: quella della vittima stessa. Il tenente, all'inizio delle indagini, aveva trovato il suo diario sul comodino della camera da letto e se lo era infilato nella giacca senza dare nell'occhio. Il diario iniziava col tre gennaio 1956, esattamente tre anni prima. Il tenente lo cominciò a leggere a partire dall'ultima data, quella del giorno precedente l'omicidio.
"2 gennaio 1959
Mio marito è andato in ufficio, come ogni mattina. Teresa mi ha preparato il the, ed è uscita a fare la spesa, come ogni mattina. Ho preso la mia dose di psicofarmaci, come ogni mattina. Le pasticche mi rintontiscono, io non capisco nulla, non riesco a muovermi, come ogni mattina. Daniele ne approfitta per scoparmi, come ogni cazzo di mattina. Mi tocca con quelle luride mani, me le mette dappertutto. Stamattina mi ha legato sul letto di schiena, è entrato da dietro e ha spinto, forte, facendomi sentire la sua troia. Prima, quando lo faceva, piangevo, ora non più, è come se fosse diventato qualcosa di normale, forse lo è davvero ormai, è la mia routine. Mi impasticco, vengo scopata, mi impasticco e vengo scopata e ancora e ancora ogni giorno. Domani saranno cinque anni di matrimonio e continuo a restare in silenzio, a crogiolarmi nel mio dolore. È che sono convinta che Reginaldo non lo accetterebbe, cosa ne sarebbe di me se mi dovesse lasciare, ormai è tutto ciò che mi rimane, è l'unico che sia rimasto al mio fianco dopo tutto quello che ho passato, non si merita di sapere che sua moglie è una sgualdrina. Non voglio fargli anche questo. A volte desidero solo uccidermi. Vorrei parlare con una donna che abbia vissuto la stessa cosa, solo da lei non mi sentirei giudicata. Non so cosa mi faccia più male, se la violenza che ricevo ogni giorno o la mia incapacità di reagire. Devo cercare aiuto, non posso continuare a farmi violentare da quel verme e rimanere in silenzio. Devo fare qualcosa, prima che lui mi tappi la bocca per sempre”.
Il tenente rimase senza parole: dietro la maschera del mite Daniele Foscarelli si nascondeva un uomo violento. Un grosso interrogativo tormentava De Crescenzo dall'inizio delle indagini: perché l'assassino aveva ucciso la donna proprio durante i festeggiamenti, in presenza di ospiti che potevano accorgersi di tutto? Questa domanda ora aveva una risposta. Il segretario doveva essersi accorto che Aurelia aveva maturato la forza di cercare aiuto, o magari lo aveva letto direttamente dal diario, quindi urgeva toglierla di mezzo subito. Valeva la pena di correre il rischio. Non c'era altra spiegazione. Ma come dimostrarlo? Foscarelli violentava Aurelia e non aveva un alibi, ma non c'era ancora nulla che provasse con assoluta certezza che l'avesse uccisa lui.
Il tenente tornò nello studio, come se quell'ambiente così misterioso potesse in qualche modo suggerirgli la soluzione. Si sedette per terra, vicino alla porta-finestra che dava sul balcone, con la schiena appoggiata sul muro. Sembrava l'unico posto pulito della stanza, in mezzo a tanta polvere, dove potesse sedersi senza sporcarsi. Nella sua testa si susseguivano delle immagini, come un vortice di fotogrammi: il volto sfigurato della vittima, il suo seno, la gonna strappata, il viso inespressivo del segretario, un pugnale. Poi ebbe come una visione: Aurelia Bilato ancora viva, che si affacciava sul balcone. La vedeva di spalle, con quella bella camicetta e la gonna della festa, il vento le scompigliava i capelli, lei aveva freddo, molto freddo, tremava. Ad un certo punto si girò. Aurelia non aveva un volto, non aveva né la bocca, né il naso, né gli occhi. Sussurrava con una voce fioca fioca: "Non mi hai mai amata allora" e in quel momento cadde, lasciando una pozza di sangue sul pavimento, in quello spazio così pulito dello studio dove si trovava il tenente. "Amava sua moglie, non l'avrebbe uccisa, mai e poi mai." Le parole del segretario continuavano a ripetersi nella sua testa. Poi le parole della governante: "Aveva una bella in ogni porto". Il tenente si tirò uno schiaffo da solo, come per risvegliarsi da un incubo. "Forse hanno ragione tutti e due". Disse tra se e se il tenente. Finalmente la risposta a tutti i suoi dubbi gli si presentò davanti, chiara come il sole. Ordinò agli agenti di venire nello studio, in compagnia del signor Bilato, del signor Foscarelli e della governante Teresa.
"Signori, mettetevi comodi, so chi è l'assassino".
A quell'affermazione i presenti si guardarono tra loro con sospetto ma anche con stupore. La governante, Foscarelli e il signor Bilato si conoscevano da anni, l'idea che uno di loro potesse essere un assassino li sconvolse; lo stupore di qualcuno però era simulato.
"Guardate." Continuò sventolando il diario di Aurelia. "Sicuramente non eravate a conoscenza di questo libricino. Certo che no, nessuno doveva sapere della sua esistenza poiché il contenuto è davvero delicato e strettamente personale. È un oggetto molto prezioso e privato che Aurelia Bilato custodiva gelosamente, nessuno doveva leggerlo. La segretezza di questo diario era indispensabile per la vita della signora Bilato e la sua scoperta da parte di qualcuno si sarebbe rivelata fatale. Una persona tra voi però sapeva di questo diario. Forse lei, Teresa? O il signor Foscarelli, o magari il signor Bilato? Il punto è questo, colui che sapeva di questo diario è un assassino. Signor Foscarelli, lo sa di cosa parla questo diario, tra le varie cose? Parla delle violenze che la signora Bilato subiva; da parte sua."
"Questo è impossibile! Non è vero! Non può esserci scritto davvero!", esclamò Foscarelli.
"Io ti ammazzo!", urlò in quel momento il signor Bilato, scaraventandosi contro Foscarelli e assestandogli un pugno sul viso che gli fece uscire sangue dalla bocca. Dopo che gli agenti ebbero bloccato l'impeto del signor Bilato e sedato la colluttazione, il tenente riprese la spiegazione.
"Aveva un valido motivo per ucciderla: lei si è reso conto che la donna stava per far sapere a tutti del sopruso che subiva ed era giunto il momento di chiuderle la bocca; inoltre lei è l'unico che al momento in cui è stato udito l'urlo non era in sala!"
"Ero nel garage a prendere il regalo per la signora, come mi era stato chiesto dal mio principale! Non l'ho uccisa! E non l'ho nemmeno mai toccata con un dito!"
"Si calmi. Non è finita qua. Ho riflettuto a proposito di questo diario e c'era una cosa che non riuscivo a spiegarmi: com'è possibile che io abbia trovato così facilmente una cosa tanto segreta? Come specificato bene nel diario, nessuno doveva venire a sapere della violenza. Qualcuno evidentemente voleva che io lo trovassi. Ora veniamo a stasera. La signora Bilato, per un misterioso motivo, è uscita al giardino di casa, poco prima delle nove. Doveva incontrarsi con qualcuno. Con lei, signor Bilato. Nei cinque minuti in cui si è assentato per andare alla toilette voi due vi siete incontrati".
"Le ricordo, tenente, che nessuno mi ha visto uscire".
"E' vero, non è uscito in giardino, ma per quello che doveva fare le bastava affacciarsi dal balcone del suo studio. Ecco, ora veniamo al suo studio, un posto veramente maltenuto, sporco, polveroso e disordinato ma con un piccolo spazio lindo, vicino alla portafinestra; è in quel punto che ha commesso l’omicidio e poi lo ha pulito per bene dalle impronte e dal sangue".
“Sta cercando di dire che mia moglie abbia magicamente volato fino al balcone e che io l’abbia ammazzata là? Non dica stupidaggini. Oltretutto, quando abbiamo sentito l'urlo, io ero nella sala con gli ospiti, alla toilette ci ero andato prima. Non posso aver ucciso Aurelia".
"Ha perfettamente ragione, signore. Lei non ha ucciso sua moglie".
"Teresa, come hai potuto?”, disse tristemente il Foscarelli.
Non saltiamo a conclusioni affrettate signor Foscarelli. Forse non mi ha sentito bene. Ho solo detto che il signor Bilato non ha ucciso sua moglie. Non so se lo avete notato, ma nella mia spiegazione non ho mai parlato della signora Bilato usando l'espressione "la vittima". Perché? Perché la vittima non è Aurelia Bilato. La padrona di questa casa è viva e vegeta".
L'espressione del signor Bilato cambiò radicalmente: non era più spavaldo ma si fece piccolo improvvisamente. Tutti i presenti sgranarono gli occhi dallo stupore.
"Veniamo al dunque. Siamo arrivati al punto in cui Aurelia esce in giardino e arriva sotto il balcone dello studio. A questo punto il signor Bilato cala una fune. La signora Bilato, nell’arrampicarsi sulla corda, si strappa la gonna. Per una ex ginnasta è stato facile arrivare fino al primo piano. A questo punto la signora Bilato si spoglia e, con l'aiuto del marito, mette i suoi vestiti ad un'altra donna già morta almeno da un paio d'ore. Questa donna non aveva fatto nulla di male, non aveva colpe se non quella di assomigliare in modo impressionante alla signora Bilato per statura e corporatura. Signora Teresa, lei mi ha detto di aver visto il signor Bilato in più occasioni in compagnia di molte donne, "una bella in ogni porto" come ha detto lei. Ebbene, le donne che il signor Bilato frequentava non erano solo delle amanti ma facevano parte di un macabro “casting”: doveva trovare una donna che assomigliasse a sua moglie, e l'ha trovata. La vittima sacrificata doveva anche avere un viso molto simile a quello della moglie, ma una semplice somiglianza poteva non bastare, per questo motivo lo avete sfigurato per bene con una pietra. Non è stato un infierire sul cadavere fine a sé stesso, aveva uno scopo ben preciso. I coniugi, nonché complici, hanno il tempo contato e per la fretta lasciano aperti gli ultimi bottoni della camicetta. Dopodiché buttano il cadavere dal balcone facendolo atterrare supino, ignorando il fatto che una persona colpita all'addome deve, per forza di cose, cadere prona. Inoltre i vestiti erano appena macchiati di sangue mentre con una ferita del genere avrebbero dovuto sporcarsi del tutto. Non si sono sporcati di sangue più di tanto perché sono stati messi addosso alla vittima quando era già morta. Purtroppo per loro questa incuria nei particolari mi ha fatto insospettire e mi ha condotto alla verità. A questo punto, il signor Bilato, che non può trattenersi più di tanto per non insospettire gli ospiti, torna in sala, mangia, beve e chiacchiera come se nulla fosse. Si fa notare, gli ospiti devono accorgersi che lui è in sala quando sua moglie urlerà. Ad un certo punto, la tranquillità della festa si interrompe. Gli ospiti sentono Aurelia urlare e si precipitano in giardino. Il signor Bilato ha un alibi perfetto. Come può aver ucciso sua moglie se era insieme agli ospiti al momento dell'urlo? Ma in tutto questo il signor Foscarelli dove si trova? È a recuperare un pacco regalo dimenticato in macchina, ma chi può confermarlo? Nessuno lo ha visto, nessuno lo può proteggere, non ha un alibi, può benissimo essere uscito in giardino, aver accoltellato Aurelia ed essere sgattaiolato in garage. Da notare che il signor Foscarelli si è recato all'auto, guarda un po', proprio su richiesta del suo principale. Che caso, non trovate? Far ricadere i sospetti su di lui è stato facilissimo, ma poteva davvero bastare un alibi pericolante per incriminare un uomo? Certamente no! E questo è stato il colpo da maestro: un diario segreto dove realtà e finzione si mescolano in un agghiacciante gioco di inganni. Il diario racconta una parte vera della vita di Aurelia, quella della carriera sportiva fallita, della depressione, della dipendenza e dell'amore di suo marito come ancora di salvezza, emozioni autentiche, realmente provate, che conferiscono al diario una veridicità spaventosa; e poi c'è la parte inventata per il vostro piano: la parte delle violenze sessuali"
"Capo, non si spiega l'ora del decesso. Il medico legale ha dichiarato che deve essere avvenuto per forza dopo le 21.30, secondo la sua ricostruzione l'omicidio è avvenuto molto prima". Replicò Carrara.
"Il signor Bilato è stato molto astuto, in quel lasso di tempo ha lasciato il cadavere sul balcone e con l'azione del freddo è riuscito a ritardare il rigor mortis e ad ingannare il nostro dottore".
"E la prova di tutto questo dov'è?”, domandò con tono irritato il signor Bilato.
"La prova è la più schiacciante delle prove, è vivente, e si trova qui, in questa stanza!".
"Agenti, perlustrate ogni centimetro dello studio! Ci deve essere un doppiofondo nell'armadio o un passaggio segreto!” disse Carrara.
"Non perda tempo Carrara, mi stavo giusto chiedendo a cosa servisse un tappeto proprio nell'angolo! Scommetto quello che vuole che là sotto c'è una botola".
Il tenente ci vide giusto: lì sotto, rannicchiata, circondata da decine di bottiglie d'acqua e cibo in scatola, c'era Aurelia, bellissima come l'aveva vista nella foto, ma ora quella bellezza era sfigurata dalla fama di assassina che ormai l’avvolgeva. I suoi occhi non parevano più malinconici, ma gelidi. Non disse una parola. Cercava rifugio con lo sguardo, provava vergogna, non per ciò che aveva fatto, ma per aver perso la partita. Non c'era pentimento nei suoi occhi. Era incredibile come fosse ambivalente quella donna: così fragile e così cinica allo stesso tempo.
I coniugi entrarono nella volante tenendosi per mano. Gli agenti li condussero alla centrale. Carrara e il tenente rimasero là e osservarono la macchina allontanarsi.
"Tutti i nodi sono venuti al pettine adesso capo. Il signor Bilato per non finire in galera per bancarotta fraudolenta fa una polizza sulla vita ad hoc, organizza una festa in cui inscena un omicidio e tenta di incriminare un innocente!".
"Esattamente, poi avrebbe nascosto sua moglie nello studio per un po', finché si fossero calmate le acque. Dopodiché avrebbero cambiato nome e sarebbero fuggiti, col denaro dell'assicurazione. Ecco perché quello studio era così segreto, ecco perché nessuno doveva entrarci.".
"Un piano geniale nella sua malvagità. Ma come le è venuto in mente che la signora Bilato fosse ancora viva?
"Vede, in quel diario c'è qualcosa di vero: l'amore che il signor Bilato prova per Aurelia. Dopo tutto quello che hanno passato, avrebbe preferito la galera alla sua morte. Amava sua moglie, non l'avrebbe mai uccisa, mai e poi mai".


Commenti

pubblicato il venerdì 6 aprile 2018
mavisa, ha scritto: Bravissimo!! Ben scritto,trama avvincente ed intricata che ricalca lo schema del giallo classico,stile scorrevole,si legge che è un piacere!

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: