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lavoro pubblicato venerdì 12 gennaio 2018
ultima lettura mercoledì 7 novembre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

37

di ItalianSkydiver. Letto 175 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un leggero senso di nausea lo accompagnava da molte ore.Il mercenario si tolse lo stivale e lo scosse per farne uscire sabbia e piccoli sassi. Era già' da un po' che lo infastidivano, ma quella era solo una sensazione fisica, l'idea che gli stav.....

Un leggero senso di nausea lo accompagnava da molte ore.
Il mercenario si tolse lo stivale e lo scosse per farne uscire sabbia e piccoli sassi.
Era già' da un po' che lo infastidivano, ma quella era solo una sensazione fisica, l'idea che gli stava macinando in testa da quando erano partiti, quella non si poteva scuotere.

Perché il cacciatore lo aveva pagato così tanto solo per farsi accompagnare?
Non lo sapeva, ma con una somma così si sarebbe potuto comprare vitto e alloggio per un anno.

I suoi pensieri vennero interrotti bruscamente.

"Ehi tu, veloce con quello stivale, non manca ancora molto".

Il cacciatore era ad una decina di metri da lui, sopra ad alcune rocce.
Stava scrutando l'orizzonte con quello che sembrava un vecchio cannocchiale.
Era vestito con una giacchetta di cuoio, il bavero tirato su nascondeva mezza faccia, ma si riusciva a distinguere una cicatrice che gli solcava la guancia sinistra. I suoi capelli erano lunghi e bianchi raccolti con una coda da un piccolo cordino nero.

Il mercenario si rimise velocemente lo stivale e raggiunse il cacciatore.

"Cosa stai cercando, se posso chiedere?" disse con tono pacato.

Si sorprese dal modo con cui lo aveva chiesto, questo tizio gli incuteva un certo timore che sommato alla paga che aveva ricevuto lo mettevano in soggezione.

"Non sto cercando niente, stavo solo guardando se la strada era sicura" disse il cacciatore.

"Io non credo che qui ci sia qualcosa o qualcuno, sono venti chilometri che ci sono solo piante morte, e di animali nemmeno l'ombra, solo qualche piccolo roditore mummificato dal caldo e dalla siccità. Nessuno viene mai da queste parti, sei sicuro che troveremo un posto dove alloggiare in questa direzione?".
Il mercenario aveva una strana sensazione, ce l'aveva da quando avevano raggiunto questo arido luogo, la nausea era onnipresente.

"Ok, è il momento. Vieni con me, seguimi!" gli fece cenno il cacciatore, scendendo dalle rocce giù per un pendio.
La discesa sembrava abbastanza semplice da prendere, visto il modo con il quale il cacciatore la percorreva. Non si poteva dire altrettanto del mercenario, che lo raggiunse solo dopo qualche minuto, rischiando di spezzarsi l'osso del collo.

"Non ti conveniva prendere un esploratore per una zona del genere? Io sono un guerriero buono per I combattimenti in armatura, sono uno dei migliori, ma non sono ferrato in questo tipo di ambienti".

"Tranquillo, stai andando benissimo" disse sottovoce il cacciatore mettendosi dietro una grande roccia.
Con la mano gli fece cenno di avvicinarsi.

"Da cosa ci nascondiamo? Hai visto qualcuno?".

Il cacciatore lo zittì.

"Sai cos'è' un basilisco?" sussurrò.

Il mercenario fece cenno di no con la testa.

"Circa ogni centinaio di anni, da qualche parte nel mondo, una gallina o comunque un uccello
depone un uovo. All'interno del suo minuscolo cervello, pensa ci sarà qualcuno della sua prole, ma non e' così".

Il cacciatore tirò fuori dallo zaino un piccolo scudo. Era tirato a lucido e ci si poteva quasi specchiare.
Poi continuò.

"Ad un certo punto questo uovo si schiude e ne esce questo piccolo serpente ancora cieco, con una cresta verde dura come l'acciaio. Il basilisco se ne va, lasciando dietro di se una scia di pestilenza.
Avrai sicuramente notato che qui non cresce niente, sembra tutto morto.
È colpa del basilisco.
Si potrebbe pensare che sia una creatura malvagia, senza nessun rimorso, ma non è così.
Il basilisco non mangia, non beve, non dorme, non caccia, non ama e non odia. È teoricamente immortale e semplicemente esiste, come fanno molti esseri umani senza uno scopo. Esistono senza sapere perché. Lui se ne va in giro, strisciando con i suoi 100 chilogrammi di carne e i suoi 5 metri di lunghezza. Esiste e si sposta a caso, ignaro del dolore e della distruzione che infligge".

"Quindi tutto questo è causa sua? Mi avevi detto che dovevo solo accompagnarti alla prossima città, questa mi sembra una cosa molto pericolosa, io non so se...".

Il mercenario venne subito interrotto da un cenno della mano del cacciatore.

"Tranquillo caro amico, ho scelto te perché sei quello giusto, hai una tempra d'acciaio e sei riuscito ad attraversare con me questo luogo malato, altri non avrebbero resistito fino a questo punto. Avrai sicuramente notato, da quando siamo partiti, una strana aura, l'aria è pesante e malata.
È la sua influenza, I più grossi riescono a crearne un raggio di anche venti chilometri.
Ma adesso basta parlare, grazie a te questa creatura incontrerà' la propria fine. L'unica cosa che mi dispiace e' che non gliene importerà' niente, non avendo sentimenti."

"Senti amico, io ti ridò subito I tuoi soldi, la strada la conosco, non ho tempo per queste stronzate".

Tirò fuori dai pantaloni una saccoccia di monete e la poggiò per terra.

Il cacciatore lo guardò mentre si alzava e usciva dalla protezione della roccia.
Ma non tentò di fermarlo.

Il mercenario cominciò a camminare per poi fermarsi pochi passi dopo.
Guardò nella direzione in cui prima il cacciatore stava scrutando con il cannocchiale e si fermò di scatto.
Dalla base dei suoi stivali cominciò a salire un alone bianco marmo, che proseguì fin sulle gambe e poi alla cinta. Ricoprì il torso e le braccia. Emise un suono che gli si strozzò in gola.
La scia bianca arrivò fin sopra la testa.
Poi il silenzio.

Il cacciatore si alzò ed aggirò la roccia dalla parte opposta con lo scudo davanti al viso, avanzando nella direzione da dove il mercenario aveva guardato.

Camminò a piccoli passi per una decina di secondi, poi il suo piede sbattè su quella che sembrava una grossa roccia.

Abbassò lo scudo e lo vide, a trenta centimetri da lui. Con la sua figura si stagliava quasi a occludergli la vista. Sarà stato lungo almeno sei metri, un esemplare magnifico.

Il basilisco, bianco e immobile aveva concluso la sua inutile ma devastante esistenza.

"Grazie caro amico" disse sottovoce il cacciatore.
"Senza il tuo aiuto non sarei riuscito a sviare la sua attenzione. Mi spiace di aver omesso il fatto che essere guardati da un basilisco pietrifichi all'istante qualunque essere vivente, ma è stato un sacrificio necessario. Ah, se un basilisco si guarda in uno specchio, fa la stessa fine, è l'unico modo per ucciderlo".

Tornò a sedersi dietro la roccia e raccolse il sacchetto di monete.
"Queste servono più ai vivi che ai morti" disse accennando un mezzo sorriso.

Estrasse un piccolo coltello e si sbottonò la giacca, lasciando scoperto il petto e la gola. Decine di cicatrici lo solcavano salendo fino al viso.
Prese lo scudo e se lo piazzò davanti. Guardandosi con lo specchio improvvisato cercò un posto libero ed incise un piccolo taglio sulla guancia.

"37" pensò, mentre raccoglieva le sue cose.

Nell'arida pianura, due statue sarebbero state erose dal vento e dalle intemperie.
L' aria si era fatta piu' leggera.



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