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lavoro pubblicato venerdì 12 gennaio 2018
ultima lettura venerdì 20 aprile 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La societa' dei like e dell'insicurezza

di GabrieleSannino. Letto 144 volte. Dallo scaffale Attualita

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In questo momento storico da tutti definito “avanzato” l’uomo, in realtà, sta vivendo in un contesto a dir poco alienante, forse più del passato.

Si perché l’umanità – almeno quella contemporanea - non è mai stata particolarmente sana di mente: basti pensare alle due guerre mondiali così come al fatto che la maggior parte di essa continua ad adorare carta straccia o bit digitali… creati dal nulla dal sistema in cui vive, cosa che rende loro la vita impossibile in quanto originati in un regime di controllo e/o scarsità.

Ma andiamo oltre.

Oggi tutti noi viviamo vite particolarmente frenetiche, complice una tecnologia che ci ha sì aiutato, ma che ci sta anche dividendo e isolando, ogni giorno di più.

Siamo tutti in guerra di questi tempi, viviamo in una trincea costante che non si ferma mai, e che si palesa ogni volta che accendiamo un televisore, un computer o un telefono cellulare.

Chi non partecipa ai combattimenti è tagliato fuori: un classico esempio è costituito dagli anziani, che o si disperano o - se più consapevoli – se ne fregano.

In questa società della fretta e dell’incoscienza, i ragionamenti, naturalmente, si fanno sempre più superficiali: riflettere a fondo sulle cose richiede calma, tempo e concentrazione, doti praticamente sconosciute in quest’era digitale.

Il pensiero sta divenendo addirittura un riflesso condizionato: tu mi offendi e io ti offendo, tu alzi la voce e io lo faccio ancora di più.

Tanto non è importante avere argomentazioni o riflettere, l’importante è la presenza scenica, reale o virtuale che sia.

La prova di questa nostra follia sono i continui dibattiti che impazzano sia in TV che sul web, dove tutti litigano con tutti: ebbene queste cose non ci stancano affatto, anzi!

Naturalmente, esiste solo chi mi dà ragione, solo chi la pensa come me, mentre tutti gli altri possono andare via, devono essere combattuti, in una guerra all’ultimo sangue che lascia sull’asfalto solo le nostre coscienze addormentate.

Se io non sono d’accordo con Tizio, insomma, ho tutto il diritto anzi ho il dovere di insultarlo, perché lui è un nemico.

Il punto è che questi nemici aumentano sempre di più, ogni giorno che passa!

La qualità delle nostre relazioni, oggi, è appesa a un filo: perfino nelle relazioni sentimentali bisogna stare attenti; il giorno prima possiamo assistere a un digitale e pubblico “Ti amo”, mentre il giorno dopo a un “Ti lascio” con la stessa facilità.

Insomma i social network stanno diventando sul serio un’estensione di noi stessi, una protesi: il punto è che non è più la nostra mente ad usare questo corpo digitale, ma quella collettiva, che è sempre più alienata proprio da se stessa.

Eppure i social network non sono il male assoluto: se usati con parsimonia, come tutte le cose, possono permettere interazione, conoscenze che vanno a integrare la nostra vita sociale, perfino cultura.

Il punto è che non siamo una società abbastanza evoluta dal punto di vista della coscienza, e il loro abuso ci sta trascinando letteralmente verso il basso.

Il fatto di dover essere – per esempio – degli “agnellini” dal vivo (passatemi il termine!) e delle “belve inferocite” dietro a una tastiera, pronte a insultare costantemente i “nemici” in base ad idee… che vengono per forza di cose modificate, visti i tantissimi stimoli, ci sta portando a una vera e propria dissonanza cognitiva, la quale, alla lunga, ci trasformerà in bestie anche nella vita reale.

Una parte integrante di questo gioco sono gli impulsi a breve termine: faccine, cuoricini, pollici all’insù, tutto serve ad alimentare personalità fragili, pronte ad esplodere in qualsiasi momento.

Ebbene, cosa posso fare – oggi – per dire agli altri che esisto?

Ecco che ci si spoglia sempre di più, si usa il turpiloquio sempre di più, in un crescendo di vanità e involuzione che non ha eguali.

Non sto dicendo che non dovete postare nulla sui social, lo avrete capito, vi sto solo dicendo di non diventare tossici.

La cosa importante è rassegnarsi: nell’epoca del Grande Fratello da ogni punto di vista, siamo tutti popolari, anche se nessuno in realtà lo è.

Che cosa è poi questo tipo di popolarità così effimera, se non l’essenza, la celebrazione stessa della propria insicurezza?

La verità è che oggi, purtroppo, siamo sempre più distanti dal nostro sé.

Ecco perché vi dò uno spassionato consiglio: non fidatevi dei cosiddetti intellettuali, loro vivono solo con la mente, e il pensiero oggi – come abbiamo visto – si fa sempre più debole.

La nostra unica speranza oggi è una filosofia di vita che conduca sic et simpliciter ai sentieri dell’anima.

Attenzione, però: anche qui i veri filosofi, oggi come ieri, sono rari, e sono solo quelli che hanno a cuore la crescita e l’evoluzione dei loro simili.



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