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lavoro pubblicato giovedì 11 gennaio 2018
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

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Pensieri sparsi su Totò – Parte seconda

di Poetto. Letto 371 volte. Dallo scaffale Cinema

Totò era un grande amante dei cani. Non tutti sanno che gestiva un canile con 150 cani, cosa riportata da Nino Manfredi durante un'intervista. Leggenda vuole che un attore di teatro, che non sopportava Totò e la sua grandezza, si lament&o.......

Totò era un grande amante dei cani.

Non tutti sanno che gestiva un canile con 150 cani, cosa riportata da Nino Manfredi durante un'intervista.

Leggenda vuole che un attore di teatro, che non sopportava Totò e la sua grandezza, si lamentò con lui perché il suo camerino era piccolo, così come il suo nome sul cartellone, confronto a quello del principe, il quale gli rispose: tu hai ragione ma io sono Totò.

Alcuni film di Totò sono tratti da rappresentazioni teatrali di Scarpetta, un grande del teatro napoletano nonché padre di Peppino, Edoardo e Titina De Filippo.

Film come Miseria e Nobiltà, dove il nostro interpretava un povero morto di fame che si finge un nobile.

Il tema della nobiltà farà capolino spesso nei film di Totò.

In Miseria e Nobiltà c'è la famosa scena della pastasciutta, dove i personaggi si vedono recapitare a casa una tavola imbandita con degli spettacolari e fumanti spaghetti.

Altra scena è quella della lettera, del famoso cumpare nipote.

Altro film, sempre tratto da Scarpetta, è il Medico dei Pazzi, dove il nostro va a trovare il nipote che, in teoria stava studiando per diventare medico ma in pratica sperperava i soldi dello zio, interpretato da Totò.

Lo Zio, assieme alla famiglia, va a trovare il nipote il quale, vistosi alle strette, spaccia per manicomio, e lui per direttore di questo, la pensione dove viveva, creando tutta una serie di equivoci.

Ultimo film tratto da una commedia di Scarpetta è: Un Turco Napoletano, anche questa una commedia degli equivoci.

Totò si rendeva conto che molti suoi film, al di fuori del nostro paese, non avevano la stessa “resa”.

Durante un'intervista raccontò come, nel doppiaggio di un suo film in francese, tutta una sua “costruzione”, che aveva una carica umoristica in italiano molto forte, perdeva talmente tanto in comicità fino a non far proprio ridere.

Totò apparve poche volte in televisione sia perché non amava particolarmente il mezzo, allora agli albori, sia perché durante una trasmissione, condotta da Mario Riva, si lasciò scappare un: Viva Lauro, un politico, nonché armatore, del periodo, davanti ad un attonito presentatore, cosa che ai vertici Rai del periodo non piacque per nulla.

Riapparve molti anni dopo, ospite di Mina.

Famosa fu la sua intervista dove interpretava il principe De Curtis, che mostrava la sua dimora all'intervistatore, e Totò che abitava in cucina e che, pur essendo “lui” il vero artefice della fortuna del principe, si trovava in quella “scomoda” situazione.

Totò si prese una grave infezione agli occhi che lo portò, nell'ultimo periodo della sua vita, a vedere molto poco.

Veniva portato nei punti dove dovevano essere girate le scene, con dei grandi occhiali scuri, poi, magicamente, come il regista dava il via, si animava e si muoveva come se il problema alla vista non esistesse più.

Lui avrebbe voluto tanto girare un film con Fellini ma il suo sogno non si realizzò mai.

Una volta, a casa De Curtis, arrivarono Pasolini e Ninetto Davoli, il quale si presentò con dei jeans vecchi e con un aspetto, agli occhi del principe, molto trasandato, tanto che come andò via fece subito disinfettare la poltrona dove questi era stato seduto.

La figlia raccontò che uno dei pochi amici del mondo dello spettacolo che frequentava al di fuori del lavoro e con cui si trovava bene era Aldo Fabrizi.

In una scena de I Tartassati Lella Fabrizi, sorella di Aldo, che faceva la parte di un'infermiera, disse che non riuscivano a girare la scena perché i due continuavano a dire battute e ridere.

Molte delle scene interpretate da Totò sono rimaste nell'immaginario di tutti noi.

Scene come quella della vendita della fontana di Trevi, ad esempio.

La Rai ha proposto tutta una serie di documentari sul principe, uno dei più belli è senza dubbio quello di Giancarlo Governi, ossia: Totò, un altro pianeta.

Poco prima di morire Totò girò una serie televisiva, terminò le riprese alcuni giorni prima del suo decesso.

La Rai decise di trasmettere, alcuni mesi dopo la sua dipartita, la serie, che si intitolava: Tutto Totò.

Il primo film che girò nel 1937, ossia: Fermo con le mani, non riscosse molto successo, anzi sembra quasi difficile riconoscere nel Totò che tutti conoscono e riconoscono quel giovane attore che “sgambetta” da una parte all'altra.

Una cosa curiosa è che il “bel Ciccillo”, dove Totò interpreta una sorta di “marionetta”, suo pezzo forte, che l'ha lanciato nel mondo dello spettacolo, era il cavallo di battaglia di Gustavo De Marco, il quale un giorno, a causa di una indisposizione, non poté fare il pezzo al teatro Jovinelli, Totò, che conosceva il pezzo a perfezione lo sostituì e il successo riscosso “lanciò” la sua carriera.






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