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lavoro pubblicato lunedì 8 gennaio 2018
ultima lettura martedì 17 luglio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le donne sono come il Pesce Persico 7 ultime due puntate!!! Saluto e ringrazio!!!

di AshleyColes. Letto 322 volte. Dallo scaffale Umoristici

Un “8 marzo” che non ti aspetti Questo è il racconto di un fatto realmente accaduto, anni fa, in un commissariato di Scotland Yard...

Un “8 marzo” che non ti aspetti

Questo è il racconto di un fatto realmente accaduto, anni fa, in un commissariato di Scotland Yard, a Londra, e che mi è stato riportato da un mio amico avvocato, coinvolto direttamente nell’evento.

Era stato chiamato come difensore d’ufficio per il caso, disperatissimo, di un tizio che aveva usato ogni tipo di violenza sulla sua compagna. Questa lo aveva denunciato e fatto arrestare. Il mio amico prese contatto con il cliente durante l’interrogatorio direttamente in commissariato. Un soggetto indifendibile: arrogante, sprezzante anche di fronte ai poliziotti, strafottente senza la minima paura. Aveva torto marcio su tutta la linea, ma sembrava essere lui il giudice, invece che l’imputato.

L’elenco dei reati commessi scorreva come un fiume inarrestabile sulle pagine del verbale, ma l’uomo sembrava quasi orgoglioso di mostrare cosa era stato in grado di fare alla povera donna. Il mio amico era sconsolato e infastidito dal comportamento del suo cliente.

Il poliziotto addetto alla trascrizione della deposizione stava mettendo in calce il nome dell’imputato, quando quest’ultimo aggiunse: - E scriva anche “detto 8 marzo”! -. La cosa suonava strana, ma il poliziotto alla macchina da scrivere e neppure gli altri presenti nell’ufficio, compreso il mio amico avvocato, batterono ciglio.

A quel punto lo sciagurato chiese, alzando la voce: - E sapete perché mi chiamano “8 marzo”? -. Il verbalizzante accennò a un debole “no” con un movimento della testa.

- Perché mi piace la f… – disse l’incredibile uomo, scoppiando in una fragorosa risata.

Il mio amico avvocato, si alzò dalla scrivania, prese la sua borsa di pelle e se ne andò senza proferire verbo, lasciando il cliente-modello, ai suoi destini giudiziari.


Cazzi confusi

Ammetto che l’espressione è un attimo fortina. Ma così è stata trasmessa via sms da un’amica di mia moglie e su di essa vuole pure estendere il copyright; così diremo che la inventrice di questa definizione del maschio, di tale natura è appunto questa locuzione, è la dott.ssa M.P. .

Bene, cosa dire di una frase così lapidaria. Non ho chiesto spiegazioni all’autrice. E allora provo a interpretare, da maschio, quanto potrebbe stare dietro alla preziosa definizione. Nel caso ci fosse qualcosa da aggiungere, lascerò posto su qualche blog alla dott.ssa M.P. .

Incominciamo dalla prima parola. Senza dubbio un uomo non ha particolari problemi a riconoscersi in questo termine se non assume la forma di “cazzone”, “testa di c.” ecc.; cioè, se non è usato in accezioni negative, il maschio non ha il minimo timore a manifestarsi in quanto soggetto piuttosto “penecentrico”. Fin da piccoli l’esibizione del proprio organo è un segno distintivo del maschio, di cui si vanta moltissimo. E la natura ci ha dotati di un sesso esposto, io credo, proprio perché doveva questo funzionare da punto di attrazione per la femmina; l’uomo è geneticamente esibizionista; nel senso buono del termine. Al contrario, se ci pensate, il fatto che lo sviluppo dell’organo genitale femminile sia prevalentemente interno, nascosto, preannuncia già che la gestione della sessualità femminile sia qualcosa di piuttosto introspettivo, non facile da vedere e decifrare, molto ombroso e intimo.

Per sintetizzare: solare il sesso maschile, lunare quello femminile.

Ma dove possiamo noi uomini non essere troppo d’accordo con la nostra amica? Io direi sulla seconda parola: “confusi”. Eh sì, qui l’immagine ritengo non sia proprio positiva.

Siamo presentati come un qualcosa di poco intelligente o comunque senza troppe idee chiare. Gente leggermente allo sbando. Abbinata al primo termine, questa parola mostra un maschio decisamente “malato di f.” come efficacemente ha detto, di alcuni uomini, Mauro Corona nel suo ultimo libro. Non in grado di ragionare oltre alla punta del proprio pene. Quasi dei mentecatti, storditi dagli umori sessuali femminili e incapaci di inanellare due ragionamenti uno di fila all’altro. Stupidi robot del sesso. Creature artificiali rapiti dal mondo lunare della f. come in un romanzo fantascientifico di Asimov.

Non sono molto d’accordo con questa visione.

Mi tengo il fatto di essere discretamente penecentrico, ma penso di essere pure discretamente lucido.

Perché i nostri pensieri molto lineari e logici sono confusi con pensieri semplici, nel senso di “banali”, stupidi?

Il cervello maschile funziona diversamente da quello femminile e questo è scientificamente provato. Noi uomini apriamo un cassetto per volta del mobile e andiamo per ordine aprendo poi quello più in basso e così via. Le donne aprano invece più cassetti contemporaneamente e poi magari anche quelli di un altro mobile, se pensano che possano essere loro utili. Due sistemi di pensiero diversi.

Ma la nostra strategia esiste; c’è; non siamo “confusi”. Puntiamo dritti all’obbiettivo, molto determinati, tutto il contrario che confusi. Forse semplifichiamo un po’ troppo, questo può essere vero, ma non siamo “persi”.

Sembriamo confusi dai nostri genitali – possiamo chiederci - perché rincorriamo ogni ombra vaginale che vediamo, senza poi prendere una decisione definitiva su quale definitivamente scegliere di illuminare? Non è confusione questa, è programmazione genetica. Vi siete tutti forse scordati che noi uomini siamo stati concepiti come perfette macchine da riproduzione?

Non è colpa nostra.



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