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lavoro pubblicato domenica 7 gennaio 2018
ultima lettura lunedì 22 ottobre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le donne sono come il Pesce Persico 6 Le nuove puntate 2018!!!

di AshleyColes. Letto 449 volte. Dallo scaffale Umoristici

Il sesso debole In più di un’occasione mi è capitato di dare un’occhiata a tutti i parenti che mi trovavo intorno a una fes...

Il sesso debole

In più di un’occasione mi è capitato di dare un’occhiata a tutti i parenti che mi trovavo intorno a una festa o in una ricorrenza e, come in altri frangenti, mi sono reso conto di una verità ineluttabile. Ad esempio, i miei figli hanno solo nonne, addirittura una bisnonna, ma i nonni, maschi, sono spariti tutti; tutti defunti.

Vado al Centro Anziani o all’Università della Terza Età e cosa vedo? Sì, forse, alcuni uomini hanno preferito il bar o il gioco delle bocce in estate, come succede spesso in Italia del nord, ma anche in questi posti: le donne sono in maggioranza, gli uomini non ci sono, perché a quell’età molti sono a guardare le piante dalla parte delle radici, come si diceva una volta.

Dolori di qua, malini di là, operazioni, colpetti, “ahh quanto soffro”, però, “il marito giace e la moglie si dà pace”. E’ così. Quello femminile non è il “sesso debole”; no di certo. Magari ha diversi “deboli”, come quello per le scarpe o la piega dei capelli, ma non è la metà debole di fisico e di salute del genere umano.

Gli uomini sono i più deboli. Forse per mostrare chissà cosa, facciamo i lavori più duri e logoranti; forse siamo più sregolati nel mangiare e nel bere per sembrare molto bohemien agli occhi delle nostre donne; forse siamo semplicemente più deboli strutturalmente; fatto sta che moriamo prima delle nostre donne, mentre loro continuano, come un mantra, a lamentarsi perché sono il “sesso debole”.

Sull’argomento mi giunge una notizia quasi in chiusura del libro, straordinaria!

A un mio amico, tempo fa, regalano due statuette in gesso; una rappresentante una bella ed energica donna-massaia con le mani sui fianchi e un matterello in mano, l’altra il marito, un po’ sgangherato, con il cappello, la cicca della sigaretta penzolante dalle labbra e il fiaschetto del vino in mano; i classici stereotipi di un po’ di tempo fa. Bene. In cosa consiste la notizia?

Quest’estate scoppia un violento temporale; il giardino del mio amico è sconquassato da venti terribili e pioggia. Finito il diluvio, esce per constatare i danni e cosa vede con suo grande stupore?

Solo una statuetta è stata travolta dagli elementi: quella del maschio! Giace a terra, con la povera testa in gesso di lui staccata di netto dal resto corpo riverso lungo il vialetto d’entrata.

Anche nelle statue quello delle donne non è il sesso debole!


Slavi brava gente

Questo titolo non è una citazione tratta dal film di Diego Abatantuono, quando esalta il suo amico camionista ungherese per avergli permesso di andare a vedere una partita di Coppa della Juventus.

E’ legato a una storia, stupenda, che mi ha raccontato tempo fa un medico, mio conoscente, storia che a sua volta ha sentito dai suoi vecchi compaesani che hanno combattuto la Seconda Guerra Mondiale nella ex Jugoslavia.

Questi, una volta tornati al loro paese, rimpiangevano soprattutto il sistema con cui i loro colleghi maschi slavi avevano educato le mogli. Raccontavano una storia in particolare.

Un giorno erano di guardia a una strada che collegava due paesi, quando videro arrivare uno strano gruppetto. Due donne procedevano lentamente lungo la carreggiata, tenendo per le briglie due asinelli, su cui, comodamente, stavano seduti i loro mariti, che chiacchieravano alla bella ed avevano, particolare curioso, due sigarette infilate una dietro ogni orecchio.

Giunte in prossimità di un piccolo prato da poco falciato, le due legarono a una pianta i somarelli, mentre i loro mariti, discesi dalle groppe, presero beatamente posto all’ombra dell’albero, sfilandosi una delle due sigarette per fumarla con voluttà e passione.

Le donne incominciarono a rastrellare e raccogliere il fieno, facendone dei mucchietti lungo tutto il campo. Faceva caldo. I maschi bevvero al fiasco del vino e si fumarono la seconda sigaretta.

Poco dopo, le poverette ebbero finito e ritornarono ai loro somari.

Il sestetto si allontanò come era giunto. Le donne tenendo le briglie e cammnando in silenzio; i mariti chiacchierando a dorso d’asino.

La chiosa finale dei compaesani del mio amico medico era sempre la medesima: “Slavi brava gente!”.



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