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lavoro pubblicato sabato 6 gennaio 2018
ultima lettura martedì 10 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La fine di un ordine

di cheetah. Letto 349 volte. Dallo scaffale Storia

L'ampio refettorio è invaso dal chicchiericcio di quella decina di monaci seduti al lungo tavolo a mangiare carne e bere vino come ogni sera, discorrendo del più e del meno, dalle cose più comuni come il tempo ad alte riflessioni f.....

L'ampio refettorio è invaso dal chicchiericcio di quella decina di monaci seduti al lungo tavolo a mangiare carne e bere vino come ogni sera, discorrendo del più e del meno, dalle cose più comuni come il tempo ad alte riflessioni filosofiche, da discorsi di guerra a discorsi d'amore. Mangiamo e chiacchieriamo senza curarci delle regole del silenzio e del digiuno che non si confanno al nostro ordine e ignorando le lunghe tuniche che strusciano sul pavimento polveroso.
Giro lo sguardo sui miei compagni e vedo dei volti tesi, volti carichi di preoccupazione malcelata, di paura nascosta dietro ad occhi accesi dalla determinazione, dalla fiducia che ripongono in me. Una fiducia senza dubbio mal riposta ma pur sempre giustificata, d'altronde sono Jack de Molet, Gran Maestro dell'ordine dei templari, se non in me in chi dovrebbero aver fiducia? Ma loro non sanno, non sanno che io non sono in grado di difenderli, non sanno che qualunque cosa succeda io si, sarò con loro, ma non potrò far niente per salvarli, così come non potrò far niente per salvare me. Tenterò e ritenterò, certo, questo è sicuro, ma niente potrà salvarci dal nostro destino, qualunque esso sia.
La verità è che ho paura, temo per loro, tremo vedendo i loro volti tesi e smagriti, le loro mani che tengono la forchetta instabili, mi concentro sulla mia cercando di tenerla ben ferma, ma non funziona. Sono un cavaliere, e lo sono anche loro, eppure oggi abbiamo tutti paura, perché sappiamo che il giorno è arrivato, sappiamo che qualunque sia il nostro destino oggi si compirà, nel bene e nel male, e non siamo pronti, non tutti almeno, io non lo sono. Lo sono stato per molto tempo, sono sempre stato disposto ad accettare ciò che il futuro mi avrebbe donato, ma ora, ora che sul serio il momento è arrivato, sento un tugurio agitarsi dentro di me, e non so come fermarlo, non so come placare il mio animo irrequieto, non so come calmare i miei compagni spaventati quanto me da ciò che ci attende.
Ormai abbiamo quasi finito di cenare, dovremo celare la nostra ansia dietro il discorrere serrato e gli occhi che guizzano da una parte all'altra ancora per poco, poi potremo ritirarci, tirare un sospiro di sollievo e pensare che anche oggi l'abbiamo scampata, che ancora una volta siamo riusciti a non dover scoprire cosa il destino ha in serbo per noi.
All'improvviso, proprio quando ormai un seme di speranza aveva iniziato a germogliare dentro di me, sento dei colpi battere forte al portone. Faccio un balzo sulla sedia e chiudo gli occhi posandoli sui palmi delle mani. Ecco. Sta succedendo. Penso senza muovermi. Non tremo più, non ho più paura, ora so di poter infondere sicurezza ai miei compagni, non di poterli salvare, ma di poterli guidare lungo il percorso che ci attende, fino alla morte se necessario, con calma e determinazione.
I colpi continuano violenti. Nessuno di noi si alza, li vedo che pregano,hanno lasciato perdere la carne e il vino e tengono le mani giunte davanti alla lunga barba bianca. Io sto fermo, ad occhi chiusi, respirando lentamente, mentre il cuore rallenta sempre di più fino a raggiungere una velocità normale. Inspiro ed espiro. Inspiro ed espiro. Svuoto la testa, non penso a niente. Guardo solo il buio che si apre nella mia mente. Sento i rumori che si allontanano lentamente. Ora i battiti al portone solo più fiochi, il mormorio dei mie compagni è sparito, non c'è più niente intorno a me, solo la calma e la determinazione di un guerriero deciso ad andare avanti con la testa alta e gli occhi orgogliosi, senza lasciarsi piegare da ciò che lo aspetta.
I colpi sono cessati. Per un attimo non c'è che il silenzio, un silenzio totale, quasi esasperante, un silenzio che alle lunghe potrebbe far impazzire chiunque, ma quasi subito compaiono dei passi, passi pesanti, passi metallici, passi che si avvicinano rapidi.
Sento qualcuno sobbalzare accanto a me, ma non apro gli occhi, mi limito ad alzare una mano per riportarli alla calma. Questo pare bastare, per un po'. Ma i passi sono sempre più forti, ormai non abbiamo più niente da sperare, non ci resta che aspettare il nostro destino, con forza, senza timore.
I passi sono vicini, sempre più vicini, sempre più violenti, il rumore metallico ormai mi risuona limpido nella testa. Sono vicini, troppo vicini.
"Jack de Molet e tutti voi, cavalieri dell'ordine dei Templari. Siete in arresto!"
Sento urlare la voce di qualcuno che non è stato in grado di mantenere la dignità che ci eravamo ripromessi di non abbandonare mentre un paio di mani forti mi afferrano saldamente per le braccia. Come se potessi voler scappare. Come se un cavaliere potrebbe mai sfuggire al proprio destino.


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